INNOVAZIONE TECNOLOGICA E NUOVE DINAMICHE: LA RIVOLUZIONE SILENTE NELLA VITIVINICOLTURA


Il mercato del vino sempre più in crescita. Innovazione e tecnologia trasformano il comparto.

Il settore vitivinicolo, pilastro dell’economia agricola italiana e simbolo di tradizione secolare, si trova al centro di una profonda trasformazione guidata da due forze trainanti: l’innovazione tecnologica e il mutamento radicale delle dinamiche di mercato e dei modelli di consumo. Le aziende che sapranno interpretare e cavalcare questi cambiamenti saranno quelle in grado di garantire la propria sostenibilità futura.
L’innovazione tecnologica non è più un optional, ma una necessità strategica. L’ingresso delle nuove tecnologie nei vigneti ha inaugurato l’era della viticoltura di precisione. Sensori basati su internet delle cose, droni e immagini satellitari raccolgono dati in tempo reale sull’umidità del terreno, lo stato di salute delle piante, le carenze nutrizionali e la pressione delle malattie. Questo flusso costante di informazioni permette agli agricoltori di prendere decisioni basate su dati oggettivi, ottimizzando l’uso delle risorse idriche e fitosanitarie. L’uso mirato dei trattamenti riduce l’impatto ambientale, un fattore sempre più richiesto dai disciplinari di certificazione e dai consumatori. In cantina, l’automazione e l’uso di software gestionali avanzati garantiscono una tracciabilità impeccabile e un controllo qualitativo in ogni fase della vinificazione.

E’ stato un tema centrale anche del recente convegno organizzato da Co.N.A.P.I. lo scorso 27 novembre. In tale occasione, la dottoressa Natalia Falcone ha focalizzato l’intervento proprio sull’innovazione e la tecnologia che sta interessando la viticoltura, delineando le opportunità per le piccole e medie imprese. Negli ultimi anni si sta assistendo a un passaggio decisivo: l’agricoltura, e la viticoltura in particolare, sta diventando una pratica sempre più tecnologica. Questa tecnologia si traduce in due macro-ambiti: il primo riguarda il campo, basato sull’agricoltura di precisione con sensori e droni; il secondo, invece, si concentra sulla cantina e sul mercato, impiegando l’intelligenza artificiale, ovvero algoritmi che analizzano dati chimici e sensoriali per prevedere la qualità, identificare difetti e ottimizzare i processi.
Parallelamente all’innovazione in campo, il mercato e i consumatori stanno riscrivendo le regole. L’emergenza pandemica ha agito da catalizzatore per la digitalizzazione del settore. La vendita diretta al consumatore, tramite piattaforme di commercio elettronico proprietarie o specializzate, ha aperto canali di commercializzazione alternativi ai tradizionali canali di vendita e grande distribuzione. Questo approccio non solo ha aumentato i margini per i produttori, ma ha permesso una relazione diretta e la fidelizzazione del cliente. Le nuove generazioni si avvicinano al vino con aspettative diverse.

Prediligono vini con una storia da raccontare (sostenibilità, territorio, produttori artigianali), sono sensibili al tema della salute e tendono a consumare meno alcol, ma di maggiore qualità. La crescente attenzione verso il benessere ha dato impulso a nuovi segmenti di mercato, come i vini biologici, naturali, a basso contenuto di solfiti o, il trend emergente, i vini senza alcol o a ridotto contenuto alcolico. Le aziende più lungimiranti stanno investendo in ricerca e sviluppo per intercettare questa domanda senza rinunciare alla qualità del prodotto.
Per le aziende vitivinicole, la sfida non consiste solo nell’acquistare l’ultima tecnologia, ma nell’integrare questi strumenti in una visione strategica d’insieme. L’innovazione tecnologica è il mezzo per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ed efficienza, mentre la comprensione delle dinamiche di mercato e dei consumi è la bussola per orientare la produzione. Solo un approccio olistico, che combini rispetto della tradizione e apertura all’innovazione, permetterà alle imprese del settore di prosperare nel panorama competitivo del ventunesimo secolo.

INCLUSIONE, LAVORO E RESPONSABILITÀ SOCIALE: LA VISIONE DEL CENTRO STUDI CO.N.A.P.I.


In occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale rilancia il valore dell’inclusione come leva strategica per il mondo produttivo. In questa intervista, il Direttore illustra il significato della ricorrenza, le indagini avviate e il ruolo centrale della persona nei modelli d’impresa sostenibili.

