LA FRATERNITÀ COME RISORSA PER IL LAVORO E PER L’IMPRESA


Lo scorso 4 febbraio abbiamo partecipato a una giornata di studio promossa dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) sui temi della fraternità quale risorsa economica, civile e politica.

Il confronto ha rimesso al centro una domanda essenziale che interroga il nostro presente e, soprattutto, il futuro: può la fraternità tornare a essere il principio ispiratore dell’organizzazione del lavoro e della vita d’impresa, in coerenza con quell’orizzonte tracciato dalla nostra Costituzione che punta al «benessere materiale e spirituale della società»?

Non si tratta di una questione teorica o di un mero esercizio accademico. In uno scenario globale segnato da tensioni internazionali, mercati incerti, precarietà occupazionale ed esistenziale, inflazione e un uso spesso disordinato delle nuove tecnologie, il rischio di ridurre il lavoratore a una semplice funzione produttiva — un numero in un bilancio — è estremamente concreto. Di fronte a questa deriva, l’impresa è chiamata a riscoprire la propria natura originaria: quella di essere un luogo di produzione, certamente, ma prima ancora una comunità di persone legate da un destino comune. L’impresa, mi piace sottolineare, è il luogo per eccellenza dove possiamo esercitare le nostre virtù.

Tutto ciò implica la creazione di condizioni di lavoro libere e dignitose, capaci di valorizzare la persona attraverso retribuzioni proporzionate e possibilità di crescita professionale. Significa riconoscere che l’attività lavorativa è lo strumento attraverso cui l’individuo realizza sé stesso e partecipa alla costruzione del bene comune.

Giorgio La Pira, che ha ispirato il mio percorso di ricerca e che oggi guida il pensiero del Centro Studi della Co.N.A.P.I. Nazionale, ricordava che l’uomo si perfeziona proprio attraverso il suo operato. È un’affermazione che restituisce dignità e profondità a un’esperienza troppo spesso letta in chiave esclusivamente utilitaristica. Il rapporto di lavoro, pur fondato su un necessario equilibrio di diritti e doveri, non può esaurirsi nello scambio freddo tra prestazione e salario. Esso presuppone una responsabilità reciproca e vitale: l’imprenditore è chiamato perciò — in maniera visionaria — a favorire contesti che elevino le capacità di ciascuno, mentre il lavoratore è invitato a contribuire con competenza e spirito di appartenenza alla crescita comune.

In questa dinamica, la fraternità cessa di essere un sentimento privato per diventare il criterio su cui si sorreggono anche le relazioni aziendali. È proprio in tale prospettiva che si colloca il Disegno di Legge su iniziativa del CNEL, presentato lo scorso 31 luglio 2025 e rubricato “Disposizioni per la valorizzazione della fraternità nei luoghi di lavoro”. Nel testo troviamo questioni che ci stanno particolarmente a cuore e che l’Articolo 1 del provvedimento indica correttamente come pilastri di un patto sociale: la conciliazione tra vita e lavoro, lo sviluppo del welfare aziendale, la partecipazione attiva dei collaboratori e la valorizzazione dei principi di uguaglianza e inclusività, giusto per citarne alcuni.

Il disegno legislativo punta inoltre la lente d’ingrandimento anche sulla tutela dei profili più esposti e vulnerabili, sull’attenzione costante alla formazione — intesa sia come percorso iniziale che come apprendimento continuo lungo tutto l’arco della carriera — e sulla fondamentale importanza del patto intergenerazionale. Non ultimo, il testo ribadisce la necessità di garantire pari opportunità retributive e di carriera, affinché la fraternità assuma contenuti concreti, misurabili e verificabili. Si tratta di tematiche che, come Co.N.A.P.I. Nazionale e come Centro Studi, sosteniamo con particolare vigore.

Di notevole rilievo appare la previsione, all’interno dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL), di momenti di incontro e monitoraggio aziendale, anche attraverso l’istituzione di commissioni paritetiche finalizzate a verificare il miglioramento della condizione di ogni lavoratore. Per noi, che crediamo nel valore autentico della bilateralità, questo è un passaggio di straordinaria importanza, poiché introduce strumenti di responsabilità condivisa e di valutazione effettiva della qualità della vita professionale. Seppur ancora un Disegno di Legge, accogliamo, pertanto, con favore questa proposta, consapevoli che ogni norma richiede un’attuazione coraggiosa e un adattamento sapiente ai diversi contesti produttivi.

