LA MODA ARTIGIANA IN CRISI E LA NECESSITÀ DI INVESTIRE NELLE NUOVE GENERAZIONI


La moda artigiana italiana è in crisi e servono interventi urgenti e investimenti sui giovani per salvarne competenze e futuro.

Il settore della moda artigiana italiana sta vivendo un periodo particolarmente difficile. Secondo un’indagine recente, molte imprese stanno registrando un calo del lavoro e dei ricavi, segno che la situazione non è più un semplice rallentamento ma una crisi che coinvolge tutta la filiera. Le aziende artigiane, spesso piccole realtà familiari che rappresentano il cuore del Made in Italy, faticano a sostenere costi sempre più alti e una domanda che non riesce a tornare ai livelli degli anni precedenti. La mancanza di liquidità, la riduzione degli ordini e le difficoltà nell’accedere a nuovi mercati stanno mettendo a rischio un patrimonio produttivo costruito in decenni di lavoro.
Nonostante il peso economico e culturale della moda italiana, questo settore non ha mai ricevuto misure specifiche di sostegno. Per questo le associazioni che rappresentano le imprese hanno avanzato una serie di richieste al Governo, ritenute fondamentali per evitare un ulteriore peggioramento. Tra le proposte ci sono la sospensione per un anno dei versamenti fiscali e contributivi, così da permettere alle aziende di recuperare respiro, e l’introduzione di un sostegno al reddito per i lavoratori, utile a evitare licenziamenti e a proteggere competenze che fanno parte dell’identità produttiva del Paese.

È stata chiesta anche l’esenzione dalle quote di partecipazione alle fiere internazionali fino al prossimo luglio, un aiuto importante per continuare a mantenere una presenza all’estero in un momento in cui la domanda interna è debole.
Accanto agli interventi immediati, però, emerge un altro tema fondamentale: la necessità di investire nelle nuove generazioni. La moda artigiana rischia di perdere non solo imprese, ma anche talenti. Molti giovani che vorrebbero entrare nel settore trovano percorsi formativi poco accessibili, laboratori che chiudono e opportunità limitate. Senza un ricambio generazionale, il rischio è che competenze uniche vadano disperse. Per questo diventa essenziale sostenere progetti dedicati ai giovani, favorire l’apertura di nuove attività, incentivare l’innovazione e creare spazi in cui tradizione e creatività possano incontrarsi. Investire nelle proposte giovanili significa dare al settore una prospettiva di futuro, valorizzare nuove idee e permettere alla moda italiana di evolversi senza perdere la sua identità.
La crisi della moda artigiana non riguarda solo chi lavora nel settore, ma tocca l’intero sistema economico e culturale del Paese. La moda è uno dei simboli più riconosciuti dell’Italia nel mondo e perdere queste imprese significherebbe perdere una parte della nostra storia e della nostra capacità di innovare. Per questo è fondamentale intervenire con decisione, sostenere chi sta affrontando difficoltà e allo stesso tempo costruire le condizioni per un rilancio che coinvolga anche le nuove generazioni. Solo così la moda italiana potrà continuare a essere un motore di valore e creatività.

SOSTENIBILITÀ COME VALORE IDENTITARIO


La sostenibilità è diventata uno dei tratti distintivi più significativi dell’identità contemporanea, soprattutto tra le nuove generazioni e nelle realtà che cercano un equilibrio tra innovazione e responsabilità.

