VITICOLTURA ED ENOTURISMO: UNA LEVA PER LO SVILUPPO DELLE AREE INTERNE


Nel corso del convegno “Viticoltura ed enoturismo: un modello imprenditoriale per lo sviluppo delle aree interne”, svoltosi giovedì 27 novembre a Taurasi, il dott. Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale, ha presentato il Rapporto nazionale sulla viticoltura sostenibile ed enoturismo.

Si tratta di un lavoro di ricerca condotto tra novembre 2024 e maggio 2025 e concluso lo scorso ottobre, basato su un campione rappresentativo di imprese vitivinicole e cantine distribuite sul territorio nazionale. Nel suo intervento il dott. Zizza ha illustrato le motivazioni alla base dello studio e gli obiettivi perseguiti: comprendere le trasformazioni che interessano oggi il comparto vitivinicolo, valutarne la capacità innovativa, analizzare il livello di sostenibilità e mettere in luce le esigenze delle micro e piccole imprese, spesso esposte a difficoltà gestionali e strutturali. È stata presentata la struttura del Rapporto e il metodo di elaborazione dei dati, sottolineando il valore scientifico del lavoro e la necessità di costruire strumenti di supporto per il settore. Dal Rapporto emergono elementi centrali: la crescita dell’innovazione tecnologica applicata ai vigneti e ai processi produttivi, la diffusione delle pratiche sostenibili come risposta concreta ai cambiamenti climatici e la vitalità di un comparto che, pur affrontando criticità significative, dimostra una forte capacità di adattamento. Al tempo stesso sono emerse con chiarezza le fragilità delle micro e piccole imprese, che spesso non dispongono dei mezzi necessari per sostenere investimenti, accedere ai mercati internazionali e formare adeguatamente il personale. Una parte rilevante dell’intervento è stata dedicata al potenziale dell’enoturismo quale risorsa strategica per lo sviluppo delle aree interne. Il dott. Zizza ha evidenziato come l’economia enoturistica sia in grado di rafforzare l’attrattività dei territori, favorire l’accesso a nuovi posti di lavoro e attivare economie diffuse che coinvolgono ristorazione, ospitalità, artigianato, servizi culturali e ricreativi.

La viticoltura, in questo senso, può essere una vera infrastruttura sociale, capace di trattenere il valore economico prodotto e di trasformare la presenza dei visitatori in benessere condiviso.
Il convegno ha visto anche l’intervento di Paoul Burke, che ha portato una prospettiva internazionale sul tema. Burke ha sottolineato come l’enoturismo, se sostenuto da politiche di rete e da una visione condivisa, possa diventare un ponte tra territori interni e mercati globali. Ha rimarcato l’importanza di integrare innovazione e tradizione, favorendo la creazione di esperienze autentiche capaci di attrarre visitatori da tutto il mondo e di consolidare la reputazione delle aree interne italiane come luoghi di eccellenza culturale ed enogastronomica.Il filo conduttore dell’intervento ha richiamato più volte l’importanza di sviluppare sinergie e collaborazioni tra imprese, istituzioni, reti territoriali, nazionali e internazionali, come condizione imprescindibile per il rafforzamento del settore e per la costruzione di un percorso di crescita sostenibile e stabile. La ricerca conferma che solo attraverso un dialogo costante e una visione condivisa è possibile valorizzare il capitale umano, rigenerare le comunità e dare alle aree interne italiane una prospettiva di futuro.
In conclusione, il convegno ha offerto una visione chiara e scientificamente fondata sulla trasformazione del comparto vitivinicolo, indicando nell’enoturismo – specie nelle aree interne – una leva concreta per lo sviluppo locale e per la tutela della dimensione culturale e identitaria dei territori.

VITICOLTURA ED ENOTURISMO: IL CONVEGNO DI Co.N.A.P.I. NAZIONALE AREE NUOVE PROSPETTIVE PER LE AREE INTERNE.


Il convegno organizzato da Co.n.a.p.i. Nazionale presso il suggestivo Castello di Taurasi ha registrato un interesse straordinario, richiamando una platea numerosa e qualificata composta da operatori, piccoli imprenditori del settore, artigiani del gusto, viticoltori e professionisti dell’accoglienza.

Un appuntamento che ha messo al centro un tema oggi cruciale per le economie locali: l’integrazione tra viticoltura ed enoturismo come motore di sviluppo per le aree interne.
Durante i lavori, la Confederazione ha illustrato il progetto di costituire una federazione nazionale dedicata all’enoturismo, con l’obiettivo di dare voce e rappresentanza strutturata a un comparto in rapida crescita.
Tra i passaggi più rilevanti, l’attenzione è stata posta sulla necessità di un Contratto Collettivo Nazionale specifico, capace di valorizzare un settore innovativo che fonde competenze differenti: da un lato l’esperienza agricola, con tutto il bagaglio tecnico, manuale e artigianale che caratterizza le piccole aziende agricole e vitivinicole; dall’altro le professionalità del turismo e dell’accoglienza, fondamentali per costruire esperienze autentiche e strutturate.
Un incrocio inedito che richiede nuove definizioni contrattuali per supportare gli operatori e accompagnare al meglio chi vuole investire in un modello imprenditoriale contemporaneo e competitivo.
Il convegno ha evidenziato come l’enoturismo rappresenti un modello alternativo al turismo costiero, capace di riportare attenzione e risorse nelle zone interne d’Italia. Qui, piccole imprese, botteghe, aziende agricole e attività artigianali custodiscono saperi unici che possono diventare esperienze memorabili per i visitatori.
Si parla di turismo esperienziale, dove il viaggiatore non osserva soltanto, ma partecipa: alla raccolta dell’uva o di altri prodotti agricoli, alle fasi di trasformazione, ai laboratori artigiani del gusto, ai percorsi culturali dedicati alla storia rurale e ai vitigni autoctoni.