In questo impegno, l’attività del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale non si limita all’analisi dei dati economici. Il nostro è un lavoro di ascolto diretto e costante delle imprese: ne misuriamo l’impatto sociale, la sostenibilità e la capacità di tradurre i valori in gesti quotidiani. Osserviamo come artigiani e imprenditori operano per rimuovere le barriere culturali, come integrano i lavoratori in percorsi di accoglienza e quanto investono nella conoscenza professionale quale leva di riscatto. Analizziamo ogni evidenza alla luce di una convinzione profonda: la qualità delle relazioni e l’attenzione all’umano incidono direttamente sulla solidità dello sviluppo e sulla capacità di resistere alle crisi.

Mi rendo conto che parlare oggi di fraternità possa risultare per alcuni una sfida complessa, innanzitutto culturale, ma come diceva don Luigi Sturzo, il primo passo è la formazione delle coscienze. Dobbiamo costruire ambienti in cui efficienza, produttività, dignità e fraternità procedano con lo stesso passo. Se sapremo tenere unite queste dimensioni, l’impresa potrà essere davvero una comunità capace di produrre utili, ma soprattutto di contribuire alla crescita umana, spirituale, civile e culturale del Paese, rendendo la fraternità non un ideale astratto, ma la dimensione concreta per realizzare il bene comune.

Il valore della formazione: la nuova sfida del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale a sostegno dell’Impresa e della persona


Il mercato del lavoro contemporaneo vive oggi un paradosso sempre più evidente: nonostante la rapida evoluzione tecnologica e la disponibilità di percorsi formativi, le imprese italiane – e in particolare quel tessuto vitale per il nostro Paese, rappresentato soprattutto da artigiani, micro e piccoli imprenditori – faticano sempre di più a reperire personale qualificato. 

Questa difficoltà nel reperimento di competenze, il cosiddetto mismatch occupazionale, non è solo un ostacolo alla produttività, ma una vera emergenza sociale, oltre che produttiva ed economica, che rischia di frenare lo sviluppo economico del Paese e costringe, talvolta, le giovani generazioni ad emigrare.

In questo scenario, la formazione professionale non può più essere un processo standardizzato o basato su intuizioni parziali; deve invece trasformarsi in un ponte solido tra il mondo della formazione e le necessità reali delle officine, dei laboratori e dei centri di consulenza.

Al cuore di questa sfida c’è il capitale umano: nell’era dell’intelligenza artificiale e dell’automazione, è proprio la persona a dover restare l’artefice centrale del processo produttivo e soprattutto creativo. Un approccio etico-umano alla formazione significa vedere nell’artigianato e nel lavoro d’impresa strumenti per il bene comune, dove il lavoratore non è un semplice ingranaggio della produzione, ma il protagonista consapevole di un’economia che valorizza la qualità e la dignità del lavoro. Ecco perché, anche per formazione personale, piuttosto che di individuo preferisco sempre parlare di persona lavoratrice, una persona fatta di mani creative, ma anche e soprattutto di pensiero, di spirito, di creatività. Quest’ultima, infatti, è una caratteristica tipicamente umana.

In merito alle esigenze del mercato del lavoro, nella valorizzazione del capitale umano, come Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale abbiamo pubblicato la scorsa settimana un progetto di ricerca ambizioso, che rappresenta una novità significativa nel panorama nazionale. Non vogliamo limitarci a ripetere analisi già esistenti di altri istituti, ma intendiamo approfondire in modo specifico il ruolo delle micro e piccole imprese, che noi come Confederazione rappresentiamo e difendiamo con orgoglio. La novità di questo studio risiede in una metodologia strutturata che mira a raccogliere dati estremamente affidabili attraverso un dialogo incrociato tra chi forma e chi produce. 

