MONTEFUSCO, CONVEGNO SUL FUTURO DELL’IRPINIA TRA MEMORIA STORICA, SVILUPPO DELLE AREE INTERNE E PRESENZA DELLA CO.N.A.P.I.


Il convegno di Montefusco ha messo al centro le sfide dell’Irpinia interna, tra spopolamento, giovani ed economia locale, con la partecipazione della Co.N.A.P.I. insieme a istituzioni e mondo accademico.

Si è svolto, negli spazi suggestivi del Carcere Borbonico di Montefusco, il convegno “1806–2026: Il Capoluogo da Montefusco ad Avellino – Prospettive future”, un appuntamento dedicato alla rilettura della storia istituzionale dell’Irpinia e alla riflessione sulle prospettive di sviluppo delle aree interne. Un momento di confronto che ha intrecciato memoria e visione, con l’obiettivo di comprendere come il passato possa ancora orientare le scelte strategiche del presente.
L’iniziativa è stata promossa dall’associazione “Insieme per Avellino e l’Irpinia”, presieduta da Pasquale Luca Nacca, e ha visto il coinvolgimento di istituzioni, mondo accademico, rappresentanze sindacali ed economiche. Tra i partner ha assicurato la sua presenza anche il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale, realtà impegnata nel sostegno ai sistemi produttivi locali e nella valorizzazione delle piccole imprese.
Ad aprire i lavori i saluti istituzionali del sindaco di Montefusco Salvatore Santangelo, del presidente nazionale della Co.N.A.P.I. Basilio Minichiello e dello stesso Pasquale Luca Nacca. E’ stato proiettato il documentario dedicato al passaggio del capoluogo da Montefusco ad Avellino, realizzato dall’avvocato Antonio Di Martino, che ha offerto una cornice storica utile a comprendere le trasformazioni amministrative e sociali del territorio.

Il confronto è proseguito con gli interventi di Virgilio Caivano, coordinatore nazionale dei Piccoli Comuni Italiani, di Giacomo Rosa, presidente di SVIMAR, di Antonio Zizza, direttore scientifico del Centro Studi della Co.N.A.P.I. Nazionale, di Giulia Perfetto dell’Università di Salerno e di Stefano Corsetti del CIRPS di Roma. Le conclusioni sono state affidate al professor Alfonso Conte del Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione dell’Università di Salerno, mentre la giornalista del Corriere dell’Irpinia Rosa Bianco ha moderato l’incontro.
Il convegno ha affrontato temi centrali per l’Irpinia contemporanea: il calo demografico, l’emigrazione giovanile, la fragilità del tessuto produttivo e la necessità di costruire nuove opportunità economiche e sociali. In questo scenario, la presenza della Co.N.A.P.I. Nazionale ha assunto un significato particolare, portando al centro del dibattito il valore delle piccole imprese e dell’artigianato come motori di resilienza e innovazione nelle aree interne. La valorizzazione dei giovani artigiani e imprenditori, insieme a un dialogo costante con le parti sociali, rappresenta una leva strategica per contrastare lo spopolamento e rilanciare l’economia locale.
Montefusco diventa così il luogo simbolico di un confronto che guarda al futuro: un territorio che riflette sulla propria storia per immaginare nuove traiettorie di sviluppo, fondate su coesione, competenze e capacità di trasformare le fragilità in opportunità.