Un coinvolgimento diretto che richiede nuove figure professionali, intermedie tra operatore agricolo e personal trainer esperienziale, capaci di guidare il turista nelle attività manuali, sensoriali ed emozionali.
Questo tipo di offerta, immersiva e autentica, genera un impatto notevole sull’economia locale. Le aree interne si ritrovano così protagoniste di un percorso di diversificazione imprenditoriale che valorizza: il patrimonio paesaggistico, la biodiversità agricola, le tradizioni artigianali, la storia e la cultura dei territori.
Per le piccole imprese e gli artigiani, l’enoturismo rappresenta una forma intelligente di crescita: permette di ampliare i servizi, creare valore aggiunto e rafforzare l’identità territoriale, offrendo al visitatore un’esperienza completa che rigenera mente, corpo e spirito.
Il convegno di Taurasi ha dimostrato che l’enoturismo non è solo una tendenza, ma una vera strategia di sviluppo, capace di coniugare innovazione e tradizione. Grazie al lavoro di Co.N.A.P.I. Nazionale e alla partecipazione attiva degli operatori, il settore si prepara a un futuro fatto di collaborazione, professionalità e nuove opportunità per l’intero tessuto produttivo locale.

CO.N.A.P.I. – VITICOLTURA ED ENOTURISMO: UN MODELLO IMPRENDITORIALE PER LO SVILUPPO DELLE AREE INTERNE


Convegno a Taurasi si è discusso di viticoltura ed enoturismo

Il convegno organizzato da Co.N.A.P.I Nazionale e dal suo Centro Studi e Ricerche si è svolto regolarmente il 27 novembre 2025 alle ore 16:30 nella Sala Carlo Gesualdo del Castello Marchionale di Taurasi, gremita di pubblico e di rappresentanti istituzionali, ed è terminato con un ampio dibattito che ha coinvolto esperti, amministratori e operatori della filiera vitivinicola. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Taurasi, dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Avellino e dal Ministero della Giustizia, ha messo in evidenza come viticoltura ed enoturismo possano costituire infrastrutture economiche, sociali e culturali capaci di coniugare tradizione e innovazione, valorizzando le eccellenze locali e creando nuove opportunità di crescita. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Taurasi, Antonio Tranfaglia, del presidente nazionale di Co.N.A.P.I, Basilio Minichiello, del vicepresidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Avellino, Salvatore Moscariello, e del vicepresidente dell’Università dei Sapori, Luca Martuscelli, i lavori sono stati introdotti dal direttore scientifico del Centro Studi Co.N.A.P.I, Antonio Zizza, con la presentazione del rapporto “Viticoltura sostenibile ed enoturismo. Esiti della ricerca sulle imprese in Italia”.

Sono intervenuti Simone Feoli, economista del settore vitivinicolo, con una riflessione sui modelli di resilienza e sviluppo per le microimprese; Lucio Palombini, consulente del lavoro e responsabile dell’Area Internazionalizzazione di Co.N.A.P.I, sul tema delle nuove opportunità per le imprese; Paul Balke, esperto di cultura enologica, che ha illustrato la dimensione internazionale dell’enoturismo come strumento di comunicazione identitaria e sostenibile; Gianluigi Addimanda, agronomo, con un approfondimento sul caso Irpino e la valorizzazione dei vitigni autoctoni; Natalia Falcone, responsabile degli Organismi Paritetici E.L.A.V., sulle opportunità offerte dalle tecnologie per la viticoltura; e Mirella Giovino, responsabile dell’Area Lavoro di Co.N.A.P.I, sul ruolo delle associazioni di categoria nella formazione professionale e nell’assistenza alle imprese. I saluti conclusivi sono stati affidati al consigliere comunale Pierluigi D’Ambrosio, delegato agli eventi e al turismo. Il convegno si è chiuso con un messaggio chiaro e condiviso: viticoltura ed enoturismo non sono soltanto settori produttivi, ma strumenti strategici per dare futuro e dignità alle comunità delle aree interne, rafforzando l’identità territoriale e creando nuove sinergie tra istituzioni, imprese e cittadini.

VITICOLTURA SOSTENIBILE ED ENOTURISMO: LA VISIONE DEL DOTT. ANTONIO ZIZZA


Nel quadro del Rapporto “Viticoltura sostenibile ed enoturismo. Esiti della ricerca sulle imprese in Italia”, abbiamo intervistato il dottor Antonio Zizza, protagonista del dibattito nazionale promosso da Co.N.A.P.I. e voce autorevole nel campo delle politiche agricole e dello sviluppo territoriale.

Con lui abbiamo analizzato i dati emersi dalla ricerca, le prospettive di crescita per le aree interne e il ruolo decisivo di innovazione e capitale umano nel rendere competitivo il settore vitivinicolo.
Ricerca e risultati – Quali sono i principali dati emersi dalla ricerca sulla sostenibilità della viticoltura e sulle dinamiche evolutive dell’enoturismo?

1 La ricerca, pubblicata nel nostro Rapporto “Viticoltura sostenibile ed enoturismo. Esiti della ricerca sulle imprese in Italia”, che potete leggere gratuitamente sul nostro sito ufficiale www.conapinazionale.it, evidenzia una trasformazione profonda e ormai strutturale del settore, con un’attenzione particolare all’enoturismo, costantemente in crescita su tutto il territorio nazionale.
Altresì, oltre il 91% delle imprese vitivinicole dichiarano di adottare pratiche avanzate di sostenibilità ambientale, incluse energie rinnovabili, metodi biologici e biodinamici e una consistente riduzione dell’impiego di fitofarmaci. Parallelamente, l’integrazione tra produzione e servizi enoturistici si conferma decisiva: l’87% delle aziende offre esperienze strutturate e il 95% riconosce la centralità della connessione fra vino, territorio e paesaggio quale tratto distintivo di competitività.
Questi dati indicano indubbiamente una evoluzione imprenditoriale, oltre che culturale, del settore, sempre più orientato a qualità, autenticità e sostenibilità territoriale.
Di tutto questo ne parleremo domani, giovedì 27 novembre 2025, nel corso del primo convegno nazionale promosso da Co.N.A.P.I., ospitato nel Castello Marchionale di Taurasi, in provincia di Avellino.

