ROMA RESTITUISCE PASOLINI ALLA CITTA’


Apre casa Paolini a Rebibbia

Roma aggiunge un nuovo, prezioso tassello alla sua mappa culturale: ha aperto al pubblico Casa Pasolini, la prima vera dimora romana di Pier Paolo Pasolini. Un luogo intimo e simbolico, situato a Rebibbia, che da oggi torna a vivere come spazio di memoria, cultura e dialogo. La casa è visitabile dal giovedì alla domenica, con ingresso libero, e rappresenta molto più di un semplice edificio: è un frammento vivo della storia intellettuale del Novecento italiano. Pasolini vi abitò tra il 1951 e il 1954, insieme all’amata madre Susanna (da lui sempre chiamata “Ta”), negli anni immediatamente successivi al suo arrivo nella Capitale. Un periodo decisivo, segnato dalla scoperta delle borgate romane e da un contatto diretto con quella realtà marginale e pulsante che avrebbe inciso profondamente sulla sua poetica. È proprio in questi anni che Pasolini inizia a dare forma a uno sguardo radicale sulla società, capace di unire lirismo, denuncia e compassione. L’immobile è stato acquistato dal Ministero della Cultura grazie alla donazione del produttore cinematografico Pietro Valsecchi, e restituito al pubblico dopo un accurato intervento di riqualificazione promosso dal Ministero stesso, con il coinvolgimento della Direzione generale Musei e dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo.

In occasione dell’inaugurazione, avvenuta lo scorso 26 novembre 2025, il direttore ad interim Luca Mercuri ha sottolineato come riaprire Casa Pasolini significhi rendere nuovamente accessibile un luogo della cultura, capace di dialogare con il territorio e di tornare a essere vissuto.
Pier Paolo Pasolini è stato poeta, scrittore, regista, intellettuale scomodo e profetico. Autore di opere fondamentali come Ragazzi di vita, Una vita violenta, Accattone, Il Vangelo secondo Matteo e Salò o le 120 giornate di Sodoma, ha attraversato il suo tempo con uno sguardo lucido e spesso controcorrente, pagando il prezzo della sua libertà di pensiero. Celebre la sua capacità di anticipare le contraddizioni della modernità, come quando affermava che «il vero fascismo è il potere che omologa». Casa Pasolini non è un mausoleo, ma un luogo da attraversare lentamente, lasciandosi interrogare. Tra quelle pareti si avverte ancora l’urgenza di una voce che non ha mai smesso di interrogare la coscienza collettiva. Restituirla alla città significa, oggi più che mai, riconoscere il valore di una cultura che non consola, ma sveglia.
Roma, ancora una volta, sceglie di ricordare guardando avanti.