777 morti sul lavoro nel 2025. Co.N.A.P.I. chiede modelli di sicurezza anche per piccole imprese. Serve cultura condivisa.
Nei primi nove mesi dell’anno sono 777 le vite spezzate sui luoghi di lavoro. Numeri che restano drammaticamente alti, troppo simili a quelli degli anni precedenti.
Il nuovo Accordo Stato-Regioni ha introdotto ulteriori strette nei confronti dei datori di lavoro, con alcuni correttivi sulle regole formative. Ma per valutare gli effetti reali di queste misure dovremo attendere i dati post riforma.
Nel frattempo, come Confederazione Co.N.A.P.I. Nazionale, ci interroghiamo su ciò che si può fare subito.
I modelli organizzativi per la sicurezza possono e devono essere applicati anche nelle piccole imprese e nelle realtà artigiane: rappresentano un passo decisivo verso una pianificazione più consapevole e una prevenzione più efficace.

Gli organismi paritetici possono mettere a disposizione questi modelli, adattandoli ai diversi settori di competenza, per costruire un percorso condiviso di prevenzione degli incidenti.
Un esempio arriva dalla Francia, primo Paese in Europa ad averli adottati su larga scala, con risultati sorprendenti in termini di riduzione degli infortuni e delle morti sul lavoro.
Serve un cambio di mentalità, una cultura della sicurezza che parta dal basso e coinvolga tutti: istituzioni, imprese e lavoratori.
Perché la sicurezza non è un obbligo, ma un dovere morale.