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2.⁠ ⁠Modello imprenditoriale – In che modo viticoltura ed enoturismo possono diventare un modello replicabile di sviluppo per le aree interne?
Come chiarito più volte, anche nel Rapporto, il binomio viticoltura–enoturismo costituisce un modello replicabile perché si fonda su risorse non delocalizzabili: paesaggio, cultura agricola, comunità e identità territoriale. In molte aree interne queste componenti danno vita ad economie diffuse collegate alla filiera dell’ospitalità, della ristorazione e dei servizi culturali, producendo valore aggiunto locale e rafforzando la coesione sociale.
Per rispondere alla sua domanda, la replicabilità dipende dalla capacità di costruire reti e governance condivise tra imprese, enti pubblici, associazioni professionali e attori sociali.
Proprio per questo, il convegno di domani intende mettere attorno allo stesso tavolo competenze e responsabilità istituzionali, nella prospettiva di definire modelli concreti e trasferibili ad altri territori.

3.⁠ ⁠Capitale umano e innovazione – Quanto contano formazione, nuove tecnologie e governance territoriale nel rendere competitivo il settore vitivinicolo?
Premetto col dirle che sono tutti elementi determinanti. La ricerca mostra una crescente diffusione di tecnologie di precisione, sistemi digitali di monitoraggio, automazione dei processi e applicativi di intelligenza artificiale. Tuttavia, emerge con forza un bisogno urgente di competenze tecniche, scientifiche e manageriali, senza le quali l’innovazione rischia di non tradursi in competitività reale.
Ugualmente centrale è la governance territoriale: senza coordinamento istituzionale e cooperazione pubblico–privato, innovazione e sviluppo restano frammentati. Il confronto interdisciplinare previsto nel nostro convegno ha proprio l’obiettivo di mettere in dialogo competenze scientifiche, imprese e istituzioni per definire una strategia comune.
In questo il sindacato, le associazioni di categoria, la ormai nascente federazione dell’enoturismo in seno alla Co.N.A.P.I. Nazionale, hanno un ruolo fondamentale. Ma di questo ne parleremo al convegno di Taurasi.

4.⁠ ⁠Prospettive future – Quali sono le sfide più urgenti che le imprese vitivinicole italiane dovranno affrontare nei prossimi anni per restare sostenibili e attrattive?
Le sfide prioritarie riguardano l’adattamento ai cambiamenti climatici, la sostenibilità economica legata alle giacenze e ai mercati internazionali, il rafforzamento delle competenze professionali e l’accesso a tecnologie e capitali. Sarà molto importante perciò investire in infrastrutture logistiche e digitali, soprattutto nelle aree interne, oltre che potenziare reti consortili e forme di sinergia commerciale per superare la frammentazione strutturale del comparto.
Competitività e sostenibilità richiedono visione strategica e capacità di sistema, temi che saranno al centro della discussione collegiale di domani.

5.⁠ ⁠Ruolo delle aree interne – Ritiene che le aree interne possano diventare laboratori di innovazione e sostenibilità?
Assolutamente sì, ne siamo convinti come Centro Studi e come Confederazione Co.N.A.P.I. Nazionale. Le aree interne rappresentano oggi contesti privilegiati per sperimentare nuovi modelli di sviluppo fondati su economia circolare, sostenibilità e radicamento territoriale. Qui viticoltura ed enoturismo possono contribuire alla rigenerazione sociale e demografica, contrastando lo spopolamento e generando condizioni di reale abitabilità, attraverso occupazione qualificata, reti imprenditoriali e servizi innovativi.
Con adeguato supporto infrastrutturale e istituzionale, le aree interne possono diventare laboratori nazionali di imprenditoria, come dimostra la scelta volontaria della Co.N.A.P.I. Nazionale di avviare proprio da Taurasi, territorio simbolico e di eccellenza, il primo appuntamento del nostro ciclo di convegni sulla viticoltura e l’enoturismo.

Co.N.A.P.I. NAZIONALE GUIDA IL RILANCIO DELLE AREE INTERNE: A TAURASI IL CONVEGNO SU VITICOLTURA ED ENOTURISMO


La Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I. Nazionale), insieme al proprio Centro Studi e Ricerche, promuove il convegno “Viticoltura ed enoturismo: un modello imprenditoriale per lo sviluppo delle aree interne”, in programma giovedì 27 novembre 2025 alle ore 16.30 presso la Sala Carlo Gesualdo del Castello Marchionale di Taurasi (Av).

Si tratta del primo appuntamento di un percorso nazionale dedicato alla valorizzazione strategica della filiera vitivinicola e del turismo del vino quale leva fondamentale per il rilancio economico e sociale dei territori interni. La scelta di Taurasi, luogo simbolo dell’identità enologica irpina, non è casuale: le aree interne sono oggi attraversate da profondi processi di trasformazione, segnati dallo spopolamento delle giovani generazioni, dalla contrazione del tessuto imprenditoriale agricolo e dalla desertificazione socio-produttiva. In tale contesto, la viticoltura e l’enoturismo si configurano come strumenti capaci di generare sviluppo sostenibile, occupazione qualificata, attrazione di investimenti e valorizzazione del patrimonio culturale e rurale. L’apertura dell’evento sarà affidata ai saluti istituzionali del Presidente della Co.N.A.P.I. Nazionale, Basilio Minichiello, seguiti dagli interventi del Sindaco di Taurasi, Antonio Tranfaglia, di Salvatore Moscariello, Vice Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Avellino, e di Luca Martuscelli, Vice Presidente dell’Università dei Sapori. Le introduzioni offriranno una riflessione condivisa sul ruolo del capitale umano, dell’innovazione e della governance territoriale nella costruzione di modelli imprenditoriali sostenibili.