Non rappresenta più soltanto un insieme di buone pratiche o un orientamento etico, ma un vero linguaggio culturale attraverso cui individui e organizzazioni definiscono se stessi, comunicano i propri principi e costruiscono relazioni basate sulla coerenza e sulla fiducia.
Considerare la sostenibilità come valore identitario significa riconoscere che ogni scelta quotidiana, dal consumo alla mobilità, dal lavoro alla gestione delle risorse, diventa un atto espressivo. Le persone adottano comportamenti sostenibili non solo per ridurre l’impatto ambientale, ma perché tali comportamenti incarnano una visione del mondo e un’idea di futuro. La sostenibilità diventa così una narrazione personale e collettiva, capace di raccontare impegno, consapevolezza e responsabilità.
Le imprese stanno interpretando questo cambiamento ridefinendo la propria identità attraverso strategie che integrano sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Non è più sufficiente comunicare iniziative isolate: ciò che conta è la coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che si fa, la trasparenza dei processi e la capacità di generare un impatto positivo reale. Le organizzazioni che riescono a farlo diventano punti di riferimento credibili, capaci di attrarre clienti, talenti e partner che condividono gli stessi valori.

La sostenibilità come valore identitario si manifesta anche nella crescente attenzione verso la tracciabilità, l’economia circolare, il riuso e la riduzione degli sprechi. Queste scelte non sono percepite come rinunce, ma come espressioni di appartenenza a una comunità globale impegnata nella tutela del pianeta. Allo stesso tempo, la dimensione sociale della sostenibilità assume un ruolo centrale: inclusione, equità, benessere e diritti diventano elementi fondamentali di un’identità che non separa l’ambiente dalle persone.
Questo cambiamento culturale è alimentato da una maggiore disponibilità di informazioni e dalla diffusione di strumenti che permettono di valutare l’impatto delle proprie azioni. La tecnologia amplifica le narrazioni sostenibili, favorisce la condivisione di buone pratiche e rende più visibili incoerenze e comportamenti virtuosi, spingendo individui e organizzazioni verso scelte più responsabili.
La sostenibilità come valore identitario rappresenta quindi un’evoluzione profonda del modo in cui la società interpreta il proprio ruolo nel mondo. Non è una tendenza passeggera, ma un processo culturale che ridefinisce priorità, aspirazioni e modelli di sviluppo. In un’epoca segnata da sfide globali, questo valore diventa un punto di riferimento stabile, capace di orientare decisioni individuali e collettive verso un futuro più equilibrato, consapevole e condiviso.

VITICOLTURA SOSTENIBILE ED ENOTURISMO: IL FUTURO DEL MADE IN ITALY.


Il Merano Wine Festival ha offerto al Centro Studi della Co.N.A.P.I. Nazionale un’occasione preziosa per confrontarsi con le imprese del settore vitivinicolo. In questo contesto, il Direttore Dott. Zizza riflette sull’evoluzione dell’enoturismo, sull’importanza dell’economia circolare e sui risultati del recente Rapporto dedicato alla sostenibilità.

Dott. Zizza, dopo la partecipazione della Co.N.A.P.I. Nazionale al Merano Wine Festival, quali impressioni porta con sé come Direttore del Centro Studi? Il Merano Wine Festival, giunto alla sua XXXIV edizione, è uno dei contesti più significativi per osservare da vicino l’evoluzione del comparto vitivinicolo italiano e internazionale. Non è soltanto una rassegna dedicata al vino, ma uno spazio imprenditoriale e culturale, un laboratorio di idee e un punto d’incontro tra imprese, ricercatori, operatori del settore e territori. Come Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I.) e come Centro Studi e Ricerche abbiamo colto questa opportunità per dialogare con numerose aziende, raccogliere esperienze e confrontarci sui cambiamenti in atto. Considero il Festival di Merano un momento di confronto prezioso e di studio sul campo: un’occasione per osservare direttamente la realtà produttiva e verificare, attraverso il contatto umano, i risultati emersi dalla nostra indagine nazionale con l’obbiettivo di leggere i tempi e accompagnare le imprese.
Il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha recentemente pubblicato il Rapporto sulla “Viticoltura sostenibile ed enoturismo”. Qual è l’obiettivo di questo lavoro? Il Rapporto nasce con l’intento di offrire una fotografia aggiornata e scientificamente fondata del settore vitivinicolo, analizzando i temi della sostenibilità, dell’innovazione, dell’enoturismo e della formazione professionale. Come abbiamo detto altre volte, è il risultato di un’indagine nazionale condotta su un campione rappresentativo di micro e piccole imprese provenienti da tutte le regioni italiane.

