Tra visione, coraggio e responsabilità, l’imprenditore contemporaneo non crea soltanto impresa: genera opportunità, fiducia e sviluppo, trasformando il cambiamento in una leva di crescita per il territorio e la comunità.
L’imprenditore come generatore di possibilità rappresenta oggi una delle figure più decisive per la vitalità economica e sociale dei territori, perché non si limita a gestire un’azienda ma interpreta un ruolo più ampio, capace di creare condizioni, aprire spazi e trasformare intuizioni in realtà condivise. In un contesto caratterizzato da incertezza, transizioni rapide e mutamenti strutturali, l’imprenditore diventa il soggetto che più di ogni altro riesce a leggere il cambiamento non come una minaccia ma come un terreno fertile su cui costruire nuove traiettorie di sviluppo. La sua forza non risiede soltanto nella capacità di investire o di innovare, ma nella visione che lo guida: immaginare ciò che ancora non esiste e lavorare affinché diventi possibile. È un atto di responsabilità verso la propria comunità, perché ogni impresa che nasce o si rinnova genera lavoro, competenze, reti di collaborazione e fiducia nel futuro. L’imprenditore contemporaneo è anche un mediatore tra tradizione e innovazione, tra identità locale e apertura globale. Sa valorizzare le risorse del territorio, trasformando ciò che è radicato nella storia in un vantaggio competitivo, e allo stesso tempo sa introdurre nuove tecnologie, nuovi modelli organizzativi, nuove forme di sostenibilità che rendono l’impresa più solida e più capace di affrontare le sfide del mercato.
In molte aree interne, come l’Irpinia, questa figura assume un valore ancora più profondo: è spesso il primo motore di sviluppo reale, colui che rompe l’immobilismo, che crea opportunità dove sembrava impossibile trovarle, che dimostra con i fatti che il futuro non è un destino ma una costruzione quotidiana. L’imprenditore è anche un generatore di fiducia, perché investire significa credere, e credere significa dare un segnale forte alla comunità: esiste un domani su cui vale la pena scommettere. Ogni scelta imprenditoriale, anche la più piccola, produce un effetto moltiplicatore che si riflette sulla qualità della vita, sulla coesione sociale, sulla capacità di un territorio di trattenere talenti e attrarne di nuovi. In questo senso l’imprenditore non è soltanto un attore economico, ma un protagonista civico, un costruttore di possibilità che contribuisce a definire l’identità e la direzione di una comunità. La sua azione non si esaurisce nei bilanci, ma si misura nella capacità di generare valore diffuso, di creare opportunità per chi lavora, di alimentare un ecosistema che cresce non per inerzia ma per visione. In un tempo che chiede coraggio, competenza e responsabilità, l’imprenditore rappresenta una delle risposte più concrete e più credibili alla domanda di futuro.
La Pasqua e Pasquetta hanno mostrato evidenti rincari diffusi spingendo molte famiglie verso il fai‑da‑te.
La Pasqua appena archiviata ha restituito un quadro economico complesso, segnato dall’incontro tra il bisogno di socialità e una pressione inflattiva divenuta strutturale. Le analisi dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori (O.N.F.) hanno registrato un incremento medio del 6,2% nel paniere dei prodotti tipici. E’ l’esito di un quadriennio segnato da instabilità globale: i conflitti ai confini dell’Europa e in Medio Oriente continuano ad incidere sui costi energetici e sulle rotte commerciali, trasformando la spesa festiva in un esercizio di gestione attenta delle risorse. Il simbolo di questa pressione e’ il cioccolato: rincari del 7,4% per le uova e del 10% per gli ovetti, spinti dalla crisi internazionale del cacao e dai ricarichi della distribuzione. Di fronte a questa “nuova normalità”, le famiglie hanno risposto con pragmatismo, consolidando l’economia del fai‑da‑te: dolci e pizze pasquali preparati in casa hanno consentito risparmi fino al 76% rispetto ai prodotti industriali, mentre la scelta delle materie prime locali e del chilometro zero ha ridotto i costi logistici di circa il 30%. La Pasqua si è confermata una festività a bassa mobilità: solo una famiglia su quattro ha scelto il ristorante, privilegiando l’intimità domestica. Chi è uscito ha cercato autenticità, cucina genuina, spazi verdi, filiera corta. Irpinia e colline toscane sono emerse tra le mete più richieste, grazie a un’offerta che ha unito qualità e sostenibilità.
