L’INSTABILITÀ SOFFOCA L’ECONOMIA


La storia dovrebbe essere la nostra maestra più severa. Eppure sembra che non abbiamo imparato abbastanza.


Le cicatrici della Prima guerra mondiale, l’orrore della Seconda guerra mondiale, le ombre indelebili del Bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki non sono soltanto pagine di libri di storia: sono moniti incisi nella coscienza dell’umanità. O almeno dovrebbero esserlo.
Oggi assistiamo a una nuova corsa al riarmo, a equilibri geopolitici che si ridefiniscono sulla base della paura, a trattati di pace che sembrano perdere valore sotto il peso degli interessi strategici. Le parole “tolleranza”, “solidarietà”, “inclusione” cedono il passo a sentimenti di diffidenza, astio, contrapposizione sociale.
È come se un’epidemia silenziosa di insofferenza si stesse diffondendo tra i popoli.
Non è facile individuare una sola causa: crisi economiche, disuguaglianze crescenti, instabilità politica, trasformazioni tecnologiche troppo rapide.
Tutto contribuisce a generare insicurezza, e dall’insicurezza spesso nasce il conflitto.
Ma c’è un punto che non possiamo ignorare: quando il mondo si irrigidisce e si divide, a pagare il prezzo più alto sono sempre le comunità produttive, le piccole imprese, gli imprenditori che ogni giorno costruiscono valore reale nei territori.

La guerra, anche solo quella economica e commerciale, distrugge mercati, relazioni, fiducia.
E senza fiducia non esiste economia sana.
Noi che rappresentiamo il cuore produttivo del Paese sappiamo che lo sviluppo nasce dalla cooperazione, non dalla contrapposizione. Che la crescita si alimenta di stabilità, non di paura. Che il futuro si costruisce con ponti, non con muri.
La deriva verso cui sembriamo avviarci non lascia indenne nessuno. Per questo è il momento di riaffermare con forza una cultura della pace, del dialogo e della responsabilità collettiva.
Perché senza pace non c’è prosperità.
E senza prosperità diffusa non c’è futuro per le nostre imprese, per i nostri artigiani e per le nuove generazioni di imprenditori.

AUTOGRILL E GRUPPO HERA LANCIANO UN NUOVO MODELLO DI ECONOMIA CIRCOLARE PER LE IMPRESE ITALIANE


Autogrill e Hera trasformano oli esausti in biocarburante, promuovendo economia circolare.

Autogrill e il Gruppo Hera hanno siglato un nuovo protocollo d’intesa che segna un passo significativo per le imprese italiane impegnate nella sostenibilità. L’accordo, della durata di un anno, punta a sviluppare iniziative concrete in ambito di economia circolare, mobilità sostenibile e comunicazione ambientale, in linea con gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030. Si tratta di un’intesa che coinvolgerà progressivamente circa 390 punti di ristorazione Autogrill in tutta Italia, con interventi mirati al miglioramento della gestione dei rifiuti, al riciclo della plastica, alla riduzione dello spreco alimentare e alla valorizzazione delle risorse. Una parte rilevante del progetto riguarda anche la sensibilizzazione di dipendenti e clienti, con attività informative dedicate.
La prima iniziativa operativa rappresenta una novità di rilievo per il mondo aziendale: la raccolta di oltre 100 tonnellate di oli vegetali esausti provenienti da più di 70 punti vendita Autogrill. Questi scarti, normalmente considerati un rifiuto complesso da gestire, saranno invece trasformati in una risorsa grazie alla collaborazione tra Hera ed Eni. Dopo un pretrattamento, gli oli saranno inviati alla bioraffineria di Porto Marghera, dove verranno convertiti in biocarburante destinato alla mobilità sostenibile. È un esempio concreto di come la circolarità possa generare valore economico, ambientale e industriale, creando filiere innovative che coinvolgono più attori.

