Il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha realizzato un’indagine approfondita sul ruolo strategico della viticoltura sostenibile e dell’enoturismo nel rilancio delle aree interne italiane.
Il Rapporto analizza il comparto vitivinicolo non solo come settore produttivo, ma come leva di rigenerazione territoriale, coesione sociale e sviluppo economico. Attraverso dati, testimonianze e proposte concrete, il documento evidenzia come la sinergia tra imprese, istituzioni e comunità locali possa trasformare il vino in un motore di sostenibilità e identità.
Direttore, il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha recentemente pubblicato il “Rapporto sulla viticoltura sostenibile ed enoturismo”. Quali sono i principali contenuti e perché questo studio è importante anche per le aree interne del Paese? Il Rapporto nasce dall’esigenza di analizzare il comparto vitivinicolo italiano in una prospettiva più ampia, che vada oltre la dimensione produttiva e riconosca all’impresa vitivinicola un ruolo economico, sociale e culturale nel territorio. Abbiamo voluto comprendere come viticoltura sostenibile ed enoturismo possano contribuire alla rigenerazione delle aree interne, dove convivono allo stesso tempo eccellenze produttive e fragilità strutturali. Il Rapporto evidenzia come la viticoltura rappresenti un presidio economico e identitario: crea nuove opportunità di lavoro, valorizza il territorio, mantiene vive le comunità e custodisce i paesaggi, reinterpretando antichi mestieri in chiave innovativa. Quando un’azienda vitivinicola o una cantina apre le porte al turismo, genera benefici diffusi: occupazione, senso di appartenenza e un indotto che coinvolge agriturismi, botteghe artigiane, microimprese e servizi locali. In questa prospettiva, l’enoturismo diventa una forma concreta di economia circolare capace di contrastare lo spopolamento e restituire vitalità ai piccoli centri delle aree interne. Ricorda a chi ci legge che il Rapporto, basato su un ampio campione di imprese italiane, è consultabile sul sito della Co.N.A.P.I. Nazionale, http://www.conapinazionale.it/ .

Secondo lei, l’enoturismo può diventare una leva stabile di sviluppo per le aree interne italiane? Assolutamente sì. Le aree interne sono il cuore del Paese, ma da anni soffrono la carenza di opportunità e servizi essenziali. Gli ultimi dati dell’ISTAT su natalità e fecondità mostrano un quadro preoccupante, con un calo del 2,6% rispetto all’anno precedente di riferimento e un minimo storico nel numero medio di figli per donna. A ciò si sommano l’invecchiamento della popolazione e l’emigrazione giovanile, con il rischio di una progressiva desertificazione demografica e produttiva, specie nelle aree interne. In questo contesto, l’enoturismo – come abbiamo chiarito nel Rapporto – rappresenta una risposta strutturale e sostenibile: attraverso degustazioni, visite guidate e ospitalità rurale si attraggono persone, si valorizzano risorse e si creano nuove professionalità. Così si offrono prospettive concrete alle giovani generazioni, favorendo la permanenza o, addirittura, il ritorno nelle aree interne.
Nel Rapporto si parla di sinergia tra micro e piccole imprese. Perché è così importante? La sinergia tra imprese è la chiave per rendere competitivo e sostenibile il sistema produttivo italiano. Oggi, molte realtà imprenditoriali non riescono da sole a sostenere i costi di produzione, il caro energia, promozione aziendale e accoglienza dei visitatori. La collaborazione tra aziende del comparto vitivinicolo consente invece di creare reti consortili e partenariati locali, condividendo risorse e sviluppando strategie comuni. L’enoturismo può essere così un terreno ideale di collaborazione tra produttori, artigiani, operatori turistici e comunità locali: la viticoltura si trasforma così in un linguaggio identitario che unisce persone e territori. È questa la logica della viticoltura circolare: un sistema in cui ogni attore contribuisce al bene comune, rafforzando coesione sociale e competitività.

Molte aree interne soffrono la mancanza di infrastrutture e servizi. Come si può superare questo limite? È vero: la distanza da servizi essenziali come trasporti, scuole e sanità penalizza la permanenza di persone e attività produttive, comprese quelle vitivinicole ed enoturistiche. Sono diverse le micro aziende agricole aderenti alla nostra Confederazione che, per quanto “giovani” decidono di cessare la loro attività, proprio a motivo delle difficoltà strutturali nelle aree interne. Tuttavia, se progettato in modo integrato e partecipato, l’enoturismo può diventare esso stesso un fattore di sviluppo e rigenerazione. Certo, una premessa essenziale è la necessità di una collaborazione tra imprese, istituzioni locali, associazioni di categoria e fondazioni per creare nuovi modelli di sviluppo: tour guidati, collegamenti, spazi di coworking rurale, mense aziendali a km 0, percorsi formativi e residenze temporanee per professionisti. In territori particolarmente vocati, come l’Irpinia e altri distretti vitivinicoli italiani, questo modello può diventare realtà concreta: uno sviluppo che nasce dal basso, dentro le comunità e per le comunità.
Nel Rapporto il concetto di economia circolare assume un ruolo centrale. In che senso? L’economia circolare agricola è il centro di questo paradigma. Ogni esperienza enoturistica produce valore diffuso: chi visita una cantina soggiorna nei borghi, acquista prodotti locali, partecipa ad attività culturali e stimola la nascita di nuovi servizi.

Si crea così un circuito virtuoso che sostiene l’intera comunità e promuove una crescita realmente sostenibile. Il Rapporto mostra che l’87% delle imprese svolge attività enoturistiche e il 95% riconosce nel vino un forte legame con il territorio. Dati che confermano come l’enoturismo non sia solo un segmento economico, ma un motore di sviluppo, dove sostenibilità ambientale, economica e sociale si intrecciano.
Qual è, in conclusione, il messaggio che il Centro Studi vuole trasmettere con questo lavoro di ricerca? Che viticoltura sostenibile ed enoturismo sono un’occasione concreta per rimettere in moto i territori, rafforzare il tessuto produttivo e ricucire quello sociale. Concetto molto importante, specie nelle aree interne. Investire perciò sull’enoturismo significa investire sulle persone, sul lavoro, sul territorio, sulla saggezza popolare e sulla cultura. L’Italia possiede le risorse, le competenze e la storia per farlo. Occorre solo crederci, costruendo alleanze solide tra imprese, istituzioni e comunità locali. Come Co.N.A.P.I. Nazionale crediamo profondamente in questa visione e la stiamo portando nei principali tavoli di confronto, per promuovere modelli imprenditoriali sostenibili, inclusivi e radicati nei territori.





