LA CULTURA DELLA SICUREZZA NASCE A SCUOLA


Il Ministero ha istituito il concorso “Salute e sicurezza… insieme!” Per promuove la prevenzione nelle scuole con premi dedicati.

La costruzione di una vera cultura della prevenzione rappresenta oggi una delle priorità più urgenti per il sistema educativo e per l’intera società. Parlare di sicurezza significa affrontare un tema che non riguarda solo il rispetto delle norme, ma la tutela della vita, la responsabilità individuale e collettiva, la capacità di riconoscere i rischi e di adottare comportamenti consapevoli. È un percorso che non può iniziare quando si entra nel mondo del lavoro, perché sarebbe troppo tardi: deve radicarsi molto prima, nei luoghi in cui si formano le persone, nei contesti in cui si sviluppano le abitudini, nei momenti in cui si costruisce il senso civico. La scuola, in questo senso, è il primo presidio culturale della sicurezza, il luogo in cui si impara a osservare, a collaborare, a rispettare gli spazi e le regole, a prendersi cura di sé e degli altri.

In questo quadro si inserisce il concorso nazionale “Salute e sicurezza… insieme! La prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro si imparano a scuola”, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e in collaborazione con INAIL. L’iniziativa coinvolge gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e dei percorsi IeFP, chiamati a elaborare un progetto creativo, libero nella forma, che sappia raccontare e valorizzare il ruolo della prevenzione. La scelta di lasciare piena libertà espressiva non è casuale: permette agli istituti di costruire percorsi multidisciplinari che uniscono competenze tecniche, capacità comunicative, riflessione critica e sensibilità sociale. Attraverso video, elaborati grafici, campagne informative, prodotti multimediali o altre forme narrative, gli studenti possono esplorare il significato della sicurezza, comprenderne le implicazioni e contribuire a diffondere messaggi efficaci all’interno della comunità scolastica.

Il valore educativo di questo concorso va ben oltre la realizzazione di un elaborato. Coinvolgere gli studenti nella progettazione di un messaggio sulla sicurezza significa renderli protagonisti attivi di un processo di consapevolezza. Significa aiutarli a comprendere che la prevenzione non è un insieme di obblighi imposti dall’alto, ma un modo di guardare il mondo, un atteggiamento che si costruisce nel tempo e che richiede attenzione, responsabilità e partecipazione. Significa anche offrire loro l’opportunità di lavorare in gruppo, di confrontarsi, di analizzare situazioni reali, di immaginare soluzioni e di comunicare in modo efficace. In questo modo la sicurezza smette di essere un concetto astratto e diventa un’esperienza concreta, vissuta e interiorizzata.

Il concorso prevede inoltre un sostegno concreto alle scuole che si distingueranno per qualità, originalità e capacità di sensibilizzazione. I primi tre istituti classificati riceveranno un premio economico incrementato rispetto alle precedenti edizioni: 7.000 euro al primo posto, 5.000 al secondo e 3.000 al terzo. Come previsto dall’Addendum al bando, tali risorse dovranno essere utilizzate per l’acquisto di materiali utili a consolidare le attività formative già avviate o a svilupparne di nuove, rafforzando così la continuità dei percorsi educativi. La Commissione potrà inoltre attribuire una menzione speciale a un massimo di due ulteriori progetti che si distingueranno per qualità del messaggio, efficacia comunicativa e capacità di coinvolgere la comunità scolastica.

In un Paese in cui la sicurezza sul lavoro rappresenta ancora una sfida aperta, iniziative come questa assumono un valore strategico. Ogni anno dati e cronache ricordano quanto sia urgente diffondere una cultura della prevenzione che non si limiti alla conoscenza delle norme, ma che diventi un patrimonio condiviso, un modo di pensare e di agire. La scuola può e deve essere protagonista di questo cambiamento, perché è il luogo in cui si formano le competenze, le abitudini e i comportamenti che accompagneranno gli studenti per tutta la vita. Investire sulla sicurezza significa investire sul futuro: significa formare lavoratori più preparati, cittadini più attenti e comunità più responsabili. Significa anche riconoscere che la tutela della salute non è un tema settoriale, ma un valore che riguarda tutti, indipendentemente dall’età, dal percorso di studi o dalla professione.