FERRERO SOSPENDE GLI ACQUISTI DI NOCCIOLE TURCHE: CRISI GLOBALE E CROLLO DELLA PRODUZIONE IRPINA


Nocciole in crisi per scarsa produzione. la Ferrero rinuncia alla nocciola turca

Il colosso dolciario Ferrero ha deciso di sospendere temporaneamente gli acquisti di nocciole dalla Turchia, principale fornitore mondiale, a causa di un drastico aumento dei prezzi e di una crisi produttiva che ha colpito il settore.
La decisione arriva dopo una primavera segnata da condizioni climatiche estreme e da un’epidemia di parassiti che ha devastato i raccolti turchi. Una gelata fuori stagione ha compromesso la fioritura degli alberi, mentre la diffusione della cimice asiatica ha ulteriormente aggravato la situazione, riducendo drasticamente la quantità di frutta secca disponibile. Il risultato è stato un crollo della produzione sotto le 500mila tonnellate e un conseguente raddoppio dei prezzi rispetto all’inizio dell’estate.
Ferrero, che consuma circa il 25% della produzione mondiale di nocciole per prodotti come Nutella e Rocher, ha scelto di interrompere gli acquisti dalla Turchia per tutelarsi da ulteriori rincari e speculazioni. L’azienda ha attinto alle proprie scorte e ha avviato trattative per rifornirsi da altri mercati, tra cui Cile, Stati Uniti e Cina.
Ma la crisi non riguarda solo la Turchia. Anche l’Italia, secondo produttore europeo, è alle prese con una stagione drammatica.

In Irpinia, una delle aree più vocate alla corilicoltura, la produzione ha subito un crollo stimato tra il 60% e l’80% rispetto agli anni precedenti. Le cause sono molteplici: inverni troppo miti, piogge violente in primavera, ondate di calore e siccità estiva hanno messo in ginocchio i noccioleti. Il fenomeno della cascola precoce ha colpito duramente, con frutti svuotati, secchi o danneggiati da patologie non ancora identificate.
La produzione attesa nella provincia di Avellino non supererà le 4.000 tonnellate, un dato allarmante che sta generando forti preoccupazioni tra gli agricoltori locali. Le aziende agricole irpine, molte delle quali a conduzione familiare, si trovano ora in grave difficoltà economica. I costi di produzione sono aumentati, mentre i ricavi si sono ridotti drasticamente. Alcuni produttori stanno valutando la possibilità di abbandonare la coltivazione, mentre altri chiedono interventi urgenti da parte delle istituzioni per fronteggiare la crisi.
Questa doppia emergenza, turca e italiana, evidenzia la vulnerabilità delle filiere agroalimentari di fronte ai cambiamenti climatici e alle emergenze fitosanitarie. Ferrero, da parte sua, sembra intenzionata a rafforzare la propria rete internazionale, mantenendo al contempo un occhio vigile sulla situazione turca e italiana, nella speranza di un ritorno alla normalità.

GIOVANI TALENTI COME MOTORE DELL’ECONOMIA: IL CASO ANTONIO SALVATORE


Ogni giorno si mette in evidenza il valore dei giovani come risorsa strategica per la crescita economica e gli esempi concreti come Antonio Salvatore che trasforma creatività e radici culturali in impresa e innovazione.

Il mondo del lavoro, in continua evoluzione e sempre più competitivo, è costantemente alla ricerca di nuove energie e prospettive fresche. In questo scenario dinamico, i giovani talenti rappresentano una risorsa fondamentale e un motore di innovazione insostituibile. Le aziende guardano con crescente interesse a queste nuove generazioni, non solo per le loro competenze digitali native e la familiarità con le nuove tecnologie, ma anche per la loro creatività, la capacità di pensiero critico e l’approccio orientato alla sostenibilità e all’inclusione.
Investire sui giovani talenti non è solo una scelta etica, ma una strategia lungimirante che garantisce vitalità, adattabilità e crescita futura alle organizzazioni. Riconoscere e valorizzare queste nuove leve significa dar voce a chi, con passione e idee innovative, è pronto a scrivere il futuro del settore. Il quotidiano Il Mattino ha saputo riconoscere un talento giovanile e di lui scrive: Antonio Salvatore da Carife a Milano: la moda come resistenza e memoria giovani irpini che si fanno strada. Antonio Salvatore, giovane creativo originario di Carife, ha scelto di raccontare la sua terra attraverso la moda, trasformando il tessuto in narrazione e il design in atto politico. Dopo aver completato gli studi in Fashion Design presso l’Accademia IUAD di Napoli, con specializzazione in Business & Management, ha intrapreso un percorso professionale che lo ha portato a lavorare come assistente sviluppo prodotto pelletteria presso Demiurgo, brand di Solofra noto per la sua produzione artigianale in pelle.

