2026: L’ ANNO PER INVESTIRE NELLE COMPETENZE CHE FANNO BENE


Le aziende hanno bisogno di affrontare il nuovo anno con nuove skills

Il 2026 non sarà un anno come gli altri. Le trasformazioni del lavoro, l’accelerazione tecnologica, l’aumento dei carichi cognitivi e la crescente complessità dei mercati stanno ridisegnando le priorità delle organizzazioni. In questo scenario, un dato è ormai evidente: le imprese che prosperano sono quelle che investono nelle persone.

E non si tratta di un’affermazione astratta. I numeri, che abbiamo più volte riportato in questa nostra rubrica, parlano chiaro:

  • 1 lavoratore su 5 è a rischio burnout,
  • solo il 6% si sente realmente coinvolto nel proprio lavoro,
  • le aziende che investono in benessere e engagement registrano +30% di produttività e -50% di turnover.
    Questi dati raccontano una realtà che nessuna impresa può più permettersi di ignorare.

Il 2026, c’è da dire, segna un punto di svolta per almeno tre motivi. In primo luogo è cresciuta la pressione competitiva, le imprese si trovano a operare in mercati sempre più saturi, veloci e imprevedibili. La differenza non la fanno più solo i prodotti o i servizi, ma la qualità delle competenze interne. In secondo luogo le persone chiedono ambienti più sani: lavoro non è più solo un luogo di produzione: è un ecosistema psicologico. I talenti scelgono aziende che investono nel loro benessere, nella loro crescita e nella loro motivazione. In ultima istanza perché la trasformazione digitale richiede nuove abilità umane e paradossalmente, più la tecnologia avanza, più diventano centrali le competenze “umanistiche”: comunicazione, gestione delle emozioni, collaborazione, decision making.

Il nuovo pacchetto formativo di Co.N.A.P.I. Italia: competenze che fanno bene davvero

È per tutti questi elementi che Co.N.A.P.I. Italia, l’ente di formazione della Co.N.A.P.I. Nazionale, con il supporto di Mentifricio ETS, ha deciso di lanciare un nuovo pacchetto formativo sulle “Competenze che fanno bene”, incentrato sul potenziamento delle soft skills e, più, in generale sul benessere dei lavoratori in azienda.

Cosa offre il pacchetto formativo?

  • Programmi modulari e personalizzabili
  • Formazione attiva e partecipata
  • Focus su soft skills e salute mentale

– Applicazioni immediate nel lavoro quotidiano

I quattro moduli principali:

  1. Benessere psicologico
  • Gestione dello stress
  • Prevenzione del burnout
  • Mindfulness e regolazione emotiva
    Un modulo essenziale in un’epoca in cui la pressione lavorativa è una delle principali cause di assenze, turnover e calo di performance.
  1. Motivazione e mindset
  • Motivazione intrinseca
  • Autoefficacia
  • Goal setting
    Perché senza motivazione non c’è innovazione, e senza mindset non c’è cambiamento.
  1. Soft skills relazionali
  • Comunicazione assertiva
  • Team building
  • Gestione dei conflitti
    Le relazioni sono il cuore di ogni organizzazione. Saper comunicare e collaborare è oggi una competenza strategica.
  1. Soft skills performative
  • Problem solving
  • Time management sostenibile
  • Decision making
    Competenze che aumentano l’efficienza senza sacrificare il benessere.

Il nuovo anno chiede alle imprese una scelta di visione: continuare a rincorrere le emergenze oppure costruire, con consapevolezza, le basi per un futuro più solido e sostenibile. Investire nelle competenze che fanno bene non è un costo: è un vantaggio competitivo, un atto di responsabilità e un acceleratore di crescita.
Co.N.A.P.I. Italia invita le aziende a fare questo passo: costruiamo insieme le competenze che fanno bene.