Solo al termine di questo percorso di senso arriva l’indicazione temporale: gli istituti interessati avranno tempo fino al 31 marzo 2026 per partecipare al concorso. Una scadenza che offre alle scuole l’opportunità di progettare con cura, coinvolgere gli studenti e trasformare il tema della sicurezza in un’esperienza formativa capace di lasciare un segno duraturo. In un momento storico in cui la prevenzione rappresenta una responsabilità condivisa, iniziative come questa contribuiscono a costruire un futuro in cui la tutela della salute non sia percepita come un obbligo, ma come un valore culturale da coltivare fin dall’età scolastica.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLA FORMAZIONE AZIENDALE: IL PRESIDENTE DI CO.N.A.P.I. NAZIONALE BASILIO MINICHIELLO SI DICE FAVOREVOLE, MA CON SENSO DI RESPONSABILITÀ


L’IA rende la formazione aziendale richiede competenze, responsabilità e controllo umano. Per il Presidente Minichiello è un’opportunità strategica solo se accompagnata da una formazione adeguata.

L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente la formazione nelle aziende. In passato i corsi erano spesso uguali per tutti, poco personalizzati e non sempre collegati alle reali necessità dei lavoratori. Oggi, grazie alle nuove tecnologie, l’apprendimento può diventare più semplice, più utile e più vicino alle attività quotidiane.
Uno dei cambiamenti più importanti riguarda la possibilità di creare percorsi su misura. I sistemi basati sull’intelligenza artificiale analizzano le attività svolte dalle persone, le competenze richieste dal loro ruolo e gli obiettivi dell’azienda. In questo modo propongono contenuti adatti a ciascuno, evitando lezioni troppo generiche o troppo difficili. Ogni lavoratore può imparare con i propri tempi, ricevendo spiegazioni e suggerimenti che rispondono davvero ai suoi bisogni.
L’intelligenza artificiale aiuta anche chi si occupa di progettare e gestire la formazione. Può creare materiali, esercizi e simulazioni in poco tempo, permettendo ai formatori di dedicarsi alle attività più importanti: ascoltare le persone, chiarire i dubbi, guidarle e accompagnarle nel loro percorso di crescita. La tecnologia non sostituisce il formatore, ma lo sostiene e lo libera da compiti ripetitivi.
Un aspetto fondamentale riguarda la sicurezza e la responsabilità. Le nuove norme europee richiedono che chi utilizza strumenti basati sull’intelligenza artificiale sia adeguatamente preparato. Le aziende devono quindi formare i lavoratori affinché comprendano come funzionano questi sistemi, quali rischi possono comportare e come usarli in modo corretto.

È importante saper riconoscere eventuali errori, evitare discriminazioni involontarie e mantenere sempre un controllo umano sulle decisioni più delicate.
Per affrontare questa trasformazione servono nuove competenze. Non basta saper usare un programma: è necessario sviluppare capacità di analisi, spirito critico e attenzione ai valori etici. Le persone devono imparare a valutare le informazioni ricevute, a capire quando la tecnologia può essere d’aiuto e quando invece è necessario intervenire direttamente.
I vantaggi per le aziende che adottano questi strumenti sono evidenti. La formazione diventa più rapida, più efficace e più coinvolgente. I lavoratori si sentono sostenuti e valorizzati, mentre l’organizzazione può contare su competenze aggiornate e su una maggiore capacità di innovazione. Inoltre, grazie ai dati raccolti, è possibile capire quali percorsi funzionano meglio e migliorare continuamente l’offerta formativa.
Naturalmente esistono anche delle sfide. È necessario introdurre queste tecnologie con attenzione, spiegando bene il loro funzionamento e garantendo trasparenza. Occorre evitare un uso eccessivo dell’automazione e mantenere sempre un equilibrio tra tecnologia e rapporto umano. La formazione deve accompagnare le persone nel cambiamento, aiutandole a superare eventuali timori e a sviluppare fiducia.

In conclusione, l’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità per rendere la formazione aziendale più moderna, utile e vicina alle esigenze reali. Le aziende che sapranno integrarla in modo consapevole costruiranno un ambiente di lavoro più preparato, più sicuro e più capace di affrontare il futuro. La tecnologia, se usata con attenzione, può diventare un prezioso alleato per la crescita delle persone e per il miglioramento della qualità del lavoro. Per il Presidente di Co.N.A.P.I. Basilio « ogni innovazione tecnologica che produce benefici concreti per le imprese, migliora i processi e rafforza la competitività del territorio rappresenta un investimento necessario. Anche l’intelligenza artificiale, se utilizzata con responsabilità e visione, può diventare uno strumento strategico per aumentare l’efficienza aziendale, sostenere le decisioni e creare nuove opportunità di sviluppo per tutto il sistema produttivo» ed ancora per il Presidente «è altrettanto importante investire nella formazione: senza competenze adeguate, nessuna tecnologia può generare valore. Preparare imprenditori, lavoratori e giovani all’uso consapevole degli strumenti digitali significa garantire continuità, crescita e un futuro più solido per le nostre imprese.»