Secondo Orazio Iacono, Amministratore Delegato del Gruppo Hera, questa partnership dimostra come le multiutility possano diventare un punto di riferimento strategico per le imprese nella transizione verso modelli produttivi più sostenibili. Iacono sottolinea come la rigenerazione delle risorse sia parte integrante del purpose aziendale di Hera e come i risultati ottenuti negli anni abbiano già portato i territori serviti a superare gli obiettivi europei in tema di riciclo e riduzione dello smaltimento in discarica. L’accordo con Autogrill, afferma, rappresenta un ulteriore passo per supportare le aziende nella gestione e valorizzazione degli scarti.
Massimiliano Santoro, CEO Italy di Autogrill, evidenzia invece come la sostenibilità sia ormai un elemento strutturale del business aziendale. La collaborazione con Hera permette di rafforzare i progetti di economia circolare già avviati e di trasformare materiali di scarto in nuove opportunità industriali. Santoro sottolinea l’importanza di unire le forze tra aziende per affrontare le sfide ambientali, ricordando che il riciclo e la gestione responsabile delle risorse non sono solo un dovere etico, ma anche un fattore competitivo per il settore della ristorazione e per l’intero sistema produttivo.
Nel complesso, l’accordo rappresenta un caso emblematico di come le imprese possano innovare i propri modelli operativi attraverso partnership strategiche, trasformando obblighi normativi e pressioni ambientali in leve di sviluppo. Un segnale forte per il mondo aziendale, che vede nella sostenibilità non più un costo, ma un investimento capace di generare valore lungo tutta la filiera.

IMPATTO ECONOMICO DEL PERIODO NATALIZIO SULLE IMPRESE E LE AZIENDE


Il Natale aumenta i consumi e sostiene le vendite delle imprese.

Il periodo natalizio rappresenta uno dei momenti più rilevanti dell’anno per l’economia, capace di generare effetti significativi su imprese e aziende di ogni settore. L’aumento della propensione alla spesa, la crescita dei consumi e la maggiore circolazione di beni e servizi determinano un impatto diretto sul fatturato, sulla produzione e sull’organizzazione interna delle attività economiche. Per molte realtà, soprattutto nel commercio al dettaglio, nella ristorazione, nel turismo e nei servizi, le settimane che precedono il Natale costituiscono una quota essenziale del bilancio annuale, spesso decisiva per compensare periodi meno redditizi. Le imprese del settore retail registrano tradizionalmente un incremento delle vendite grazie alla domanda di regali, prodotti alimentari tipici, addobbi e articoli stagionali. L’e-commerce, negli ultimi anni, ha ulteriormente amplificato questo fenomeno, spingendo le aziende a rafforzare logistica, magazzini e sistemi di consegna per far fronte ai picchi di ordini. Anche la grande distribuzione beneficia di un aumento consistente dei flussi di acquisto, mentre le piccole attività locali trovano nel Natale un’occasione per valorizzare prodotti artigianali e di prossimità. Il settore turistico vive un’intensa fase di mobilità: viaggi, soggiorni invernali, visite ai mercatini e partecipazione a eventi culturali generano ricadute positive su hotel, ristoranti, trasporti e servizi collegati. Le aziende della filiera agroalimentare intensificano la produzione per rispondere alla domanda di prodotti tipici, dolci natalizi e specialità regionali, con un impatto che coinvolge anche fornitori, distributori e operatori logistici.