La sessione scientifica sarà inaugurata da Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale, che presenterà i risultati della ricerca sulla sostenibilità della viticoltura e sulle dinamiche evolutive dell’enoturismo, delineando un quadro analitico aggiornato sulle imprese italiane del settore. Seguiranno gli interventi di Simone Feoli, Research Fellow presso l’American Association of Wine Economists, che approfondirà i modelli economici e di resilienza per le microimprese vitivinicole, e di Lucio Palombini, Responsabile Area Internazionalizzazione della Co.N.A.P.I. Nazionale, che affronterà le opportunità legate all’export, alle reti commerciali globali e ai processi di apertura internazionale del comparto. Un contributo di respiro internazionale sarà offerto da Paul Balke, esperto e giornalista internazionale, che analizzerà la dimensione identitaria e comunicativa dell’enoturismo, sottolineando il ruolo della narrazione territoriale e della sostenibilità nella competitività internazionale delle destinazioni del vino.

Sul versante territoriale e operativo, Gianluigi Addimanda, Dottore Agronomo, porterà l’esperienza dell’Irpinia, evidenziando il valore strategico dei vitigni autoctoni e delle pratiche di enoturismo esperienziale. Natalia Falcone, Responsabile Organismi Paritetici E.LAV., illustrerà le opportunità offerte dalle tecnologie emergenti tra winetech e agritech, mentre Mirella Giovino, Responsabile Area Lavoro Co.N.A.P.I. Nazionale, approfondirà il ruolo delle associazioni di categoria nella formazione professionale continua e nel sostegno operativo alle imprese agricole. La chiusura dei lavori sarà affidata a Pierluigi D’Ambrosio, Consigliere delegato a eventi e turismo del Comune di Taurasi. Il convegno rappresenta un momento di confronto costruttivo tra ricerca, istituzioni, impresa e territorio, finalizzato alla definizione di un modello imprenditoriale replicabile, sostenibile e capace di trasformare la viticoltura e l’enoturismo in motori di sviluppo integrato, orientati alla competitività, alla coesione sociale e alla rigenerazione dei territori interni. Un passo decisivo per affermare che l’Irpinia e le aree interne non sono spazi marginali, ma laboratori aperti di innovazione e futuro.

VITICOLTURA ED ENOTURISMO: UN MODELLO IMPRENDITORIALE PER LO SVILUPPO DELLE AREE INTERNE


La viticoltura e l’enoturismo sono leve di sviluppo per le aree interne. A Taurasi si discuterà di prospettive con istituzioni ed esperti.

Il 27 novembre 2025, alle ore 16:30, presso il Castello Marchionale di Taurasi nella Sala Carlo Gesualdo, si svolgerà il convegno promosso da Co.N.A.P.I. Nazionale e dal suo Centro Studi e Ricerche, dedicato al ruolo strategico della filiera vitivinicola come infrastruttura economica, sociale e culturale delle aree interne. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Taurasi e dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Avellino, intende sottolineare come la viticoltura e l’enoturismo possano rappresentare un modello imprenditoriale capace di coniugare tradizione e innovazione, valorizzando le risorse locali e aprendo nuove prospettive di sviluppo. Il convegno offrirà un’occasione di confronto tra esperti internazionali, professionisti del settore e imprese, con la presentazione del Rapporto nazionale sulla viticoltura sostenibile, documento che raccoglie dati, analisi e buone pratiche per orientare la crescita del comparto. Saranno affrontati temi cruciali come l’innovazione tecnologica applicata alla produzione, l’internazionalizzazione dei mercati e l’enoturismo come leva di competitività territoriale. L’obiettivo è mettere in evidenza come la filiera vitivinicola non sia soltanto un settore produttivo, ma anche un’infrastruttura culturale e sociale che contribuisce a rafforzare l’identità delle comunità e a generare nuove opportunità occupazionali. La scelta del Castello Marchionale di Taurasi come sede dell’incontro non è casuale: si tratta di un luogo simbolico, legato alla storia e alla tradizione vitivinicola irpina, che ben rappresenta il connubio tra patrimonio culturale e prospettive di sviluppo. La cornice storica del castello offrirà un contesto suggestivo per discutere di futuro, con l’intento di trasformare le aree interne da territori percepiti come marginali a laboratori di innovazione e sostenibilità. Il dibattito finale, aperto alle istituzioni e alle imprese locali, sarà un momento di ascolto e partecipazione, volto a raccogliere idee e proposte concrete per rafforzare la competitività del territorio. La presenza di amministratori, operatori economici e rappresentanti delle categorie professionali garantirà un confronto ampio e inclusivo, capace di mettere in rete esperienze e competenze. Ai Dottori Agronomi e Forestali partecipanti saranno riconosciuti i Crediti Formativi ai sensi del regolamento CONAF 9/2022, a conferma della valenza scientifica e professionale dell’iniziativa. Questo riconoscimento sottolinea l’importanza di un aggiornamento continuo e di una formazione qualificata per affrontare le sfide di un settore in costante evoluzione.

Il convegno di Taurasi si propone dunque come un appuntamento di rilievo nazionale, capace di unire la dimensione locale con quella globale, e di offrire una visione integrata dello sviluppo delle aree interne attraverso la viticoltura e l’enoturismo. Un’occasione per ribadire che il vino non è soltanto un prodotto, ma un racconto di territorio, un patrimonio di cultura e un motore di crescita economica e sociale.

VITICOLTURA SOSTENIBILE ED ENOTURISMO: IL FUTURO DEL MADE IN ITALY.


