Abbiamo intervistato il Direttore del Centro Studi e Ricerche di Co.N.A.P.I. ,Antonio Zizza al quale abbiamo chiesto innanzitutto qual è l’obiettivo del Rapporto?
R: Il comparto dell’ICT, del digitale, dell’informatica e, più in generale, dell’innovazione tecnologica rappresenta oggi un elemento strategico e trasversale per l’imprenditoria contemporanea. Come abbiamo evidenziato nell’introduzione del Rapporto, nel mercato del lavoro attuale la digitalizzazione e l’adozione di strategie informatiche avanzate costituiscono una priorità non solo per le imprese ad alta intensità innovativa, ma anche per i processi produttivi più tradizionali, compresi quelli artigianali. Basti pensare che, soltanto nell’ultimo semestre, è stato registrato un incremento del 4% delle imprese operanti nel settore, con una domanda di personale qualificato in costante crescita.
Lo scorso anno, su impulso di alcune aziende aderenti alla Confederazione, abbiamo avviato un’indagine strutturata attraverso un questionario dedicato all’ICT, al digitale e all’informatica, articolato in due sezioni: una rivolta alle imprese e una ai lavoratori del comparto.
I risultati della ricerca, integrati con ulteriori dati raccolti nel primo semestre del 2025, ci hanno consentito di elaborare questo Rapporto, che ha lo scopo di offrire un quadro chiaro, aggiornato e approfondito dello stato del settore. Un ulteriore obiettivo, non meno rilevante, è supportare l’Area Lavoro della Co.N.A.P.I. Nazionale nell’elaborazione di un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro più aderente alle specificità del comparto, capace di riconoscerne la complessità e di valorizzarne le competenze.

D: Che tipo di imprese sono state coinvolte?
R: La nostra indagine è stata concepita come uno strumento aperto e inclusivo, rivolto non soltanto alle imprese aderenti alla Confederazione Co.N.A.P.I., ma anche a realtà esterne interessate a condividere un contributo di conoscenza e di esperienza. Riteniamo infatti che la ricerca rappresenti un passaggio essenziale per raccogliere dati utili alla definizione di politiche di sviluppo socio-economico, indipendentemente dall’appartenenza formale a una specifica organizzazione.
Pur coinvolgendo prevalentemente micro e piccole imprese, l’indagine ha visto la partecipazione di numerose PMI, che hanno costituito oltre la metà del campione, insieme ad alcune aziende di dimensioni maggiori. La maggior parte delle imprese opera nello sviluppo software, nella consulenza informatica e nei servizi cloud, mentre una quota crescente si sta specializzando nell’adozione di tecnologie avanzate, tra cui soluzioni di intelligenza artificiale.

D: Il settore ICT risulta essere un settore giovane, come emerge dal Rapporto?
R: Sì, lo è, sotto diversi punti di vista. Innanzitutto per la natura stessa delle tecnologie utilizzate, ma anche – e soprattutto – per la composizione anagrafica, sia degli imprenditori che dei lavoratori. La fascia di età media degli imprenditori risulta infatti relativamente giovane, intorno ai 40 anni, sensibilmente inferiore rispetto ad altri comparti. Allo stesso modo, quasi il 40% delle imprese dichiara di avere nel proprio organico lavoratori under 35. Si tratta di un dato significativo, che segnala una dinamica generazionale in evoluzione, anche se ancora distante dagli standard europei.
D: Quali sono le principali esigenze espresse dalle imprese del settore?
R: Come anticipato, trattandosi di un comparto in continua trasformazione, si registra una domanda occupazionale crescente. La prima esigenza riguarda la ricerca di figure professionali specializzate. Programmatori, sviluppatori Java, ingegneri informatici ed esperti in cybersecurity sono tra i profili più richiesti, ma difficili da reperire.
Per far fronte a questa criticità, molte imprese, anche di piccole dimensioni, hanno attivato Academy interne, con percorsi formativi dedicati a un inserimento rapido ed efficace.
Un’altra esigenza emersa con chiarezza è la necessità di aggiornare i contratti collettivi nazionali di lavoro: non tanto per l’assenza di contrattazione, quanto per la carenza di una disciplina contrattuale pienamente coerente con le peculiarità del settore, capace di riconoscere la varietà delle mansioni e delle competenze.

D:In che senso?
R: Si tratta di un aspetto molto importante quello che abbiamo percepito dalle aziende che hanno partecipato al questionario. Il settore dell’ICT e del digitale si caratterizza per una rapida evoluzione tecnologica e organizzativa. Molte imprese applicano contratti collettivi storicamente consolidati, come quelli del metalmeccanico, del terziario o del commercio, che però non sempre riflettono la complessità e la specificità delle attività svolte.
La ricerca ha evidenziato, ad esempio, che una parte significativa delle aziende denuncia una nomenclatura contrattuale poco chiara o non aggiornata, che non corrisponde alle mansioni effettivamente svolte.
Per questo, il Rapporto suggerisce l’opportunità di avviare un confronto tra le Parti Sociali per elaborare contratti collettivi più adeguati: non è sufficiente che siano “settoriali”, è necessario che siano anche in grado di valorizzare le competenze specialistiche, di sostenere la formazione continua e di coniugare innovazione, sostenibilità e centralità della persona lavoratrice.
D: Dove è possibile consultare il Rapporto completo?
R: Il documento integrale è disponibile nell’Area dedicata (Centro Studi) del sito ufficiale della Confederazione, all’indirizzo: www.conapinazionale.it, dove può essere consultato liberamente.