Parallelamente, il periodo natalizio richiede alle imprese un potenziamento dell’organizzazione interna. L’aumento dei volumi di lavoro porta spesso all’assunzione di personale stagionale, con effetti positivi sull’occupazione temporanea. Le aziende investono in campagne di marketing, comunicazione e promozioni mirate, consapevoli che la competizione si intensifica e che la capacità di intercettare il consumatore diventa cruciale. Non mancano, tuttavia, le criticità. I costi operativi crescono, dalla gestione delle scorte all’energia, fino alla logistica. Le imprese devono pianificare con precisione per evitare sprechi, ritardi o carenze di prodotto. Inoltre, la forte concentrazione dei consumi in un periodo limitato può generare squilibri nella programmazione annuale, soprattutto per le realtà più piccole. Nonostante queste sfide, il Natale resta un volano economico fondamentale. La sua capacità di attivare filiere, stimolare consumi e generare occupazione temporanea contribuisce in modo significativo alla vitalità del tessuto produttivo. Per molte aziende rappresenta non solo un’opportunità commerciale, ma anche un momento strategico per rafforzare la relazione con i clienti, consolidare la propria immagine e costruire fidelizzazione. In un contesto economico in continua evoluzione, il periodo natalizio continua a dimostrarsi un elemento chiave per la sostenibilità e la crescita delle imprese, confermando il suo ruolo centrale nel ciclo economico annuale.

AGRICOLTURA ITALIANA 2024: RESILIENZA E TRASFORMAZIONE DEL SETTORE


Il comparto cresce e si riorganizza, confermandosi centrale per l’economia e la coesione sociale.

L’agricoltura italiana nel 2024 conferma resilienza e crescita, con più occupazione dipendente e meno autonomi. Il settore resta vitale, ma necessita di ricambio generazionale, innovazione e formazione per garantire continuità e inclusione.
Il mondo agricolo italiano nel 2024 si presenta come un comparto capace di affrontare le sfide con determinazione e di adattarsi a un contesto in continua evoluzione. La crescita della manodopera dipendente rappresenta un segnale di vitalità, soprattutto nelle aree settentrionali e centrali del Paese, dove l’agricoltura si conferma motore di occupazione. Veneto e Lazio emergono come territori trainanti, capaci di attrarre nuova forza lavoro e consolidare il ruolo strategico del settore nella creazione di opportunità.
Accanto a questo dinamismo, si registra una fase di riorganizzazione della base produttiva, con una riduzione delle imprese attive che riflette un processo di trasformazione strutturale. La componente autonoma, composta in larga parte da coltivatori diretti, coloni e mezzadri, mostra una contrazione dovuta anche al naturale ricambio generazionale, con molti lavoratori che lasciano il settore per raggiunti limiti di età. Questo fenomeno sottolinea l’urgenza di favorire l’ingresso di nuove generazioni, capaci di portare innovazione e continuità in un comparto che rimane centrale per l’economia e la società italiana.

Un altro elemento di rilievo riguarda la partecipazione femminile, che continua a rappresentare una quota importante della forza lavoro agricola, pur con una lieve flessione rispetto all’anno precedente. La presenza delle donne nel settore è un fattore di equilibrio e di arricchimento, e la loro valorizzazione costituisce una delle sfide future per garantire inclusione e sostenibilità.
Nel complesso, l’agricoltura italiana dimostra una straordinaria capacità di resilienza, riuscendo a bilanciare nuove assunzioni con il naturale turnover della forza lavoro. Le prospettive restano positive, a condizione che vengano rafforzati gli investimenti in innovazione tecnologica, formazione e sviluppo delle competenze. Solo così sarà possibile sostenere una crescita duratura e inclusiva, capace di rispondere alle esigenze di un settore che continua a essere pilastro fondamentale della vita economica e sociale del Paese.

GIOVANI TALENTI COME MOTORE DELL’ECONOMIA: IL CASO ANTONIO SALVATORE


Ogni giorno si mette in evidenza il valore dei giovani come risorsa strategica per la crescita economica e gli esempi concreti come Antonio Salvatore che trasforma creatività e radici culturali in impresa e innovazione.

