AGRICOLTURA DIGITALE: ARRIVA IL BONUS DEL 40% PER IMPARARE A USARE LE TECNOLOGIE DEL FUTURO


Nuove competenze e innovazione per modernizzare le aziende agricole italiane

L’agricoltura italiana sta cambiando volto e, per restare al passo con i tempi, non bastano più solo i trattori, ma servono nuove conoscenze. Per questo motivo, tra il 2026 e il 2028, è stato lanciato un aiuto concreto per tutte le aziende del settore: il nuovo Bonus Formazione 4.0. Si tratta di uno sconto sulle tasse, tecnicamente chiamato credito d’imposta, pari al 40% delle spese sostenute per insegnare ai dipendenti come usare le tecnologie più moderne.
L’idea alla base di questa iniziativa è molto semplice: è inutile comprare un macchinario super tecnologico se poi nessuno in azienda sa come farlo funzionare al meglio. Spesso, infatti, le novità digitali spaventano o sembrano troppo complicate. Questo bonus serve proprio a pagare il tempo che i lavoratori dedicano a imparare cose nuove, come ad esempio pilotare un drone per controllare lo stato delle piante dall’alto, usare computer che dicono esattamente quanta acqua dare al terreno senza sprecarla, o gestire programmi che aiutano a capire quando è il momento perfetto per raccogliere i frutti.
Il vantaggio economico per l’imprenditore è doppio. Da una parte, lo Stato restituisce sotto forma di credito d’imposta quasi la metà di quanto speso per i corsi e per lo stipendio del personale mentre sta imparando.

Dall’altra, l’azienda diventa molto più efficiente. Un dipendente che sa usare bene i nuovi strumenti lavora meglio, sbaglia meno e aiuta l’azienda a risparmiare risorse preziose come acqua, concimi e gasolio. Questo non solo fa bene al portafoglio, ma fa bene anche all’ambiente, rendendo l’agricoltura più pulita e moderna.
Questo aiuto durerà per tre anni, fino al 2028, dando così tutto il tempo necessario per organizzare i corsi senza fretta. È un’occasione d’oro soprattutto per le piccole aziende agricole che spesso fanno fatica a investire nel futuro. Grazie a queste nuove competenze, anche le realtà più piccole possono diventare competitive come le grandi aziende, portando avanti la qualità dei prodotti italiani con strumenti all’avanguardia. In pratica, lo Stato investe sulla testa dei lavoratori agricoli perché sa che è la competenza, e non solo la terra, a creare il vero valore di domani.
Saper usare queste tecnologie significa anche rendere il lavoro in campagna meno faticoso e più interessante, attirando magari i giovani che oggi si allontanano dal settore. In definitiva, il Bonus Formazione 4.0 non è solo una questione di conti e tasse, ma è un ponte che aiuta i nostri agricoltori a passare dai metodi tradizionali a un futuro dove la tecnologia aiuta l’uomo a lavorare meglio e a produrre cibo di qualità superiore in modo intelligente.

ENERGIA, IDEE E FUTURO: LA NUOVA IMPRESA GIOVANILE CHE CAMBIA IL PASSO


Sempre più giovani assumono responsabilità per la realizzazione di progetti innovativi.

L’impresa giovanile oggi non è solo un progetto economico: è un laboratorio di visioni, competenze e responsabilità. Sempre più giovani scelgono di trasformare il proprio talento in iniziativa imprenditoriale, costruendo aziende capaci di innovare prodotti, servizi e linguaggi. La loro forza sta nella rapidità con cui interpretano i cambiamenti, nella naturale propensione alla collaborazione e nella capacità di unire creatività e sostenibilità.
In questo scenario nasce una nuova generazione di imprese che non teme la complessità, ma la affronta con metodo e curiosità. Team snelli, processi agili, uso strategico delle tecnologie digitali e una cultura del lavoro fondata sulla condivisione: sono questi gli elementi che definiscono il modello aziendale giovanile. Un modello che punta alla qualità, alla trasparenza e alla costruzione di relazioni solide con clienti, partner e comunità locali.