Il meteo si è rivelato un fattore determinante: al Nord l’instabilità ha spinto i consumi verso la Grande Distribuzione e le città d’arte, mentre al Centro‑Sud il clima mite ha generato un effetto overbooking, sostenendo i bilanci stagionali con flussi turistici superiori alle attese. Con oltre un milione e mezzo di presenze, l’agriturismo si è confermato protagonista della Pasquetta. Produzione propria, menù a prezzo fisso tra 45 e 65 euro, filiera corta: un modello capace di neutralizzare i rincari che hanno penalizzato la ristorazione urbana. Il Lunedì dell’Angelo ha segnato un vero “decoupling” economico: circa 4,1 milioni di famiglie hanno scelto borghi e aree rurali, generando liquidità immediata per le micro‑imprese del territorio. Il riutilizzo creativo degli avanzi pasquali, in forte crescita, ha sostenuto un turismo di prossimità virtuoso. La Pasqua ha restituito così l’immagine di un’Italia che ha imparato a convivere con l’incertezza attraverso pianificazione, sobrietà e valorizzazione del territorio. Se la domenica ha rappresentato il giorno della prudenza, la Pasquetta ha mostrato la forza di un’economia radicata nella terra, nella cucina rurale e nella vitalità dei centri minori. Una resilienza che non è semplice adattamento, ma capacità di riscoprire il valore autentico del tempo, delle relazioni e delle radici.
Intervista al dott. Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche Co.N.A.P.I. Nazionale
La viticoltura italiana è oggi un laboratorio diffuso di sostenibilità, innovazione e legame con il territorio. Questa ricerca del Centro Studi Co.N.A.P.I. Nazionale raccoglie la voce delle piccole imprese del vino, raccontando un modello che unisce impresa, cultura e comunità. Un contributo per immaginare il futuro del settore come motore di benessere, identità e sviluppo locale.
Dottor Zizza, il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha recentemente pubblicato un rapporto sulla “Viticoltura sostenibile ed enoturismo”. Da dove nasce questa ricerca? Questa ricerca, che potete leggere dal nostro sito ufficiale http://www.conapinazionale.it/ , nasce dal desiderio di restituire una fotografia reale e contemporanea del comparto vitivinicolo italiano, partendo dal basso, cioè dalle micro e piccole imprese che costituiscono l’ossatura produttiva del Paese. Abbiamo voluto ascoltare i vignaioli, le aziende agricole e le realtà familiari che ogni giorno coniugano tradizione, innovazione e tutela del territorio. Il questionario, condotto tra novembre 2024 e maggio 2025, ha coinvolto imprese di tutte le regioni italiane, permettendoci di comprendere i nuovi bisogni, le difficoltà e soprattutto la capacità di resilienza del settore.
Quali sono i principali risultati emersi dall’indagine? La ricerca conferma che la viticoltura italiana è oggi una sorta di laboratorio di sostenibilità diffusa. Oltre il 90% delle aziende intervistate adotta pratiche agricole a basso impatto ambientale e circa due terzi utilizza energie rinnovabili. È significativo anche l’interesse verso l’innovazione: molte imprese stanno introducendo tecniche di agricoltura di precisione, automazione e perfino strumenti di intelligenza artificiale per monitorare i vigneti, pianificare la produzione o gestire il marketing digitale. Si tratta di un cambiamento culturale, prima ancora che tecnologico, che dimostra come la sostenibilità sia ormai percepita come una responsabilità collettiva e un valore strategico per la competitività.
