RIPRESA DEL MERCATO FASHION IN ITALIA: TRA QUALITÀ, PROMOZIONI E MADE IN ITALY


Dopo anni di difficoltà, il settore moda italiano mostra segnali di rilancio. Il biennio 2026–2027 si prospetta decisivo per una nuova fase di crescita.

Dopo un lungo periodo di contrazione, il settore della moda in Italia si prepara a vivere una nuova fase di crescita. Secondo le previsioni, il biennio 2026–2027 segnerà una ripresa significativa dei consumi, trainata da una rinnovata attenzione alla qualità dei prodotti, alle strategie promozionali e alla valorizzazione del Made in Italy. Il comparto fashion, duramente colpito dalla crisi economica e dai cambiamenti nelle abitudini di acquisto, sta ridefinendo le proprie priorità per riconquistare il pubblico nazionale e internazionale.
Le aziende italiane stanno investendo in innovazione, sostenibilità e comunicazione, puntando su collezioni che uniscono tradizione artigianale e design contemporaneo. Il consumatore post-pandemia è più consapevole, selettivo e attento al valore reale di ciò che acquista. Per questo, le promozioni mirate e la trasparenza nella filiera produttiva diventano strumenti fondamentali per fidelizzare il cliente e stimolare la domanda.

Il Made in Italy, da sempre sinonimo di eccellenza, torna al centro delle strategie di rilancio. Tessuti pregiati, lavorazioni curate e stile riconoscibile sono gli elementi su cui si costruisce la nuova narrazione del fashion italiano. Anche il digitale gioca un ruolo cruciale: e-commerce, social media e piattaforme immersive permettono di raggiungere nuovi mercati e di raccontare il prodotto in modo coinvolgente.
La ripresa non sarà uniforme, ma i segnali sono incoraggianti. Le fiere di settore, come Pitti Uomo e Milano Fashion Week, registrano un aumento di partecipazione e interesse. I piccoli brand emergenti trovano spazio accanto ai grandi nomi, contribuendo a rendere il panorama più dinamico e inclusivo. Il biennio 2026–27 potrebbe dunque rappresentare un punto di svolta, in cui la moda italiana riscopre la propria forza identitaria e la trasforma in motore di crescita economica e culturale.

VITICOLTURA SOSTENIBILE ED ENOTURISMO: IL FUTURO DEL MADE IN ITALY.


Il Merano Wine Festival ha offerto al Centro Studi della Co.N.A.P.I. Nazionale un’occasione preziosa per confrontarsi con le imprese del settore vitivinicolo. In questo contesto, il Direttore Dott. Zizza riflette sull’evoluzione dell’enoturismo, sull’importanza dell’economia circolare e sui risultati del recente Rapporto dedicato alla sostenibilità.

Dott. Zizza, dopo la partecipazione della Co.N.A.P.I. Nazionale al Merano Wine Festival, quali impressioni porta con sé come Direttore del Centro Studi? Il Merano Wine Festival, giunto alla sua XXXIV edizione, è uno dei contesti più significativi per osservare da vicino l’evoluzione del comparto vitivinicolo italiano e internazionale. Non è soltanto una rassegna dedicata al vino, ma uno spazio imprenditoriale e culturale, un laboratorio di idee e un punto d’incontro tra imprese, ricercatori, operatori del settore e territori. Come Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I.) e come Centro Studi e Ricerche abbiamo colto questa opportunità per dialogare con numerose aziende, raccogliere esperienze e confrontarci sui cambiamenti in atto. Considero il Festival di Merano un momento di confronto prezioso e di studio sul campo: un’occasione per osservare direttamente la realtà produttiva e verificare, attraverso il contatto umano, i risultati emersi dalla nostra indagine nazionale con l’obbiettivo di leggere i tempi e accompagnare le imprese.
Il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha recentemente pubblicato il Rapporto sulla “Viticoltura sostenibile ed enoturismo”. Qual è l’obiettivo di questo lavoro? Il Rapporto nasce con l’intento di offrire una fotografia aggiornata e scientificamente fondata del settore vitivinicolo, analizzando i temi della sostenibilità, dell’innovazione, dell’enoturismo e della formazione professionale. Come abbiamo detto altre volte, è il risultato di un’indagine nazionale condotta su un campione rappresentativo di micro e piccole imprese provenienti da tutte le regioni italiane.