L’obiettivo non è solo crescere, ma crescere bene. Significa investire nella formazione continua, valorizzare le competenze interne, adottare pratiche sostenibili e contribuire allo sviluppo del territorio. Le imprese guidate da giovani dimostrano che competitività e responsabilità possono convivere, generando valore economico e sociale.
Il risultato è un ecosistema imprenditoriale dinamico, aperto e orientato al futuro. Un ecosistema che non aspetta il cambiamento, ma lo anticipa e che, proprio grazie alla visione delle nuove generazioni, sta ridisegnando il modo di fare impresa, rendendolo più umano, più innovativo e più vicino alle esigenze reali delle persone.

LE AREE INTERNE NON SONO UN PESO, MA IL MOTORE DEL NOSTRO FUTURO


Per troppo tempo questi territori sono stati raccontati solo attraverso il prisma delle difficoltà, come luoghi da assistere più che da valorizzare. Eppure, proprio qui si trovano energie, competenze e potenzialità che possono diventare decisive per lo sviluppo del Paese. Ne parliamo con il dott. Antonio Zizza, Direttore scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale, che da anni studia da vicino le dinamiche economiche e sociali dei territori “del cuore” d’Italia.
Antonio Zizza, Direttore scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale, sull’importanza di investire nei territori “del cuore” d’Italia.

Spesso sentiamo parlare delle aree interne come di zone svantaggiate o “difficili”. Perché invece il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. sostiene che siano una soluzione e non un problema?
Perché è necessario cambiare prospettiva. Storicamente, centri come Montefusco, dove domenica scorsa come la Co.N.A.P.I. Nazionale abbiamo partecipato all’interessante convegno “1806-2026: Il Capoluogo da Montefusco ad Avellino – Prospettive future”, sono stati cuori pulsanti dell’economia. Oggi, investire in questi territori è una scelta imprenditoriale lungimirante: offrono costi operativi ridotti, una qualità della vita superiore e un capitale umano che attende solo le giuste condizioni per restare e produrre valore.

Qual è il vantaggio concreto per un imprenditore che sceglie di puntare su queste zone?
Oltre al risparmio su immobili e spazi, c’è un fattore umano enorme. I dati indicano che chi lavora in questi contesti sviluppa un legame più forte con l’azienda. Inoltre, il benessere territoriale diventa una leva per attirare talenti in fuga dal caos e dai costi insostenibili delle metropoli. Grazie al digitale e allo smart working, la distanza fisica non è più un ostacolo, ma un’opportunità per creare modelli di business più sostenibili, sani e radicati.

Sappiamo che sono molti i giovani che lasciano questi territori. Come si inverte la rotta?
Bisogna “fare sistema”. Le nostre università formano eccellenze che spesso esportiamo altrove, disperdendo un prezioso investimento pubblico. Dobbiamo creare un ponte solido tra scuole, atenei e imprese locali. Se un giovane intravede un progetto serio e una prospettiva di autonomia, sceglierà con più convinzione di restare. L’impresa che genera benessere nel proprio comune non fa solo etica, fa strategia: riduce il turnover, diventa più solida e ha un impatto sociale determinante per la tenuta della comunità.

Per costruire queste strategie servono però dati reali. Sappiamo che il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale sta portando avanti un’iniziativa importante in questo senso.
Esattamente. Non si può fare politica economica senza ascoltare chi vive il territorio ogni giorno. Per questo il nostro Centro Studi ha pubblicato, oltre un anno fa oramai, un’indagine dedicata proprio all’artigianato e all’impresa nelle aree interne. Per noi è importante vedere anche la visione, ovvero la percezione, di artigiani e imprenditori che vivono quotidianamente nelle aree interne, percependone difficoltà ma anche opportunità, benefici.