Nel rapporto si parla molto di enoturismo. Quanto è importante oggi per le aziende vitivinicole? L’enoturismo non è più un’attività accessoria, ma una leva strategica di sviluppo locale. Il 95% delle aziende riconosce il legame che definirei “indissolubile” tra vigneti, vino, territorio e cultura. Oggi i visitatori non cercano solo una buona bottiglia di vino o una degustazione, ma un’esperienza: partecipano alla vendemmia, assistono alla potatura, osservano la macinatura, ascoltano la storia dell’azienda e scoprono mestieri antichi. Attraverso queste attività si avvicinano alla vita rurale, conoscono le aziende limitrofe, il patrimonio naturalistico e spesso scelgono di soggiornare più giorni, parlando poi di quella esperienza come di un ritorno al benessere interiore. L’enoturismo è dunque un’occasione per le persone di riscoprire la dimensione umana del lavoro e per le imprese di generare valore sociale. Sono convinto che sia un modello virtuoso di viticoltura circolare, dove la cultura del vino diventa cultura ed economia della comunità.
Il suo rapporto sottolinea anche la dimensione “sociale” dell’impresa agricola. In che senso? Noi crediamo che il lavoro, a cominciare proprio da quello agricolo, sia uno strumento di “creazione” e al tempo stesso di elevazione della dignità umana. Nelle aziende che abbiamo analizzato, il ruolo dei giovani, delle donne e dei lavoratori stranieri è di fondamentale importanza. Le nuove generazioni stanno portando idee e visioni innovative, spesso dopo esperienze all’estero. Le donne, soprattutto nel Sud, guidano sempre più attività legate all’enoturismo, alla comunicazione e all’accoglienza. È un segno di evoluzione culturale e di integrazione sociale che rende il comparto più aperto, dinamico e generativo.
Formazione e innovazione sono parole ricorrenti nel documento. Cosa serve al settore per crescere ancora? La formazione, come diciamo sempre come Co.N.A.P.I. Nazionale, è la chiave della trasformazione e – aggiungerei – del progresso. Oggi serve investire nella formazione continua. Non basta introdurre nuove tecnologie: bisogna formare persone capaci di usarle con competenza. Quasi la metà delle aziende del nostro campione dichiara di voler rafforzare la formazione dei propri dipendenti, ma manca ancora un piano strutturale. Noi come Co.N.A.P.I. Nazionale intendiamo promuovere un modello di formazione integrata che metta insieme competenze digitali, sostenibilità, marketing territoriale e gestione dell’ospitalità, avendo chiaro che la conoscenza è la vera infrastruttura della competitività.
L’enoturismo può essere anche una forma di welfare? Assolutamente sì. È un modo nuovo di intendere il welfare: non solo economico, ma relazionale, rigenerativo, a contatto con la natura. Immaginiamo una riunione aziendale con vista vigneto, una degustazione, un percorso enogastronomico offerto ai propri dipendenti o un periodo di smart working in un’azienda vitivinicola, immersi nella terra e nella tradizione. Sono esperienze che migliorano il benessere delle persone e rafforzano i legami professionali. Non escluderei che, in territori particolarmente vocati — come le aree del DOCG di Taurasi o di altre eccellenze italiane — più aziende, insieme alle istituzioni locali e alle associazioni di categoria, possano immaginare spazi di coworking temporanei, con servizi di ristorazione a km 0 offerti dalle cantine stesse, percorsi di conoscenza nelle aziende e iniziative di turismo esperienziale. Si tratterebbe di un modello innovativo di welfare territoriale, capace di unire lavoro, benessere e promozione culturale.