Il valore della formazione: la nuova sfida del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale a sostegno dell’Impresa e della persona


Il mercato del lavoro contemporaneo vive oggi un paradosso sempre più evidente: nonostante la rapida evoluzione tecnologica e la disponibilità di percorsi formativi, le imprese italiane – e in particolare quel tessuto vitale per il nostro Paese, rappresentato soprattutto da artigiani, micro e piccoli imprenditori – faticano sempre di più a reperire personale qualificato. 

Questa difficoltà nel reperimento di competenze, il cosiddetto mismatch occupazionale, non è solo un ostacolo alla produttività, ma una vera emergenza sociale, oltre che produttiva ed economica, che rischia di frenare lo sviluppo economico del Paese e costringe, talvolta, le giovani generazioni ad emigrare.

In questo scenario, la formazione professionale non può più essere un processo standardizzato o basato su intuizioni parziali; deve invece trasformarsi in un ponte solido tra il mondo della formazione e le necessità reali delle officine, dei laboratori e dei centri di consulenza.

Al cuore di questa sfida c’è il capitale umano: nell’era dell’intelligenza artificiale e dell’automazione, è proprio la persona a dover restare l’artefice centrale del processo produttivo e soprattutto creativo. Un approccio etico-umano alla formazione significa vedere nell’artigianato e nel lavoro d’impresa strumenti per il bene comune, dove il lavoratore non è un semplice ingranaggio della produzione, ma il protagonista consapevole di un’economia che valorizza la qualità e la dignità del lavoro. Ecco perché, anche per formazione personale, piuttosto che di individuo preferisco sempre parlare di persona lavoratrice, una persona fatta di mani creative, ma anche e soprattutto di pensiero, di spirito, di creatività. Quest’ultima, infatti, è una caratteristica tipicamente umana.

In merito alle esigenze del mercato del lavoro, nella valorizzazione del capitale umano, come Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale abbiamo pubblicato la scorsa settimana un progetto di ricerca ambizioso, che rappresenta una novità significativa nel panorama nazionale. Non vogliamo limitarci a ripetere analisi già esistenti di altri istituti, ma intendiamo approfondire in modo specifico il ruolo delle micro e piccole imprese, che noi come Confederazione rappresentiamo e difendiamo con orgoglio. La novità di questo studio risiede in una metodologia strutturata che mira a raccogliere dati estremamente affidabili attraverso un dialogo incrociato tra chi forma e chi produce. 

Come è possibile approfondire nella pagina dedicata al progetto (https://www.conapinazionale.it/centrostudi/index.html), la ricerca si articola in varie fasi temporali, che abbiamo raggruppato in due macro aree strategiche: una prima indagine dedicata agli enti di formazione per mappare l’offerta attuale, mentre una seconda rivolta direttamente agli imprenditori per identificare le figure e le competenze più ricercate.

Teniamo moltissimo a questo studio perché crediamo che possa orientare il futuro delle politiche occupazionali in Italia, supportando le imprese che rappresentiamo e accompagnando gli enti di formazione nella coprogettazione di percorsi specifici. 

Attualmente siamo nella fase cruciale di individuazione e consolidamento dei partner: diversi enti formativi hanno già aderito con entusiasmo e siamo in dialogo con prestigiosi partner istituzionali e scientifici per dare al progetto la massima autorevolezza accademica. 

Il coinvolgimento dei partner è, come abbiamo scritto anche nei vari abstract e sul sito ufficiale, vitale perché solo attraverso una rete coesa tra università, centri di ricerca, enti di formazione, responsabili aziendali e consulenti possiamo costruire quel dialogo stabile che serve a ridurre la distanza tra domanda e offerta di lavoro. 

L’ambizione del nostro progetto, che secondo le stime, dovrebbe esaurirsi entro l’anno solare, è molto chiara: non solo produrre un Rapporto Nazionale finale di valore scientifico, ma offrire strumenti operativi reali a chi ogni giorno fa impresa, mettendo a sistema la passione artigiana con le competenze del presente e con la consapevolezza di guardare al futuro.

