IL CORAGGIO DI CREARE, LA FORZA DI RESISTERE: LA VERA VITA DELL’IMPRENDITORE


Intervista a Forgione Maurizio – Il coraggio di costruire, la forza di credere

Nel panorama imprenditoriale italiano, Forgione Maurizio è una voce fuori dal coro. Con passione e trasparenza, ha raccontato la realtà spesso ignorata di chi sceglie di investire su sé stesso, affrontando sacrifici, responsabilità e sfide quotidiane. In questa intervista, ci accompagna dietro le quinte del mondo dell’impresa, dove ogni decisione è un atto di coraggio.

D: Signor Forgione, nel suo messaggio parla di notti insonni, rischi personali e responsabilità. Qual è stato il momento più duro del suo percorso imprenditoriale, e cosa l’ha aiutata a superarlo?

    R:
    Il momento più difficile è stato sicuramente quando ho dovuto rifinanziare l’attività dopo una serie di eventi negativi: mancati pagamenti, rescissioni di contratti e un furto che ha messo in ginocchio la logistica. In quei giorni, dormivo pochissimo e mi sentivo schiacciato dalle responsabilità. Ma ciò che mi ha tenuto in piedi è stato il pensiero che dietro ogni impresa c’è una comunità: clienti, collaboratori, famiglie. Non potevo deluderli. E poi, la fede in me stesso, anche quando nessuno ci credeva più.

    D: Lei scrive: “Ho creduto in me stesso quando nessun altro lo ha fatto”. Ci racconta un episodio concreto in cui questa convinzione è stata decisiva?

      R:
      Sì, ricordo bene. Era il primo anno di attività, avevo investito tutti i miei risparmi e chiesto un prestito a un familiare. I primi mesi furono un disastro: zero clienti, costi altissimi, e tanti mi dicevano di chiudere. Ma io vedevo qualcosa che gli altri non vedevano. Ho cambiato strategia, ho investito in formazione e ho iniziato a partecipare a fiere locali. Dopo sei mesi, il primo contratto importante. Da lì è cambiato tutto. Se non avessi creduto in me stesso, oggi non sarei qui.

      D: Secondo Lei, cosa dovrebbe sapere chi osserva il mondo dell’impresa dall’esterno, magari giudicando senza conoscere le difficoltà reali?

        R:
        Dovrebbe sapere che essere imprenditore non è solo “fare soldi”. È assumersi rischi enormi, coordinare persone, pagare tasse, affrontare crisi e responsabilità che non finiscono mai. È svegliarsi alle tre del mattino pensando a un cliente, a un dipendente, a un prodotto. È anche essere giudicato come “sfruttatore” da chi non ha mai provato a costruire qualcosa. Serve rispetto per chi crea lavoro, non solo critiche.

        D: Come riesce a mantenere alta la motivazione del suo team, soprattutto nei momenti di crisi o incertezza?

          R:
          Con trasparenza e rispetto. Parlo chiaro, condivido le difficoltà, ma anche le visioni. Cerco di ispirare, non solo di comandare. E soprattutto, investo nelle persone: formazione, ascolto, fiducia. Quando un collaboratore sente che è parte di un progetto, non solo un numero, dà il meglio. E io cerco di essere il primo a dare l’esempio, anche quando tutto sembra andare storto.

          D: Che consiglio darebbe oggi a un giovane che sogna di avviare un’attività, ma teme il fallimento o la mancanza di sostegno?

          R:
          Gli direi: fallire è parte del gioco, ma non provarci è la vera sconfitta. Se hai un’idea, studiala, preparati, circondati di persone sincere e buttati. Il sostegno arriverà, ma prima devi dimostrare di crederci tu. E soprattutto, non fare impresa solo per guadagnare: fallo per creare valore, per lasciare un segno. Il successo non è solo nei numeri, ma nella dignità con cui affronti ogni giorno.

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