Perché è così importante che gli imprenditori partecipino a questo questionario?
Perché, come dicevo, la voce di chi “fa impresa” sul campo vale più di mille teorie. Partecipare non significa solo compilare un modulo, ma contribuire attivamente a proposte concrete da portare sui tavoli istituzionali. Abbiamo bisogno di mappare le reali necessità, le barriere e le potenzialità che solo chi opera in questi contesti conosce. Solo così possiamo trasformare il potenziale delle aree interne in valore economico reale.

Dove si può trovare il questionario?
Il questionario, che trovate sempre nella sezione Centro Studi del nostro sito ufficiale http://www.conapinazionale.it, è aperto a tutte le imprese, sia a quelle già attive nelle aree interne sia a quelle interessate a investirci. È anonimo e richiede solo pochi minuti. Invitiamo tutti a dare il proprio contributo cliccando su questo link: Partecipa all’indagine sulle Aree Interne – Clicca qui.
Il futuro del Mezzogiorno passa da qui: la vostra esperienza è la bussola per orientarlo.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE COME MOTORE DI TRASFORMAZIONE DEL LAVORO E DELLE IMPRESE


Quando si parla di Intelligenza Artificiale, spesso si immagina un futuro in cui le macchine sostituiscono le persone. In realtà, ciò che sta accadendo nelle imprese è molto diverso: l’IA non elimina il lavoro, ma lo ristruttura, modificando i processi interni, i ruoli e il modo in cui viene generato valore. Per te, questo significa non perdere spazio, ma doverlo reinterpretare.


Nelle aziende, l’IA sta assorbendo le attività a basso valore aggiunto: raccolta dati, analisi preliminari, compilazioni ripetitive, ricerche lunghe. Questo spostamento non riduce la tua importanza, ma cambia il tuo contributo. Il valore non è più nell’esecuzione, ma nella supervisione, nella capacità di prendere decisioni informate e nell’interpretare scenari complessi. L’IA accelera i flussi di lavoro, ma sei tu a definire la direzione strategica.
In settori come la sanità, l’ingegneria del software o la comunicazione, la trasformazione è già evidente. Se lavori in ambito medico, l’IA ti libera da analisi lente e ti permette di concentrarti sulla valutazione clinica e sulla gestione del paziente. Se operi nello sviluppo software, non devi più scrivere tutto da zero: puoi dedicarti all’architettura dei sistemi, alla sicurezza e all’integrazione. Se lavori nel marketing o nei contenuti, l’IA produce bozze, ma sei tu a dare coerenza, tono e strategia.
Dal punto di vista aziendale, questo cambiamento ha un impatto diretto sui costi e sulla produttività. Le imprese stanno riducendo il tempo dedicato alle attività operative e stanno riallocando risorse verso funzioni più strategiche. Per te significa sviluppare competenze nuove: capacità critica, gestione dei dati, supervisione dei modelli, interpretazione dei risultati. L’IA diventa un amplificatore delle tue competenze, non un sostituto.

Il futuro del lavoro sarà caratterizzato da ruoli ibridi, in cui competenze tecniche e capacità umane convivono.Le aziende cercheranno figure in grado di collaborare con i sistemi intelligenti, non di competere con essi. Il vero rischio non è la mancanza di lavoro, ma la mancanza di aggiornamento. Chi rimane ancorato a un modello operativo tradizionale rischia di essere superato; chi invece vede l’IA come un alleato potenzia la propria posizione.
La sfida più grande per le imprese sarà ridefinire la produttività. Se un’attività che richiedeva ore ora richiede pochi minuti, il valore non si misura più solo in quantità, ma in qualità. Le ore liberate diventano un investimento: innovazione, creatività, miglioramento dei processi, relazione con i clienti. Per te significa avere più spazio per pensare, progettare e contribuire in modo più strategico.
L’Intelligenza Artificiale non è un fattore esterno che ti travolge, ma uno strumento che puoi imparare a usare per aumentare il tuo impatto. Le aziende stanno già cambiando modello organizzativo, e chi comprende questa transizione non solo rimane rilevante, ma diventa una risorsa chiave. In un mercato che evolve rapidamente, la tua capacità di adattarti diventa un vantaggio competitivo.

