GIOVANI E IMPRENDITORIALITÀ: ROMA DIVENTA CAPITALE DEL NUOVO ECOSISTEMA INNOVATIVO


Roma sta vivendo una stagione di trasformazione che la sta portando a diventare uno dei principali poli italiani per l’imprenditorialità giovanile, un ruolo che fino a pochi anni fa sembrava appannaggio quasi esclusivo di Milano e delle grandi città del Nord.

La capitale sta invece consolidando un ecosistema fatto di incubatori, spazi di coworking, programmi di accelerazione, investimenti pubblici e privati, iniziative universitarie e reti associative che stanno attirando un numero crescente di giovani pronti a mettersi in gioco con idee, competenze e progetti innovativi. Il fermento nasce da una combinazione di fattori: la presenza di un vasto bacino universitario, la crescita delle imprese creative e digitali, l’arrivo di fondi dedicati alle startup e una nuova attenzione istituzionale verso le politiche giovanili. In questo contesto, Roma sta diventando un laboratorio aperto dove i giovani possono sperimentare modelli di impresa che uniscono tecnologia, cultura, sostenibilità e servizi avanzati, generando un impatto che va oltre il semplice avvio di nuove attività economiche. La città si sta affermando come un punto di riferimento per chi vuole costruire percorsi imprenditoriali legati all’innovazione sociale, alla rigenerazione urbana, alla transizione ecologica e alla valorizzazione del patrimonio culturale, settori in cui la creatività giovanile trova terreno fertile.

Le iniziative pubbliche stanno contribuendo a rafforzare questo processo: bandi dedicati, incentivi per l’autoimprenditorialità, programmi di formazione e percorsi di accompagnamento stanno creando un ambiente più favorevole alla nascita e alla crescita di nuove imprese. Allo stesso tempo, il settore privato sta investendo in spazi e servizi che facilitano l’incontro tra idee e capitali, mentre le università stanno potenziando i loro centri di innovazione per trasformare la ricerca in opportunità concrete. Roma diventa così un luogo in cui i giovani non solo trovano strumenti e supporto, ma anche una comunità dinamica e collaborativa che favorisce la condivisione di competenze e la nascita di reti professionali solide. La capitale si propone come un ecosistema in cui l’imprenditorialità giovanile non è un fenomeno isolato, ma un elemento strutturale della crescita economica e culturale della città, capace di generare valore, occupazione e nuove prospettive per un’intera generazione.


GIOVANI E IMPRENDITORIALITÀ: ROMA DIVENTA CAPITALE DEL NUOVO ECOSISTEMA INNOVATIVO


Roma sta vivendo una stagione di trasformazione che la sta portando a diventare uno dei principali poli italiani per l’imprenditorialità giovanile, un ruolo che fino a pochi anni fa sembrava appannaggio quasi esclusivo di Milano e delle grandi città del Nord.

La capitale sta invece consolidando un ecosistema fatto di incubatori, spazi di coworking, programmi di accelerazione, investimenti pubblici e privati, iniziative universitarie e reti associative che stanno attirando un numero crescente di giovani pronti a mettersi in gioco con idee, competenze e progetti innovativi. Il fermento nasce da una combinazione di fattori: la presenza di un vasto bacino universitario, la crescita delle imprese creative e digitali, l’arrivo di fondi dedicati alle startup e una nuova attenzione istituzionale verso le politiche giovanili. In questo contesto, Roma sta diventando un laboratorio aperto dove i giovani possono sperimentare modelli di impresa che uniscono tecnologia, cultura, sostenibilità e servizi avanzati, generando un impatto che va oltre il semplice avvio di nuove attività economiche. La città si sta affermando come un punto di riferimento per chi vuole costruire percorsi imprenditoriali legati all’innovazione sociale, alla rigenerazione urbana, alla transizione ecologica e alla valorizzazione del patrimonio culturale, settori in cui la creatività giovanile trova terreno fertile.

Le iniziative pubbliche stanno contribuendo a rafforzare questo processo: bandi dedicati, incentivi per l’autoimprenditorialità, programmi di formazione e percorsi di accompagnamento stanno creando un ambiente più favorevole alla nascita e alla crescita di nuove imprese. Allo stesso tempo, il settore privato sta investendo in spazi e servizi che facilitano l’incontro tra idee e capitali, mentre le università stanno potenziando i loro centri di innovazione per trasformare la ricerca in opportunità concrete. Roma diventa così un luogo in cui i giovani non solo trovano strumenti e supporto, ma anche una comunità dinamica e collaborativa che favorisce la condivisione di competenze e la nascita di reti professionali solide. La capitale si propone come un ecosistema in cui l’imprenditorialità giovanile non è un fenomeno isolato, ma un elemento strutturale della crescita economica e culturale della città, capace di generare valore, occupazione e nuove prospettive per un’intera generazione.