L’obiettivo è duplice: da un lato evidenziare le criticità strutturali del comparto; dall’altro valorizzare le potenzialità di crescita legate a un modello d’impresa sostenibile e circolare, capace di unire competitività, cultura e dimensione sociale del lavoro. Per leggere il Rapporto, vi invito a consultare il nostro sito ufficiale: http://www.conapinazionale.it . Durante il Festival avete incontrato aziende che avevano partecipato alla vostra indagine dello scorso anno? Che riscontro avete ricevuto? Si, è stato stimolante anche perché l’incontro e il riscontro con le aziende è stato molto positivo. Molte imprese presenti al Merano Wine Festival avevano già aderito al nostro questionario e si sono riconosciute nei risultati emersi. Diversi imprenditori, infatti, ci hanno raccontato come, in un solo anno, l’enoturismo sia diventato una componente essenziale delle loro strategie aziendali. Se nel 2024 poco più della metà delle aziende dichiarava di offrire servizi di accoglienza, oggi oltre il 90% pratica forme strutturate di enoturismo. È un segnale chiaro di evoluzione culturale, maturità imprenditoriale e capacità di interpretare i nuovi orientamenti del mercato.
L’enoturismo è quindi una leva strategica per la competitività del settore? Senza dubbio. Come abbiamo rilevato nel Rapporto, l’Enoturismo rappresenta una delle espressioni più efficaci di economia circolare, perché genera valore non solo economico, ma anche sociale e culturale. Consente alle imprese di raccontare la propria storia, valorizzare i territori e proporre esperienze autentiche che coinvolgono comunità, visitatori e produttori. In questa prospettiva, il vino diventa linguaggio identitario e strumento di connessione tra persone, luoghi e culture. È inoltre un elemento decisivo per la vitalità delle aree rurali del Paese, spesso motori silenziosi di sviluppo locale che talvolta rischiano di spopolarsi.

Nel Rapporto il tema dell’economia circolare è centrale. In che modo si declina nel comparto vitivinicolo? L’economia circolare è la chiave per coniugare sostenibilità, innovazione e competitività. Significa ridurre gli sprechi, valorizzare le risorse locali, promuovere l’uso di energie rinnovabili e rafforzare le sinergie tra imprese agricole, artigiane, turistiche e culturali, in collaborazione con le autonomie locali, queste ultime ritenute fondamentali in un sistema di sviluppo circolare. Così, l’azienda vitivinicola non è più soltanto produttrice di vino, ma diventa parte di un sistema territoriale integrato, capace di generare benessere diffuso e coesione sociale. È questo il modello d’impresa che, come Centro Studi, consideriamo strategico per il futuro del Made in Italy.
Quale messaggio desidera lasciare ai lettori e agli operatori del settore? La forza della viticoltura italiana risiede nella capacità di innovare restando fedele alle proprie radici. Il Merano Wine Festival ci ricorda che il futuro del vino nasce dal dialogo tra tradizione, ricerca, innovazione e impresa. Come Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale continueremo a sostenere le aziende in questo percorso, promuovendo una visione d’impresa umana, sostenibile e circolare, in cui la crescita economica proceda di pari passo con la valorizzazione delle persone e dei territori.

FORMAZIONE: QUANDO IL TERRITORIO DIVENTA AULA


La formazione è uno strumento cruciale. Soprattutto se incontra le esigenze specifiche del territorio

L’abbiamo detto a più riprese: in un momento storico caratterizzato da trasformazioni rapide e continue, parlare di formazione significa parlare di futuro.
Ma quale futuro e, soprattutto, per chi?