Il mondo del lavoro, in continua evoluzione e sempre più competitivo, è costantemente alla ricerca di nuove energie e prospettive fresche. In questo scenario dinamico, i giovani talenti rappresentano una risorsa fondamentale e un motore di innovazione insostituibile. Le aziende guardano con crescente interesse a queste nuove generazioni, non solo per le loro competenze digitali native e la familiarità con le nuove tecnologie, ma anche per la loro creatività, la capacità di pensiero critico e l’approccio orientato alla sostenibilità e all’inclusione.
Investire sui giovani talenti non è solo una scelta etica, ma una strategia lungimirante che garantisce vitalità, adattabilità e crescita futura alle organizzazioni. Riconoscere e valorizzare queste nuove leve significa dar voce a chi, con passione e idee innovative, è pronto a scrivere il futuro del settore. Il quotidiano Il Mattino ha saputo riconoscere un talento giovanile e di lui scrive: Antonio Salvatore da Carife a Milano: la moda come resistenza e memoria giovani irpini che si fanno strada. Antonio Salvatore, giovane creativo originario di Carife, ha scelto di raccontare la sua terra attraverso la moda, trasformando il tessuto in narrazione e il design in atto politico. Dopo aver completato gli studi in Fashion Design presso l’Accademia IUAD di Napoli, con specializzazione in Business & Management, ha intrapreso un percorso professionale che lo ha portato a lavorare come assistente sviluppo prodotto pelletteria presso Demiurgo, brand di Solofra noto per la sua produzione artigianale in pelle.

La sua prima collezione, “Fate Presto”, presentata a Base Milano durante Fashion Graduate Italia, è un omaggio al brigantaggio postunitario, reinterpretato come simbolo di resistenza e identità. Antonio ha voluto riscrivere una narrazione storica deformata, restituendo dignità a figure marginalizzate dalla Storia ufficiale. Il brigante, nella sua visione, non è un fuorilegge ma un ribelle consapevole, un difensore di valori e radici. I suoi capi sono il risultato di una ricerca profonda sui materiali e sulle simbologie: denim giapponese cimosato, lana gessata vintage, lino irlandese e pelli provenienti da scarti di maison di lusso come Miu Miu. Ogni tessuto è scelto per evocare povertà e nobiltà, terra e rito, in un equilibrio che parla di autenticità. La sfilata ha coinvolto i migliori studenti delle accademie italiane e internazionali, in un’atmosfera sospesa tra realtà e memoria. Il progetto ha ricevuto il patrocinio del Comune di Milano e il sostegno della Regione Lombardia, con il contributo di partner istituzionali come Confindustria Moda, Lineapelle, Pitti Immagine, CNA Federmoda e Unicredit. Antonio ha dimostrato che la moda può essere strumento di riflessione, mezzo per dare voce a chi è stato silenziato, ponte tra passato e presente. Il suo lavoro è radicato nell’Irpinia, ma guarda al mondo con uno sguardo critico e poetico. In un panorama spesso dominato da tendenze effimere, la sua visione si distingue per profondità e coerenza. Antonio Salvatore è uno dei volti nuovi della moda italiana, capace di coniugare estetica e contenuto, stile e memoria. Il suo percorso è solo all’inizio, ma già promette di lasciare un segno duraturo. Con “Fate Presto” ha acceso un faro sulla sua terra, trasformando il passato in ispirazione e il presente in azione. La sua voce creativa è forte, autentica, necessaria.

MILANO CORTINA 2026: UN VOLANO ECONOMICO PER L’ITALIA E UN’OPPORTUNITÀ STRATEGICA PER LE IMPRESE


Milano Cortina 2026 è un’occasione economica unica per imprese, territori e innovazione italiana.

I Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 non rappresentano soltanto un evento sportivo di portata globale, ma anche un catalizzatore di sviluppo economico e innovazione per il sistema produttivo italiano. L’organizzazione della manifestazione coinvolge due poli strategici – Milano, capitale economica e finanziaria, e Cortina d’Ampezzo, icona del turismo alpino – e si estende a un ampio territorio che include Valtellina, Val di Fiemme e altre località montane, generando ricadute economiche diffuse e multisettoriali.