Come è possibile approfondire nella pagina dedicata al progetto (https://www.conapinazionale.it/centrostudi/index.html), la ricerca si articola in varie fasi temporali, che abbiamo raggruppato in due macro aree strategiche: una prima indagine dedicata agli enti di formazione per mappare l’offerta attuale, mentre una seconda rivolta direttamente agli imprenditori per identificare le figure e le competenze più ricercate.

Teniamo moltissimo a questo studio perché crediamo che possa orientare il futuro delle politiche occupazionali in Italia, supportando le imprese che rappresentiamo e accompagnando gli enti di formazione nella coprogettazione di percorsi specifici. 

Attualmente siamo nella fase cruciale di individuazione e consolidamento dei partner: diversi enti formativi hanno già aderito con entusiasmo e siamo in dialogo con prestigiosi partner istituzionali e scientifici per dare al progetto la massima autorevolezza accademica. 

Il coinvolgimento dei partner è, come abbiamo scritto anche nei vari abstract e sul sito ufficiale, vitale perché solo attraverso una rete coesa tra università, centri di ricerca, enti di formazione, responsabili aziendali e consulenti possiamo costruire quel dialogo stabile che serve a ridurre la distanza tra domanda e offerta di lavoro. 

L’ambizione del nostro progetto, che secondo le stime, dovrebbe esaurirsi entro l’anno solare, è molto chiara: non solo produrre un Rapporto Nazionale finale di valore scientifico, ma offrire strumenti operativi reali a chi ogni giorno fa impresa, mettendo a sistema la passione artigiana con le competenze del presente e con la consapevolezza di guardare al futuro.

L’IMPORTANZA DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA NELLA CRESCITA DELLE IMPRESE


Le associazioni di categoria sono fondamentali per accompagnare le imprese nella formazione e nello sviluppo.

L’importanza delle associazioni di categoria si manifesta nel loro ruolo di sostegno alle imprese attraverso la formazione professionale e l’assistenza tecnica. Se ne occupa l’Avv. Giovino, che evidenzia come lo sviluppo di progetti capaci di trainare le aree interne in una fase di crescita e consolidamento produttivo non possa prescindere dall’ascolto delle esigenze delle aziende, da cui devono nascere anche i contratti collettivi nazionali. L’imprenditore, assumendo il rischio d’impresa, si pone come attore essenziale di un processo complesso fatto di relazioni, pianificazione e gestione, che deve tradursi anche in opportunità occupazionali e in un rafforzamento del tessuto sociale ed economico. La formazione professionale, in questo quadro, rappresenta uno strumento decisivo. Troppo spesso percepita come un costo, essa deve invece essere considerata un investimento strategico, capace di generare valore aggiunto e di innalzare gli standard produttivi. Le associazioni di categoria possono svolgere un ruolo determinante nell’individuare strumenti di finanziamento già previsti dal legislatore, come il sistema della bilateralità introdotto dal D.Lgs. 276/2003 e i Fondi Interprofessionali istituiti dall’articolo 118 della legge 388/2000. Si tratta di strumenti che, se utilizzati con consapevolezza e continuità, possono trasformare la formazione in un motore di crescita e di competitività.

Giovino sottolinea inoltre come la digitalizzazione, le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale impongano una formazione continua e in costante evoluzione. Non si tratta più di un aggiornamento occasionale, ma di un percorso permanente che accompagna il lavoratore lungo tutta la sua carriera e che consente alle imprese di restare al passo con i cambiamenti del mercato. La formazione diventa così un elemento imprescindibile per la crescita professionale del lavoratore, per la capacità dell’azienda di innovare e per la possibilità di accrescere la competitività sui mercati nazionali e internazionali. In questo scenario, le associazioni di categoria assumono un ruolo di guida e di supporto, capaci di orientare gli imprenditori verso le scelte più efficaci e di favorire la costruzione di un sistema produttivo solido e inclusivo. Esse non solo offrono assistenza tecnica, ma contribuiscono a creare una cultura della formazione e dell’innovazione, indispensabile per affrontare le sfide del presente e del futuro. La loro azione si traduce in un sostegno concreto alle imprese, in un rafforzamento delle competenze dei lavoratori e in una spinta decisiva per lo sviluppo delle aree interne, che possono così trovare nuove opportunità di crescita e di consolidamento produttivo.