L’obiettivo è duplice: da un lato evidenziare le criticità strutturali del comparto; dall’altro valorizzare le potenzialità di crescita legate a un modello d’impresa sostenibile e circolare, capace di unire competitività, cultura e dimensione sociale del lavoro. Per leggere il Rapporto, vi invito a consultare il nostro sito ufficiale: http://www.conapinazionale.it . Durante il Festival avete incontrato aziende che avevano partecipato alla vostra indagine dello scorso anno? Che riscontro avete ricevuto? Si, è stato stimolante anche perché l’incontro e il riscontro con le aziende è stato molto positivo. Molte imprese presenti al Merano Wine Festival avevano già aderito al nostro questionario e si sono riconosciute nei risultati emersi. Diversi imprenditori, infatti, ci hanno raccontato come, in un solo anno, l’enoturismo sia diventato una componente essenziale delle loro strategie aziendali. Se nel 2024 poco più della metà delle aziende dichiarava di offrire servizi di accoglienza, oggi oltre il 90% pratica forme strutturate di enoturismo. È un segnale chiaro di evoluzione culturale, maturità imprenditoriale e capacità di interpretare i nuovi orientamenti del mercato.
L’enoturismo è quindi una leva strategica per la competitività del settore? Senza dubbio. Come abbiamo rilevato nel Rapporto, l’Enoturismo rappresenta una delle espressioni più efficaci di economia circolare, perché genera valore non solo economico, ma anche sociale e culturale. Consente alle imprese di raccontare la propria storia, valorizzare i territori e proporre esperienze autentiche che coinvolgono comunità, visitatori e produttori. In questa prospettiva, il vino diventa linguaggio identitario e strumento di connessione tra persone, luoghi e culture. È inoltre un elemento decisivo per la vitalità delle aree rurali del Paese, spesso motori silenziosi di sviluppo locale che talvolta rischiano di spopolarsi.

Nel Rapporto il tema dell’economia circolare è centrale. In che modo si declina nel comparto vitivinicolo? L’economia circolare è la chiave per coniugare sostenibilità, innovazione e competitività. Significa ridurre gli sprechi, valorizzare le risorse locali, promuovere l’uso di energie rinnovabili e rafforzare le sinergie tra imprese agricole, artigiane, turistiche e culturali, in collaborazione con le autonomie locali, queste ultime ritenute fondamentali in un sistema di sviluppo circolare. Così, l’azienda vitivinicola non è più soltanto produttrice di vino, ma diventa parte di un sistema territoriale integrato, capace di generare benessere diffuso e coesione sociale. È questo il modello d’impresa che, come Centro Studi, consideriamo strategico per il futuro del Made in Italy.
Quale messaggio desidera lasciare ai lettori e agli operatori del settore? La forza della viticoltura italiana risiede nella capacità di innovare restando fedele alle proprie radici. Il Merano Wine Festival ci ricorda che il futuro del vino nasce dal dialogo tra tradizione, ricerca, innovazione e impresa. Come Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale continueremo a sostenere le aziende in questo percorso, promuovendo una visione d’impresa umana, sostenibile e circolare, in cui la crescita economica proceda di pari passo con la valorizzazione delle persone e dei territori.

SETTANT’ANNI DI STILE ITALIANO: UN VIAGGIO NELLA MODA CHE HA RESO GRANDE IL NOSTRO PAESE


Moda italiana: arte, identità, innovazione.

Nel 1954, settant’anni fa, nasceva il Centro di Firenze per la Moda Italiana. Un’istituzione che, sotto la guida visionaria di Giovanni Battista Giorgini, diede vita alle prime sfilate a Palazzo Pitti, consacrando Firenze come culla del Made in Italy. Da quel momento, lo “stile italiano” non fu più soltanto un’espressione estetica: divenne un marchio di qualità, eleganza e identità culturale, riconosciuto e celebrato in tutto il mondo. Ma la storia della moda italiana non comincia negli anni Cinquanta. Affonda le sue radici nel Rinascimento, epoca di rinnovamento artistico e sociale, in cui tessuti, colori e forme iniziarono a riflettere il gusto e la raffinatezza di una nuova società. Da allora, lo stile italiano ha attraversato secoli di trasformazioni, contaminazioni e rivoluzioni, fino ad arrivare all’era contemporanea, dominata dal fast fashion, dalla sostenibilità e dagli influencer digitali.