Direttore, oggi celebriamo la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. Qual è il significato di questa ricorrenza per il mondo produttivo nazionale?

La giornata di oggi è fondamentale per il mondo produttivo, a cominciare proprio dall’artigianato, dalla micro e piccola impresa che rappresentiamo. Ricordo come il lavoro non è solo produzione, ma anche inclusione, partecipazione e responsabilità sociale. Valorizzare le persone con disabilità significa rafforzare l’intero tessuto produttivo del Paese, promuovere equità, innovazione e coesione. Per il nostro Centro Studi, questa data rappresenta un’occasione per ribadire che la centralità della persona è alla base di un’impresa responsabile e sostenibile.

Il Centro Studi e Ricerche nell’ultimo anno ha avviato due indagini nazionali sul tema dell’inclusione e sull’attenzione alle disabilità. Può spiegarci di cosa si tratta e perché sono così importanti?

Sì, come le dicevo l’accessibilità al lavoro, l’attenzione alle persone disabili e la dimensione sociale dell’impresa sono una priorità per noi. A tal proposito, infatti, il nostro Centro Studi ha pubblicato due questionari – attualmente ancora aperti – perché riteniamo fondamentale basare le indagini studio su dati concreti. La prima indagine, Accessibilità al lavoro. La visione delle imprese sull’inserimento delle persone con disabilità, è stata avviata la scorsa estate e consente di capire come le aziende attuano concretamente l’accesso al lavoro delle persone con disabilità, evidenziando buone pratiche, ostacoli e fabbisogni.

La seconda, Diversity, inclusion and enterprise: building inclusive work communities, è stata avviata quest’anno a seguito del Protocollo d’Intesa che il nostro Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I Nazionale ha siglato con UP Training Srl e valuta come la diversità possa trasformarsi in leva di innovazione, benessere organizzativo e valore condiviso.

Entrambe le indagini ci permettono di comprendere la realtà delle imprese, orientare politiche aziendali efficaci e rafforzare la cultura dell’inclusione in tutto il sistema produttivo.

Perché avete coinvolto anche enti di formazione nelle indagini?

Perché come Confederazione Co.N.A.P.I. Nazionale crediamo molto nella formazione quale leva di sviluppo e di inclusione. Poi la formazione è essenziale: senza formazione non è possibile costruire ambienti realmente inclusivi. Coinvolgere pertanto gli enti di formazione significa promuovere competenze, consapevolezze e pratiche professionali che preparino le imprese a gestire contesti accessibili, equi e partecipativi. Non è solo un supporto operativo: è una leva strategica per diffondere, anche attraverso la formazione professionale, una cultura dell’inclusione capace di generare valore umano e sociale.

Come possono le imprese partecipare alle vostre ricerche?

Accedendo al nostro sito ufficiale http://www.conapinazionale.it/e partecipando ai questionari. A tal riguardo voglio rivolgere un invito diretto alle imprese che ci leggono: partecipare ai questionari. È un gesto concreto che consente di contribuire allo sviluppo di strumenti operativi, percorsi formativi e politiche aziendali inclusive ed efficaci.Accessibilità e lavoro. La visione delle imprese sull’inserimento delle persone con disabilità: https://forms.gle/APocQ1SXDcU98otf9

La risposta raccolta è preziosa: senza la voce delle imprese non potremmo analizzare i bisogni né proporre interventi concreti per rafforzare una sana e responsabile cultura dell’inclusione.

La Co.N.A.P.I. Nazionale sottolinea spesso la centralità della persona. In che modo questo principio guida le vostre azioni?

La Confederazione afferma con chiarezza che la persona viene prima del capitale. È una visione che interpreta l’impresa non come “mera macchina produttiva”, ma come una comunità di lavoro, fatta di persone. Questo principio orienta ogni scelta: dall’analisi sociale all’organizzazione aziendale, dalla formazione alla proposta di modelli inclusivi. Il ruolo del Centro è tradurre questa identità in conoscenza, strumenti e percorsi concreti, capaci di generare valore e coesione sociale.

VITICOLTURA ED ENOTURISMO: UNA LEVA PER LO SVILUPPO DELLE AREE INTERNE


Nel corso del convegno “Viticoltura ed enoturismo: un modello imprenditoriale per lo sviluppo delle aree interne”, svoltosi giovedì 27 novembre a Taurasi, il dott. Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale, ha presentato il Rapporto nazionale sulla viticoltura sostenibile ed enoturismo.

