CoN.A.P.I. Nazionale reagisce ai dazi: nuove strategie e sostegni per proteggere agroalimentare e occupazione.
L’effetto dei dazi doganali comincia a farsi sentire anche per il settore agroalimentare, colonna portante dell’economia italiana e simbolo di eccellenza nel mondo. Nonostante l’indiscutibile appeal che il Made in Italy continua a esercitare sui consumatori statunitensi, la tenuta dei mercati non era affatto scontata e i primi segnali di difficoltà iniziano a emergere con chiarezza.
La Confederazione Co.nA.P.I. Nazionale ha avviato un monitoraggio attento sull’andamento dei diversi comparti, con l’obiettivo di misurare l’entità del fenomeno e attivare misure in grado di contenere l’impatto sul mercato interno, evitando conseguenze irreversibili per imprese e lavoratori.
Per fronteggiare le criticità, la Confederazione ha già messo in campo una serie di azioni mirate. In primo luogo, è stata attivata la nuova divisione dedicata all’“internazionalizzazione”, con lo scopo di aprire nuovi sbocchi commerciali, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, dove la domanda di prodotti di qualità e ad alto valore aggiunto è in forte crescita.

Parallelamente, Co.N.A.P.I.Nazionale sta partecipando alla costruzione di tavoli tecnici con le altre organizzazioni di categoria, finalizzati a presentare al governo un quadro unitario delle difficoltà e delle priorità. Tra queste spicca la richiesta di un intervento concreto a sostegno delle aziende più esposte, per garantire liquidità, preservare la competitività e difendere i livelli occupazionali.
“La priorità assoluta è salvaguardare il mercato e l’occupazione”, sottolineano dalla Confederazione. Le preoccupazioni, infatti, non riguardano soltanto la tenuta delle esportazioni, ma anche l’effetto domino che le tensioni commerciali possono generare sull’intero sistema produttivo nazionale, dalla filiera agricola alla trasformazione industriale fino alla distribuzione.
In un contesto internazionale sempre più complesso e segnato da nuove barriere commerciali, il settore agroalimentare italiano si trova dunque a un bivio: reagire con determinazione e visione strategica oppure rischiare di vedere erosi margini e competitività accumulati in decenni di successi sui mercati globali.