Il Merano Wine Festival ha offerto al Centro Studi della Co.N.A.P.I. Nazionale un’occasione preziosa per confrontarsi con le imprese del settore vitivinicolo. In questo contesto, il Direttore Dott. Zizza riflette sull’evoluzione dell’enoturismo, sull’importanza dell’economia circolare e sui risultati del recente Rapporto dedicato alla sostenibilità.

Dott. Zizza, dopo la partecipazione della Co.N.A.P.I. Nazionale al Merano Wine Festival, quali impressioni porta con sé come Direttore del Centro Studi? Il Merano Wine Festival, giunto alla sua XXXIV edizione, è uno dei contesti più significativi per osservare da vicino l’evoluzione del comparto vitivinicolo italiano e internazionale. Non è soltanto una rassegna dedicata al vino, ma uno spazio imprenditoriale e culturale, un laboratorio di idee e un punto d’incontro tra imprese, ricercatori, operatori del settore e territori. Come Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I.) e come Centro Studi e Ricerche abbiamo colto questa opportunità per dialogare con numerose aziende, raccogliere esperienze e confrontarci sui cambiamenti in atto. Considero il Festival di Merano un momento di confronto prezioso e di studio sul campo: un’occasione per osservare direttamente la realtà produttiva e verificare, attraverso il contatto umano, i risultati emersi dalla nostra indagine nazionale con l’obbiettivo di leggere i tempi e accompagnare le imprese.
Il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha recentemente pubblicato il Rapporto sulla “Viticoltura sostenibile ed enoturismo”. Qual è l’obiettivo di questo lavoro? Il Rapporto nasce con l’intento di offrire una fotografia aggiornata e scientificamente fondata del settore vitivinicolo, analizzando i temi della sostenibilità, dell’innovazione, dell’enoturismo e della formazione professionale. Come abbiamo detto altre volte, è il risultato di un’indagine nazionale condotta su un campione rappresentativo di micro e piccole imprese provenienti da tutte le regioni italiane.

L’obiettivo è duplice: da un lato evidenziare le criticità strutturali del comparto; dall’altro valorizzare le potenzialità di crescita legate a un modello d’impresa sostenibile e circolare, capace di unire competitività, cultura e dimensione sociale del lavoro. Per leggere il Rapporto, vi invito a consultare il nostro sito ufficiale: http://www.conapinazionale.it . Durante il Festival avete incontrato aziende che avevano partecipato alla vostra indagine dello scorso anno? Che riscontro avete ricevuto? Si, è stato stimolante anche perché l’incontro e il riscontro con le aziende è stato molto positivo. Molte imprese presenti al Merano Wine Festival avevano già aderito al nostro questionario e si sono riconosciute nei risultati emersi. Diversi imprenditori, infatti, ci hanno raccontato come, in un solo anno, l’enoturismo sia diventato una componente essenziale delle loro strategie aziendali. Se nel 2024 poco più della metà delle aziende dichiarava di offrire servizi di accoglienza, oggi oltre il 90% pratica forme strutturate di enoturismo. È un segnale chiaro di evoluzione culturale, maturità imprenditoriale e capacità di interpretare i nuovi orientamenti del mercato.
L’enoturismo è quindi una leva strategica per la competitività del settore? Senza dubbio. Come abbiamo rilevato nel Rapporto, l’Enoturismo rappresenta una delle espressioni più efficaci di economia circolare, perché genera valore non solo economico, ma anche sociale e culturale. Consente alle imprese di raccontare la propria storia, valorizzare i territori e proporre esperienze autentiche che coinvolgono comunità, visitatori e produttori. In questa prospettiva, il vino diventa linguaggio identitario e strumento di connessione tra persone, luoghi e culture. È inoltre un elemento decisivo per la vitalità delle aree rurali del Paese, spesso motori silenziosi di sviluppo locale che talvolta rischiano di spopolarsi.

Nel Rapporto il tema dell’economia circolare è centrale. In che modo si declina nel comparto vitivinicolo? L’economia circolare è la chiave per coniugare sostenibilità, innovazione e competitività. Significa ridurre gli sprechi, valorizzare le risorse locali, promuovere l’uso di energie rinnovabili e rafforzare le sinergie tra imprese agricole, artigiane, turistiche e culturali, in collaborazione con le autonomie locali, queste ultime ritenute fondamentali in un sistema di sviluppo circolare. Così, l’azienda vitivinicola non è più soltanto produttrice di vino, ma diventa parte di un sistema territoriale integrato, capace di generare benessere diffuso e coesione sociale. È questo il modello d’impresa che, come Centro Studi, consideriamo strategico per il futuro del Made in Italy.
Quale messaggio desidera lasciare ai lettori e agli operatori del settore? La forza della viticoltura italiana risiede nella capacità di innovare restando fedele alle proprie radici. Il Merano Wine Festival ci ricorda che il futuro del vino nasce dal dialogo tra tradizione, ricerca, innovazione e impresa. Come Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale continueremo a sostenere le aziende in questo percorso, promuovendo una visione d’impresa umana, sostenibile e circolare, in cui la crescita economica proceda di pari passo con la valorizzazione delle persone e dei territori.

RAPPORTO DEL CENTRO STUDI DELLA CO.N.A.P.I. NAZIONALE SULLA VITICOLTURA SOSTENIBILE, ENOTURISMO E RIGENERAZIONE DELLE AREE INTERNE: UN MODELLO CIRCOLARE PER LO SVILUPPO TERRITORIALE


Il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha realizzato un’indagine approfondita sul ruolo strategico della viticoltura sostenibile e dell’enoturismo nel rilancio delle aree interne italiane.