A raccontare questa lunga e affascinante parabola è il libro Storia della moda italiana. Tessuti, riti e miti dal Rinascimento a Valentino, firmato da Michelangelo Iossa. Un’opera che non si limita a ripercorrere le tappe storiche, ma le intreccia con le storie di artigiani, stilisti, tessuti scomparsi e innovazioni all’avanguardia. Un viaggio appassionato tra passato e futuro, tra grandi firme e icone emergenti, alla ricerca della maestria che ha reso grande il nostro Paese. Con uno sguardo attento alle sfide del presente – dalla digitalizzazione alla sostenibilità – Iossa ci guida alla scoperta di un patrimonio culturale e produttivo che continua a evolversi, senza mai perdere la propria anima. Un tributo alla creatività italiana, alla sua capacità di reinventarsi e di emozionare, cucito con la precisione di chi conosce il valore di ogni filo, di ogni gesto, di ogni visione.

MATERA 2026: FABBRICA-GIARDINO PER LE IMPRESE CULTURALI DEL MADE IN ITALY

“Matera 2026” è un progetto per creare una fabbrica-giardino dedicata alle imprese culturali e creative del Made in Italy. Sorgerà a La Martella, unendo innovazione, sostenibilità e identità locale. Sostenuto dalla Regione Basilicata e parte della ZES Unica per il Sud, offrirà spazi multifunzionali per promuovere l’economia creativa. L’obiettivo è rafforzare il ruolo di Matera come hub culturale tra Europa, Africa e Medio Oriente.

Continua a leggere

CELEBRANDO L’ECCELLENZA ITALIANA PROMOSSA DAL MIT “LA GIORNATA NAZIONALE DEL MADE IN ITALY”.

La Giornata Nazionale del Made in Italy, che si celebra il 15 aprile, è un’importante ricorrenza per celebrare l’eccellenza delle imprese italiane. Il Made in Italy rappresenta un simbolo di qualità, innovazione e tradizione, riconosciuto in tutto il mondo. Quest’anno, attraverso eventi in tutta Italia, come mostre, visite guidate e convegni, si promuoveranno settori come moda, gastronomia, design e ingegneria avanzata. La giornata, che coincide con la nascita di Leonardo da Vinci, sottolinea l’importanza di valorizzare e preservare le nostre tradizioni per affrontare le sfide globali e sostenere l’eccellenza italiana.

Continua a leggere

ITALIA PRIMA NELLA VENDITA DI PROFUMI DI ALTA QUALITÀ. L’ ACQUA DI COLONIA RAPPRESENTA BENE IL MADE IN ITALY

Il settore della profumeria in Italia rappresenta un ambito di mercato significativo, sia dal punto di vista economico che culturale. L’Italia è uno dei principali produttori e consumatori di profumi di alta qualità, con una forte tradizione artigianale e una reputazione internazionale che fa leva sul “Made in Italy” nel settore della cosmetica e dei profumi. La nostra Italia, con città come Milano e Firenze, è stata una delle prime nazioni a sviluppare marchi di profumeria che sono diventati noti a livello mondiale. Acqua di Colonia. Uno degli antichi profumi italiani più celebri, fu creato nel 1709 dal profumiere Giovanni Maria Farina a Colonia (in Germania) , ma il nome “Acqua di Colonia” è legato al prodotto che ebbe grande successo anche in Italia.
Nel 2023 il mercato della profumeria in Italia ha visto una crescita sostenibile, con un volume di vendita che si aggira intorno ai 2,5-3 miliardi di euro. Quello della profumeria è un settore che include fragranze di lusso ma anche prodotto di fascia medio-alta , oltre che quella di massa.

Il settore è in continua evoluzione e negli ultimi anni l’industria della profumeria ha registrato una crescente domanda di fragranze uniche, di nicchia e personalizzate. La maggior attenzione alla sostenibilità e agli ingredienti naturali sta influenzando la produzione e la vendita dei profumi. Inoltre come in molti altri settori, l’e-commerce ha avuto un ruolo crescente, soprattutto durante e dopo la pandemia, con un aumento delle vendite online di fragranze, spesso accompagnato da un’offerta di campioni o prodotti esclusivi.
L’Italia ospita alcuni dei marchi di profumeria più noti a livello mondiale , come Giorgio Armani, Dolce&Gabbana o Prada, marchi che oltre a rappresentare l’eccellenza della moda, godono di grande successo a livello internazionale. Soffermandoci sul marchio di Giorgio Armani, è difficile ottenere una cifra esatta e aggiornata sui guadagni specifici provenienti esclusivamente dalla fragranze, perchè l’azienda non fornisce dati dettagliati e separati riguardo le sue linee di prodotto.