QUANDO L’AMORE INCONTRA LO SMART WORKING E RIDA’ FUTURO AI BORGHI


C’è una storia che parla di amore, di territorio e di nuova imprenditorialità. È la storia di un emigrato negli Stati Uniti d’America che, dopo anni trascorsi oltreoceano, ha scelto di tornare nella sua terra d’origine: Guardia dei Lombardi, nel cuore dell’Irpinia. Una scelta che non è solo geografica, ma identitaria.


Un ritorno alle radici, ai valori autentici, alla dimensione umana che solo un piccolo borgo sa offrire.
Accanto a lui, la sua compagna. Per amore ha deciso di seguirlo, lasciando i comfort di un grande centro metropolitano americano per trasferirsi in un paese di montagna. Una decisione che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impraticabile. Oggi, invece, è resa possibile da uno strumento contrattuale che sta cambiando profondamente l’organizzazione del lavoro: lo Smart Working.
Grazie al lavoro agile, lei continua a svolgere la sua attività di programmazione per un’azienda americana, a migliaia di chilometri di distanza. Nessuna rinuncia professionale, nessun passo indietro nella carriera. Solo una diversa modalità di svolgere il proprio lavoro, più flessibile e compatibile con una nuova qualità della vita.
Questa vicenda dimostra come innovazione e tradizione possano convivere. Da un lato, la modernità di un sistema produttivo globale e digitalizzato; dall’altro, il legame profondo con la propria terra.
Un equilibrio che rappresenta una straordinaria opportunità per i territori interni, che possono tornare a essere protagonisti di un nuovo ciclo di sviluppo.
Oggi mi sono recato personalmente a Guardia dei Lombardi. Questa famiglia ha preso in affitto la casa paterna di mia moglie, trasformandola in un punto di riferimento per la figlia, poco più che ventenne che ha scelto di restare vicino alla madre ed anche per il suo fidanzato che per amore ha scelto di trasferirsi nel borgo irpino, continuando la propria attività lavorativa in Smart Working.

È un segnale importante. Non si tratta di un caso isolato, ma del simbolo di un possibile cambio di paradigma. I borghi non devono più essere considerati luoghi marginali o destinati allo spopolamento.
Possono diventare laboratori di innovazione sociale ed economica, dove la tecnologia consente di lavorare per il mondo restando ancorati alla propria comunità.
Per il sistema delle piccole imprese e dell’artigianato, questo scenario apre prospettive nuove. Più residenti significano maggiore domanda di servizi, rilancio delle attività locali, nuove opportunità per l’imprenditoria diffusa. Significa rimettere in moto un circuito economico virtuoso che valorizza il territorio, le competenze e il capitale umano.
Lo Smart Working non è solo una modalità organizzativa: è uno strumento di riequilibrio territoriale. Permette di riportare vita nei centri minori, di sostenere la ruralità, di coniugare un lavoro moderno con un sentimento antico come l’amore per la propria terra e per la propria famiglia.
Se sapremo accompagnare questi processi con politiche adeguate, infrastrutture digitali efficienti e un sostegno concreto, potremmo trasformare storie come questa in un modello di sviluppo replicabile.
Perché il futuro dell’imprenditoria italiana passa anche da qui: dalla capacità di unire innovazione e tradizione, tecnologia e comunità, lavoro globale e radici locali. Guardia dei Lombardi, oggi, ne è una testimonianza viva e concreta.

LA MODA ARTIGIANA IN CRISI E LA NECESSITÀ DI INVESTIRE NELLE NUOVE GENERAZIONI


La moda artigiana italiana è in crisi e servono interventi urgenti e investimenti sui giovani per salvarne competenze e futuro.