LAVORO DOMESTICO UN SETTORE ESSENZIALE CHE CAMBIA VOLTO E RIDEFINISCE IL WELFARE DELLE FAMIGLIE ITALIANE


Il lavoro domestico è essenziale ma ancora è segnato da irregolarità e tutele insufficienti

Il lavoro domestico rappresenta oggi uno dei pilastri più importanti del sistema di cura italiano. Colf, badanti e baby‑sitter garantiscono ogni giorno servizi indispensabili per il funzionamento delle famiglie, soprattutto in un Paese che sta vivendo un rapido invecchiamento della popolazione e una crescente difficoltà nel conciliare vita privata e lavoro. Nonostante questa centralità, il settore continua a essere caratterizzato da fragilità strutturali, scarsa tutela e un elevato tasso di irregolarità.
L’aumento degli anziani non autosufficienti ha trasformato profondamente la domanda di assistenza. Sempre più famiglie si affidano a figure professionali in grado di offrire supporto continuativo, spesso anche in convivenza. Questo fenomeno ha reso il lavoro domestico un ambito strategico, non più marginale, ma parte integrante del welfare familiare. Tuttavia, la crescita della domanda non è stata accompagnata da un adeguato rafforzamento delle politiche pubbliche, lasciando alle famiglie il peso economico e organizzativo dell’assistenza.
Uno dei problemi più rilevanti è l’irregolarità. Una quota significativa dei lavoratori domestici opera senza contratto, senza contributi e senza le tutele minime previste dalla legge. Le cause sono molteplici: costi percepiti come elevati, scarsa conoscenza delle norme, complessità burocratiche e controlli insufficienti.

L’irregolarità danneggia i lavoratori, che restano privi di diritti fondamentali, ma anche le famiglie, che si espongono a rischi legali e a una minore qualità del servizio.
Il settore è caratterizzato da una forte presenza di lavoratori stranieri, che spesso trovano nel lavoro domestico la loro prima opportunità occupazionale in Italia. Questa dimensione internazionale ha arricchito il settore, ma ha anche evidenziato la necessità di percorsi di integrazione più solidi, di formazione linguistica e di strumenti che tutelino i lavoratori da situazioni di vulnerabilità.
Negli ultimi anni si sta affermando una maggiore consapevolezza dell’importanza di professionalizzare il lavoro domestico. Crescono i corsi di formazione per assistenti familiari, le certificazioni delle competenze e le piattaforme digitali che facilitano l’incontro tra domanda e offerta. La professionalizzazione rappresenta una leva fondamentale per migliorare la qualità del servizio, valorizzare le competenze dei lavoratori e ridurre il ricorso al lavoro nero.
Il futuro del lavoro domestico dipenderà dalla capacità di affrontare alcune sfide decisive: garantire tutele adeguate a lavoratori spesso invisibili, sostenere economicamente le famiglie che necessitano di assistenza, integrare il settore nel sistema di welfare nazionale e promuovere percorsi di crescita professionale. Investire nel lavoro domestico significa investire nella coesione sociale, nella dignità del lavoro e nel benessere delle famiglie italiane.

NUOVI CONTROLLI DI SICUREZZA NEI LOCALI PUBBLICI: REGOLE, VERIFICHE E FORMAZIONE OBBLIGATORIA


Controlli più severi e formazione obbligatoria per aumentare la sicurezza nei locali pubblici.

Nuovi controlli sulla sicurezza nei locali pubblici stanno entrando in vigore con l’obiettivo di innalzare gli standard di tutela per clienti e lavoratori. Bar, discoteche, ristoranti e alberghi saranno sottoposti a verifiche più frequenti e strutturate, che riguarderanno sia gli aspetti tecnici sia quelli organizzativi. Le ispezioni si concentreranno sulla gestione delle uscite di emergenza, sull’efficienza degli impianti antincendio, sulla presenza di segnaletica aggiornata, sulla manutenzione degli impianti elettrici e sulla capacità dei locali di garantire un adeguato livello di affollamento. Particolare attenzione sarà dedicata ai sistemi di controllo degli accessi, alla gestione delle code e alla prevenzione di situazioni di sovraccarico, soprattutto nelle discoteche e nei locali notturni, dove il rischio è più elevato.
I controlli non si limiteranno agli aspetti strutturali, ma riguarderanno anche le procedure interne. Le autorità verificheranno che il personale sia adeguatamente preparato nella gestione delle emergenze, nell’uso dei dispositivi di sicurezza e nelle pratiche di primo intervento.

