RACCOLTA DEL POMODORO E TUTELA DEL LAVORO STAGIONALE


Tra regole, diritti e sicurezza, la campagna del pomodoro richiama ogni estate migliaia di lavoratori stagionali, confermandosi un settore chiave dell’agricoltura italiana e della filiera agroalimentare.

La raccolta del pomodoro rappresenta uno dei pilastri dell’agricoltura italiana e richiede, nei mesi estivi, un ampio impiego di manodopera stagionale. Migliaia di lavoratori vengono assunti ogni anno per le operazioni di raccolta, selezione e movimentazione del prodotto, contribuendo in modo decisivo alla continuità della filiera agroalimentare. L’intero settore è regolato dal Contratto Collettivo Nazionale degli Operai Agricoli e Florovivaisti, dai contratti provinciali e da un quadro normativo che comprende il D.Lgs. 81/2015 sul lavoro a termine, il D.Lgs. 104/2022 sugli obblighi informativi, il D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza e la Legge 199/2016 contro il caporalato, oltre alle misure più recenti per la protezione dei lavoratori esposti al caldo intenso.

Gli addetti alla raccolta sono generalmente inquadrati come Operai Agricoli a Tempo Determinato. Il rapporto di lavoro richiede comunicazioni obbligatorie e la consegna di una lettera di assunzione con durata, mansioni, livello, luogo, orario e retribuzione. Dal punto di vista economico, la paga non può essere inferiore ai minimi contrattuali e non può essere basata esclusivamente sulla quantità raccolta: il cottimo non sostituisce la retribuzione oraria. Premi di produttività possono integrare il salario, ma non ridurne le tutele. Poiché il rapporto è stagionale, la paga oraria include spesso quote di tredicesima, quattordicesima, ferie, permessi e TFR, rendendo la retribuzione complessiva più alta della sola paga base.

La raccolta avviene nei mesi più caldi dell’anno. Il contratto prevede un orario ordinario di 39 ore settimanali su sei giornate, mentre la normativa sulla sicurezza impone misure di prevenzione contro l’esposizione al sole e al calore: pause adeguate, acqua potabile, aree d’ombra e una programmazione delle attività che privilegi le ore più fresche. Le condizioni meteorologiche possono imporre la sospensione del lavoro; in questi casi interviene la Cassa Integrazione Salariale Operai Agricoli, che tutela il reddito nei casi previsti dalla legge.

Ogni giornata lavorata deve essere registrata all’INPS, perché incide su pensione, malattia, maternità e soprattutto sulla disoccupazione agricola. Una mancata o errata dichiarazione comporta la perdita di diritti essenziali. In molte province la contrattazione riconosce un diritto di precedenza ai lavoratori che hanno già prestato servizio nella stessa azienda, favorendo continuità, esperienza e qualità del lavoro.

Rimane però rilevante il fenomeno del caporalato, che in alcune aree continua a generare sfruttamento attraverso intermediari abusivi, salari irregolari, orari eccessivi, mancata registrazione delle giornate, assenza di sicurezza e condizioni di trasporto e alloggio non conformi. La Legge 199/2016 ha rafforzato le sanzioni e introdotto strumenti di prevenzione e protezione delle vittime, ma la piena legalità della filiera richiede un’applicazione rigorosa delle norme e un impegno condiviso.

Il lavoro stagionale nella raccolta del pomodoro è essenziale per l’economia agricola italiana. Garantire assunzioni regolari, retribuzioni corrette, sicurezza sul lavoro e tutela previdenziale significa difendere la dignità dei lavoratori e la qualità dell’intera filiera produttiva.

FARE RETE PER CRESCERE DAVVERO: LA STRATEGIA CHE TRASFORMA LE IMPRESE E RAFFORZA I TERRITORI


La collaborazione tra imprese rende più forte alcuni settori come la filiera del vino.