Il settore della moda artigiana italiana sta vivendo un periodo particolarmente difficile. Secondo un’indagine recente, molte imprese stanno registrando un calo del lavoro e dei ricavi, segno che la situazione non è più un semplice rallentamento ma una crisi che coinvolge tutta la filiera. Le aziende artigiane, spesso piccole realtà familiari che rappresentano il cuore del Made in Italy, faticano a sostenere costi sempre più alti e una domanda che non riesce a tornare ai livelli degli anni precedenti. La mancanza di liquidità, la riduzione degli ordini e le difficoltà nell’accedere a nuovi mercati stanno mettendo a rischio un patrimonio produttivo costruito in decenni di lavoro.
Nonostante il peso economico e culturale della moda italiana, questo settore non ha mai ricevuto misure specifiche di sostegno. Per questo le associazioni che rappresentano le imprese hanno avanzato una serie di richieste al Governo, ritenute fondamentali per evitare un ulteriore peggioramento. Tra le proposte ci sono la sospensione per un anno dei versamenti fiscali e contributivi, così da permettere alle aziende di recuperare respiro, e l’introduzione di un sostegno al reddito per i lavoratori, utile a evitare licenziamenti e a proteggere competenze che fanno parte dell’identità produttiva del Paese.

È stata chiesta anche l’esenzione dalle quote di partecipazione alle fiere internazionali fino al prossimo luglio, un aiuto importante per continuare a mantenere una presenza all’estero in un momento in cui la domanda interna è debole.
Accanto agli interventi immediati, però, emerge un altro tema fondamentale: la necessità di investire nelle nuove generazioni. La moda artigiana rischia di perdere non solo imprese, ma anche talenti. Molti giovani che vorrebbero entrare nel settore trovano percorsi formativi poco accessibili, laboratori che chiudono e opportunità limitate. Senza un ricambio generazionale, il rischio è che competenze uniche vadano disperse. Per questo diventa essenziale sostenere progetti dedicati ai giovani, favorire l’apertura di nuove attività, incentivare l’innovazione e creare spazi in cui tradizione e creatività possano incontrarsi. Investire nelle proposte giovanili significa dare al settore una prospettiva di futuro, valorizzare nuove idee e permettere alla moda italiana di evolversi senza perdere la sua identità.
La crisi della moda artigiana non riguarda solo chi lavora nel settore, ma tocca l’intero sistema economico e culturale del Paese. La moda è uno dei simboli più riconosciuti dell’Italia nel mondo e perdere queste imprese significherebbe perdere una parte della nostra storia e della nostra capacità di innovare. Per questo è fondamentale intervenire con decisione, sostenere chi sta affrontando difficoltà e allo stesso tempo costruire le condizioni per un rilancio che coinvolga anche le nuove generazioni. Solo così la moda italiana potrà continuare a essere un motore di valore e creatività.

SOSTENIBILITÀ COME VALORE IDENTITARIO


La sostenibilità è diventata uno dei tratti distintivi più significativi dell’identità contemporanea, soprattutto tra le nuove generazioni e nelle realtà che cercano un equilibrio tra innovazione e responsabilità.

Non rappresenta più soltanto un insieme di buone pratiche o un orientamento etico, ma un vero linguaggio culturale attraverso cui individui e organizzazioni definiscono se stessi, comunicano i propri principi e costruiscono relazioni basate sulla coerenza e sulla fiducia.
Considerare la sostenibilità come valore identitario significa riconoscere che ogni scelta quotidiana, dal consumo alla mobilità, dal lavoro alla gestione delle risorse, diventa un atto espressivo. Le persone adottano comportamenti sostenibili non solo per ridurre l’impatto ambientale, ma perché tali comportamenti incarnano una visione del mondo e un’idea di futuro. La sostenibilità diventa così una narrazione personale e collettiva, capace di raccontare impegno, consapevolezza e responsabilità.
Le imprese stanno interpretando questo cambiamento ridefinendo la propria identità attraverso strategie che integrano sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Non è più sufficiente comunicare iniziative isolate: ciò che conta è la coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che si fa, la trasparenza dei processi e la capacità di generare un impatto positivo reale. Le organizzazioni che riescono a farlo diventano punti di riferimento credibili, capaci di attrarre clienti, talenti e partner che condividono gli stessi valori.