NOTTI DELLA MODA 2025: OLTRE 30 ISTITUTI ITALIANI APRONO LE PORTE A STUDENTI E FAMIGLIE


Le Notti della Moda 2025 si confermano come uno degli appuntamenti più significativi nel panorama formativo italiano, un’iniziativa che unisce orientamento, creatività e dialogo tra scuola e impresa.

Oltre trenta istituti scolastici e accademie di moda, distribuiti su tutto il territorio nazionale, apriranno le loro porte in orario serale per accogliere studenti, famiglie e appassionati del settore.
L’evento si svolgerà nel mese di novembre 2025, con date specifiche che variano da istituto a istituto. Ogni scuola aderente proporrà un calendario personalizzato, consultabile sui rispettivi siti web o attraverso le comunicazioni ufficiali del Ministero dell’Istruzione.
L’obiettivo è chiaro e ambizioso: offrire un’occasione concreta per conoscere da vicino il mondo della moda, esplorare i percorsi formativi disponibili e comprendere le opportunità professionali che questo settore può offrire. Le serate saranno animate da visite guidate agli atelier e ai laboratori, sfilate di abiti realizzati dagli studenti, presentazioni di progetti creativi, incontri con docenti, ex allievi e professionisti del settore.
Le Notti della Moda rappresentano un vero e proprio ponte tra scuola e impresa, un modello virtuoso che punta a valorizzare le competenze e i talenti dei giovani, favorendo il dialogo con le aziende e con il mondo produttivo. In un contesto in cui la moda italiana continua a essere sinonimo di eccellenza nel mondo, investire nella formazione significa garantire un futuro solido e innovativo al settore.

L’iniziativa è promossa dal Ministero dell’Istruzione, con il sostegno di enti regionali, associazioni di categoria e imprese del settore moda. Si inserisce in un più ampio progetto di rilancio dell’istruzione tecnico-professionale, volto a rafforzare il legame tra scuola e mondo del lavoro, e a rendere più attrattivi i percorsi formativi legati alla creatività, al design e all’artigianato.
Le Notti della Moda 2025 non sono solo un’occasione per orientarsi nella scelta del percorso scolastico, ma anche un momento di festa, di scoperta e di condivisione, dove la passione per la moda diventa motore di crescita culturale e professionale. I visitatori potranno toccare con mano il lavoro quotidiano svolto dagli studenti, osservare le tecniche di confezionamento, conoscere le tecnologie applicate alla moda e dialogare con chi ha trasformato la propria vocazione in una carriera.
In un mondo che cambia rapidamente, dove la creatività si intreccia con la tecnologia e la sostenibilità, le scuole di moda italiane si presentano come laboratori di futuro, pronti ad accogliere e formare le nuove generazioni di stilisti, modellisti, designer e imprenditori.

Le Notti della Moda 2025 sono l’invito a entrare in questo mondo, a viverlo, a immaginarlo e a costruirlo insieme.
L’iniziativa si rivolge anche alle famiglie, chiamate a svolgere un ruolo attivo nel percorso di orientamento dei propri figli. Partecipare a questi eventi significa condividere scelte, scoprire nuove prospettive e comprendere le potenzialità di un settore che, oltre a essere creativo, è anche strategico per l’economia nazionale. La moda, infatti, non è solo stile e bellezza, ma anche innovazione, ricerca, sostenibilità e impresa.
Le Notti della Moda 2025 celebrano tutto questo: il talento, la passione, la formazione e il futuro. Un’occasione per guardare oltre, per credere nei sogni e per costruire, passo dopo passo, una nuova generazione di professionisti capaci di portare avanti la grande tradizione italiana con uno sguardo rivolto al mondo.

VITICOLTURA SOSTENIBILE ED ENOTURISMO: UN MODELLO ITALIANO CHE UNISCE TERRITORIO, IMPRESA E PERSONE


Intervista al dott. Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche Co.N.A.P.I. Nazionale

La viticoltura italiana è oggi un laboratorio diffuso di sostenibilità, innovazione e legame con il territorio. Questa ricerca del Centro Studi Co.N.A.P.I. Nazionale raccoglie la voce delle piccole imprese del vino, raccontando un modello che unisce impresa, cultura e comunità. Un contributo per immaginare il futuro del settore come motore di benessere, identità e sviluppo locale.

