L’Irpinia rappresenta da decenni una delle più importanti fonti di acqua potabile d’Italia e garantisce la distribuzione per 125 comuni tra Irpinia e Sannio.
Un patrimonio strategico di valore nazionale, gestito per anni principalmente da Alto Calore Servizi S.p.A., società che garantisce la distribuzione idrica a 125 Comuni tra Irpinia e Sannio. Un servizio essenziale che sostiene non solo le famiglie, ma anche migliaia di artigiani e piccole imprese, per i quali l’acqua è un fattore produttivo indispensabile.
Oltre a soddisfare il fabbisogno locale, l’Irpinia costituisce il principale serbatoio di approvvigionamento per l’Acquedotto Pugliese, una delle più grandi infrastrutture idriche d’Europa. Tuttavia, questo flusso di risorsa non è regolato da normali accordi di vendita tra società, come avverrebbe in qualsiasi mercato industriale. L’approvvigionamento avviene attraverso protocolli di ristoro ambientale tra la Regione Puglia e la Regione Campania.
Nel 2022 tali meccanismi hanno portato alla deliberazione di un ristoro pari a 98 milioni di euro dalla Regione Puglia alla Regione Campania. Risorse ingenti che, però, non seguono una logica di mercato né garantiscono un ritorno diretto proporzionato ai territori che producono e custodiscono la risorsa idrica. In altre parole, l’acqua irpina non viene venduta, ma compensata attraverso rimborsi decisi da altri soggetti istituzionali e incassati da altri livelli amministrativi.

Oggi questo sistema mostra tutte le sue criticità. Alto Calore Servizi S.p.A. versa in una situazione finanziaria complessa e, come troppo spesso accade, il rischio è che a pagare siano gli utenti finali: famiglie e piccole imprese dei 125 Comuni serviti. Le ipotesi di revisione tariffaria, oramai diventata certezza, parlano di un incremento dei costi del servizio vicino al 60%, che porterebbe il territorio da una tariffa storicamente bassa a una tariffa superiore alla media nazionale.
Si tratta di un paradosso evidente: un’area tra le più ricche d’acqua del Paese rischia di diventare una delle più penalizzate sul fronte dei costi del servizio idrico. Un colpo durissimo per l’economia locale e per quel tessuto produttivo fatto di artigiani e piccoli imprenditori che già operano in condizioni difficili, tra aumento dei costi energetici, inflazione e riduzione dei margini.
La questione dell’acqua in Irpinia non è solo un tema tecnico o contabile, ma una questione economica, sociale e produttiva. Difendere il valore di questa risorsa significa tutelare il diritto dei territori a non essere impoveriti e garantire condizioni sostenibili a chi crea lavoro e sviluppo. Serve una revisione seria dei meccanismi di gestione e di compensazione, affinché l’acqua torni a essere una ricchezza condivisa e non un peso scaricato sulle spalle delle comunità locali e delle piccole imprese.

