Regina Branca, 20 anni, porta il mito siciliano nella moda con capi artigianali ispirati ad Aretusa.
A soli vent’anni, Regina Branca si sta facendo notare come una delle voci più fresche e promettenti del panorama creativo italiano. Siciliana, studia all’Istituto Marangoni di Firenze, una delle scuole di moda più prestigiose, ed è già stata scelta tra gli otto migliori studenti della scuola, ottenendo la possibilità di presentare la propria collezione in sfilata. Inoltre, ha partecipato a Feel the Yarn, esperienza che le ha permesso di confrontarsi con studenti provenienti da tutto il mondo e di scoprire nella maglieria la sua strada.
La sua collezione non nasce solo da un percorso accademico, ma da un desiderio più profondo: onorare le proprie radici. Regina racconta che inizialmente la sua “sicilianità” si manifestava solo come un’abbondanza decorativa, quasi inconscia. Poi ha sentito l’esigenza di andare oltre gli stereotipi – come il classico carretto siciliano – per raccontare la storia e le influenze culturali della sua terra e dei suoi antenati. L’ispirazione principale arriva dalla leggenda di Aretusa e dal luogo che la custodisce, l’isola di Ortigia: “Crescendo a Messina, Ortigia è sempre stato un luogo speciale per me: la fonte mi incantava ogni volta”, racconta.

Affascinata dalla poesia del mito e dalla necessità greca di spiegare la natura attraverso le storie, Regina ha interpretato il tema della metamorfosi: dalla nuvola in cui Aretusa si nasconde fino alla fonte in cui si scioglie dalla paura. Da qui ha sviluppato texture e lavorazioni innovative: nella prima parte della collezione ha ricreato le nuvole con filati tinti a mano con tecnica tie-dye e lavorati all’uncinetto come punto pelliccia, mentre nella seconda ha sperimentato per evocare la vegetazione della fonte – alghe e papiri – con tecniche artigianali raffinate.
Il cuore del progetto è l’uncinetto, strumento che unisce tradizione e innovazione. La sfida più grande, racconta Regina, è stata quella di non cadere nei cliché e di spingersi oltre i limiti tecnici: “Ho dovuto persino sfidare le leggi della fisica, come nell’outfit numero 4, dove ho cercato di creare una struttura di crinolina interamente all’uncinetto con il mohair, una fibra molto morbida che difficilmente mantiene la forma”. Per lei la moda non è solo estetica, ma anche sostenibilità: un concetto ampio che abbraccia l’ambiente, la cultura e il sociale.

Lavorare a maglia e all’uncinetto significa limitare gli sprechi, facilitare il riciclo e soprattutto tramandare saperi secolari che rischiano di scomparire. Regina ha scelto materiali deadstock forniti dalle aziende e ha persino raccolto vetri sulle spiagge di Messina, trasformandoli in decorazioni: “Ho voluto dare nuova vita a un rifiuto, trasformandolo in ornamento, come in una metamorfosi”. I suoi modelli di riferimento spaziano da Alexander McQueen, per la capacità di trasformare la moda in magia e spettacolo, alla propria nonna, “la donna più elegante che io abbia mai conosciuto”, che a 85 anni continua a sperimentare con gusto e che l’ha aiutata nella realizzazione della collezione. Regina non limita la sua creatività alla moda: da bambina scriveva sceneggiature e girava cortometraggi, e confessa che se non avesse scelto questo percorso probabilmente si sarebbe dedicata al cinema o al product design, attratta dall’idea di applicare la sua sensibilità per texture e tessuti anche all’arredamento.

La sua collezione, interamente lavorata a mano, non è solo un insieme di abiti: è un racconto visivo di identità. Un omaggio alla Sicilia che intreccia mito e tradizione con l’innovazione di una generazione pronta a ridefinire i confini della moda. Regina Branca è la prova che il futuro può nascere dalla memoria, e che l’artigianato, se guardato con occhi nuovi, può diventare linguaggio universale.
Con la sua visione poetica e sperimentale, Regina Branca dimostra che la moda può farsi racconto di identità e metamorfosi. Dalla Sicilia al palcoscenico internazionale, la sua voce creativa è già quella di una protagonista del futuro.