GIOVANI E IMPRENDITORIALITÀ: ROMA DIVENTA CAPITALE DEL NUOVO ECOSISTEMA INNOVATIVO


Roma sta vivendo una stagione di trasformazione che la sta portando a diventare uno dei principali poli italiani per l’imprenditorialità giovanile, un ruolo che fino a pochi anni fa sembrava appannaggio quasi esclusivo di Milano e delle grandi città del Nord.

La capitale sta invece consolidando un ecosistema fatto di incubatori, spazi di coworking, programmi di accelerazione, investimenti pubblici e privati, iniziative universitarie e reti associative che stanno attirando un numero crescente di giovani pronti a mettersi in gioco con idee, competenze e progetti innovativi. Il fermento nasce da una combinazione di fattori: la presenza di un vasto bacino universitario, la crescita delle imprese creative e digitali, l’arrivo di fondi dedicati alle startup e una nuova attenzione istituzionale verso le politiche giovanili. In questo contesto, Roma sta diventando un laboratorio aperto dove i giovani possono sperimentare modelli di impresa che uniscono tecnologia, cultura, sostenibilità e servizi avanzati, generando un impatto che va oltre il semplice avvio di nuove attività economiche. La città si sta affermando come un punto di riferimento per chi vuole costruire percorsi imprenditoriali legati all’innovazione sociale, alla rigenerazione urbana, alla transizione ecologica e alla valorizzazione del patrimonio culturale, settori in cui la creatività giovanile trova terreno fertile.

Le iniziative pubbliche stanno contribuendo a rafforzare questo processo: bandi dedicati, incentivi per l’autoimprenditorialità, programmi di formazione e percorsi di accompagnamento stanno creando un ambiente più favorevole alla nascita e alla crescita di nuove imprese. Allo stesso tempo, il settore privato sta investendo in spazi e servizi che facilitano l’incontro tra idee e capitali, mentre le università stanno potenziando i loro centri di innovazione per trasformare la ricerca in opportunità concrete. Roma diventa così un luogo in cui i giovani non solo trovano strumenti e supporto, ma anche una comunità dinamica e collaborativa che favorisce la condivisione di competenze e la nascita di reti professionali solide. La capitale si propone come un ecosistema in cui l’imprenditorialità giovanile non è un fenomeno isolato, ma un elemento strutturale della crescita economica e culturale della città, capace di generare valore, occupazione e nuove prospettive per un’intera generazione.

VALENTINO SFOGLIA ROMA: LA SFILATA A PALAZZO BARBERINI DEL 12 MARZO COME VOLANO PER ECONOMIA, TURISMO E CULTURA


La decisione di Valentino di presentare la sua nuova collezione il 12 marzo a Palazzo Barberini rappresenta per Roma molto più di un appuntamento di moda.

È un evento definito “mondiale” non solo per il prestigio della maison, ma per la capacità di trasformare la città in un centro nevralgico di creatività, visibilità internazionale e movimento economico. Ogni sfilata di questo livello porta con sé un indotto che coinvolge turismo, cultura, servizi e comunicazione, generando un effetto moltiplicatore che va ben oltre la durata dell’evento.
La scelta di Palazzo Barberini, uno dei luoghi simbolo del barocco romano, crea un dialogo diretto tra moda e patrimonio artistico. L’ambientazione museale non è un semplice sfondo, ma un elemento narrativo che valorizza la collezione e, allo stesso tempo, accende i riflettori su uno dei complessi culturali più importanti della capitale. L’attenzione dei media internazionali, dei fotografi e degli addetti ai lavori contribuisce a rafforzare l’immagine di Roma come città capace di coniugare storia e contemporaneità, tradizione e innovazione.
L’impatto economico di un evento di questa portata è significativo. L’arrivo di giornalisti, influencer, ospiti internazionali e professionisti del settore genera un aumento delle prenotazioni alberghiere, della ristorazione e dei servizi turistici.

