CADUTA DI UTENSILI E CONTAMINAZIONE: PERCHÉ “UNA SCIAQUATA” NON BASTA


Immaginare una pinza che cade sul pavimento durante il servizio significa visualizzare uno dei momenti più sottovalutati della gestione igienica in laboratorio.

L’operatore la raccoglie, la sciacqua velocemente e la rimette in uso. Un gesto rapido, automatico, ma totalmente insufficiente dal punto di vista della sicurezza alimentare. Il pavimento è una delle superfici più contaminate dell’intero ambiente: scarpe sporche, residui, polvere e il continuo passaggio delle persone lo rendono un punto critico da cui microrganismi e sporco possono trasferirsi facilmente agli utensili.

Un semplice risciacquo non elimina la contaminazione. Prima di tornare nell’area di lavoro, l’utensile deve essere sottoposto a una corretta procedura di pulizia e, quando previsto, di disinfezione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che microrganismi potenzialmente pericolosi possono trovarsi nel suolo, nell’acqua, sulle persone e sugli utensili, e che il loro passaggio agli alimenti può avvenire anche attraverso contatti minimi. È lo stesso principio alla base della prevenzione della contaminazione crociata: qualsiasi oggetto che abbia toccato una superficie non pulita non deve mai rientrare direttamente nell’area pulita.

Il Codex Alimentarius della FAO e dell’OMS distingue chiaramente le fasi della pulizia e della disinfezione. La rimozione dello sporco deve seguire procedure specifiche, mentre l’uso di un disinfettante richiede il rispetto delle concentrazioni e dei tempi di contatto indicati.

Pensiamo a un contenitore pulito appoggiato per un attimo sul pavimento: anche se l’interno non ha toccato direttamente la superficie, il fondo può trasferire contaminanti sul banco di lavoro, compromettendo l’igiene dell’area destinata agli alimenti. Non si tratta di agire con ossessione, ma di organizzare correttamente gli spazi e mantenere una netta separazione tra zone pulite e zone sporche.

Il Codex ricorda inoltre che gli schizzi generati durante il lavaggio di pavimenti e scarichi possono raggiungere superfici di lavoro e alimenti esposti. Anche nelle normali operazioni di pulizia è quindi essenziale considerare la separazione tra aree con diversi livelli di igiene. Lo stesso vale per i guanti: se raccogliamo qualcosa da terra e poi continuiamo a lavorare, il guanto diventa una superficie contaminata. Deve essere cambiato, accompagnando sempre il cambio con una corretta igiene delle mani.

I dati del CDC mostrano quanto questo aspetto sia spesso trascurato: gli operatori osservati avrebbero dovuto lavarsi le mani circa nove volte all’ora, ma lo facevano solo 2-3 volte. Dopo aver maneggiato prodotti animali crudi o attrezzature sporche, solo un operatore su quattro si ricordava di lavarsi le mani. Sono episodi che sembrano insignificanti, gesti automatici nelle ore più frenetiche, ma proprio per questo meritano attenzione. L’HACCP è efficace quando ci aiuta a individuare questi passaggi prima che diventino abitudini. In laboratorio non conta solo ciò che appare pulito: conta il percorso che ha fatto, cosa ha toccato e cosa toccherà subito dopo.

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