Ogni attività dovrà disporre di un piano di evacuazione aggiornato e conosciuto da tutti i dipendenti, oltre a registri che attestino le verifiche periodiche degli impianti e delle attrezzature. Nei ristoranti e negli alberghi saranno controllati anche gli standard igienico-sanitari, la conservazione degli alimenti e la gestione degli spazi comuni, mentre nei bar sarà valutata la capacità di prevenire rischi legati all’affollamento o al consumo di alcol.
Una delle novità più rilevanti riguarda l’obbligo di formazione. Le nuove norme prevedono che titolari e dipendenti partecipino a corsi specifici su sicurezza, prevenzione incendi, gestione del pubblico e comportamento in caso di emergenza. La formazione diventa così un requisito indispensabile per ottenere e mantenere le autorizzazioni, con aggiornamenti periodici per garantire competenze sempre adeguate. L’obiettivo è creare ambienti più sicuri, ridurre i rischi e promuovere una cultura della prevenzione che coinvolga sia gli operatori del settore sia il pubblico.

SICUREZZA AZIENDALE E MODELLO CO.N.A.P.I.


La sicurezza integrata basata su coordinamento, analisi, prevenzione e intervento.

La sicurezza aziendale rappresenta oggi un elemento strategico per garantire continuità operativa, tutela delle persone e protezione del patrimonio informativo. In un contesto caratterizzato da rischi sempre più articolati, le imprese devono adottare modelli organizzativi capaci di integrare prevenzione, gestione del rischio e cultura della sicurezza. Il modello Co.N.A.P.I. si inserisce proprio in questa prospettiva, proponendo un approccio strutturato e partecipativo.
Il modello Co.N.A.P.I. si basa sull’idea che la sicurezza non sia un insieme di procedure isolate, ma un sistema organico che coinvolge ogni livello aziendale. La sua architettura poggia su quattro pilastri fondamentali: coordinamento, analisi, prevenzione e intervento. Il coordinamento permette di mettere in relazione funzioni diverse, creando un flusso informativo efficace e una visione condivisa degli obiettivi. L’analisi consente di individuare rischi, vulnerabilità e priorità operative attraverso una valutazione approfondita del contesto aziendale. La prevenzione si traduce in formazione, protocolli, tecnologie e comportamenti virtuosi che riducono la probabilità di incidenti. L’intervento riguarda la capacità di risposta tempestiva, la gestione delle emergenze e il ripristino delle attività.
Uno degli aspetti più rilevanti del modello Co.N.A.P.I. è l’attenzione alla dimensione umana. Le persone non sono viste come un punto debole, ma come un elemento centrale del sistema di sicurezza.

Attraverso programmi di sensibilizzazione e formazione continua, il modello promuove una cultura in cui ogni individuo diventa parte attiva del processo di protezione. Questo approccio riduce il rischio di errori comportamentali e aumenta la capacità dell’organizzazione di riconoscere e segnalare situazioni anomale.
Il modello integra anche strumenti tecnologici avanzati, come sistemi di monitoraggio, analisi predittiva e soluzioni per la protezione dei dati. Tuttavia, la tecnologia è considerata un supporto e non un sostituto delle competenze umane. La forza del modello risiede nella capacità di combinare strumenti digitali e responsabilità individuali in un quadro coerente e adattabile.
Un ulteriore elemento distintivo è la visione dinamica della sicurezza. Il modello Co.N.A.P.I. non si limita a definire procedure statiche, ma prevede un aggiornamento costante basato sull’evoluzione dei rischi, sulle normative e sulle esperienze maturate. Questo permette alle aziende di mantenere un livello di protezione adeguato anche in scenari in rapido cambiamento.
Adottare il modello Co.N.A.P.I. significa dotarsi di una strategia di sicurezza completa, capace di prevenire incidenti, proteggere persone e beni, garantire continuità operativa e rafforzare la reputazione aziendale. In un mondo in cui la sicurezza è un fattore competitivo, questo approccio rappresenta un investimento strategico per la resilienza e la crescita dell’organizzazione.

AREE DI FORMAZIONE STRATEGICHE PER LA CRESCITA DELLE IMPRESE


La formazione strategica rafforza competitività, innovazione e crescita delle imprese e Co.N.A.P.I. sostiene questo sviluppo.