Le aziende locali, dai trasporti ai servizi tecnici, beneficiano di un flusso di lavoro aggiuntivo, mentre l’indotto culturale cresce grazie alla visibilità dei luoghi coinvolti. Le sfilate delle grandi maison, infatti, non si limitano a promuovere la moda, ma diventano strumenti di marketing territoriale capaci di attrarre nuovi visitatori e investimenti.
Per la città, ospitare Valentino significa inserirsi in un circuito globale che comprende Parigi, Milano, New York e Londra. Roma, spesso percepita come capitale storica più che come capitale della moda, trova in eventi come questo l’occasione per riaffermare il proprio ruolo nel panorama creativo internazionale. La presenza di una maison iconica contribuisce a rafforzare la filiera locale, dalle scuole di moda ai laboratori artigiani, creando un ecosistema che beneficia di visibilità e opportunità.
La sfilata del 12 marzo non è quindi un semplice appuntamento mondano, ma un tassello strategico nella costruzione di un’immagine contemporanea della città. Un evento che unisce moda, cultura e turismo in un’unica narrazione e che dimostra come le grandi operazioni creative possano diventare motori di sviluppo economico e culturale. Roma si prepara così ad accogliere un momento di grande risonanza, consapevole che ogni riflettore acceso sulla moda illumina anche il patrimonio e il futuro della città.

MODA SOLIDALE E FREQUENZE UMANE: LA SFILATA DELL’INCLUSIONE A ROMA


L’inclusione attraverso la moda per abbattere il bullismo.

Il Centro Commerciale CinecittàDue ha ospitato “Moda Solidale e Frequenze Umane”, un progetto che ha unito moda, arte e impegno sociale.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’associazione Obiettivo Psicosociale e patrocinata dal Municipio Roma VII, è nata con l’obiettivo di contrastare discriminazioni e fenomeni di bullismo attraverso un linguaggio creativo e condiviso, in un clima già attraversato dall’atmosfera natalizia.La settimana ha visto incontri, racconti ed espressioni artistiche che hanno messo al centro una bellezza autentica, libera da stereotipi e giudizi. L’evento principale è stata la sfilata che ha trasformato i corridoi del centro commerciale in una passerella speciale, illuminata dalle decorazioni natalizie e dal calore delle famiglie presenti. A sfilare non sono state modelle professioniste, ma persone comuni: giovani e adulti che hanno vissuto esperienze di esclusione e che hanno scelto di raccontarsi con coraggio attraverso abiti pensati per esaltare libertà ed espressività.
Accanto alla sfilata, il progetto ha proposto una mostra fotografica e momenti di confronto che hanno intrecciato moda e arte come strumenti di comunità.

L’idea è stata quella di restituire alla moda un ruolo sociale, capace di diventare veicolo di inclusione e di valorizzazione delle differenze. La bellezza, in quel contesto, non è stata un canone imposto ma un’esperienza autentica nata dall’unicità di ciascuno, proprio come i gesti di solidarietà che accompagnano il periodo natalizio.
“Moda Solidale e Frequenze Umane” ha rappresentato un esempio concreto di come il linguaggio della moda possa uscire dai confini tradizionali e diventare occasione di partecipazione e liberazione personale. La passerella è diventata un luogo di narrazione collettiva, dove le storie di chi ha vissuto l’esclusione si sono trasformate in testimonianze di resilienza e dignità, risuonate come un augurio di speranza tipico delle festività.
In un periodo in cui la moda è spesso associata a standard irraggiungibili e a dinamiche di esclusione, il progetto ha ribaltato la prospettiva: la moda è diventata strumento di comunità, di solidarietà e di espressione umana. Un filo alla volta, come recitava il claim dell’iniziativa, si è costruito un mondo più inclusivo e più umano, in sintonia con lo spirito del Natale.

ROMA RESTITUISCE PASOLINI ALLA CITTA’


Apre casa Paolini a Rebibbia

Roma aggiunge un nuovo, prezioso tassello alla sua mappa culturale: ha aperto al pubblico Casa Pasolini, la prima vera dimora romana di Pier Paolo Pasolini. Un luogo intimo e simbolico, situato a Rebibbia, che da oggi torna a vivere come spazio di memoria, cultura e dialogo. La casa è visitabile dal giovedì alla domenica, con ingresso libero, e rappresenta molto più di un semplice edificio: è un frammento vivo della storia intellettuale del Novecento italiano. Pasolini vi abitò tra il 1951 e il 1954, insieme all’amata madre Susanna (da lui sempre chiamata “Ta”), negli anni immediatamente successivi al suo arrivo nella Capitale. Un periodo decisivo, segnato dalla scoperta delle borgate romane e da un contatto diretto con quella realtà marginale e pulsante che avrebbe inciso profondamente sulla sua poetica. È proprio in questi anni che Pasolini inizia a dare forma a uno sguardo radicale sulla società, capace di unire lirismo, denuncia e compassione. L’immobile è stato acquistato dal Ministero della Cultura grazie alla donazione del produttore cinematografico Pietro Valsecchi, e restituito al pubblico dopo un accurato intervento di riqualificazione promosso dal Ministero stesso, con il coinvolgimento della Direzione generale Musei e dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo.