Che futuro immagina per la viticoltura italiana nei prossimi anni? Se sapremo unire sostenibilità, innovazione e identità territoriale, l’enoturismo italiano potrà diventare un modello virtuoso su scala internazionale. L’enoturismo è già oggi un motore di economia circolare. Ripeto, con un esempio, quando una persona soggiorna in un’azienda vinicola, partecipa alle attività, visita i borghi, acquista prodotti locali e ne parla agli amici, genera valore per l’intera comunità. È un circolo virtuoso che unisce impresa, cultura e società. Il futuro della viticoltura, a mio avviso, passa da qui: dalla capacità di creare sviluppo economico partendo dal rispetto della terra e delle persone che la abitano.
In una frase, quale messaggio vuole lasciare questo rapporto? Che la sostenibilità non è solo una pratica ambientale, ma una visione umana e comunitaria del lavoro. La viticoltura italiana può e deve essere un esempio di impresa con un grande valore sociale: radicata nella tradizione, ma capace di innovare, garantire posti di lavoro, di accogliere e di promuovere benessere sociale per i lavoratori e per chiunque vi soggiorni.
La formazione è uno strumento cruciale. Soprattutto se incontra le esigenze specifiche del territorio
L’abbiamo detto a più riprese: in un momento storico caratterizzato da trasformazioni rapide e continue, parlare di formazione significa parlare di futuro. Ma quale futuro e, soprattutto, per chi?
La risposta a questa importante domanda non può di certo prescindere dal contesto: ogni realtà, ogni azienda, ogni territorio ha una sua identità economica, sociale e culturale, e proprio da questa identità dovrebbe partire ogni progetto formativo rivolto ai lavoratori. Una riflessione del genere è sorta all’indomani di un recente incontro “Operatività Subito: Modello Servizi e Affiliazione” con cui Co.N.A.P.I. Puglia ha ufficialmente avviato il proprio modello operativo regionale e in cui si è ampiamente parlato anche di formazione professionale.
Anche in relazione alla struttura territorialmente ramificata della Co.N.A.P.I., è necessario pensare alla formazione non come a un processo standardizzato. Oggi, sinfatti, sempre più enti pubblici, aziende e istituzioni educative riconoscono che la formazione efficace nasce dall’ascolto del territorio: dalle sue imprese, dalle sue vocazioni produttive, dalle sue fragilità e potenzialità. È presto detto che un distretto industriale ha esigenze diverse rispetto a una zona rurale in transizione ecologica, così come ha bisogni diversi da un’area urbana con forte presenza culturale e turistica che richiede competenze relazionali, linguistiche e creative. La formazione, infatti, non è solo trasmissione di saperi, ma costruzione di senso e opportunità.
Competenze che generano valore locale
Quando i percorsi formativi sono progettati in sinergia con le realtà locali, accade qualcosa di potente: i lavoratori non solo acquisiscono competenze, ma diventano agenti di sviluppo. Le imprese trovano risorse qualificate che parlano il linguaggio del territorio e le comunità si rafforzano, perché il sapere non resta astratto ma si traduce in impatto concreto. Ecco perché è fondamentale investire in modelli formativi flessibili, co-progettati con chi opera direttamente sul territorio: è solo così che la formazione diventa davvero uno strumento di coesione, innovazione e resilienza.
In altre parole, potremmo dire che serve un patto educativo che metta al centro il lavoratore e il territorio, un patto che riconosca il valore dell’esperienza, della diversità dei percorsi, della formazione continua. Un patto, insomma, che sappia leggere i cambiamenti – tecnologici, ambientali, culturali – e tradurli in opportunità.
In questo senso, la formazione costruita con attenzione al territorio non è solo una strategia, ma una visione: quella di un’Italia che cresce valorizzando le sue differenze e che investe nel capitale umano come leva di trasformazione.
CampaniAlleva Expo si è confermata un’importante vetrina per il settore agricolo e zootecnico campano, unendo tradizione e innovazione. Co.N.A.P.I. ha sottolineato il valore strategico dell’agricoltura come motore economico e culturale da sostenere. L’evento ha premiato le aziende locali, in particolare quelle di Apice, valorizzate anche dal marchio AAA e dalla nuova piattaforma Origo Market. La manifestazione ha evidenziato l’urgenza di investimenti e strategie per rafforzare un comparto fondamentale per il territorio.
