CONTRATTAZIONE, GIOVANI E TUTELE: LA SFIDA DEL SINDACATO PASSA DAI RISULTATI



Interessante riflessione di Lucia Faretra sul ruolo del sindacato, sulla contrattazione di secondo livello e sulla necessità di offrire risposte concrete alle nuove generazioni, sempre più esposte al rischio di precarietà e mancato riconoscimento delle proprie competenze.

Una visione che parte da un assunto preciso: «La forza di un sindacato non si misura soltanto dalla capacità di alzare la voce in piazza, ma dalla capacità di sedersi a un tavolo, negoziare soluzioni e cambiare concretamente la vita di chi lavora». Al centro dell’intervento c’è la contrattazione di secondo livello, che, secondo Faretra, non può ridursi a una semplice replica dei contratti nazionali o a un adempimento formale, ma deve diventare lo strumento attraverso il quale le tutele generali si traducono in risposte concrete, costruite sulle esigenze dei lavoratori, dei territori e delle imprese. Particolare attenzione viene riservata alla condizione delle nuove generazioni e a quel disallineamento tra competenze possedute e tutele effettivamente riconosciute che rischia di penalizzare proprio i giovani più preparati. Percorsi accademici e tecnici di valore possono infatti scontrarsi con l’abuso dei tirocini e con forme di sottoinquadramento rispetto alle mansioni realmente svolte, con conseguenze sul riconoscimento del merito e sulle prospettive professionali. «Di fronte a questa realtà, non basta denunciare: occorre negoziare soluzioni», sottolinea Faretra, indicando nella contrattazione aziendale uno degli strumenti attraverso i quali collegare la formazione a concreti percorsi di crescita professionale e favorire la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. Un ruolo importante viene attribuito anche alla bilateralità e ai servizi di prossimità.

Fila, insieme a Conapi, è già parte sociale di più enti bilaterali che hanno contribuito a rendere maggiormente accessibili le tutele attraverso prestazioni integrative e sostegni alla formazione, ai giovani under 30 e alla genitorialità. La presenza del sindacato sul territorio diventa allora determinante per offrire informazione e assistenza nell’esercizio dei diritti, partendo dalla convinzione che «un diritto non è pienamente efficace se il lavoratore non riesce a conoscerlo o a esercitarlo concretamente». La prospettiva indicata non è quella di una contrapposizione permanente tra lavoratori e imprese, ma della costruzione, attraverso il dialogo sociale, di accordi equilibrati capaci di tutelare la dignità del lavoro e, allo stesso tempo, favorire la crescita del sistema produttivo. Una concezione del sindacato che sceglie dunque di misurare la propria efficacia sulla capacità di produrre risultati tangibili. «La fiducia non si rivendica: si conquista, attraverso i risultati», è uno dei passaggi centrali della riflessione, che affida proprio alla concretezza dell’azione sindacale la sua conclusione: «Restituiamo valore alle competenze, dignità al lavoro e certezze alle nuove generazioni».