Dottor Zizza, il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha recentemente pubblicato un rapporto sulla “Viticoltura sostenibile ed enoturismo”. Da dove nasce questa ricerca?
Questa ricerca, che potete leggere dal nostro sito ufficiale http://www.conapinazionale.it/ , nasce dal desiderio di restituire una fotografia reale e contemporanea del comparto vitivinicolo italiano, partendo dal basso, cioè dalle micro e piccole imprese che costituiscono l’ossatura produttiva del Paese. Abbiamo voluto ascoltare i vignaioli, le aziende agricole e le realtà familiari che ogni giorno coniugano tradizione, innovazione e tutela del territorio. Il questionario, condotto tra novembre 2024 e maggio 2025, ha coinvolto imprese di tutte le regioni italiane, permettendoci di comprendere i nuovi bisogni, le difficoltà e soprattutto la capacità di resilienza del settore.

Quali sono i principali risultati emersi dall’indagine?
La ricerca conferma che la viticoltura italiana è oggi una sorta di laboratorio di sostenibilità diffusa. Oltre il 90% delle aziende intervistate adotta pratiche agricole a basso impatto ambientale e circa due terzi utilizza energie rinnovabili. È significativo anche l’interesse verso l’innovazione: molte imprese stanno introducendo tecniche di agricoltura di precisione, automazione e perfino strumenti di intelligenza artificiale per monitorare i vigneti, pianificare la produzione o gestire il marketing digitale.
Si tratta di un cambiamento culturale, prima ancora che tecnologico, che dimostra come la sostenibilità sia ormai percepita come una responsabilità collettiva e un valore strategico per la competitività.

Nel rapporto si parla molto di enoturismo. Quanto è importante oggi per le aziende vitivinicole?
L’enoturismo non è più un’attività accessoria, ma una leva strategica di sviluppo locale. Il 95% delle aziende riconosce il legame che definirei “indissolubile” tra vigneti, vino, territorio e cultura. Oggi i visitatori non cercano solo una buona bottiglia di vino o una degustazione, ma un’esperienza: partecipano alla vendemmia, assistono alla potatura, osservano la macinatura, ascoltano la storia dell’azienda e scoprono mestieri antichi. Attraverso queste attività si avvicinano alla vita rurale, conoscono le aziende limitrofe, il patrimonio naturalistico e spesso scelgono di soggiornare più giorni, parlando poi di quella esperienza come di un ritorno al benessere interiore.
L’enoturismo è dunque un’occasione per le persone di riscoprire la dimensione umana del lavoro e per le imprese di generare valore sociale. Sono convinto che sia un modello virtuoso di viticoltura circolare, dove la cultura del vino diventa cultura ed economia della comunità.

Il suo rapporto sottolinea anche la dimensione “sociale” dell’impresa agricola. In che senso?
Noi crediamo che il lavoro, a cominciare proprio da quello agricolo, sia uno strumento di “creazione” e al tempo stesso di elevazione della dignità umana. Nelle aziende che abbiamo analizzato, il ruolo dei giovani, delle donne e dei lavoratori stranieri è di fondamentale importanza. Le nuove generazioni stanno portando idee e visioni innovative, spesso dopo esperienze all’estero. Le donne, soprattutto nel Sud, guidano sempre più attività legate all’enoturismo, alla comunicazione e all’accoglienza. È un segno di evoluzione culturale e di integrazione sociale che rende il comparto più aperto, dinamico e generativo.

Formazione e innovazione sono parole ricorrenti nel documento. Cosa serve al settore per crescere ancora?
La formazione, come diciamo sempre come Co.N.A.P.I. Nazionale, è la chiave della trasformazione e – aggiungerei – del progresso. Oggi serve investire nella formazione continua. Non basta introdurre nuove tecnologie: bisogna formare persone capaci di usarle con competenza. Quasi la metà delle aziende del nostro campione dichiara di voler rafforzare la formazione dei propri dipendenti, ma manca ancora un piano strutturale.
Noi come Co.N.A.P.I. Nazionale intendiamo promuovere un modello di formazione integrata che metta insieme competenze digitali, sostenibilità, marketing territoriale e gestione dell’ospitalità, avendo chiaro che la conoscenza è la vera infrastruttura della competitività.