In occasione dell’inaugurazione, avvenuta lo scorso 26 novembre 2025, il direttore ad interim Luca Mercuri ha sottolineato come riaprire Casa Pasolini significhi rendere nuovamente accessibile un luogo della cultura, capace di dialogare con il territorio e di tornare a essere vissuto.
Pier Paolo Pasolini è stato poeta, scrittore, regista, intellettuale scomodo e profetico. Autore di opere fondamentali come Ragazzi di vita, Una vita violenta, Accattone, Il Vangelo secondo Matteo e Salò o le 120 giornate di Sodoma, ha attraversato il suo tempo con uno sguardo lucido e spesso controcorrente, pagando il prezzo della sua libertà di pensiero. Celebre la sua capacità di anticipare le contraddizioni della modernità, come quando affermava che «il vero fascismo è il potere che omologa». Casa Pasolini non è un mausoleo, ma un luogo da attraversare lentamente, lasciandosi interrogare. Tra quelle pareti si avverte ancora l’urgenza di una voce che non ha mai smesso di interrogare la coscienza collettiva. Restituirla alla città significa, oggi più che mai, riconoscere il valore di una cultura che non consola, ma sveglia.
Roma, ancora una volta, sceglie di ricordare guardando avanti.

IL CROLLO DELLA TORRE A ROMA RIACCENDE UNA FERITA PROFONDA: QUELLA DELLE VITTIME DEL LAVORO.

777 morti sul lavoro nel 2025. Co.N.A.P.I. chiede modelli di sicurezza anche per piccole imprese. Serve cultura condivisa.

Nei primi nove mesi dell’anno sono 777 le vite spezzate sui luoghi di lavoro. Numeri che restano drammaticamente alti, troppo simili a quelli degli anni precedenti.
Il nuovo Accordo Stato-Regioni ha introdotto ulteriori strette nei confronti dei datori di lavoro, con alcuni correttivi sulle regole formative. Ma per valutare gli effetti reali di queste misure dovremo attendere i dati post riforma.
Nel frattempo, come Confederazione Co.N.A.P.I. Nazionale, ci interroghiamo su ciò che si può fare subito.
I modelli organizzativi per la sicurezza possono e devono essere applicati anche nelle piccole imprese e nelle realtà artigiane: rappresentano un passo decisivo verso una pianificazione più consapevole e una prevenzione più efficace.

Gli organismi paritetici possono mettere a disposizione questi modelli, adattandoli ai diversi settori di competenza, per costruire un percorso condiviso di prevenzione degli incidenti.
Un esempio arriva dalla Francia, primo Paese in Europa ad averli adottati su larga scala, con risultati sorprendenti in termini di riduzione degli infortuni e delle morti sul lavoro.
Serve un cambio di mentalità, una cultura della sicurezza che parta dal basso e coinvolga tutti: istituzioni, imprese e lavoratori.
Perché la sicurezza non è un obbligo, ma un dovere morale.

“PALO ALTO” DI GIA COPPOLA INCANTA MONTE CIOCCI

Il film Palo Alto di Gia Coppola ha emozionato il pubblico di Monte Ciocci in una serata estiva tra cinema all’aperto e convivialità. La pellicola, che esplora con delicatezza le fragilità adolescenziali, ha trovato a Roma un contesto ideale per risuonare profondamente. Il pubblico, raccolto tra coperte e picnic sull’erba, ha vissuto un’esperienza culturale condivisa e intensa. L’iniziativa conferma il potere del cinema en plein air nel rigenerare lo spazio urbano e creare comunità.

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DIOR CONQUISTA ROMA: TRA OMBRE DEL PASSATO E BAGLIORI DI HAUTE COUTURE

DIOR INCANTA ROMA CON LA COLLEZIONE CRUISE 2026, FIRMATA DA MARIA GRAZIA CHIURI, IN UNA SFILATA CHE UNISCE MITO, STORIA E HAUTE COUTURE. VILLA ALBANI TORLONIA DIVENTA SCENOGRAFIA VIVA, TRA MARMI ANTICHI E SARTORIA CINEMATOGRAFICA. OGNI ABITO È UN OMAGGIO ALL’ARTE E ALLA MEMORIA, TRA RICAMI, DRAPPEGGI E SIMBOLISMI IMPERIALI. UN EVENTO CHE CELEBRA L’ESSENZA DI ROMA COME FONTE ETERNA DI ISPIRAZIONE.

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