IL TEMPO E’ DENARO: PERCHE’ INVESTIRE NELLA GESTIONE DEL TEMPO


La gestione del tempo è una delle soft skills più richieste a livello aziendale e si può insegnare e potenziare

Tutti conosciamo la frase “il tempo è denaro”. D’altronde si tratta di un proverbio molto diffuso che sintetizza un concetto chiave: il tempo ha un valore economico, perché ogni minuto sprecato rappresenta un’opportunità mancata di produrre, guadagnare o creare valore. L’origine di questa espressione, spesso abusata ma sostanzialmente vera, è attribuita a Benjamin Franklin, che nel 1748 scrisse nel suo saggio Advice to a Young Tradesman “Remember that time is money”: l’esatta traduzione in inglese del nostro amato motto.
Ma non perdiamoci in chiacchiere e proverbi. Questa frase vuole solo introdurre un concetto chiave per la formazione aziendale focalizzata sulle soft skills e in particolare su una di esse: la gestione del tempo.
Tra le competenze trasversali più richieste la gestione del tempo, intesa come capacità di organizzare le proprie attività e rispettare le scadenze per aumentare la produttività e ridurre lo stress, occupa infatti un posto di rilievo nell’economia aziendale.
La formazione quindi, basata sulle soft skills e con corsi specifici dedicati all’organizzazione e alla gestione del tempo, assume un ruolo centrale. Questo perché, oltre a essere una caratteristica indivisuale molto richiesta, è anche una competenza che impatta pesantemente sulla performance collettiva.
Ma quali sono gli obiettivi di questo tipo di training?
Sicuramente l’acquisizione di maggiore dimestichezza con la “prioritizzazione”, abilità che si traduce nell’imparare a distinguere tra attività urgenti e importanti. C’è poi senz’altro anche la capacità di pianificazione efficace che consiste nell’utilizzare strumenti e metodologie come il time blocking o la matrice di Eisenhower.
Tutte caratteristiche che permettono di ottenere effetti benefici conclamati come una decisa riduzione dello stress (un’organizzazione chiara delle attività diminuisce ansia e burnout) e una collaborazione decisamente più fluida: team che gestiscono bene il tempo evitano, infatti, rallentamenti e conflitti.

Come agire?

Ma passiamo alla parte pratica. Un corso ben strutturato sulla gestione del tempo deve combinare teoria, pratica e momenti di riflessione personale.
Innanzitutto è necessario fissare un obiettivo, che consenta ai partecipanti di comprendere appieno il proprio rapporto con il tempo, e poi strutturare una serie di attività, come questionari di autovalutazione (quanto tempo viene sprecato, quali sono i principali “ladri di tempo”) e discussioni guidate su percezione del tempo e abitudini quotidiane.
Potremmo andare nel dettaglio, citando la “Matrice di Eisenhower”, il time blocking, il “Metodo Pomodoro” e il GTD, ma rimandiamo l’approfondimento a un prossimo articolo, oltre che ai corsi che stiamo elaborando per le imprese.
Per ora basti sapere che nozioni teoriche insieme a simulazioni di gestione di una giornata lavorativa con imprevisti, role play su riunioni e gestione delle priorità e laboratori di pianificazione settimanale sono alcune della attività che, in azienda, possono davvero fare la differenza.
Un percorso di formazione che funzioni davvero, infatti, deve avere necessariamente una metodologia di blended learning e quindi combinare lezioni in aula (o webinar) con esercitazioni pratiche e materiali online.
Un corso di gestione del tempo ben progettato non si limita a insegnare tecniche, ma accompagna i partecipanti in un percorso di consapevolezza, sperimentazione e cambiamento. Strutturare il programma in moduli progressivi – dalla diagnosi iniziale alla riflessione finale – permette di trasformare la formazione in un vero investimento sul capitale umano, con benefici che si riflettono non solo sulla produttività, ma anche sul clima aziendale e sul benessere delle persone.

HARD E SOFT SKILLS: INVESTIRE SULLE COMPETENZE


La formazione aziendale ha a che fare sia con le competenze tecniche sia con quelle trasversali

È un fatto assodato: la formazione è importante e determina, oggi più che e mai, la sopravvivenza e la crescita di un’azienda (inserire link a precedente articolo “Formo dunque sono”).
Ma la formazione su cosa deve concentrarsi? Quali sono le competenze su cui investire?

