Lo scrittore bolognese un’eredità di ironia e umanità.
Si è spento il 9 settembre 2025, a Bologna, lo scrittore Stefano Benni, all’età di 78 anni. La sua morte, annunciata dalla famiglia e confermata dall’editore Feltrinelli, priva la letteratura italiana di una delle voci più originali e amate. Autore, poeta, giornalista, drammaturgo e regista, Benni ha attraversato oltre cinquant’anni di cultura con un linguaggio inconfondibile, fatto di invenzioni, ironia e satira.Il soprannome di “Lupo”, che lo accompagnava fin dall’infanzia e che lui stesso aveva raccontato in un documentario autobiografico, non era casuale. Come un lupo, Benni ha vissuto con una libertà selvatica, ai margini delle mode e delle convenzioni, fedele alla sua natura indipendente. Ma non era un lupo solitario: con i suoi libri e i suoi reading ha creato comunità, generazioni di lettori che hanno trovato nelle sue storie non solo divertimento, ma anche una lente critica sul mondo. E proprio l’ironia è stata la sua arma più potente, uno strumento di resistenza culturale. “Ridete, perché ridere è sovversivo”, amava dire, convinto che la comicità fosse capace di smascherare i potenti e difendere i fragili. Dal folgorante esordio di Bar Sport (1976), che raccontava l’Italia attraverso il microcosmo di un bar di provincia, fino a romanzi diventati cult come La compagnia dei Celestini, Margherita Dolcevita o Terra!

Benni ha costruito un immaginario fatto di personaggi strampalati e profondamente umani, neologismi memorabili e una lingua che sapeva fondere alto e basso, dialetto e poesia. Parallelamente, ha firmato articoli per L’Espresso, Il Manifesto e Repubblica, ha collaborato con Dario Fo e Paolo Rossi, ha diretto il film Musica per vecchi animali e promosso in Italia la voce di Daniel Pennac, amico e sodale di lunga data. La sua scrittura non ha mai smesso di sorprendere: Dancing Paradiso, Giura e il documentario Le avventure del Lupo sono solo gli ultimi tasselli di una carriera poliedrica. In ogni pagina si percepiva il suo sguardo: ironico e visionario, ma mai distante, sempre animato da una profonda umanità. Non a caso una delle sue frasi più citate è: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni.”
Con la sua scomparsa, la letteratura italiana perde il “lupo dell’ironia”, un autore che ha fatto della fantasia un atto politico e della risata un gesto di libertà. Ma le sue storie restano vive: ribelli, luminose, capaci di regalare ancora oggi, a chi le legge, quel sorriso che lui avrebbe definito il più autentico degli omaggi.