Il Rapporto analizza il comparto vitivinicolo non solo come settore produttivo, ma come leva di rigenerazione territoriale, coesione sociale e sviluppo economico. Attraverso dati, testimonianze e proposte concrete, il documento evidenzia come la sinergia tra imprese, istituzioni e comunità locali possa trasformare il vino in un motore di sostenibilità e identità.
Direttore, il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha recentemente pubblicato il “Rapporto sulla viticoltura sostenibile ed enoturismo”. Quali sono i principali contenuti e perché questo studio è importante anche per le aree interne del Paese? Il Rapporto nasce dall’esigenza di analizzare il comparto vitivinicolo italiano in una prospettiva più ampia, che vada oltre la dimensione produttiva e riconosca all’impresa vitivinicola un ruolo economico, sociale e culturale nel territorio. Abbiamo voluto comprendere come viticoltura sostenibile ed enoturismo possano contribuire alla rigenerazione delle aree interne, dove convivono allo stesso tempo eccellenze produttive e fragilità strutturali. Il Rapporto evidenzia come la viticoltura rappresenti un presidio economico e identitario: crea nuove opportunità di lavoro, valorizza il territorio, mantiene vive le comunità e custodisce i paesaggi, reinterpretando antichi mestieri in chiave innovativa. Quando un’azienda vitivinicola o una cantina apre le porte al turismo, genera benefici diffusi: occupazione, senso di appartenenza e un indotto che coinvolge agriturismi, botteghe artigiane, microimprese e servizi locali. In questa prospettiva, l’enoturismo diventa una forma concreta di economia circolare capace di contrastare lo spopolamento e restituire vitalità ai piccoli centri delle aree interne. Ricorda a chi ci legge che il Rapporto, basato su un ampio campione di imprese italiane, è consultabile sul sito della Co.N.A.P.I. Nazionale, http://www.conapinazionale.it/ .


Secondo lei, l’enoturismo può diventare una leva stabile di sviluppo per le aree interne italiane? Assolutamente sì. Le aree interne sono il cuore del Paese, ma da anni soffrono la carenza di opportunità e servizi essenziali. Gli ultimi dati dell’ISTAT su natalità e fecondità mostrano un quadro preoccupante, con un calo del 2,6% rispetto all’anno precedente di riferimento e un minimo storico nel numero medio di figli per donna. A ciò si sommano l’invecchiamento della popolazione e l’emigrazione giovanile, con il rischio di una progressiva desertificazione demografica e produttiva, specie nelle aree interne. In questo contesto, l’enoturismo – come abbiamo chiarito nel Rapporto – rappresenta una risposta strutturale e sostenibile: attraverso degustazioni, visite guidate e ospitalità rurale si attraggono persone, si valorizzano risorse e si creano nuove professionalità. Così si offrono prospettive concrete alle giovani generazioni, favorendo la permanenza o, addirittura, il ritorno nelle aree interne.
Nel Rapporto si parla di sinergia tra micro e piccole imprese. Perché è così importante? La sinergia tra imprese è la chiave per rendere competitivo e sostenibile il sistema produttivo italiano. Oggi, molte realtà imprenditoriali non riescono da sole a sostenere i costi di produzione, il caro energia, promozione aziendale e accoglienza dei visitatori. La collaborazione tra aziende del comparto vitivinicolo consente invece di creare reti consortili e partenariati locali, condividendo risorse e sviluppando strategie comuni. L’enoturismo può essere così un terreno ideale di collaborazione tra produttori, artigiani, operatori turistici e comunità locali: la viticoltura si trasforma così in un linguaggio identitario che unisce persone e territori. È questa la logica della viticoltura circolare: un sistema in cui ogni attore contribuisce al bene comune, rafforzando coesione sociale e competitività.

Molte aree interne soffrono la mancanza di infrastrutture e servizi. Come si può superare questo limite? È vero: la distanza da servizi essenziali come trasporti, scuole e sanità penalizza la permanenza di persone e attività produttive, comprese quelle vitivinicole ed enoturistiche. Sono diverse le micro aziende agricole aderenti alla nostra Confederazione che, per quanto “giovani” decidono di cessare la loro attività, proprio a motivo delle difficoltà strutturali nelle aree interne. Tuttavia, se progettato in modo integrato e partecipato, l’enoturismo può diventare esso stesso un fattore di sviluppo e rigenerazione. Certo, una premessa essenziale è la necessità di una collaborazione tra imprese, istituzioni locali, associazioni di categoria e fondazioni per creare nuovi modelli di sviluppo: tour guidati, collegamenti, spazi di coworking rurale, mense aziendali a km 0, percorsi formativi e residenze temporanee per professionisti. In territori particolarmente vocati, come l’Irpinia e altri distretti vitivinicoli italiani, questo modello può diventare realtà concreta: uno sviluppo che nasce dal basso, dentro le comunità e per le comunità.
Nel Rapporto il concetto di economia circolare assume un ruolo centrale. In che senso? L’economia circolare agricola è il centro di questo paradigma. Ogni esperienza enoturistica produce valore diffuso: chi visita una cantina soggiorna nei borghi, acquista prodotti locali, partecipa ad attività culturali e stimola la nascita di nuovi servizi.

Si crea così un circuito virtuoso che sostiene l’intera comunità e promuove una crescita realmente sostenibile. Il Rapporto mostra che l’87% delle imprese svolge attività enoturistiche e il 95% riconosce nel vino un forte legame con il territorio. Dati che confermano come l’enoturismo non sia solo un segmento economico, ma un motore di sviluppo, dove sostenibilità ambientale, economica e sociale si intrecciano.
Qual è, in conclusione, il messaggio che il Centro Studi vuole trasmettere con questo lavoro di ricerca? Che viticoltura sostenibile ed enoturismo sono un’occasione concreta per rimettere in moto i territori, rafforzare il tessuto produttivo e ricucire quello sociale. Concetto molto importante, specie nelle aree interne. Investire perciò sull’enoturismo significa investire sulle persone, sul lavoro, sul territorio, sulla saggezza popolare e sulla cultura. L’Italia possiede le risorse, le competenze e la storia per farlo. Occorre solo crederci, costruendo alleanze solide tra imprese, istituzioni e comunità locali. Come Co.N.A.P.I. Nazionale crediamo profondamente in questa visione e la stiamo portando nei principali tavoli di confronto, per promuovere modelli imprenditoriali sostenibili, inclusivi e radicati nei territori.

