Il mercato del lavoro contemporaneo attraversa una fase di profonda trasformazione, segnata da una complessa dialettica tra criticità strutturali e spinte innovative.
Da un lato, il sistema è gravato da fattori di rischio quali, ad esempio, l’invecchiamento demografico e occupazionale, l’emigrazione – anche attraverso la cosiddetta «fuga di cervelli» – e il progressivo impoverimento delle nuove generazioni; dall’altro, questo è animato dal dinamismo delle transizioni energetiche e tecnologiche, che aprono la strada a una nuova rivoluzione digitale guidata dall’intelligenza artificiale generativa. Tale scenario trova il proprio fondamento nel principio per cui il lavoro, riprendendo quella concezione di Giorgio La Pira a noi molto cara, costituisce lo strumento essenziale per l’elevazione e il perfezionamento della persona umana, consentendole – come solennemente sancito dall’Art. 4 della nostra amata Carta costituzionale – di concorrere «al progresso materiale o spirituale della società».
In questa visione comunitaria e organica dell’opera umana, il lavoratore è chiamato a esercitare i propri talenti per contribuire al bene comune, dapprima all’interno della compagine aziendale e, di riflesso, nell’intera società. Parallelamente, il datore di lavoro ha il compito di orientare la creatività dei propri collaboratori, garantendo un trattamento economico dignitoso e proporzionato ai sensi dell’art. 36 della Costituzione e, assicurando, al contempo, la crescita umana e professionale di ogni individuo. In questo orizzonte di sviluppo reciproco, diviene indispensabile interpretare con lungimiranza i «segni dei tempi», accompagnando con rigore scientifico le transizioni in atto, a partire da quella generazionale, presupposto necessario per affrontare le sfide digitali e ambientali.

In tale prospettiva, la formazione professionale (quella iniziale ma, soprattutto quella continua) si configura come una leva strategica imprescindibile, necessaria non solo a colmare il divario di competenze, ma ad innalzare la qualità complessiva dell’occupazione. Per queste ragioni, il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha promosso un progetto ambizioso, finalizzato cioè a indagare i fabbisogni aziendali e formativi delle imprese italiane, con un focus specifico sul comparto artigiano e sulle micro e piccole imprese. L’iniziativa – che può essere seguita dal nostro sito ufficiale: http://www.conapinazionale.it– coinvolge una pluralità di attori: partner scientifici, soggetti formativi accreditati e le imprese stesse, attraverso un confronto diretto con responsabili delle risorse umane, imprenditori e artigiani. L’obiettivo è analizzare l’urgenza di progettare percorsi formativi che traggano origine direttamente dalla realtà operativa della bottega, dell’officina e della piccola impresa, così come dalla grande industria.
Si tratta di strutturare itinerari capaci di rispondere ai reali fabbisogni aziendali contrastando, simultaneamente, il fenomeno del mismatch occupazionale.
Secondo le rilevazioni interne del nostro Centro Studi, quasi la metà delle imprese incontra serie difficoltà nel reperire personale qualificato. Oltre alla carenza numerica di candidati legata al calo demografico, si registra una diffusa inadeguatezza delle competenze disponibili. Una recente indagine di Unioncamere condotta tra le imprese artigiane conferma che il 32% dei candidati possiede profili non idonei, evidenziando «un persistente disallineamento tra le competenze richieste […] e quelle effettivamente presenti nel mercato del lavoro» (Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior, Imprese Artigiane. I fabbisogni professionali e formativi. Indagine 2025, p. 34).

Il fabbisogno di capitale umano dipende infatti anche dall’emergere di nuove figure professionali nei servizi, nella meccanica specializzata, nell’informatica e nel marketing. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, invece, la diffusione è estremamente rapida: secondo la Banca d’Italia, la quota di aziende che impiegano strumenti predittivi o generativi ha raggiunto in incremento esponenziale negli ultimi anni. A integrazione di ciò, i dati del nostro Centro Studi indicano che, nel primo bimestre del 2026, ben 5 aziende su 10 utilizzano l’IA in maniera sistematica. Parallelamente, cresce la domanda di competenze legate alla transizione ecologica e, soprattutto, di human skills. Se l’automazione potrà sostituire mansioni ripetitive, l’evoluzione tecnologica richiederà, oltre a competenze tecniche settoriali, sempre più capacità di giudizio critico e un utilizzo eticamente responsabile della tecnologia stessa.
Questa transizione impone una rinnovata centralità della formazione professionale, intesa non come intervento accessorio, ma come leva strutturale di sviluppo e promozione integrale della persona e dell’impresa. La formazione – e questo all’interno della Co.N.A.P.I. Nazionale – è la chiave strategica della trasformazione, dello sviluppo, del progresso.
Per tale ragione, il nostro Centro Studi intende consolidare una rete vasta e multidisciplinare: ricordiamo che la call for partners è ancora aperta e invitiamo enti di formazione, atenei e centri studi a partecipare attivamente per definire un’offerta formativa strategica utile al sistema produttivo italiano. Per monitorare l’evoluzione dei lavori e aderire all’iniziativa, è possibile consultare la piattaforma dedicata sul nostro sito ufficiale: https://www.conapinazionale.it/centrostudi/index.html.