Le aree di formazione strategiche rappresentano oggi uno dei pilastri fondamentali per la crescita e la competitività delle imprese, soprattutto in un contesto economico caratterizzato da cambiamenti rapidi, trasformazioni tecnologiche e nuove esigenze organizzative. Investire in percorsi formativi mirati non significa soltanto aggiornare le competenze, ma costruire un sistema aziendale più solido, capace di anticipare le sfide e cogliere le opportunità del mercato.
Tra le aree più rilevanti emerge innanzitutto la formazione digitale, ormai imprescindibile per qualsiasi realtà produttiva. Le imprese hanno bisogno di sviluppare competenze che spaziano dall’utilizzo avanzato degli strumenti informatici alla gestione dei dati, dal marketing digitale alla sicurezza informatica. La digitalizzazione non è più un’opzione, ma una condizione necessaria per migliorare l’efficienza, comunicare con i clienti e competere in un mercato sempre più connesso.
Un secondo ambito strategico riguarda la gestione d’impresa. Le piccole e medie aziende, in particolare, traggono grande beneficio da percorsi dedicati al controllo di gestione, alla pianificazione finanziaria, all’organizzazione del lavoro e alla leadership. Formare imprenditori e collaboratori su questi temi significa rafforzare la capacità decisionale, migliorare la produttività e creare un ambiente di lavoro più strutturato e orientato ai risultati.
Un’altra area centrale è quella normativa e della sicurezza. Le imprese devono confrontarsi con un quadro legislativo in continua evoluzione, che richiede aggiornamenti costanti su privacy, sicurezza sul lavoro, contrattualistica e adempimenti obbligatori.

La formazione in questo campo non solo tutela l’azienda da rischi e sanzioni, ma contribuisce a creare una cultura della prevenzione e della responsabilità condivisa.
Accanto a questi ambiti tradizionali, assumono sempre più importanza la sostenibilità e l’innovazione. Le aziende sono chiamate a ripensare processi, prodotti e modelli organizzativi in chiave green, adottando pratiche che riducano l’impatto ambientale e valorizzino l’efficienza energetica. Allo stesso tempo, la capacità di innovare, sperimentare nuove tecnologie e accedere a bandi e incentivi rappresenta un vantaggio competitivo decisivo.
Infine, non va trascurata la formazione sulle competenze trasversali, come comunicazione, problem solving, gestione del tempo e lavoro in team. Queste abilità, spesso considerate “soft”, sono in realtà determinanti per il buon funzionamento dell’impresa e per la crescita professionale delle persone.
Le aree di formazione strategiche, nel loro insieme, costituiscono quindi un investimento ad alto valore aggiunto. Permettono alle imprese di evolversi, di rispondere con maggiore prontezza ai cambiamenti e di costruire un futuro più solido e innovativo. Per associazioni come Co.N.A.P.I., promuovere e sviluppare questi percorsi significa offrire un supporto concreto alle aziende del territorio, contribuendo alla loro crescita e alla competitività dell’intero sistema produttivo.

COMPETITIVITÀ E FORMAZIONE AZIENDALE: UNA PRIORITÀ STRATEGICA


Le imprese più competitive quando rafforzano le competenze attraverso la formazione.

La competitività è oggi la sfida principale per le imprese. Mercati instabili, tecnologie che evolvono rapidamente e nuove richieste professionali impongono alle organizzazioni di adattarsi con velocità, innovare e mantenere alte prestazioni. In un contesto così dinamico, la capacità di reagire ai cambiamenti diventa un fattore decisivo per garantire continuità, crescita e posizionamento.
È in questo scenario che la formazione aziendale assume un ruolo strategico. Non rappresenta più un’attività accessoria, ma la leva attraverso cui le imprese sviluppano le competenze necessarie per restare competitive. La formazione non riguarda soltanto l’aggiornamento tecnico: comprende competenze digitali, manageriali, comunicative e relazionali, tutte indispensabili per sostenere i processi di trasformazione.
Accanto ai percorsi strutturati di medio-lungo periodo, oggi emerge con forza anche la formazione veloce, mirata e temporanea, fondamentale per rispondere alle esigenze immediate del mercato. Micro-moduli, sessioni brevi e interventi “just in time” permettono di colmare rapidamente gap specifici, supportare cambiamenti organizzativi e affrontare nuove sfide operative. Questa rapidità non sostituisce la formazione tradizionale, ma la completa, offrendo alle aziende un vantaggio immediato in termini di agilità e reattività.