L’evento tenutosi a Vinitaly ha confermato, con grande partecipazione e un confronto di alto livello, quanto il tema della collaborazione tra imprese sia ormai uno snodo decisivo per affrontare le sfide dei mercati contemporanei. Il focus sulle reti d’impresa e sui consorzi ha mostrato con chiarezza che la cooperazione non è più un’opzione accessoria, ma una leva strategica capace di incidere realmente sulla competitività, sulla capacità innovativa e sulla solidità dei territori produttivi. Ciò che è emerso con forza è che non basta aggregarsi: la differenza la fa la qualità della visione condivisa, la capacità di strutturare processi comuni, di definire obiettivi misurabili e di trasformare la presenza collettiva in un vantaggio concreto.

Le testimonianze presentate hanno evidenziato come le reti più efficaci siano quelle che riescono a integrare competenze diverse, a costruire massa critica, a valorizzare le identità territoriali e a generare nuove opportunità di mercato. In un contesto economico sempre più complesso, nessuna impresa può permettersi di procedere isolata: la cooperazione diventa un moltiplicatore di forza, un acceleratore di sviluppo e un presidio di resilienza. Vinitaly, con il suo ruolo di piattaforma internazionale, ha offerto il luogo ideale per mettere in dialogo esperienze, modelli e prospettive, mostrando come il futuro delle filiere passi dalla capacità di fare sistema con metodo, fiducia e visione. L’appuntamento ha lasciato un segnale chiaro e condiviso: crescere è possibile, ma solo attraverso alleanze solide, consapevoli e orientate al cambiamento.

MILANO FASHION WEEK 2026: IL NUOVO VOLTO DELLA MODA ITALIANA


La Milano Fashion Week 2026 si afferma come uno degli appuntamenti più influenti del panorama internazionale, confermando il ruolo centrale della città nel definire le direzioni creative ed economiche dell’intero settore moda.

L’edizione di quest’anno si distingue per un equilibrio maturo tra tradizione e innovazione, con un’attenzione crescente verso sostenibilità, tecnologia e nuovi modelli di business che stanno trasformando profondamente la filiera.
Le passerelle milanesi accolgono un numero record di buyer e operatori provenienti da tutto il mondo, segnando un ritorno deciso degli investimenti internazionali. Le maison italiane presentano collezioni che uniscono artigianalità e ricerca, con materiali intelligenti, tessuti riciclati di ultima generazione e soluzioni digitali integrate nei capi. Accanto ai grandi nomi, cresce la presenza di brand emergenti che trovano nella Fashion Week un trampolino di lancio grazie a piattaforme dedicate, collaborazioni con incubatori creativi e spazi pensati per valorizzare nuove visioni stilistiche.
L’impatto economico dell’evento è significativo: hotel, ristoranti, trasporti e servizi registrano un incremento sostanziale delle attività, mentre l’indotto legato alla produzione, alla comunicazione e alla logistica coinvolge migliaia di professionisti.

Milano si conferma un ecosistema dinamico in cui moda, design e tecnologia dialogano in modo sempre più stretto, attirando capitali e competenze. Le istituzioni e le associazioni di categoria sottolineano come la Fashion Week rappresenti un’occasione strategica per rafforzare il posizionamento del Made in Italy sui mercati globali e per sostenere l’intera filiera, dalle grandi maison alle piccole realtà artigiane.
Un ruolo centrale è ricoperto dalla trasformazione digitale. Le sfilate phygital, ormai pienamente integrate, permettono ai brand di raggiungere un pubblico globale in tempo reale, mentre l’intelligenza artificiale viene utilizzata per analizzare tendenze, ottimizzare la produzione e personalizzare l’esperienza dei consumatori. La sostenibilità rimane un pilastro dell’edizione 2026: molte aziende presentano progetti di economia circolare, sistemi avanzati di tracciabilità e soluzioni per ridurre l’impatto ambientale, rispondendo alle richieste di un mercato sempre più consapevole.
La Milano Fashion Week 2026 si configura quindi come un crocevia strategico in cui creatività, industria e innovazione convergono per delineare il futuro della moda. Un evento che non si limita a mostrare collezioni, ma che racconta l’evoluzione di un settore in continua trasformazione, capace di generare valore economico, culturale e sociale per l’Italia e per il mondo.