La Co.N.A.P.I. Nazionale sta incassando giorno dopo giorno riconoscimenti e apprezzamenti anche nelle sedi Istituzionali, raggiungendo grandi traguardi nell’ambito del sindacato datoriale che detta linee guida per una Formazione aziendale a 360^continua e costante, con lo scopo di garantire ai dipendenti un posto di lavoro sicuro attraverso contini corsi di aggiornamento sull’ambiente e sicurezza. Questi due binomi (Formazione e Sicurezza) sono il perno principale su cui poggia la strategia aziendale unitamente al concetto di gruppo, fortemente voluto dal Presidente Basilio Minichiello, il quale in un incontro con i suoi Fallowers sulla piattaforma online, ha avvertito il bisogno di raccontarsi o meglio di indicare i punti su cui poggia oggi il suo successo come uomo, padre ed imprenditore, per incentivare tutti coloro che hanno il desiderio di raggiungere degli obiettivi. Il dottor Minichiello intitola il suo racconto, che non è nient’altro che il proprio percorso di vita, “ la mia storia” ed inizia proprio dalle sue origini che trovano radici a Melito Irpino , un piccolo borgo dell’Irpinia, considerato dal Presidente Minichiello, “il cuore e la cornice della mia vita. Vivo qui dalla nascita, legato profondamente a queste terre che mi hanno dato radici solide e che, in un certo senso, hanno influenzato il mio spirito imprenditoriale”. Il diploma in ragioneria , rappresenta un primo traguardo importante che sembra da subito aprirgli le porte al mondo del lavoro. A 44 anni, con la consapevolezza di voler arricchire ulteriormente le proprie competenze studia e consegue la laurea in Scienze Turistiche, una scelta che gli ha aperto una finestra sulle innumerevoli bellezze naturalistiche, paesaggistiche e patrimoniali di cui il territorio irpino ne è provvisto grazie alle quali il dottor Minichiello ha compreso come il territorio può offrire grandi opportunità. Minichiello nel suo racconto pone l’accento sulla chiave del successo che lo ha condotto ad essere poi quello che oggi è diventato e dice testualmente : “La formazione è stata una costante nella mia vita: nonostante le sfide, ho sempre creduto nel valore di apprendere e crescere. Sin da giovane mi sono sentito un imprenditore, ed è questa convinzione che ha guidato ogni mia decisione. Dopo il diploma, ho iniziato subito a lavorare per un’azienda leader nella vendita diretta. Ci sono rimasto per sette anni, un periodo che considero fondamentale per la mia formazione pratica. È stata un’esperienza intensa, durante la quale ho imparato cosa significa costruire relazioni, affrontare le difficoltà e mantenere alta la motivazione.