Un elemento chiave è la personalizzazione. Le organizzazioni più avanzate progettano interventi su misura, basati sull’analisi dei fabbisogni e sulle potenzialità dei singoli. Questo approccio valorizza i talenti, aumenta la motivazione e migliora la produttività. Allo stesso tempo, la formazione diventa un potente strumento di retention: chi percepisce opportunità di crescita è più incline a rimanere e contribuire allo sviluppo aziendale.
La tecnologia amplia ulteriormente le possibilità. Piattaforme digitali, microlearning, realtà virtuale, intelligenza artificiale e sistemi di valutazione evoluti consentono di creare esperienze formative flessibili, interattive e misurabili. Le aziende possono monitorare i progressi, adattare i contenuti e ottimizzare gli investimenti, trasformando la formazione in un processo continuo e dinamico.
Fondamentale è anche la cultura organizzativa. Le imprese che promuovono un mindset orientato all’apprendimento continuo innovano più rapidamente e reagiscono meglio alle sfide del mercato. La formazione diventa così parte integrante della vita aziendale, coinvolgendo tutti i livelli, dal top management ai nuovi assunti.
In definitiva , la competitività richiede competenze sempre aggiornate e capacità di adattamento. Le organizzazioni che investono con intelligenza nella formazione(sia strutturata sia rapida e mirata)costruiscono un vantaggio competitivo duraturo, rafforzano la propria identità e preparano il terreno per una crescita sostenibile.

UNA NUOVA FLESSIBILITÀ PER LA FORMAZIONE NEL SETTORE DELLA RISTORAZIONE E DELL’ACCOGLIENZA


Una nuova norma in tema di ristorazione permette alle aziende del settore di completare la formazione sulla sicurezza entro 30 giorni dall’assunzione.

Nel mondo della ristorazione e dell’accoglienza turistica è stata introdotta una novità che permette alle imprese di gestire con maggiore flessibilità l’obbligo di formare i lavoratori sulla sicurezza. In un settore dove le assunzioni avvengono spesso in tempi molto rapidi, soprattutto nei periodi di alta stagione, diventa fondamentale poter inserire il personale senza ritardi e senza blocchi operativi. La nuova possibilità consente quindi di completare la formazione entro trenta giorni dall’inizio del rapporto di lavoro, offrendo alle aziende un margine temporale più ampio per organizzare i corsi e garantire comunque un livello adeguato di tutela per i lavoratori.
Questa opportunità riguarda un’ampia varietà di attività. Ne fanno parte tutti gli esercizi che si occupano di ristorazione, come ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie, birrerie e locali simili, dove si servono pasti e bevande, comprese quelle con gradazione alcolica elevata. Sono inclusi anche bar, caffè, gelaterie, pasticcerie e altri esercizi che offrono bevande, dolciumi, prodotti di gastronomia e gelateria. A questi si aggiungono i locali in cui la somministrazione di alimenti e bevande è affiancata da attività di intrattenimento e svago, come sale da ballo, sale da gioco, locali notturni e stabilimenti balneari, realtà che spesso lavorano con ritmi intensi e con un ricambio di personale particolarmente frequente. Rientrano inoltre gli esercizi che offrono bevande e prodotti alimentari ma non servono alcolici, una categoria che comprende molte attività di piccole dimensioni e a conduzione familiare.


L’obiettivo della nuova disciplina è quello di trovare un equilibrio tra due esigenze fondamentali: da un lato la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, che rimane un principio irrinunciabile, e dall’altro la necessità delle imprese di operare con continuità, soprattutto nei momenti in cui la domanda cresce improvvisamente e richiede l’ingresso immediato di nuovo personale. La formazione resta obbligatoria e deve essere svolta da tutti i lavoratori, ma la possibilità di completarla entro un mese consente alle aziende di programmare meglio le attività, evitare sovraccarichi organizzativi e garantire comunque un percorso formativo completo e adeguato.
Questa scelta tiene conto delle caratteristiche peculiari del settore, che si distingue per la forte stagionalità, per la presenza di contratti brevi e per la necessità di rispondere rapidamente alle esigenze dei clienti. In molti casi, infatti, le imprese devono assumere personale con pochissimo preavviso, e l’obbligo di completare immediatamente la formazione può rappresentare un ostacolo difficile da superare. Con la nuova possibilità, invece, si permette alle aziende di inserire subito i lavoratori, affiancarli nelle prime fasi e organizzare la formazione in tempi più gestibili, senza rinunciare alla qualità e alla completezza dei contenuti.
In questo modo si favorisce un approccio più realistico e funzionale, che non riduce l’importanza della sicurezza ma la integra meglio nelle dinamiche operative quotidiane. Le imprese possono così garantire un ambiente di lavoro più sicuro e allo stesso tempo mantenere la flessibilità necessaria per affrontare i picchi di attività, le variazioni improvvise del personale e le esigenze tipiche di un settore che vive di ritmi intensi e di contatto diretto con il pubblico.