La sostenibilità come valore identitario si manifesta anche nella crescente attenzione verso la tracciabilità, l’economia circolare, il riuso e la riduzione degli sprechi. Queste scelte non sono percepite come rinunce, ma come espressioni di appartenenza a una comunità globale impegnata nella tutela del pianeta. Allo stesso tempo, la dimensione sociale della sostenibilità assume un ruolo centrale: inclusione, equità, benessere e diritti diventano elementi fondamentali di un’identità che non separa l’ambiente dalle persone.
Questo cambiamento culturale è alimentato da una maggiore disponibilità di informazioni e dalla diffusione di strumenti che permettono di valutare l’impatto delle proprie azioni. La tecnologia amplifica le narrazioni sostenibili, favorisce la condivisione di buone pratiche e rende più visibili incoerenze e comportamenti virtuosi, spingendo individui e organizzazioni verso scelte più responsabili.
La sostenibilità come valore identitario rappresenta quindi un’evoluzione profonda del modo in cui la società interpreta il proprio ruolo nel mondo. Non è una tendenza passeggera, ma un processo culturale che ridefinisce priorità, aspirazioni e modelli di sviluppo. In un’epoca segnata da sfide globali, questo valore diventa un punto di riferimento stabile, capace di orientare decisioni individuali e collettive verso un futuro più equilibrato, consapevole e condiviso.

VITICOLTURA SOSTENIBILE ED ENOTURISMO: IL FUTURO DEL MADE IN ITALY.


Il Merano Wine Festival ha offerto al Centro Studi della Co.N.A.P.I. Nazionale un’occasione preziosa per confrontarsi con le imprese del settore vitivinicolo. In questo contesto, il Direttore Dott. Zizza riflette sull’evoluzione dell’enoturismo, sull’importanza dell’economia circolare e sui risultati del recente Rapporto dedicato alla sostenibilità.

Dott. Zizza, dopo la partecipazione della Co.N.A.P.I. Nazionale al Merano Wine Festival, quali impressioni porta con sé come Direttore del Centro Studi? Il Merano Wine Festival, giunto alla sua XXXIV edizione, è uno dei contesti più significativi per osservare da vicino l’evoluzione del comparto vitivinicolo italiano e internazionale. Non è soltanto una rassegna dedicata al vino, ma uno spazio imprenditoriale e culturale, un laboratorio di idee e un punto d’incontro tra imprese, ricercatori, operatori del settore e territori. Come Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I.) e come Centro Studi e Ricerche abbiamo colto questa opportunità per dialogare con numerose aziende, raccogliere esperienze e confrontarci sui cambiamenti in atto. Considero il Festival di Merano un momento di confronto prezioso e di studio sul campo: un’occasione per osservare direttamente la realtà produttiva e verificare, attraverso il contatto umano, i risultati emersi dalla nostra indagine nazionale con l’obbiettivo di leggere i tempi e accompagnare le imprese.
Il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha recentemente pubblicato il Rapporto sulla “Viticoltura sostenibile ed enoturismo”. Qual è l’obiettivo di questo lavoro? Il Rapporto nasce con l’intento di offrire una fotografia aggiornata e scientificamente fondata del settore vitivinicolo, analizzando i temi della sostenibilità, dell’innovazione, dell’enoturismo e della formazione professionale. Come abbiamo detto altre volte, è il risultato di un’indagine nazionale condotta su un campione rappresentativo di micro e piccole imprese provenienti da tutte le regioni italiane.