La risposta a questa importante domanda non può di certo prescindere dal contesto: ogni realtà, ogni azienda, ogni territorio ha una sua identità economica, sociale e culturale, e proprio da questa identità dovrebbe partire ogni progetto formativo rivolto ai lavoratori.
Una riflessione del genere è sorta all’indomani di un recente incontro “Operatività Subito: Modello Servizi e Affiliazione” con cui Co.N.A.P.I. Puglia ha ufficialmente avviato il proprio modello operativo regionale e in cui si è ampiamente parlato anche di formazione professionale.

Anche in relazione alla struttura territorialmente ramificata della Co.N.A.P.I., è necessario pensare alla formazione non come a un processo standardizzato. Oggi, sinfatti, sempre più enti pubblici, aziende e istituzioni educative riconoscono che la formazione efficace nasce dall’ascolto del territorio: dalle sue imprese, dalle sue vocazioni produttive, dalle sue fragilità e potenzialità.
È presto detto che un distretto industriale ha esigenze diverse rispetto a una zona rurale in transizione ecologica, così come ha bisogni diversi da un’area urbana con forte presenza culturale e turistica che richiede competenze relazionali, linguistiche e creative.
La formazione, infatti, non è solo trasmissione di saperi, ma costruzione di senso e opportunità.

Competenze che generano valore locale

Quando i percorsi formativi sono progettati in sinergia con le realtà locali, accade qualcosa di potente: i lavoratori non solo acquisiscono competenze, ma diventano agenti di sviluppo. Le imprese trovano risorse qualificate che parlano il linguaggio del territorio e le comunità si rafforzano, perché il sapere non resta astratto ma si traduce in impatto concreto.
Ecco perché è fondamentale investire in modelli formativi flessibili, co-progettati con chi opera direttamente sul territorio: è solo così che la formazione diventa davvero uno strumento di coesione, innovazione e resilienza.

In altre parole, potremmo dire che serve un patto educativo che metta al centro il lavoratore e il territorio, un patto che riconosca il valore dell’esperienza, della diversità dei percorsi, della formazione continua. Un patto, insomma, che sappia leggere i cambiamenti – tecnologici, ambientali, culturali – e tradurli in opportunità.

In questo senso, la formazione costruita con attenzione al territorio non è solo una strategia, ma una visione: quella di un’Italia che cresce valorizzando le sue differenze e che investe nel capitale umano come leva di trasformazione.

APPLI: IL NUOVO WEB COACH DEL MINISTERO DEL LAVORO PER ACCOMPAGNARE I GIOVANI VERSO IL FUTURO


AppLI è il nuovo web coach del Ministero del Lavoro: orienta i giovani verso formazione e lavoro

È ufficialmente online AppLI, la piattaforma digitale promossa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, pensata per offrire ai giovani un percorso personalizzato di orientamento, formazione e inserimento lavorativo. Si tratta di un progetto innovativo che sfrutta le potenzialità dell’intelligenza artificiale generativa per costruire un’esperienza su misura, in linea con il profilo personale dell’utente e con le esigenze del territorio e delle imprese. AppLI si rivolge in particolare ai giovani tra i 18 e i 35 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi (NEET), proponendosi come uno strumento concreto per favorire il loro reinserimento attivo nella società e nel mondo del lavoro. Attraverso un’interfaccia intuitiva e un linguaggio accessibile, il web coach guida l’utente passo dopo passo, suggerendo opportunità formative, servizi territoriali e percorsi professionali coerenti con le proprie aspirazioni e competenze.
Il progetto nasce in collaborazione con INPS e si inserisce in una visione più ampia di trasformazione digitale della pubblica amministrazione, dove la tecnologia non sostituisce le persone, ma le accompagna e le potenzia. AppLI è stato sviluppato nel rispetto delle normative sulla privacy e dell’etica dell’intelligenza artificiale, seguendo i principi del GDPR e dell’AI Act europeo.