Si tratta di un lavoro di ricerca condotto tra novembre 2024 e maggio 2025 e concluso lo scorso ottobre, basato su un campione rappresentativo di imprese vitivinicole e cantine distribuite sul territorio nazionale. Nel suo intervento il dott. Zizza ha illustrato le motivazioni alla base dello studio e gli obiettivi perseguiti: comprendere le trasformazioni che interessano oggi il comparto vitivinicolo, valutarne la capacità innovativa, analizzare il livello di sostenibilità e mettere in luce le esigenze delle micro e piccole imprese, spesso esposte a difficoltà gestionali e strutturali. È stata presentata la struttura del Rapporto e il metodo di elaborazione dei dati, sottolineando il valore scientifico del lavoro e la necessità di costruire strumenti di supporto per il settore. Dal Rapporto emergono elementi centrali: la crescita dell’innovazione tecnologica applicata ai vigneti e ai processi produttivi, la diffusione delle pratiche sostenibili come risposta concreta ai cambiamenti climatici e la vitalità di un comparto che, pur affrontando criticità significative, dimostra una forte capacità di adattamento. Al tempo stesso sono emerse con chiarezza le fragilità delle micro e piccole imprese, che spesso non dispongono dei mezzi necessari per sostenere investimenti, accedere ai mercati internazionali e formare adeguatamente il personale. Una parte rilevante dell’intervento è stata dedicata al potenziale dell’enoturismo quale risorsa strategica per lo sviluppo delle aree interne. Il dott. Zizza ha evidenziato come l’economia enoturistica sia in grado di rafforzare l’attrattività dei territori, favorire l’accesso a nuovi posti di lavoro e attivare economie diffuse che coinvolgono ristorazione, ospitalità, artigianato, servizi culturali e ricreativi.

La viticoltura, in questo senso, può essere una vera infrastruttura sociale, capace di trattenere il valore economico prodotto e di trasformare la presenza dei visitatori in benessere condiviso.
Il convegno ha visto anche l’intervento di Paoul Burke, che ha portato una prospettiva internazionale sul tema. Burke ha sottolineato come l’enoturismo, se sostenuto da politiche di rete e da una visione condivisa, possa diventare un ponte tra territori interni e mercati globali. Ha rimarcato l’importanza di integrare innovazione e tradizione, favorendo la creazione di esperienze autentiche capaci di attrarre visitatori da tutto il mondo e di consolidare la reputazione delle aree interne italiane come luoghi di eccellenza culturale ed enogastronomica.Il filo conduttore dell’intervento ha richiamato più volte l’importanza di sviluppare sinergie e collaborazioni tra imprese, istituzioni, reti territoriali, nazionali e internazionali, come condizione imprescindibile per il rafforzamento del settore e per la costruzione di un percorso di crescita sostenibile e stabile. La ricerca conferma che solo attraverso un dialogo costante e una visione condivisa è possibile valorizzare il capitale umano, rigenerare le comunità e dare alle aree interne italiane una prospettiva di futuro.
In conclusione, il convegno ha offerto una visione chiara e scientificamente fondata sulla trasformazione del comparto vitivinicolo, indicando nell’enoturismo – specie nelle aree interne – una leva concreta per lo sviluppo locale e per la tutela della dimensione culturale e identitaria dei territori.

CO.N.A.P.I. – VITICOLTURA ED ENOTURISMO: UN MODELLO IMPRENDITORIALE PER LO SVILUPPO DELLE AREE INTERNE


Convegno a Taurasi si è discusso di viticoltura ed enoturismo

Il convegno organizzato da Co.N.A.P.I Nazionale e dal suo Centro Studi e Ricerche si è svolto regolarmente il 27 novembre 2025 alle ore 16:30 nella Sala Carlo Gesualdo del Castello Marchionale di Taurasi, gremita di pubblico e di rappresentanti istituzionali, ed è terminato con un ampio dibattito che ha coinvolto esperti, amministratori e operatori della filiera vitivinicola. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Taurasi, dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Avellino e dal Ministero della Giustizia, ha messo in evidenza come viticoltura ed enoturismo possano costituire infrastrutture economiche, sociali e culturali capaci di coniugare tradizione e innovazione, valorizzando le eccellenze locali e creando nuove opportunità di crescita. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Taurasi, Antonio Tranfaglia, del presidente nazionale di Co.N.A.P.I, Basilio Minichiello, del vicepresidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Avellino, Salvatore Moscariello, e del vicepresidente dell’Università dei Sapori, Luca Martuscelli, i lavori sono stati introdotti dal direttore scientifico del Centro Studi Co.N.A.P.I, Antonio Zizza, con la presentazione del rapporto “Viticoltura sostenibile ed enoturismo. Esiti della ricerca sulle imprese in Italia”.