Secondo le stime del Comitato Organizzatore, l’indotto economico complessivo dei Giochi potrebbe superare i 4 miliardi di euro, tra investimenti diretti, ricadute turistiche, occupazione e valorizzazione immobiliare. Il modello scelto privilegia la sostenibilità economica e ambientale: oltre l’80% degli impianti sportivi sarà riutilizzato o riqualificato, riducendo i costi infrastrutturali e massimizzando l’efficienza degli investimenti pubblici e privati.

Uno dei principali driver economici è rappresentato dalle opere infrastrutturali. Tra le più rilevanti figurano il potenziamento della linea ferroviaria Milano–Tirano, l’ammodernamento della viabilità in Veneto e Lombardia, e la realizzazione del Villaggio Olimpico a Milano, che sarà riconvertito in studentato universitario al termine dei Giochi. Questi interventi non solo miglioreranno la mobilità e l’accessibilità delle aree coinvolte, ma lasceranno un’eredità duratura in termini di servizi e attrattività territoriale.

Il settore turistico è atteso a una crescita significativa. L’evento attirerà centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo, con un impatto diretto su strutture ricettive, ristorazione, commercio e servizi. Le prenotazioni alberghiere nelle località olimpiche registrano già un incremento, e si prevede un effetto traino anche per le stagioni successive, grazie alla visibilità internazionale garantita dalla copertura mediatica globale.

Anche il mercato del lavoro beneficerà dell’evento: si stimano oltre 20.000 posti di lavoro temporanei e permanenti generati lungo tutta la filiera, dall’edilizia al turismo, dalla logistica alla comunicazione. Le imprese locali, in particolare le PMI, avranno l’opportunità di partecipare a bandi e forniture, rafforzando il tessuto produttivo e favorendo l’innovazione.

Per le aziende italiane, MILANO CORTINA 2026 rappresenta una vetrina strategica senza precedenti. Le imprese coinvolte nella progettazione, costruzione, fornitura e gestione dei servizi olimpici potranno beneficiare di una visibilità internazionale, accedere a nuovi mercati e consolidare la propria reputazione. Il design dei podi, delle divise, delle infrastrutture e degli allestimenti sarà firmato da aziende italiane, con un’attenzione particolare alla sostenibilità e all’accessibilità, offrendo un’occasione concreta per valorizzare il Made in Italy.

Le imprese del settore tecnologico potranno sperimentare soluzioni digitali avanzate per la gestione dei flussi, la sicurezza, la mobilità intelligente e l’esperienza utente. Quelle attive nel campo della sostenibilità ambientale avranno l’opportunità di proporre materiali innovativi, sistemi energetici efficienti e modelli di economia circolare. Anche il comparto agroalimentare potrà beneficiare dell’evento, promuovendo eccellenze locali e filiere di qualità attraverso eventi, hospitality e merchandising.

In sintesi, MILANO CORTINA 2026 non è solo una celebrazione dello sport, ma un progetto di sviluppo economico integrato, capace di generare valore, occupazione e reputazione per l’Italia. Un’occasione da cogliere con visione strategica, capacità di sistema e spirito imprenditoriale.

ECONOMIA RESISTENTE E TERRITORI FRAGILI: IL PARADIGMA CALVELLO IN BASILICATA


Calvello mostra che anche i territori isolati possono competere, se sostenuti con investimenti mirati.

Calvello, piccolo comune montano della Basilicata, incarna una contraddizione solo apparente: da un lato, le fragilità strutturali e demografiche che affliggono gran parte dell’Italia interna; dall’altro, una sorprendente vitalità economica che sfida le logiche tradizionali della localizzazione produttiva. In un contesto segnato da spopolamento, difficoltà di accesso viario, carenze infrastrutturali e digitale ancora incompleto, il tessuto imprenditoriale locale si distingue per capacità di adattamento, innovazione e competitività.

Le circa venti aziende attive nel territorio operano in settori ad alta intensità di valore, dalla trasformazione agroalimentare alla meccanica, dalla creatività artigianale alla brevettazione industriale. Nonostante la marginalità logistica, queste imprese riescono a presidiare nicchie di mercato, a esportare e a generare occupazione, dimostrando che la qualità e la specializzazione possono compensare la distanza dai grandi centri.