La sua prima collezione, “Fate Presto”, presentata a Base Milano durante Fashion Graduate Italia, è un omaggio al brigantaggio postunitario, reinterpretato come simbolo di resistenza e identità. Antonio ha voluto riscrivere una narrazione storica deformata, restituendo dignità a figure marginalizzate dalla Storia ufficiale. Il brigante, nella sua visione, non è un fuorilegge ma un ribelle consapevole, un difensore di valori e radici. I suoi capi sono il risultato di una ricerca profonda sui materiali e sulle simbologie: denim giapponese cimosato, lana gessata vintage, lino irlandese e pelli provenienti da scarti di maison di lusso come Miu Miu. Ogni tessuto è scelto per evocare povertà e nobiltà, terra e rito, in un equilibrio che parla di autenticità. La sfilata ha coinvolto i migliori studenti delle accademie italiane e internazionali, in un’atmosfera sospesa tra realtà e memoria. Il progetto ha ricevuto il patrocinio del Comune di Milano e il sostegno della Regione Lombardia, con il contributo di partner istituzionali come Confindustria Moda, Lineapelle, Pitti Immagine, CNA Federmoda e Unicredit. Antonio ha dimostrato che la moda può essere strumento di riflessione, mezzo per dare voce a chi è stato silenziato, ponte tra passato e presente. Il suo lavoro è radicato nell’Irpinia, ma guarda al mondo con uno sguardo critico e poetico. In un panorama spesso dominato da tendenze effimere, la sua visione si distingue per profondità e coerenza. Antonio Salvatore è uno dei volti nuovi della moda italiana, capace di coniugare estetica e contenuto, stile e memoria. Il suo percorso è solo all’inizio, ma già promette di lasciare un segno duraturo. Con “Fate Presto” ha acceso un faro sulla sua terra, trasformando il passato in ispirazione e il presente in azione. La sua voce creativa è forte, autentica, necessaria.

L’EXPORT DEI DISTRETTI ITALIANI IN CRESCITA. RECORD PER CAMPANIA E L’IRPINIA.

Nel 2024 l’export agroalimentare italiano ha superato i 28 miliardi di euro, trainato da olio, pasta, dolci e vino. La Campania si distingue con prodotti tipici in forte crescita, soprattutto verso la Svizzera. L’Irpinia spicca nel vitivinicolo, con vini come Fiano e Taurasi molto richiesti negli USA. L’export conferma il successo del Made in Italy e delle eccellenze locali sui mercati internazionali.

