Di fronte all’aumento dei carburanti non possiamo limitarci a interventi frammentari.
Occorre una misura più incisiva e soprattutto mirata verso quei settori nei quali benzina e gasolio rappresentano una componente rilevante e incomprimibile dei costi di esercizio.
Come CONAPI Nazionale proponiamo l’introduzione temporanea di un credito d’imposta sul carburante destinato alle imprese maggiormente esposte, a partire da autotrasporto e logistica, agricoltura, pesca, trasporto persone e dalle attività artigiane e dalle piccole imprese nelle quali l’utilizzo quotidiano dei mezzi costituisce una parte significativa del processo produttivo.
Il meccanismo dovrebbe essere semplice e verificabile: prendere come riferimento il prezzo medio del carburante di otto mesi fa e riconoscere, sui litri effettivamente acquistati e documentati dall’impresa, un credito d’imposta commisurato all’incremento intervenuto.

Non quindi un contributo indiscriminato, ma un ristoro collegato ai consumi reali e riservato alle attività nelle quali il carburante costituisce realmente un costo di produzione.
Una misura di questo tipo avrebbe una duplice funzione: proteggere i margini delle piccole imprese e degli artigiani e ridurre la necessità di trasferire l’aumento dei costi sui prezzi finali, contribuendo così a contenere le pressioni inflazionistiche.
Riteniamo che per una manovra straordinaria di questa natura debba essere valutata una dotazione nell’ordine dei 2,5 miliardi di euro. Come proposta di copertura, chiediamo che venga esaminata la possibilità di reperire queste risorse attraverso una riprogrammazione e una riduzione di stanziamenti destinati agli armamenti.
In una fase di emergenza economica occorre stabilire delle priorità. Sostenere chi trasporta le merci, chi coltiva, chi pesca, chi produce e chi ogni mattina mette in moto un furgone per andare a lavorare significa difendere non soltanto le imprese, ma l’intera economia reale del Paese.