In quest’ottica, è prima di tutto necessario distinguere tra competenze tecniche e competenze trasversali, meglio conosciute come hard e soft skills: due facce della stessa medaglia, entrambe fondamentali per il successo individuale e organizzativo.
Le hard skills sono competenze tecniche e specifiche, facilmente misurabili e spesso acquisite tramite studio, corsi o esperienza pratica. Sono insomma quelle skills che consentono di fare uno specifico lavoro, di diventare un professionista in una determinata materia. Per fare qualche esempio pratico, in ambito sanitario le competenze tecniche hanno a che fare con la conoscenza dei protocolli medici o l’uso degli strumenti diagnostici, mentre in ambito informatico hanno a che vedere con la capacità di programmazione o con l’uso di software complessi.
Le soft skills sono tutt’altra cosa. Sono competenze legate al comportamento, alla comunicazione e all’intelligenza emotiva. Non si imparano a scuola o all’università: sono innate o si sviluppano nel tempo, spesso attraverso esperienze formative, personali e professionali.

Sono quindi le capacità che più che con il professionista hanno a che fare con la persona. E si tratta di competenze preziose per le aziende. A chi non serve personale capace di lavorare in team o di risolvere problemi? E non si tratta solo di problem solving. Alle aziende servono risorse che abbiano una buona adattabilità, uno spiccato pensiero critico, uno spirito empatico e, in diversi casi, un’attitudine alla leadership. E queste sono tutte soft skills.

Entrambe le tipologie di competenze sono essenziali – le hard skills garantiscono competenza tecnica e produttività, le soft skills favoriscono la collaborazione, la resilienza e l’innovazione – e spesso le soft skills sono persino più ricercate. Numerosi studi HR, infatti, rivelano che le competenze trasversali sono più difficili da trovare e più preziose nel lungo termine.

Un futuro ibrido tra hard e soft skills

La vera forza di un professionista sta dunque nell’equilibrio tra hard e soft skills. Ma questo bilanciamento non può riguardare soltanto l’impegno personale del singolo lavoratore. Le aziende più lungimiranti, infatti, condividono questo compito investendo in programmi di formazione che includono entrambi gli aspetti, consapevoli che il talento non è solo sapere cosa fare, ma anche come farlo insieme agli altri.

A proposito di “fare”. Quando si parla di soft skills si fa spesso riferimento all’importante trittico fare, saper fare e saper essere.
Il fare è la dimensione che riguarda ciò che una persona fa concretamente nel contesto lavorativo, ciò che si manifesta nei comportamenti osservabili, come collaborare attivamente in un team, comunicare in modo chiaro e rispettoso, gestire i conflitti con diplomazia, prendere decisioni in situazioni complesse.
Il saper fare indica la capacità di applicare le soft skills in modo consapevole e strategico. Non basta agire, bisogna sapere come agire. E quindi si parla di competenze come saper negoziare con empatia, saper motivare un team in difficoltà, saper gestire il tempo e le priorità, sapersi adattare ai cambiamenti.
C’è poi, infine, il saper essere , la dimensione più profonda che ha a che fare con l’atteggiamento, i valori e la consapevolezza di sé e quindi con tutto quello che rende autentiche le soft skills. Qualche esempio? Essere affidabili e coerenti, essere aperti al feedback, essere curiosi e proattivi, essere rispettosi e inclusivi.

Sì, è vero che molto spesso si tratta di caratteristiche innate. Ma altrettanto spesso si tratta di competenze che possono essere sviluppate, allenate, potenziate attraverso una formazione mirata ed efficace.

E quindi, alla fine di questo articolo, come in un circolo virtuoso, torniamo alla prima frase: è un fatto assodato: la formazione è importante.
Di come farla al meglio, poi, parleremo nei prossimi articoli.

INVESTIRE NEI GIOVANI: LA CHIAVE DEL SUCCESSO AZIENDALE PER IL FUTURO.

Investire nei giovani è fondamentale per il successo aziendale, poiché portano innovazione, creatività e competenze digitali. Le aziende devono creare ambienti stimolanti e inclusivi, offrendo opportunità di crescita e formazione continua. Questo investimento, che include stage e tirocini, favorisce la crescita sia dell’azienda che dei giovani. Trasformare il potenziale in traguardi concreti richiede impegno, ma è essenziale per un futuro prospero.

Continua a leggere