Il caso Calvello sollecita una riflessione più ampia sulle politiche di sviluppo per le aree interne. La tenuta economica di questi territori non può essere affidata esclusivamente alla resilienza degli attori locali. È necessario un intervento pubblico mirato, che investa in infrastrutture, mobilità, connettività e servizi, affinché la marginalità fisica non si traduca in marginalità economica. La competitività diffusa, che nasce anche in contesti fragili, merita di essere riconosciuta e sostenuta con strumenti adeguati.

Calvello non è un’eccezione, ma un segnale. Per territori come Grottaminarda, che condividono condizioni simili di isolamento e potenziale imprenditoriale, rappresenta una conferma che la crescita può germogliare anche dove le condizioni sembrano avverse. A patto che si cambi paradigma: non più politiche compensative, ma strategie di valorizzazione. Non più interventi episodici, ma visioni di sistema. Non più retorica della resistenza, ma riconoscimento della centralità economica dei territori fragili.

IL FUTURO DEL LAVORO: DALLE PRIORITA’ ECONOMICHE AL BENESSERE DELLE PERSONE


Il lavoro oggi mette al centro il benessere. Quando le persone stanno bene, le aziende crescono.

Negli ultimi dieci anni il mondo del lavoro ha conosciuto una trasformazione profonda. Cambiano le generazioni, e con esse cambiano anche le esigenze e soprattutto le priorità. Le esperienze dei lavoratori non sono più quelle di una volta: ciò che contava ieri, oggi ha assunto un peso diverso.
Se un tempo il guadagno rappresentava l’obiettivo principale, oggi molti giovani lavoratori lo collocano in secondo piano. In cima alla lista delle priorità troviamo invece il benessere aziendale, la possibilità di crescere professionalmente, viaggiare e, non meno importante, avere più tempo libero a disposizione.

Questa nuova visione del lavoro si riflette chiaramente anche nelle novità introdotte nei contratti collettivi nazionali, come quelli firmati da Co.N.A.P.I. Nazionale, che pongono il lavoratore al centro. La salute mentale e fisica non sono più considerate un “extra”, ma un diritto da tutelare. L’ambiente di lavoro deve essere protetto, sicuro, ma anche stimolante: niente noia o disinteresse, bensì buon umore, motivazione e senso di appartenenza.
Il futuro del lavoro, per molti, è già presente. E questo approccio porta inevitabilmente benefici anche sul piano economico: un ambiente sano e positivo, infatti, è in grado di stimolare la produttività e di generare valore. Perché quando le persone stanno bene, anche le aziende crescono.

LO SVILUPPO DELLE AREE INTERNE: UN EQUILIBRIO TRA INFRASTRUTTURE, ECONOMIA E CULTURA POLITICA Co.N.A.P.I. GUARDA CON INTERESSE

Lo sviluppo delle aree interne richiede un equilibrio tra infrastrutture, economia e cultura politica per contrastare lo spopolamento e rilanciare i territori. Co.N.A.P.I. sostiene con interesse questo processo, puntando su formazione e investimenti per favorire occupazione e inclusione. Fondamentali sono reti digitali, servizi essenziali e sostegno all’imprenditorialità locale. Una governance responsabile e la partecipazione delle comunità sono condizioni chiave per un futuro sostenibile.

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IL CUNEO FISCALE: LA PRINCIPALE CAUSA DEI REDDITI BASSI IN ITALIA

In Italia i redditi netti da lavoro sono tra i più bassi d’Europa a causa di un cuneo fiscale tra i più alti dell’OCSE. Le piccole imprese, che costituiscono la maggioranza del tessuto produttivo, sono particolarmente penalizzate da questa pressione fiscale. Il sistema scoraggia l’assunzione e la crescita, alimentando stagnazione e lavoro irregolare. I giovani ne pagano il prezzo maggiore, con salari bassi e scarse prospettive.

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