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PRODUZIONE CASTAGNE: MONTELLA AREA PROTETTA IGP

Il lavoro presenta l’evoluzione della posizione dell’Italia nel commercio internazionale delle castagne destinate al consumo fresco. L’Italia, insieme alla Cina, è il principale esportatore mondiale di castagne. Tuttavia, le castagne italiane per varietà, proprietà organolettiche e caratteristiche estetiche si differenziano da quelle prodotte in Cina e per questo rappresentano all’estero una sorta di made in Italy. Le esportazioni rappresentano tra il 30% e il 40% della produzione e la bilancia commerciale è sempre in attivo. Tuttavia, i mutati gusti dei consumatori e la concorrenza asiatica minacciano la sua capacità di penetrazione nei mercati esteri e, di conseguenza, la sopravvivenza del settore, che garantisce un’importante fonte di reddito e la tutela ambientale e paesaggistica dei territori. La produzione mondiale di castagne si concentra in due grandi macroaree, l’Asia e l’Europa, che rappresentano rispettivamente l’80% e il 16% della produzione mondiale. Essa è pari a poco più di 1 milione di tonnellate e occupa una superficie di 367.000 ettari. La produzione mondiale di castagne è cresciuta a partire dal 1990, dopo un trentennio in cui è rimasta relativamente stabile. Tale crescita è dovuta esclusivamente alla produzione cinese che tra il 1990 e il 2008 è più che triplicata attestandosi a circa 900 mila tonnellate nel periodo 2004-2008. Il Centro Studi e Ricerca di Co.N.A.P.I .Nazional, ha messo in evidenza che il risultato della Cina è da attribuirsi sia ad una maggiore superficie investita nella coltura sia al miglioramento delle rese. Infatti, la superficie investita è quasi raddoppiata portandosi a circa 130.000 ettari nel 2008, aumentando anche la cosiddetta resa. Nello stesso periodo, la produzione italiana si è attestata tra le 50 e le 70 mila tonnellate a seconda dell’annata. La quota sulla produzione mondiale è passata dall’11% in media degli anni Novanta al 4% in media di oggi a causa dell’aumento della produzione cinese. Le principali regioni esportatrici sono Campania e Piemonte, che rappresentano, rispettivamente, il 65% e il 12% della quantità di castagne e marroni esportata dall’Italia. In particolare, le industrie di trasformazione e commercializzazione della Campania sono tra i più importanti operatori dei mercati internazionali. La filiera castanicola italiana è costituita da pochi operatori che trasformano e commercializzano il prodotto sui mercati nazionali e esteri, da un’ offerta frammentata costituita da aziende di piccole dimensioni e dalla presenza di numerosi intermediari. Tale struttura si riflette sia sul prezzo alla produzione che su quello al consumo.Nel campo delle denominazioni di origine protetta (DOP) e Indicazione geografica protetta (IGP) ci sono 8 varietà frutticole.

Tra le aree protette e a coltivazione di castagne risaltano quelle Irpine, in modo particolare quella di Montella tanto che il 7 marzo 1975 è stata fondata la Società Cooperativa Agricola CASTAGNE DI MONTELLA per volontà di un gruppo numeroso di castanicoltori dell’Areale I.G.P., il cui obiettivo è quello di accorciare la filiera produzione – mercato, avvicinando il più possibile i produttori ai consumatori. La Cooperativa basa i suoi principi sulla solidarietà fra i produttori agricoli che, unendosi, acquistano maggiore forza contrattuale sul mercato. Oltre Montella, fanno parte della filiera Cassano Irpino, Bagnoli Irpino, Laceno tanto da dar vita ad un opificio che si estende su una superficie totale di 7.500 mq. di cui circa 1.000 mq. sono coperti, dove avviene la lavorazione e manipolazione del prodotto, i restanti 6.500 mq. servono per le operazioni di carico/scarico e parte a verde.Ad oggi la Cooperativa conta un considerevole numero di soci che conducono superficie investita a castagneto da frutto per circa 165 Ettari. La produzione viene collocata, prevalentemente sul mercato nazionale, soprattutto con il marchio dell’azienda “Soc. Coop. Agricola Castagne di Montella” per quanto riguarda il prodotto fresco, mentre per il secco, esso viene venduto ad altri intermediari che collocano il prodotto con il loro marchio. I dati economici e produttivi sono consistenti. Il castagno è stato da sempre un mezzo di sussistenza economica per la comunità irpina contribuendo a segnare la tradizione rurale e lo sviluppo sociale di queste zone. Con una produzione media annua di 7-8 mila tonnellate, la “Castagna di Montella” partecipa a circa il 60% dell’intero raccolto di castagne della provincia di Avellino. Il 50% circa del prodotto viene esportato oltreoceano, il 25% viene esitato sui mercati europei e solo il restante 25% è collocato sui mercati nazionali. Pur contando su una superficie complessiva di oltre 4.000 ettari, la superficie iscritta al sistema di certificazione IGP è di 664 ettari circa, per un totale di n. 120 aziende agricole, con una notevole produzione certificata e commercializzata, inoltre sono 4 le ditte confezionatrici certificate. La “Castagna di Montella” è stato il primo ed unico caso in Italia di prodotto ortofrutticolo cui sia stata riconosciuta, da parte del Ministero dell’Agricoltura, la DOC, sostituita nove anni dopo dall’IGP. Il riconoscimento comunitario dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP) “Castagna di Montella” è avvenuto attraverso il Regolamento (CE).