Sono intervenuti Simone Feoli, economista del settore vitivinicolo, con una riflessione sui modelli di resilienza e sviluppo per le microimprese; Lucio Palombini, consulente del lavoro e responsabile dell’Area Internazionalizzazione di Co.N.A.P.I, sul tema delle nuove opportunità per le imprese; Paul Balke, esperto di cultura enologica, che ha illustrato la dimensione internazionale dell’enoturismo come strumento di comunicazione identitaria e sostenibile; Gianluigi Addimanda, agronomo, con un approfondimento sul caso Irpino e la valorizzazione dei vitigni autoctoni; Natalia Falcone, responsabile degli Organismi Paritetici E.L.A.V., sulle opportunità offerte dalle tecnologie per la viticoltura; e Mirella Giovino, responsabile dell’Area Lavoro di Co.N.A.P.I, sul ruolo delle associazioni di categoria nella formazione professionale e nell’assistenza alle imprese. I saluti conclusivi sono stati affidati al consigliere comunale Pierluigi D’Ambrosio, delegato agli eventi e al turismo. Il convegno si è chiuso con un messaggio chiaro e condiviso: viticoltura ed enoturismo non sono soltanto settori produttivi, ma strumenti strategici per dare futuro e dignità alle comunità delle aree interne, rafforzando l’identità territoriale e creando nuove sinergie tra istituzioni, imprese e cittadini.

VITICOLTURA SOSTENIBILE ED ENOTURISMO: LA VISIONE DEL DOTT. ANTONIO ZIZZA


Nel quadro del Rapporto “Viticoltura sostenibile ed enoturismo. Esiti della ricerca sulle imprese in Italia”, abbiamo intervistato il dottor Antonio Zizza, protagonista del dibattito nazionale promosso da Co.N.A.P.I. e voce autorevole nel campo delle politiche agricole e dello sviluppo territoriale.

Con lui abbiamo analizzato i dati emersi dalla ricerca, le prospettive di crescita per le aree interne e il ruolo decisivo di innovazione e capitale umano nel rendere competitivo il settore vitivinicolo.
Ricerca e risultati – Quali sono i principali dati emersi dalla ricerca sulla sostenibilità della viticoltura e sulle dinamiche evolutive dell’enoturismo?

1 La ricerca, pubblicata nel nostro Rapporto “Viticoltura sostenibile ed enoturismo. Esiti della ricerca sulle imprese in Italia”, che potete leggere gratuitamente sul nostro sito ufficiale www.conapinazionale.it, evidenzia una trasformazione profonda e ormai strutturale del settore, con un’attenzione particolare all’enoturismo, costantemente in crescita su tutto il territorio nazionale.
Altresì, oltre il 91% delle imprese vitivinicole dichiarano di adottare pratiche avanzate di sostenibilità ambientale, incluse energie rinnovabili, metodi biologici e biodinamici e una consistente riduzione dell’impiego di fitofarmaci. Parallelamente, l’integrazione tra produzione e servizi enoturistici si conferma decisiva: l’87% delle aziende offre esperienze strutturate e il 95% riconosce la centralità della connessione fra vino, territorio e paesaggio quale tratto distintivo di competitività.
Questi dati indicano indubbiamente una evoluzione imprenditoriale, oltre che culturale, del settore, sempre più orientato a qualità, autenticità e sostenibilità territoriale.
Di tutto questo ne parleremo domani, giovedì 27 novembre 2025, nel corso del primo convegno nazionale promosso da Co.N.A.P.I., ospitato nel Castello Marchionale di Taurasi, in provincia di Avellino.

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2.⁠ ⁠Modello imprenditoriale – In che modo viticoltura ed enoturismo possono diventare un modello replicabile di sviluppo per le aree interne?
Come chiarito più volte, anche nel Rapporto, il binomio viticoltura–enoturismo costituisce un modello replicabile perché si fonda su risorse non delocalizzabili: paesaggio, cultura agricola, comunità e identità territoriale. In molte aree interne queste componenti danno vita ad economie diffuse collegate alla filiera dell’ospitalità, della ristorazione e dei servizi culturali, producendo valore aggiunto locale e rafforzando la coesione sociale.
Per rispondere alla sua domanda, la replicabilità dipende dalla capacità di costruire reti e governance condivise tra imprese, enti pubblici, associazioni professionali e attori sociali.
Proprio per questo, il convegno di domani intende mettere attorno allo stesso tavolo competenze e responsabilità istituzionali, nella prospettiva di definire modelli concreti e trasferibili ad altri territori.