L’obiettivo è duplice: da un lato evidenziare le criticità strutturali del comparto; dall’altro valorizzare le potenzialità di crescita legate a un modello d’impresa sostenibile e circolare, capace di unire competitività, cultura e dimensione sociale del lavoro. Per leggere il Rapporto, vi invito a consultare il nostro sito ufficiale: http://www.conapinazionale.it . Durante il Festival avete incontrato aziende che avevano partecipato alla vostra indagine dello scorso anno? Che riscontro avete ricevuto? Si, è stato stimolante anche perché l’incontro e il riscontro con le aziende è stato molto positivo. Molte imprese presenti al Merano Wine Festival avevano già aderito al nostro questionario e si sono riconosciute nei risultati emersi. Diversi imprenditori, infatti, ci hanno raccontato come, in un solo anno, l’enoturismo sia diventato una componente essenziale delle loro strategie aziendali. Se nel 2024 poco più della metà delle aziende dichiarava di offrire servizi di accoglienza, oggi oltre il 90% pratica forme strutturate di enoturismo. È un segnale chiaro di evoluzione culturale, maturità imprenditoriale e capacità di interpretare i nuovi orientamenti del mercato.
L’enoturismo è quindi una leva strategica per la competitività del settore? Senza dubbio. Come abbiamo rilevato nel Rapporto, l’Enoturismo rappresenta una delle espressioni più efficaci di economia circolare, perché genera valore non solo economico, ma anche sociale e culturale. Consente alle imprese di raccontare la propria storia, valorizzare i territori e proporre esperienze autentiche che coinvolgono comunità, visitatori e produttori. In questa prospettiva, il vino diventa linguaggio identitario e strumento di connessione tra persone, luoghi e culture. È inoltre un elemento decisivo per la vitalità delle aree rurali del Paese, spesso motori silenziosi di sviluppo locale che talvolta rischiano di spopolarsi.

Nel Rapporto il tema dell’economia circolare è centrale. In che modo si declina nel comparto vitivinicolo? L’economia circolare è la chiave per coniugare sostenibilità, innovazione e competitività. Significa ridurre gli sprechi, valorizzare le risorse locali, promuovere l’uso di energie rinnovabili e rafforzare le sinergie tra imprese agricole, artigiane, turistiche e culturali, in collaborazione con le autonomie locali, queste ultime ritenute fondamentali in un sistema di sviluppo circolare. Così, l’azienda vitivinicola non è più soltanto produttrice di vino, ma diventa parte di un sistema territoriale integrato, capace di generare benessere diffuso e coesione sociale. È questo il modello d’impresa che, come Centro Studi, consideriamo strategico per il futuro del Made in Italy.
Quale messaggio desidera lasciare ai lettori e agli operatori del settore? La forza della viticoltura italiana risiede nella capacità di innovare restando fedele alle proprie radici. Il Merano Wine Festival ci ricorda che il futuro del vino nasce dal dialogo tra tradizione, ricerca, innovazione e impresa. Come Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale continueremo a sostenere le aziende in questo percorso, promuovendo una visione d’impresa umana, sostenibile e circolare, in cui la crescita economica proceda di pari passo con la valorizzazione delle persone e dei territori.

FORMAZIONE: QUANDO IL TERRITORIO DIVENTA AULA


La formazione è uno strumento cruciale. Soprattutto se incontra le esigenze specifiche del territorio

L’abbiamo detto a più riprese: in un momento storico caratterizzato da trasformazioni rapide e continue, parlare di formazione significa parlare di futuro.
Ma quale futuro e, soprattutto, per chi?

La risposta a questa importante domanda non può di certo prescindere dal contesto: ogni realtà, ogni azienda, ogni territorio ha una sua identità economica, sociale e culturale, e proprio da questa identità dovrebbe partire ogni progetto formativo rivolto ai lavoratori.
Una riflessione del genere è sorta all’indomani di un recente incontro “Operatività Subito: Modello Servizi e Affiliazione” con cui Co.N.A.P.I. Puglia ha ufficialmente avviato il proprio modello operativo regionale e in cui si è ampiamente parlato anche di formazione professionale.

Anche in relazione alla struttura territorialmente ramificata della Co.N.A.P.I., è necessario pensare alla formazione non come a un processo standardizzato. Oggi, sinfatti, sempre più enti pubblici, aziende e istituzioni educative riconoscono che la formazione efficace nasce dall’ascolto del territorio: dalle sue imprese, dalle sue vocazioni produttive, dalle sue fragilità e potenzialità.
È presto detto che un distretto industriale ha esigenze diverse rispetto a una zona rurale in transizione ecologica, così come ha bisogni diversi da un’area urbana con forte presenza culturale e turistica che richiede competenze relazionali, linguistiche e creative.
La formazione, infatti, non è solo trasmissione di saperi, ma costruzione di senso e opportunità.