VITICOLTURA SOSTENIBILE ED ENOTURISMO: UN MODELLO ITALIANO CHE UNISCE TERRITORIO, IMPRESA E PERSONE


Intervista al dott. Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche Co.N.A.P.I. Nazionale

La viticoltura italiana è oggi un laboratorio diffuso di sostenibilità, innovazione e legame con il territorio. Questa ricerca del Centro Studi Co.N.A.P.I. Nazionale raccoglie la voce delle piccole imprese del vino, raccontando un modello che unisce impresa, cultura e comunità. Un contributo per immaginare il futuro del settore come motore di benessere, identità e sviluppo locale.

Dottor Zizza, il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha recentemente pubblicato un rapporto sulla “Viticoltura sostenibile ed enoturismo”. Da dove nasce questa ricerca?
Questa ricerca, che potete leggere dal nostro sito ufficiale http://www.conapinazionale.it/ , nasce dal desiderio di restituire una fotografia reale e contemporanea del comparto vitivinicolo italiano, partendo dal basso, cioè dalle micro e piccole imprese che costituiscono l’ossatura produttiva del Paese. Abbiamo voluto ascoltare i vignaioli, le aziende agricole e le realtà familiari che ogni giorno coniugano tradizione, innovazione e tutela del territorio. Il questionario, condotto tra novembre 2024 e maggio 2025, ha coinvolto imprese di tutte le regioni italiane, permettendoci di comprendere i nuovi bisogni, le difficoltà e soprattutto la capacità di resilienza del settore.

Quali sono i principali risultati emersi dall’indagine?
La ricerca conferma che la viticoltura italiana è oggi una sorta di laboratorio di sostenibilità diffusa. Oltre il 90% delle aziende intervistate adotta pratiche agricole a basso impatto ambientale e circa due terzi utilizza energie rinnovabili. È significativo anche l’interesse verso l’innovazione: molte imprese stanno introducendo tecniche di agricoltura di precisione, automazione e perfino strumenti di intelligenza artificiale per monitorare i vigneti, pianificare la produzione o gestire il marketing digitale.
Si tratta di un cambiamento culturale, prima ancora che tecnologico, che dimostra come la sostenibilità sia ormai percepita come una responsabilità collettiva e un valore strategico per la competitività.

Nel rapporto si parla molto di enoturismo. Quanto è importante oggi per le aziende vitivinicole?
L’enoturismo non è più un’attività accessoria, ma una leva strategica di sviluppo locale. Il 95% delle aziende riconosce il legame che definirei “indissolubile” tra vigneti, vino, territorio e cultura. Oggi i visitatori non cercano solo una buona bottiglia di vino o una degustazione, ma un’esperienza: partecipano alla vendemmia, assistono alla potatura, osservano la macinatura, ascoltano la storia dell’azienda e scoprono mestieri antichi. Attraverso queste attività si avvicinano alla vita rurale, conoscono le aziende limitrofe, il patrimonio naturalistico e spesso scelgono di soggiornare più giorni, parlando poi di quella esperienza come di un ritorno al benessere interiore.
L’enoturismo è dunque un’occasione per le persone di riscoprire la dimensione umana del lavoro e per le imprese di generare valore sociale. Sono convinto che sia un modello virtuoso di viticoltura circolare, dove la cultura del vino diventa cultura ed economia della comunità.

Il suo rapporto sottolinea anche la dimensione “sociale” dell’impresa agricola. In che senso?
Noi crediamo che il lavoro, a cominciare proprio da quello agricolo, sia uno strumento di “creazione” e al tempo stesso di elevazione della dignità umana. Nelle aziende che abbiamo analizzato, il ruolo dei giovani, delle donne e dei lavoratori stranieri è di fondamentale importanza. Le nuove generazioni stanno portando idee e visioni innovative, spesso dopo esperienze all’estero. Le donne, soprattutto nel Sud, guidano sempre più attività legate all’enoturismo, alla comunicazione e all’accoglienza. È un segno di evoluzione culturale e di integrazione sociale che rende il comparto più aperto, dinamico e generativo.

Formazione e innovazione sono parole ricorrenti nel documento. Cosa serve al settore per crescere ancora?
La formazione, come diciamo sempre come Co.N.A.P.I. Nazionale, è la chiave della trasformazione e – aggiungerei – del progresso. Oggi serve investire nella formazione continua. Non basta introdurre nuove tecnologie: bisogna formare persone capaci di usarle con competenza. Quasi la metà delle aziende del nostro campione dichiara di voler rafforzare la formazione dei propri dipendenti, ma manca ancora un piano strutturale.
Noi come Co.N.A.P.I. Nazionale intendiamo promuovere un modello di formazione integrata che metta insieme competenze digitali, sostenibilità, marketing territoriale e gestione dell’ospitalità, avendo chiaro che la conoscenza è la vera infrastruttura della competitività.

L’enoturismo può essere anche una forma di welfare?
Assolutamente sì. È un modo nuovo di intendere il welfare: non solo economico, ma relazionale, rigenerativo, a contatto con la natura. Immaginiamo una riunione aziendale con vista vigneto, una degustazione, un percorso enogastronomico offerto ai propri dipendenti o un periodo di smart working in un’azienda vitivinicola, immersi nella terra e nella tradizione. Sono esperienze che migliorano il benessere delle persone e rafforzano i legami professionali.
Non escluderei che, in territori particolarmente vocati — come le aree del DOCG di Taurasi o di altre eccellenze italiane — più aziende, insieme alle istituzioni locali e alle associazioni di categoria, possano immaginare spazi di coworking temporanei, con servizi di ristorazione a km 0 offerti dalle cantine stesse, percorsi di conoscenza nelle aziende e iniziative di turismo esperienziale. Si tratterebbe di un modello innovativo di welfare territoriale, capace di unire lavoro, benessere e promozione culturale.