3.⁠ ⁠Capitale umano e innovazione – Quanto contano formazione, nuove tecnologie e governance territoriale nel rendere competitivo il settore vitivinicolo?
Premetto col dirle che sono tutti elementi determinanti. La ricerca mostra una crescente diffusione di tecnologie di precisione, sistemi digitali di monitoraggio, automazione dei processi e applicativi di intelligenza artificiale. Tuttavia, emerge con forza un bisogno urgente di competenze tecniche, scientifiche e manageriali, senza le quali l’innovazione rischia di non tradursi in competitività reale.
Ugualmente centrale è la governance territoriale: senza coordinamento istituzionale e cooperazione pubblico–privato, innovazione e sviluppo restano frammentati. Il confronto interdisciplinare previsto nel nostro convegno ha proprio l’obiettivo di mettere in dialogo competenze scientifiche, imprese e istituzioni per definire una strategia comune.
In questo il sindacato, le associazioni di categoria, la ormai nascente federazione dell’enoturismo in seno alla Co.N.A.P.I. Nazionale, hanno un ruolo fondamentale. Ma di questo ne parleremo al convegno di Taurasi.

4.⁠ ⁠Prospettive future – Quali sono le sfide più urgenti che le imprese vitivinicole italiane dovranno affrontare nei prossimi anni per restare sostenibili e attrattive?
Le sfide prioritarie riguardano l’adattamento ai cambiamenti climatici, la sostenibilità economica legata alle giacenze e ai mercati internazionali, il rafforzamento delle competenze professionali e l’accesso a tecnologie e capitali. Sarà molto importante perciò investire in infrastrutture logistiche e digitali, soprattutto nelle aree interne, oltre che potenziare reti consortili e forme di sinergia commerciale per superare la frammentazione strutturale del comparto.
Competitività e sostenibilità richiedono visione strategica e capacità di sistema, temi che saranno al centro della discussione collegiale di domani.

5.⁠ ⁠Ruolo delle aree interne – Ritiene che le aree interne possano diventare laboratori di innovazione e sostenibilità?
Assolutamente sì, ne siamo convinti come Centro Studi e come Confederazione Co.N.A.P.I. Nazionale. Le aree interne rappresentano oggi contesti privilegiati per sperimentare nuovi modelli di sviluppo fondati su economia circolare, sostenibilità e radicamento territoriale. Qui viticoltura ed enoturismo possono contribuire alla rigenerazione sociale e demografica, contrastando lo spopolamento e generando condizioni di reale abitabilità, attraverso occupazione qualificata, reti imprenditoriali e servizi innovativi.
Con adeguato supporto infrastrutturale e istituzionale, le aree interne possono diventare laboratori nazionali di imprenditoria, come dimostra la scelta volontaria della Co.N.A.P.I. Nazionale di avviare proprio da Taurasi, territorio simbolico e di eccellenza, il primo appuntamento del nostro ciclo di convegni sulla viticoltura e l’enoturismo.

Co.N.A.P.I. NAZIONALE GUIDA IL RILANCIO DELLE AREE INTERNE: A TAURASI IL CONVEGNO SU VITICOLTURA ED ENOTURISMO


La Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I. Nazionale), insieme al proprio Centro Studi e Ricerche, promuove il convegno “Viticoltura ed enoturismo: un modello imprenditoriale per lo sviluppo delle aree interne”, in programma giovedì 27 novembre 2025 alle ore 16.30 presso la Sala Carlo Gesualdo del Castello Marchionale di Taurasi (Av).

Si tratta del primo appuntamento di un percorso nazionale dedicato alla valorizzazione strategica della filiera vitivinicola e del turismo del vino quale leva fondamentale per il rilancio economico e sociale dei territori interni. La scelta di Taurasi, luogo simbolo dell’identità enologica irpina, non è casuale: le aree interne sono oggi attraversate da profondi processi di trasformazione, segnati dallo spopolamento delle giovani generazioni, dalla contrazione del tessuto imprenditoriale agricolo e dalla desertificazione socio-produttiva. In tale contesto, la viticoltura e l’enoturismo si configurano come strumenti capaci di generare sviluppo sostenibile, occupazione qualificata, attrazione di investimenti e valorizzazione del patrimonio culturale e rurale. L’apertura dell’evento sarà affidata ai saluti istituzionali del Presidente della Co.N.A.P.I. Nazionale, Basilio Minichiello, seguiti dagli interventi del Sindaco di Taurasi, Antonio Tranfaglia, di Salvatore Moscariello, Vice Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Avellino, e di Luca Martuscelli, Vice Presidente dell’Università dei Sapori. Le introduzioni offriranno una riflessione condivisa sul ruolo del capitale umano, dell’innovazione e della governance territoriale nella costruzione di modelli imprenditoriali sostenibili.