Tuttavia secondo alcune stime di mercato e rapporti annuali dell’industria della profumeria, si stima che la divisione beauty e profumeria di Giorgio Armani rappresenti circa il 10-15% delle vendite complessive del marchio. Nel caso del gruppo Armani, che solo nel 2023 ha registrato alte vendite globali, le vendite nel settore della profumeria potrebbero aggirarsi intorno ai 250-375 milioni di euro annuali.
Secondo quanto riportato da ANSA , Il mercato delle fragranze sta registrando un’impennata straordinaria, con una crescita del 13% nel 2023 e a livello globale un valore di 50 miliardi di euro. Il mercato della profumeria in Italia dovrebbe continuare a crescere, con un focus sulle fragranze personalizzate, l’uso di ingredienti naturali e l’e-commerce. Inoltre, l’espansione del concetto di “fragranze unisex” e il sempre maggiore interesse verso prodotti eco-friendly sono tendenze che plasmeranno il settore nei prossimi anni.
In sintesi, la profumeria in Italia non solo è un mercato con radici profonde, ma sta anche evolvendo in risposta alle nuove esigenze di consumo, con una forte enfasi su sostenibilità, innovazione e qualità.

IMPRENDITORIA FEMMINILE 15 MILA EURO I FONDI PREVISTI E MESSI A DISPOSIZIONE DAL GOVERNO A SOSTEGNO DELL’IMPRENDITORIA FEMMINILE

Dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy nuovi fondi per sostenere l’imprenditoria al femminile in Italia. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha annunciato la disponibilità di 15 milioni di euro per la misura “Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero”. Rifinanziata dalla Legge Made in Italy . Questa iniziativa mira a favorire l’imprenditorialità femminile e giovanile su tutto il territorio nazionale, offrendo un importante supporto a chi desidera avviare o rafforzare un’impresa. Le domande possono essere presentate tramite il portale di Invitalia per accedere a contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati a tasso zero, coprendo fino al 90% delle spese ammissibili. I fondi disponibili riguardano rifinanziamento della misura “ON – Nuove Imprese a Tasso Zero”, destinando 15 milioni di euro appunto al sostegno delle imprese femminili. La disponibilità di questa quota è stata confermata dal Mimit nella nota pubblicata lo scorso 22 novembre.

Questo incentivo, istituito dal decreto Mise del 4 dicembre 2020, è stato più volte rifinanziato negli anni, inclusi i 100 milioni aggiuntivi stanziati nel 2021 grazie ai fondi del Pnrr. L’obiettivo è favorire la creazione di nuove imprese composte da donne e giovani. In particolare, il Mimit specifica che i contributi sono riservati a micro e piccole imprese costituite da non più di 60 mesi, in cui oltre il 50% dei soci e delle quote di partecipazione appartengano a donne tra i 18 e i 35 anni, o a persone fisiche intenzionate a costituire una nuova impresa. Le attività imprenditoriali devono rientrare in uno dei seguenti ambiti: Produzione di beni nei settori industria, artigianato e trasformazione di prodotti agricoli, fornitura di servizi alle imprese e alle persone, incluse innovazioni sociali, commercio di beni e servizi,turismo, con progetti volti alla valorizzazione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico, o al miglioramento dei servizi di ricettività e accoglienza. Le agevolazioni previste includono: finanziamenti agevolati a tasso zero con una durata massima di 10 anni, contributi a fondo perduto fino al 90% delle spese ammissibili, con un limite massimo di 1.500.000 euro per imprese costituite da non più di 36 mesi e 3.000.000 euro per imprese costituite da 36 a 60 mesi.

Come già sottolineato, la gestione della misura è affidata a Invitalia, che si occupa di ricevere le domande e fornire chiarimenti agli interessati. I piani di impresa devono essere avviati dopo la presentazione della domanda e completati entro 24 mesi dalla stipula del contratto di finanziamento. Gli imprenditori possono inoltrare la propria candidatura o richiedere informazioni tramite i canali ufficiali dell’agenzia. Non ci sono graduatorie né scadenze. Le domande sono esaminate in base all’ordine di arrivo. L’iter di valutazione si articola in due fasi principali: colloquio di approfondimento per valutare le competenze tecniche, organizzative e gestionali del team imprenditoriale e la coerenza interna del progetto rispetto agli obiettivi e alle potenzialità di mercato. In caso di esito positivo, il proponente dovrà integrare la domanda sulla piattaforma online con un approfondito piano economico-finanziario del progetto. Secondo colloquio per esaminare la sostenibilità economico-finanziaria del progetto in base alle spese proposte e alle agevolazioni richieste. Al termine della valutazione, Invitalia concede i finanziamenti e monitora l’implementazione e il completamento dei progetti approvati.