MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA: IL LEONE RESTA MASCHIO


Alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, nessuna regista italiana in gara per il Leone d’Oro. Il cinema femminile chiede spazio, non più concessioni

Esistono davvero registe italiane in grado di competere per il Leone d’Oro? Oppure è l’industria stessa a chiudere loro le porte?
Alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia, la presenza italiana in concorso parla chiaramente… al maschile. Paolo Sorrentino, Leonardo Di Costanzo, Pietro Marcello, Franco Maresco, Gianfranco Rosi: cinque uomini, cinque visioni, cinque nomi già noti e affermati. Nessuna donna. Nessuna regista italiana in gara per il Leone d’Oro.È un caso? Una coincidenza statistica? O il sintomo più evidente di un sistema che, pur parlando di parità, continua a mostrare un volto monocorde? Negli ultimi anni, il cinema femminile italiano ha prodotto opere potenti, viscerali, di rara finezza visiva. Pensiamo a Alice Rohrwacher, premiata a Cannes e celebrata in tutto il mondo, eppure assente dalla selezione veneziana. O a Emma Dante, autrice di film intensi come Le sorelle Macaluso, selezionato proprio a Venezia nel 2020. Non dimentichiamo Susanna Nicchiarelli, che con Chiara ha conquistato critica e pubblico, o Laura Bispuri, regista di Vergine giurata e Figlia mia, film che hanno parlato il linguaggio del corpo e dell’identità con una profondità rara.

E allora, perché nessuna di loro è presente quest’anno? Forse, più che di talento, bisognerebbe parlare di scelte. Scelte artistiche, certo, ma anche culturali, istituzionali, editoriali. Le stesse scelte che continuano a considerare il maschile come misura neutra dell’autorialità. A Cannes, nel 2023, il 30% dei film in concorso era diretto da donne. A Berlino, la percentuale è ancora più alta. Venezia, invece, sembra rallentare. Eppure, le donne nel cinema italiano ci sono, lavorano, sperimentano, e vincono spesso all’estero. Nel frattempo, sulle passerelle veneziane sfilano attrici, modelle, influencer. Il red carpet brilla, ma dietro le luci rimane un’ombra. Perché se l’estetica è femminile, l’autorialità resta appannaggio maschile?
Forse è il momento di domandarcelo davvero: non solo se ci sono registe italiane in grado di vincere un Leone d’Oro (la risposta è sì, senza esitazioni), ma cosa stiamo facendo per garantire loro spazio, voce, riconoscimento. Non simbolico, ma reale.Perché il futuro del cinema italiano non può avere un solo volto. E non può parlare con una sola voce.

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