La sessione scientifica sarà inaugurata da Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale, che presenterà i risultati della ricerca sulla sostenibilità della viticoltura e sulle dinamiche evolutive dell’enoturismo, delineando un quadro analitico aggiornato sulle imprese italiane del settore. Seguiranno gli interventi di Simone Feoli, Research Fellow presso l’American Association of Wine Economists, che approfondirà i modelli economici e di resilienza per le microimprese vitivinicole, e di Lucio Palombini, Responsabile Area Internazionalizzazione della Co.N.A.P.I. Nazionale, che affronterà le opportunità legate all’export, alle reti commerciali globali e ai processi di apertura internazionale del comparto. Un contributo di respiro internazionale sarà offerto da Paul Balke, esperto e giornalista internazionale, che analizzerà la dimensione identitaria e comunicativa dell’enoturismo, sottolineando il ruolo della narrazione territoriale e della sostenibilità nella competitività internazionale delle destinazioni del vino.

Sul versante territoriale e operativo, Gianluigi Addimanda, Dottore Agronomo, porterà l’esperienza dell’Irpinia, evidenziando il valore strategico dei vitigni autoctoni e delle pratiche di enoturismo esperienziale. Natalia Falcone, Responsabile Organismi Paritetici E.LAV., illustrerà le opportunità offerte dalle tecnologie emergenti tra winetech e agritech, mentre Mirella Giovino, Responsabile Area Lavoro Co.N.A.P.I. Nazionale, approfondirà il ruolo delle associazioni di categoria nella formazione professionale continua e nel sostegno operativo alle imprese agricole. La chiusura dei lavori sarà affidata a Pierluigi D’Ambrosio, Consigliere delegato a eventi e turismo del Comune di Taurasi. Il convegno rappresenta un momento di confronto costruttivo tra ricerca, istituzioni, impresa e territorio, finalizzato alla definizione di un modello imprenditoriale replicabile, sostenibile e capace di trasformare la viticoltura e l’enoturismo in motori di sviluppo integrato, orientati alla competitività, alla coesione sociale e alla rigenerazione dei territori interni. Un passo decisivo per affermare che l’Irpinia e le aree interne non sono spazi marginali, ma laboratori aperti di innovazione e futuro.

VOLONTARIATO: LE COMPETENZE CHE FANNO CURRICULUM


Il Ministero del Lavoro ha introdotto nuove misure per valorizzare le competenze acquisite attraverso il volontariato.

Un riconoscimento che trasforma l’impegno civico in un’opportunità concreta per studenti e lavoratori.
Il volontariato non è più soltanto un gesto di generosità o un’esperienza personale da raccontare. Con una nuova iniziativa del Ministero del Lavoro, le competenze maturate durante attività di volontariato potranno essere riconosciute ufficialmente sia nel percorso scolastico che in quello professionale. Si tratta di un cambiamento significativo che punta a valorizzare l’impegno civico come strumento di crescita e qualificazione.
L’obiettivo è duplice: da un lato, promuovere il volontariato tra i giovani come esperienza formativa e arricchente; dall’altro, offrire a chi ha svolto attività di volontariato la possibilità di vedere riconosciute le competenze acquisite, rendendole spendibili in ambiti concreti come la scuola e il lavoro. Questo riconoscimento non riguarda solo le abilità tecniche, ma anche quelle trasversali: capacità organizzative, comunicative, relazionali, problem solving, gestione del tempo, lavoro in team. Tutti elementi che oggi sono sempre più richiesti e apprezzati nei contesti professionali.
Il provvedimento stabilisce criteri chiari per individuare e certificare queste competenze. Gli enti del Terzo Settore potranno collaborare con le istituzioni scolastiche e con i servizi per l’impiego per attivare percorsi di valutazione e certificazione.