2026: L’ ANNO PER INVESTIRE NELLE COMPETENZE CHE FANNO BENE


Le aziende hanno bisogno di affrontare il nuovo anno con nuove skills

Il 2026 non sarà un anno come gli altri. Le trasformazioni del lavoro, l’accelerazione tecnologica, l’aumento dei carichi cognitivi e la crescente complessità dei mercati stanno ridisegnando le priorità delle organizzazioni. In questo scenario, un dato è ormai evidente: le imprese che prosperano sono quelle che investono nelle persone.

E non si tratta di un’affermazione astratta. I numeri, che abbiamo più volte riportato in questa nostra rubrica, parlano chiaro:

  • 1 lavoratore su 5 è a rischio burnout,
  • solo il 6% si sente realmente coinvolto nel proprio lavoro,
  • le aziende che investono in benessere e engagement registrano +30% di produttività e -50% di turnover.
    Questi dati raccontano una realtà che nessuna impresa può più permettersi di ignorare.

Il 2026, c’è da dire, segna un punto di svolta per almeno tre motivi. In primo luogo è cresciuta la pressione competitiva, le imprese si trovano a operare in mercati sempre più saturi, veloci e imprevedibili. La differenza non la fanno più solo i prodotti o i servizi, ma la qualità delle competenze interne. In secondo luogo le persone chiedono ambienti più sani: lavoro non è più solo un luogo di produzione: è un ecosistema psicologico. I talenti scelgono aziende che investono nel loro benessere, nella loro crescita e nella loro motivazione. In ultima istanza perché la trasformazione digitale richiede nuove abilità umane e paradossalmente, più la tecnologia avanza, più diventano centrali le competenze “umanistiche”: comunicazione, gestione delle emozioni, collaborazione, decision making.

Il nuovo pacchetto formativo di Co.N.A.P.I. Italia: competenze che fanno bene davvero

È per tutti questi elementi che Co.N.A.P.I. Italia, l’ente di formazione della Co.N.A.P.I. Nazionale, con il supporto di Mentifricio ETS, ha deciso di lanciare un nuovo pacchetto formativo sulle “Competenze che fanno bene”, incentrato sul potenziamento delle soft skills e, più, in generale sul benessere dei lavoratori in azienda.

Cosa offre il pacchetto formativo?

  • Programmi modulari e personalizzabili
  • Formazione attiva e partecipata
  • Focus su soft skills e salute mentale

– Applicazioni immediate nel lavoro quotidiano

I quattro moduli principali:

  1. Benessere psicologico
  • Gestione dello stress
  • Prevenzione del burnout
  • Mindfulness e regolazione emotiva
    Un modulo essenziale in un’epoca in cui la pressione lavorativa è una delle principali cause di assenze, turnover e calo di performance.
  1. Motivazione e mindset
  • Motivazione intrinseca
  • Autoefficacia
  • Goal setting
    Perché senza motivazione non c’è innovazione, e senza mindset non c’è cambiamento.
  1. Soft skills relazionali
  • Comunicazione assertiva
  • Team building
  • Gestione dei conflitti
    Le relazioni sono il cuore di ogni organizzazione. Saper comunicare e collaborare è oggi una competenza strategica.
  1. Soft skills performative
  • Problem solving
  • Time management sostenibile
  • Decision making
    Competenze che aumentano l’efficienza senza sacrificare il benessere.

Il nuovo anno chiede alle imprese una scelta di visione: continuare a rincorrere le emergenze oppure costruire, con consapevolezza, le basi per un futuro più solido e sostenibile. Investire nelle competenze che fanno bene non è un costo: è un vantaggio competitivo, un atto di responsabilità e un acceleratore di crescita.
Co.N.A.P.I. Italia invita le aziende a fare questo passo: costruiamo insieme le competenze che fanno bene.