L’enoturismo può essere anche una forma di welfare?
Assolutamente sì. È un modo nuovo di intendere il welfare: non solo economico, ma relazionale, rigenerativo, a contatto con la natura. Immaginiamo una riunione aziendale con vista vigneto, una degustazione, un percorso enogastronomico offerto ai propri dipendenti o un periodo di smart working in un’azienda vitivinicola, immersi nella terra e nella tradizione. Sono esperienze che migliorano il benessere delle persone e rafforzano i legami professionali.
Non escluderei che, in territori particolarmente vocati — come le aree del DOCG di Taurasi o di altre eccellenze italiane — più aziende, insieme alle istituzioni locali e alle associazioni di categoria, possano immaginare spazi di coworking temporanei, con servizi di ristorazione a km 0 offerti dalle cantine stesse, percorsi di conoscenza nelle aziende e iniziative di turismo esperienziale. Si tratterebbe di un modello innovativo di welfare territoriale, capace di unire lavoro, benessere e promozione culturale.

Che futuro immagina per la viticoltura italiana nei prossimi anni?
Se sapremo unire sostenibilità, innovazione e identità territoriale, l’enoturismo italiano potrà diventare un modello virtuoso su scala internazionale. L’enoturismo è già oggi un motore di economia circolare. Ripeto, con un esempio, quando una persona soggiorna in un’azienda vinicola, partecipa alle attività, visita i borghi, acquista prodotti locali e ne parla agli amici, genera valore per l’intera comunità. È un circolo virtuoso che unisce impresa, cultura e società. Il futuro della viticoltura, a mio avviso, passa da qui: dalla capacità di creare sviluppo economico partendo dal rispetto della terra e delle persone che la abitano.

In una frase, quale messaggio vuole lasciare questo rapporto?
Che la sostenibilità non è solo una pratica ambientale, ma una visione umana e comunitaria del lavoro. La viticoltura italiana può e deve essere un esempio di impresa con un grande valore sociale: radicata nella tradizione, ma capace di innovare, garantire posti di lavoro, di accogliere e di promuovere benessere sociale per i lavoratori e per chiunque vi soggiorni.

IL LAVORO CHE CURA: L’IMPRESA COME LUOGO DI DIGNITÀ, RELAZIONI E BENESSERE

Il rapporto tra lavoro e salute mentale è oggi centrale, soprattutto tra i giovani, sempre più colpiti da disagio psicologico legato all’instabilità lavorativa. Secondo Antonio Zizza (Co.N.A.P.I.), le imprese devono farsi carico del benessere dei lavoratori, promuovendo ambienti sani e relazioni umane autentiche. Il lavoro dovrebbe essere uno spazio di espressione e dignità, non fonte di stress. Il Centro Studi Co.N.A.P.I. promuove modelli aziendali inclusivi e sostenibili, centrati sulla persona.

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ISTITUITA LA STRUTTURA DI COORDINAMENTO PER LE CRISI DI IMPRESA

Il Ministero del Lavoro ha istituito la Struttura di coordinamento per le crisi di impresa, con l’obiettivo di gestire le difficoltà aziendali e tutelare l’occupazione. Questa struttura monitora e interviene nelle riorganizzazioni di imprese strategiche, promuovendo il dialogo tra istituzioni e aziende. La sua missione principale è evitare licenziamenti e supportare il rilancio delle imprese in crisi. Si tratta di un passo importante per rafforzare la stabilità economica e sociale del Paese.

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“LA PERSONA PRIMA DEL CAPITALE”: IL MANIFESTO DI Co.N.A.P.I. NAZIONALE PER UN NUOVO MODELLO IMPRENDITORIALE


“La persona prima del capitale”: Co.N.A.P.I. promuove un’impresa etica, mettendo il benessere umano al centro.

Nel lungo e spesso tortuoso cammino di definizione della nostra identità come Co.N.A.P.I. Nazionale, da tempo cercavamo una frase, uno slogan, che potesse racchiudere in poche parole tutto ciò che siamo, ciò in cui crediamo e ciò che vogliamo costruire. Uno slogan che non fosse solo comunicazione, ma visione. Un orientamento costante per noi e per chi ci affianca.