In questo modo, il volontariato diventa una risorsa concreta, non solo per chi lo pratica, ma anche per il sistema educativo e produttivo, che può contare su persone più consapevoli, preparate e motivate.
Per gli studenti, il volontariato potrà tradursi in crediti formativi, arricchendo il curriculum scolastico e offrendo nuove opportunità di orientamento. Per chi cerca lavoro, invece, le competenze certificate potranno rappresentare un valore aggiunto, utile per distinguersi nei processi di selezione o per accedere a percorsi di formazione professionale.
Questa iniziativa segna un passo importante verso una società che riconosce il valore dell’impegno civico e lo integra nei percorsi di crescita individuale. Il volontariato non è più relegato alla sfera del tempo libero o della beneficenza, ma viene riconosciuto come esperienza qualificante, capace di formare cittadini attivi e professionisti competenti.
In un momento storico in cui il mondo del lavoro richiede sempre più flessibilità, spirito di iniziativa e capacità di adattamento, il volontariato si rivela una palestra ideale per sviluppare queste qualità. E ora, grazie a questo riconoscimento formale, chi ha scelto di mettersi al servizio degli altri potrà vedere valorizzato il proprio impegno anche sul piano scolastico e professionale.
Il messaggio è chiaro: fare volontariato non è solo fare del bene, è anche investire su sé stessi. E da oggi, questo investimento potrà essere riconosciuto, certificato e trasformato in nuove opportunità.

TRANSIZIONE 5.0 E PIANO 4.0: RISORSE ESAURITE E NUOVE PROSPETTIVE


Le risorse di Transizione 5.0 sono esaurite, mentre al Piano 4.0 restano 200 milioni. Il Ministero lavora a nuove misure in legge di bilancio, con comunicazioni valide fino al 31 dicembre.

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha annunciato che le risorse destinate al programma Transizione 5.0, pari a 3 miliardi di euro, sono state completamente prenotate dalle imprese, segnalando un forte interesse e un elevato gradimento per la misura. A seguito di questa comunicazione si è registrata una significativa accelerazione delle prenotazioni anche sul Piano 4.0, che disponeva di un plafond complessivo di 2,2 miliardi di euro. Alla data odierna risultano ancora disponibili 200 milioni, ma il Gestore dei Servizi Energetici – GSE S.p.A. ha chiarito che, al raggiungimento della soglia totale, verrà trasmessa una comunicazione ufficiale di esaurimento delle risorse.

Il Ministero, consapevole della centralità di questi strumenti per sostenere gli investimenti delle imprese in innovazione e sostenibilità, ha dichiarato di essere al lavoro per reperire nuove risorse e garantire continuità, anche attraverso soluzioni che saranno introdotte nella prossima legge di bilancio. Le comunicazioni trasmesse entro il 31 dicembre rimarranno comunque valide e saranno gestite in base all’ordine cronologico di invio, nel caso di reperimento di ulteriori fondi. Questa situazione conferma la grande attenzione delle imprese italiane verso le misure di supporto alla trasformazione digitale ed energetica, evidenziando la necessità di rafforzare ulteriormente gli strumenti di incentivazione per accompagnare il tessuto produttivo nazionale in un percorso di crescita e competitività.

VITICOLTURA ED ENOTURISMO: UN MODELLO IMPRENDITORIALE PER LO SVILUPPO DELLE AREE INTERNE


La viticoltura e l’enoturismo sono leve di sviluppo per le aree interne. A Taurasi si discuterà di prospettive con istituzioni ed esperti.

Il 27 novembre 2025, alle ore 16:30, presso il Castello Marchionale di Taurasi nella Sala Carlo Gesualdo, si svolgerà il convegno promosso da Co.N.A.P.I. Nazionale e dal suo Centro Studi e Ricerche, dedicato al ruolo strategico della filiera vitivinicola come infrastruttura economica, sociale e culturale delle aree interne. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Taurasi e dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Avellino, intende sottolineare come la viticoltura e l’enoturismo possano rappresentare un modello imprenditoriale capace di coniugare tradizione e innovazione, valorizzando le risorse locali e aprendo nuove prospettive di sviluppo. Il convegno offrirà un’occasione di confronto tra esperti internazionali, professionisti del settore e imprese, con la presentazione del Rapporto nazionale sulla viticoltura sostenibile, documento che raccoglie dati, analisi e buone pratiche per orientare la crescita del comparto. Saranno affrontati temi cruciali come l’innovazione tecnologica applicata alla produzione, l’internazionalizzazione dei mercati e l’enoturismo come leva di competitività territoriale. L’obiettivo è mettere in evidenza come la filiera vitivinicola non sia soltanto un settore produttivo, ma anche un’infrastruttura culturale e sociale che contribuisce a rafforzare l’identità delle comunità e a generare nuove opportunità occupazionali. La scelta del Castello Marchionale di Taurasi come sede dell’incontro non è casuale: si tratta di un luogo simbolico, legato alla storia e alla tradizione vitivinicola irpina, che ben rappresenta il connubio tra patrimonio culturale e prospettive di sviluppo. La cornice storica del castello offrirà un contesto suggestivo per discutere di futuro, con l’intento di trasformare le aree interne da territori percepiti come marginali a laboratori di innovazione e sostenibilità. Il dibattito finale, aperto alle istituzioni e alle imprese locali, sarà un momento di ascolto e partecipazione, volto a raccogliere idee e proposte concrete per rafforzare la competitività del territorio. La presenza di amministratori, operatori economici e rappresentanti delle categorie professionali garantirà un confronto ampio e inclusivo, capace di mettere in rete esperienze e competenze. Ai Dottori Agronomi e Forestali partecipanti saranno riconosciuti i Crediti Formativi ai sensi del regolamento CONAF 9/2022, a conferma della valenza scientifica e professionale dell’iniziativa. Questo riconoscimento sottolinea l’importanza di un aggiornamento continuo e di una formazione qualificata per affrontare le sfide di un settore in costante evoluzione.

