DANIELE TERENZI. L’ÈTOILE CHE HA TRASFORMATO LA DIVERSITA’ IN ARTE


La storia del primo ballerino con protesi transfemorale diventa un manifesto di inclusione nella danza.

La danza della rinascita è il libro con cui Daniele Terenzi racconta il percorso che lo ha riportato sul palco dopo un grave incidente che ha cambiato radicalmente la sua vita. Presentato a febbraio durante Danza in Fiera a Firenze, il volume ripercorre la sua formazione artistica, la brusca interruzione della carriera, la riabilitazione e la scelta di tornare alla danza nonostante tutto.
Nelle pagine del libro emergono i momenti più difficili, tra lunghe notti in ospedale e la fatica di ricostruire un equilibrio fisico e mentale. Ma il racconto non si concentra su ciò che è stato perso: è piuttosto la testimonianza di una identità che ha scelto di resistere e reinventarsi. Giorno dopo giorno, tra prove, tentativi e nuovi limiti da comprendere, Terenzi ha ritrovato il suo rapporto con il movimento e con il palcoscenico.
Oggi è il primo e unico ballerino al mondo con una protesi transfemorale a esibirsi nei repertori di danza classica, neoclassica e nelle danze latine. Un traguardo che nel 2023 lo ha portato a diventare étoile, segnando un momento simbolico per il mondo della danza e aprendo nuove prospettive sul tema dell’inclusione.

Dopo l’incidente aveva provato anche ad avvicinarsi all’atletica, ma senza ritrovare la stessa energia che gli dava la scena. Ciò che davvero gli mancava era il contatto diretto con il pubblico. Da quella consapevolezza è nata la decisione di tornare a danzare e di trasformare la propria esperienza in un progetto artistico più ampio.
Con la Empathy Inclusion Company, fondata insieme alla direttrice artistica Martina De Paolis, Terenzi porta avanti una visione della danza capace di unire performer con e senza disabilità. La compagnia si è esibita su palchi prestigiosi tra Europa e America e ha preso parte anche alla cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici all’Arena di Verona con una coreografia pensata proprio per far danzare tutti insieme.
La sua storia diventa così anche una riflessione concreta sul ruolo della danza come spazio di inclusione e innovazione culturale, dimostrando come il corpo, anche quando cambia, possa continuare a essere uno strumento di espressione, ricerca e creatività.

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