Che futuro immagina per la viticoltura italiana nei prossimi anni?
Se sapremo unire sostenibilità, innovazione e identità territoriale, l’enoturismo italiano potrà diventare un modello virtuoso su scala internazionale. L’enoturismo è già oggi un motore di economia circolare. Ripeto, con un esempio, quando una persona soggiorna in un’azienda vinicola, partecipa alle attività, visita i borghi, acquista prodotti locali e ne parla agli amici, genera valore per l’intera comunità. È un circolo virtuoso che unisce impresa, cultura e società. Il futuro della viticoltura, a mio avviso, passa da qui: dalla capacità di creare sviluppo economico partendo dal rispetto della terra e delle persone che la abitano.

In una frase, quale messaggio vuole lasciare questo rapporto?
Che la sostenibilità non è solo una pratica ambientale, ma una visione umana e comunitaria del lavoro. La viticoltura italiana può e deve essere un esempio di impresa con un grande valore sociale: radicata nella tradizione, ma capace di innovare, garantire posti di lavoro, di accogliere e di promuovere benessere sociale per i lavoratori e per chiunque vi soggiorni.

IL CENTRO STUDI E RICERCHE DI CO.N.A.P.I. NAZIONALE PROMUOVE LO SVILUPPO SOSTENIBILE DELLA VITICOLTURA E DELL’ENOTURISMO. PRONTO IL QUESTIONARIO CHE RACCOGLIE DATI RIVOLTO ALLE AZIENDE.

La sostenibilità nei processi di produzione è un argomento ampiamente discusso in vari ambiti, con l’urgenza di fornire risposte immediate ai consumatori e alle aziende per fini commerciali basate su una corretta e completa revisione del processo produttivo. L’accelerazione dei cambiamenti climatici registrata negli ultimi anni, impone una risposta immediata da parte di tutte le attività produttive che direttamente contribuiscono alle modifiche in corso, soprattutto nel settore vitivinicolo che ha sviluppato pratiche sempre piu’ all’avanguardia attraverso azioni sostenibili, intendendo per sostenibilità il produrre vino cercando di preservare le risorse naturali per le generazioni future e ricercare i migliori metodi per ottenere il minor impatto possibile sull’ambiente e con un turismo consapevole per il suo impatto sociale, economico e ambientale presente e futuro, in grado di soddisfare le esigenze dei visitatori, delle comunità locali, dell’ambiente e delle aziende. Una pratica sostenibile deve essere ecologicamente valida, economicamente vantaggiosa e socialmente gradita.

La gestione sostenibile del vigneto è cruciale per bilanciare la produzione vinicola con la tutela dell’ambiente. Dunque la sostenibilità deve essere al centro dello sviluppo enoturistico. Non è più possibile ignorare l’impatto ambientale delle attività enoturistiche. In un contesto in cui i consumatori sono sempre più attenti alla sostenibilità, determinate scelte aziendali, sono fondamentali. Il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale, è impegnato a promuovere uno sviluppo sostenibile della viticoltura e dell’enoturismo, raccogliendo dati cruciali per comprendere le sfide e le opportunità del settore. L’obiettivo è esplorare il legame tra viticoltura, tradizione, territorio e biodiversità, risorse fondamentali per costruire un futuro inclusivo, competitivo e sostenibile. Le informazioni raccolte consentiranno di analizzare i bisogni delle aziende, i modelli di business e le opportunità di innovazione, per supportare la crescita del settore in armonia con il territorio. L’invito del Centro Studi di Co.N.A.P.I. Nazionale è rivolto a tutte le aziende vitivinicole ed enoturistiche a partecipare al questionario, in quanto il contributo delle aziende che partecipano a tale iniziativa è essenziale per tracciare la strada verso un futuro più solido e sostenibile per il settore vitivinicolo e dell’enoturismo. Per partecipare, deve essere compilato il questionario al seguente link: https://forms.gle/92K6PNyaYLDtiLUR7. Questa iniziativa mira a raccogliere dati essenziali sulle sfide e opportunità del settore, con particolare attenzione al legame tra viticoltura, tradizione, territorio e biodiversità. Questi elementi, oltre a rappresentare un patrimonio culturale da proteggere e valorizzare, costituiscono risorse strategiche per uno sviluppo sostenibile e per la creazione di nuove opportunità di lavoro.

Le risposte raccolte dagli operatori permetterà al Centro Studi e Ricerche di Co.N.A.P.I. Nazionale di comprendere meglio i bisogni specifici delle aziende, analizzare i modelli di business e individuare le potenzialità di innovazione, incluse le prospettive offerte dall’intelligenza artificiale nella gestione aziendale. Insieme, potremo delineare strategie di supporto mirate per favorire la crescita del settore, in armonia con le esigenze e lo sviluppo del territorio. Il turismo del vino è uno strumento potentissimo per lo sviluppo economico e culturale dei territori, ma solo se sostenuto da una visione strategica condivisa. È necessario un valido approccio che coinvolga tutti gli attori della filiera, dalle istituzioni pubbliche alle imprese private, dalle comunità locali alle organizzazioni internazionali. Un sistema che funzioni deve essere capace di promuovere il dialogo e la collaborazione, superando le barriere burocratiche e incentivando lo sviluppo di un’offerta turistica integrata e di qualità. Mentre alcuni casi di successo dimostrano che l’enoturismo può effettivamente fare da traino per l’industria vitivinicola e per quella turistica, è altrettanto chiaro che le singole iniziative locali non bastano. Per molti operatori del settore è necessario dar vita ad una vera e propria mappa del territorio, per rendere il settore competitivo a livello globale. C’è bisogno di innovazione, professionalità e una visione a lungo termine, che sappia guardare oltre le iniziative isolate e promuovere la creazione di ecosistemi turistici sostenibili e attrattivi.