Quasi per caso, ma forse nulla lo è davvero, è nata la frase che cercavamo da tempo: “La persona prima del capitale.”

Appena l’ho scritta, ho capito che era quella. Era il nostro manifesto. Era ciò che volevamo dire da sempre, con parole semplici ma forti. In quelle cinque parole c’è il senso più profondo del nostro impegno: rimettere al centro l’essere umano, prima del profitto, prima della logica di mercato, prima del guadagno a ogni costo.

In un contesto imprenditoriale sempre più orientato alla sostenibilità, all’impatto ambientale, alla tracciabilità e all’etica di filiera, il nostro slogan non è solo un auspicio, ma una necessità concreta. Il mondo sta cambiando, e con esso anche i criteri con cui si valuta un’impresa. Non basta più produrre. Bisogna farlo bene, nel rispetto della persona e del pianeta.

Le priorità sono cambiate: oggi parliamo di parità di genere, sicurezza sul lavoro, benessere psicofisico, inclusione, motivazione, prevenzione dei conflitti interni. Tutti elementi che, per noi, non sono aggiunte facoltative ma pilastri fondamentali di un nuovo modo di fare impresa.

Come Co.N.A.P.I. Nazionale, crediamo che un sindacato datoriale non possa più limitarsi a rappresentare interessi economici. Deve essere promotore di un cambiamento culturale, capace di proporre e sostenere un modello imprenditoriale dove il capitale sia al servizio della persona, e non il contrario.

Non si tratta di utopia, ma di lungimiranza. Perché oggi anche il consumatore – sempre più informato e consapevole – non guarda solo al prezzo, ma anche alla storia dietro al prodotto: com’è stato realizzato, con quale impatto ambientale, con quale equità sociale. Le imprese che non sapranno rispondere a queste domande rischiano di rimanere indietro.

“La persona prima del capitale” non è solo una bella frase da mettere su un manifesto. È una scelta politica, etica e culturale. È un atto di responsabilità verso i lavoratori, verso i consumatori, verso l’ambiente, verso il futuro.

Con questo slogan vogliamo trasmettere una visione, una direzione. Vogliamo che diventi il cuore pulsante di una nuova economia, più giusta, più inclusiva, più umana.

Co.N.A.P.I. Nazionale c’è. E con questa frase, che oggi è anche il nostro impegno quotidiano, vogliamo costruire insieme a voi un mondo dove davvero la persona venga prima del capitale.

VERSO L’IMPRESA DEL FUTURO: IL MODELLO AZIENDALE DI Co.N.A.P.I. NAZIONALE TRA CAPITALE, PERSONA E INCLUSIONE

Co.N.A.P.I. NAZIONALE LANCIA UN NUOVO MODELLO D’IMPRESA CHE UNISCE EFFICIENZA ECONOMICA, CENTRALITÀ DELLA PERSONA E INCLUSIONE SOCIALE. IL 24 GIUGNO A MILANO, PRESSO PALAZZO PIRELLI, PARTE UN PERCORSO STRATEGICO PER VALORIZZARE LA DIVERSITÀ NEL MONDO PRODUTTIVO. L’OBIETTIVO È CREARE UN’IMPRESA ETICA, SOSTENIBILE E REPLICABILE SUL TERRITORIO NAZIONALE. UN’INIZIATIVA CHE RIMETTE LA PERSONA AL CENTRO DELL’AZIONE ECONOMICA.

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APPROVATO ANCHE AL SENATO IL DISEGNO DI LEGGE SULLA PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI AGLI UTILI D’IMPRESA. PER Co.N.A.P.I. NAZIONALE: “UNA SVOLTA IMPORTANTE.”

Il Senato ha approvato in via definitiva la legge sulla partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa, promuovendo un nuovo modello di collaborazione tra dipendenti e aziende. CONAPI Nazionale la definisce “una svolta importante”, soprattutto per le piccole imprese. L’obiettivo è aumentare motivazione, produttività e competitività. Ora si attende l’attuazione concreta da parte di imprese e parti sociali.

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