La piattaforma è attualmente in fase sperimentale, ma già rappresenta un modello virtuoso di come l’innovazione possa essere messa al servizio dell’inclusione sociale e della crescita professionale. Nei prossimi mesi sono previste nuove funzionalità e un ampliamento della platea degli utenti, con l’obiettivo di rendere AppLI uno strumento sempre più efficace e capillare.
Per accedere al servizio è sufficiente visitare il sito https://appli.lavoro.gov.it, dove è possibile iniziare subito il proprio percorso con il web coach del Ministero.
In conclusione si tratta di un nuovo web coach del Ministero del Lavoro che orienta i giovani verso formazione e lavoro, online su appli.lavoro.gov.it un’iniziativa che dimostra come l’innovazione digitale possa diventare alleata dell’inclusione sociale, offrendo strumenti concreti a chi rischia di restare ai margini.
AppLI non è solo tecnologia: è ascolto, accompagnamento, fiducia nel potenziale di ogni giovane.
Un passo importante verso una pubblica amministrazione più vicina, più umana, più capace di generare opportunità reali.

INAUGURAZIONE NUOVA SEDE CO.N.A.P.I.: SUCCESSO, VISIBILITÀ E FUTURO PER L’IMPRESA ITALIANA


Nuova sede Co.N.A.P.I. : successo e visibilità

È stato un successo sotto ogni punto di vista e ha avuto una rilevanza mediatica significativa: l’inaugurazione della nuova sede della Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I.) ha segnato un momento di svolta, celebrato con grande partecipazione e visibile interesse da parte delle istituzioni, dei media e del tessuto imprenditoriale locale.
L’evento, svoltosi venerdì 12 settembre, ha rappresentato molto più di un semplice taglio del nastro. È stato il simbolo di una nuova fase, fatta di innovazione, inclusività e visione strategica. Il Presidente Basilio Minichiello ha accolto con entusiasmo i presenti, sottolineando il valore operativo e simbolico della nuova sede, pensata per essere un punto di riferimento concreto per oltre 14.000 aziende associate.
La cerimonia si è svolta in un clima di sincera partecipazione e orgoglio. Il taglio del nastro è stato accompagnato da applausi e sorrisi, mentre venivano ufficialmente presentati i nuovi ruoli e le responsabilità all’interno della struttura.

Ogni figura è stata valorizzata per le proprie competenze, con l’obiettivo di rendere Co.N.A.P.I. ancora più efficiente, inclusiva e vicina alle esigenze delle imprese.
I nuovi spazi, moderni e funzionali, sono stati progettati per favorire il dialogo, la formazione e l’accesso ai servizi, in un’ottica di innovazione e sostenibilità. L’emozione era palpabile: si respirava la consapevolezza di essere parte di un progetto importante, radicato nel territorio ma orientato al futuro.
La copertura mediatica ha evidenziato il forte impatto dell’iniziativa, con articoli, interviste e servizi che hanno raccontato l’energia e la determinazione di Co.N.A.P.I. nel costruire un futuro sostenibile per l’artigianato e la piccola impresa. Con una rete di 170 sedi territoriali, Co.N.A.P.I. si conferma protagonista attiva del cambiamento, capace di unire tradizione e innovazione.
L’inaugurazione è stata solo l’inizio, ora si guarda avanti con passione, competenza e una rinnovata fiducia nel potenziale delle imprese italiane

INAUGURAZIONE NUOVA SEDE CO.N.A.P.I.: UN NUOVO INIZIO, LA STESSA MISSIONE


Co.N.A.P.I. inaugura una nuova sede: simbolo di crescita, comunità e impegno verso il futuro.

Oggi è un gran giorno per Co.N.A.P.I.
Un giorno che segna non solo l’inaugurazione di una nuova sede, ma l’inizio di un nuovo capitolo fatto di visione, determinazione e impegno verso il futuro. È il frutto di un percorso costruito con passione, dedizione e fiducia nei valori che da sempre animano la nostra Confederazione: il sostegno alle imprese, la valorizzazione del territorio, la promozione dell’artigianato e della piccola imprenditoria come motore vitale dell’economia italiana. Questa nuova sede rappresenta molto più di uno spazio fisico. È un simbolo di apertura, di accoglienza, di crescita.

