IL GRIGIO CHE CI ABITA. “EIGENGRAU” DI FEDERICO LE PERA


Tra precarietà, desideri e bisogno di luce Le Pera racconta il disorientamento di una generazione che cerca se stessa.

C’è un colore che resta anche quando tutto scompare: l’eigengrau, quel “grigio di fondo” che vediamo a occhi chiusi, nel buio. È lì che si muovono i personaggi dello spettacolo Eigengrau di Penelope Skinner (drammaturga britannica) , diretto da Federico Le Pera e andato in scena al Teatro Belli di Roma dal 21 al 26 ottobre 2025. Dopo il debutto del 2024, Le Pera torna al testo con uno sguardo più intimo e consapevole, costruendo un racconto di giovani adulti sospesi tra precarietà, illusioni e desiderio di autenticità. Rose, romantica e disorientata, divide casa con Cassie, femminista e pragmatica. Accanto a loro si muovono Mark e Tom, due uomini agli antipodi che cercano — come tutti — di capire chi sono e dove stanno andando.

Il risultato è un ritratto generazionale lucido e delicato, che alterna ironia e malinconia. Sul palco, amore e disincanto, amicizia e tradimento si intrecciano come nella vita reale, dove ogni legame è insieme rifugio e trappola. «Mi sono riconosciuto nello spaesamento dei personaggi — racconta Le Pera —. È lo stesso che viviamo oggi, quando nessuno sembra davvero orientato. Portarlo sul palco significa prenderne consapevolezza». Ma la vera sorpresa è la lavagna che domina la scena: non solo scenografia, ma una presenza viva, un personaggio aggiunto. I disegni che si tracciano e si cancellano durante lo spettacolo diventano memoria, perdita, trasformazione.

«L’idea è nata durante un laboratorio con i bambini: loro comunicano disegnando. Ho pensato che anche i miei personaggi potessero farlo. La lavagna parla, si anima, e diventa un ponte tra realtà e immaginazione», spiega il regista. Con questo riallestimento, Le Pera aveva inizialmente pensato di modificare alcune parti, ma ha poi scelto di fidarsi del “Federico del passato”, lasciando spazio al tempo e alla crescita degli attori. «Lo spettacolo è diverso perché loro sono cambiati – spiega –. È questa la forza del teatro: si trasforma con chi lo abita. Voglio che chi guarda porti a casa qualcosa che resti sulla pelle».
Eigengrau è così: un piccolo spazio di buio in cui ognuno può riconoscere il proprio grigio, quel punto sospeso tra ciò che siamo e ciò che cerchiamo di diventare.

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