Questi anni mi hanno fatto “fare le ossa” e mi hanno preparato a tutto ciò che sarebbe venuto dopo”- continua dicendo-“ Dopo una breve parentesi come dipendente, ho compreso che il lavoro subordinato non faceva per me. Sentivo forte il desiderio di indipendenza, di creare qualcosa di mio. Ho iniziato così il mio percorso come consulente esterno nel mondo associativo, collaborando con diverse organizzazioni. Una delle esperienze più significative è stata quella nel settore delle associazioni di coltivatori di tabacco, dove ho approfondito la gestione e le dinamiche del mondo agricolo. Parallelamente, sono stato coinvolto in iniziative legate alle associazioni agricole, un impegno che mi ha portato a fondare l’Associazione Italiana Panettieri (A.P.I.). Questo progetto è stato un passo fondamentale per me, non solo per il suo successo, ma anche per l’impatto che ha avuto a livello nazionale. Nel frattempo, ho intrapreso altre attività nel commercio e nell’e-commerce, cercando sempre di innovare e diversificare”. “E’ nel 2010, l’A.P.I., già attiva in molte province italiane- continua il Presidente di Co.N.A.P.I. Nazionale Basilio Minichiello- ha ottenuto il riconoscimento del Ministero del Lavoro come organizzazione maggiormente rappresentativa che-come egli stesso definisce- è un traguardo storico che ha portato alla sua trasformazione nella Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I. Nazionale). “Nel 2011, insieme all’UGL Nazionale, abbiamo sottoscritto il primo contratto collettivo nazionale per il settore della panificazione. Poco dopo, abbiamo creato l’Ente Bilaterale Nazionale per la panificazione (E.Bi.N.Ar.T.) e il fondo interprofessionale Eurofondo, aprendo così nuove strade per il settore”. Per il dottor Minichiello “questi anni sono stati caratterizzati da un susseguirsi di progetti e successi: la firma di nuovi contratti collettivi, la nascita di altri enti bilaterali settoriali, la creazione di società di servizi e formazione e l’espansione con oltre dieci federazioni settoriali. È stato un periodo di grande crescita, ma anche di sfide”.
Ma nonostante la crescita ed i primi ma consistenti successi, ci sono state delle brusche frenate che hanno inficiato un percorso lavorativo fatto di grandi opportunità allorquando, una buona parte dell’organizzazione decise di seguire un progetto personale, portando con sé la maggior parte delle strutture che Minichiello con passione, sacrificio e dedizione aveva costruito. “È stato un colpo difficile da affrontare, ma non mi sono arreso. Mi sono rimboccato le maniche e ho deciso di ripartire. Ho fondato nuove strutture, stretto nuove partnership e ricostruito ciò che avevo perso. Rimanevano cenere e amarezza, ma il mio spirito imprenditoriale ha avuto la meglio. Senza rancore, con entusiasmo e sacrificio, ho dato vita a nuove realtà. Sono nate altre federazioni, nuovi accordi e enti bilaterali. È stato un processo di rinascita che mi ha permesso di raggiungere risultati che non avrei mai immaginato”. Con grande orgoglio unitamente ad una commozione trattenuta, afferma “Oggi, la mia organizzazione è di nuovo una realtà consolidata, con un team giovane, motivato e altamente professionale. Le prossime sfide che mi attendono includono il lancio del fondo interprofessionale Fondointesa e la creazione di una rete di servizi di alto profilo professionale.
Sono orgoglioso di quello che ho costruito. Non rimpiango nulla e, se tornassi indietro, rifarei tutto, errori compresi. Ho sempre agito seguendo il cuore, perché è nella mia natura essere un irriducibile romantico, capace di vedere opportunità anche nei momenti più difficili. Questa è la mia storia, e la vivo ogni giorno con passione e determinazione”. Accanto al Presidente Basilio Minichiello, c’è una famiglia che contribuisce al suo, oggi imprenditore affermato, che lavora con la stessa passione, dedizione e spirito di sacrificio. Il nucleo familiare compatto ed unito in tutte le scelte aziendali, è costituito dalla moglie Lucia Di Pietro manager del settore amministrativo dell’azienda, dal primogenito, Pasquale Minichiello editore di Co.N.A.P.I. Media fondatore di un Magazine che si sta sempre piu’ radicando nel panorama dell’informazione, anche la figlia Stefania Minichiello, nonostante sia ancora una studentessa, già muove i suoi passi nell’azienda familiare nei momenti di pause scolastiche, contribuendo al successo inarrestabile. In conclusione, il dottor Minichiello, in attivo ha numerosi riconoscimenti anche Istituzionali grazie alla propria lungimiranza che lo ha condotto ad individuare possibili sviluppi nel settore datoriale, proprio grazie ad una incessante capacità di comprendere ed intercettare situazioni favorevoli per il benessere aziendale.
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