Un luogo dove idee, progetti e persone si incontrano per costruire insieme nuove opportunità. Un punto di riferimento per chi crede nel lavoro, nella collaborazione e nella forza della comunità. L’inaugurazione di oggi è anche un momento di festa, di condivisione, di orgoglio. È l’occasione per guardare indietro con gratitudine e avanti con entusiasmo. Per ringraziare chi ha reso possibile questo traguardo e per rinnovare il nostro impegno verso chi ogni giorno sceglie di fare impresa con coraggio e passioneCo.N.A.P.I. cresce, evolve, si rinnova. Lo fa con lo sguardo rivolto al domani, con radici ben salde nei valori di sempre. Un nuovo inizio. Una nuova casa. La stessa missione.

IL FUTURO DEL LAVORO: DALLE PRIORITA’ ECONOMICHE AL BENESSERE DELLE PERSONE


Il lavoro oggi mette al centro il benessere. Quando le persone stanno bene, le aziende crescono.

Negli ultimi dieci anni il mondo del lavoro ha conosciuto una trasformazione profonda. Cambiano le generazioni, e con esse cambiano anche le esigenze e soprattutto le priorità. Le esperienze dei lavoratori non sono più quelle di una volta: ciò che contava ieri, oggi ha assunto un peso diverso.
Se un tempo il guadagno rappresentava l’obiettivo principale, oggi molti giovani lavoratori lo collocano in secondo piano. In cima alla lista delle priorità troviamo invece il benessere aziendale, la possibilità di crescere professionalmente, viaggiare e, non meno importante, avere più tempo libero a disposizione.

Questa nuova visione del lavoro si riflette chiaramente anche nelle novità introdotte nei contratti collettivi nazionali, come quelli firmati da Co.N.A.P.I. Nazionale, che pongono il lavoratore al centro. La salute mentale e fisica non sono più considerate un “extra”, ma un diritto da tutelare. L’ambiente di lavoro deve essere protetto, sicuro, ma anche stimolante: niente noia o disinteresse, bensì buon umore, motivazione e senso di appartenenza.
Il futuro del lavoro, per molti, è già presente. E questo approccio porta inevitabilmente benefici anche sul piano economico: un ambiente sano e positivo, infatti, è in grado di stimolare la produttività e di generare valore. Perché quando le persone stanno bene, anche le aziende crescono.

IL BENESSERE AZIENDALE NEI LABORATORI SCIENTIFICI E L’IMPEGNO DI CO.N.A.P.I.: UN BINOMIO PER IL FUTURO DEL LAVORO

Co.N.A.P.I. promuove il benessere psicologico nei laboratori scientifici con iniziative mirate, come sportelli di ascolto e percorsi di resilienza. L’inserimento dello psicologo aziendale diventa così uno strumento di innovazione e crescita culturale. La Confederazione riconosce l’importanza della salute mentale anche in ambienti ad alta complessità. Il 25 luglio 2025 si terrà un evento dedicato al welfare nei luoghi di lavoro, con focus sui laboratori.

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IL FUTURO DEL LAVORO IN ITALIA: TRA CARENZA DI MANODOPERA E APERTURA VERSO I LAVORATORI EXTRA UE

Il mercato del lavoro italiano soffre una crescente carenza di manodopera qualificata, spinta da fattori demografici e dalla fuga dei giovani all’estero. Sempre più imprese ricorrono ai lavoratori extra UE per colmare il gap, specie nei settori tecnici e produttivi. Co.N.A.P.I. analizza il fenomeno, evidenziando l’importanza di formazione e inclusione. L’apertura verso lavoratori stranieri può diventare un’opportunità strategica per il rilancio del Paese.

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