Competenze che generano valore locale

Quando i percorsi formativi sono progettati in sinergia con le realtà locali, accade qualcosa di potente: i lavoratori non solo acquisiscono competenze, ma diventano agenti di sviluppo. Le imprese trovano risorse qualificate che parlano il linguaggio del territorio e le comunità si rafforzano, perché il sapere non resta astratto ma si traduce in impatto concreto.
Ecco perché è fondamentale investire in modelli formativi flessibili, co-progettati con chi opera direttamente sul territorio: è solo così che la formazione diventa davvero uno strumento di coesione, innovazione e resilienza.

In altre parole, potremmo dire che serve un patto educativo che metta al centro il lavoratore e il territorio, un patto che riconosca il valore dell’esperienza, della diversità dei percorsi, della formazione continua. Un patto, insomma, che sappia leggere i cambiamenti – tecnologici, ambientali, culturali – e tradurli in opportunità.

In questo senso, la formazione costruita con attenzione al territorio non è solo una strategia, ma una visione: quella di un’Italia che cresce valorizzando le sue differenze e che investe nel capitale umano come leva di trasformazione.

APPLI: IL NUOVO WEB COACH DEL MINISTERO DEL LAVORO PER ACCOMPAGNARE I GIOVANI VERSO IL FUTURO


AppLI è il nuovo web coach del Ministero del Lavoro: orienta i giovani verso formazione e lavoro

È ufficialmente online AppLI, la piattaforma digitale promossa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, pensata per offrire ai giovani un percorso personalizzato di orientamento, formazione e inserimento lavorativo. Si tratta di un progetto innovativo che sfrutta le potenzialità dell’intelligenza artificiale generativa per costruire un’esperienza su misura, in linea con il profilo personale dell’utente e con le esigenze del territorio e delle imprese. AppLI si rivolge in particolare ai giovani tra i 18 e i 35 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi (NEET), proponendosi come uno strumento concreto per favorire il loro reinserimento attivo nella società e nel mondo del lavoro. Attraverso un’interfaccia intuitiva e un linguaggio accessibile, il web coach guida l’utente passo dopo passo, suggerendo opportunità formative, servizi territoriali e percorsi professionali coerenti con le proprie aspirazioni e competenze.
Il progetto nasce in collaborazione con INPS e si inserisce in una visione più ampia di trasformazione digitale della pubblica amministrazione, dove la tecnologia non sostituisce le persone, ma le accompagna e le potenzia. AppLI è stato sviluppato nel rispetto delle normative sulla privacy e dell’etica dell’intelligenza artificiale, seguendo i principi del GDPR e dell’AI Act europeo.

La piattaforma è attualmente in fase sperimentale, ma già rappresenta un modello virtuoso di come l’innovazione possa essere messa al servizio dell’inclusione sociale e della crescita professionale. Nei prossimi mesi sono previste nuove funzionalità e un ampliamento della platea degli utenti, con l’obiettivo di rendere AppLI uno strumento sempre più efficace e capillare.
Per accedere al servizio è sufficiente visitare il sito https://appli.lavoro.gov.it, dove è possibile iniziare subito il proprio percorso con il web coach del Ministero.
In conclusione si tratta di un nuovo web coach del Ministero del Lavoro che orienta i giovani verso formazione e lavoro, online su appli.lavoro.gov.it un’iniziativa che dimostra come l’innovazione digitale possa diventare alleata dell’inclusione sociale, offrendo strumenti concreti a chi rischia di restare ai margini.
AppLI non è solo tecnologia: è ascolto, accompagnamento, fiducia nel potenziale di ogni giovane.
Un passo importante verso una pubblica amministrazione più vicina, più umana, più capace di generare opportunità reali.