Il convegno di Taurasi si propone dunque come un appuntamento di rilievo nazionale, capace di unire la dimensione locale con quella globale, e di offrire una visione integrata dello sviluppo delle aree interne attraverso la viticoltura e l’enoturismo. Un’occasione per ribadire che il vino non è soltanto un prodotto, ma un racconto di territorio, un patrimonio di cultura e un motore di crescita economica e sociale.

FERRERO SOSPENDE GLI ACQUISTI DI NOCCIOLE TURCHE: CRISI GLOBALE E CROLLO DELLA PRODUZIONE IRPINA


Nocciole in crisi per scarsa produzione. la Ferrero rinuncia alla nocciola turca

Il colosso dolciario Ferrero ha deciso di sospendere temporaneamente gli acquisti di nocciole dalla Turchia, principale fornitore mondiale, a causa di un drastico aumento dei prezzi e di una crisi produttiva che ha colpito il settore.
La decisione arriva dopo una primavera segnata da condizioni climatiche estreme e da un’epidemia di parassiti che ha devastato i raccolti turchi. Una gelata fuori stagione ha compromesso la fioritura degli alberi, mentre la diffusione della cimice asiatica ha ulteriormente aggravato la situazione, riducendo drasticamente la quantità di frutta secca disponibile. Il risultato è stato un crollo della produzione sotto le 500mila tonnellate e un conseguente raddoppio dei prezzi rispetto all’inizio dell’estate.
Ferrero, che consuma circa il 25% della produzione mondiale di nocciole per prodotti come Nutella e Rocher, ha scelto di interrompere gli acquisti dalla Turchia per tutelarsi da ulteriori rincari e speculazioni. L’azienda ha attinto alle proprie scorte e ha avviato trattative per rifornirsi da altri mercati, tra cui Cile, Stati Uniti e Cina.
Ma la crisi non riguarda solo la Turchia. Anche l’Italia, secondo produttore europeo, è alle prese con una stagione drammatica.

In Irpinia, una delle aree più vocate alla corilicoltura, la produzione ha subito un crollo stimato tra il 60% e l’80% rispetto agli anni precedenti. Le cause sono molteplici: inverni troppo miti, piogge violente in primavera, ondate di calore e siccità estiva hanno messo in ginocchio i noccioleti. Il fenomeno della cascola precoce ha colpito duramente, con frutti svuotati, secchi o danneggiati da patologie non ancora identificate.
La produzione attesa nella provincia di Avellino non supererà le 4.000 tonnellate, un dato allarmante che sta generando forti preoccupazioni tra gli agricoltori locali. Le aziende agricole irpine, molte delle quali a conduzione familiare, si trovano ora in grave difficoltà economica. I costi di produzione sono aumentati, mentre i ricavi si sono ridotti drasticamente. Alcuni produttori stanno valutando la possibilità di abbandonare la coltivazione, mentre altri chiedono interventi urgenti da parte delle istituzioni per fronteggiare la crisi.
Questa doppia emergenza, turca e italiana, evidenzia la vulnerabilità delle filiere agroalimentari di fronte ai cambiamenti climatici e alle emergenze fitosanitarie. Ferrero, da parte sua, sembra intenzionata a rafforzare la propria rete internazionale, mantenendo al contempo un occhio vigile sulla situazione turca e italiana, nella speranza di un ritorno alla normalità.