Nel 2025 a Plaistow Grove, Londra, aprirà al pubblico la casa dove Bowie è cresciuto.
C’è una casa, a sud-est di Londra, che prima di diventare un luogo simbolico è stata semplicemente un rifugio. Una stanza silenziosa, libri sparsi, musica ascoltata in solitudine. È qui, al numero 20 di Plaistow Grove, nel quartiere di Bromley, che David Bowie ha trascorso gli anni in cui tutto era ancora possibile. Ed è qui che, entro la fine del 2027, quel luogo privato diventerà finalmente accessibile al pubblico.
Nato nel 1947 come David Robert Jones, Bowie è stato uno degli artisti più radicali e liberi del Novecento. Musicista, performer, attore, riferimento estetico e culturale, ha attraversato decenni di trasformazioni anticipando linguaggi, identità e visioni. Ma prima di Ziggy Stardust, prima dei palchi e delle metamorfosi, c’è stato un ragazzo che osservava il mondo da una casa qualunque di periferia londinese, cercando una forma per ciò che sentiva.Bowie visse a Plaistow Grove con la sua famiglia dal 1955 al 1967. Anni cruciali: l’adolescenza, la scoperta della musica, l’amore per la lettura, il teatro, l’arte.

Un tempo sospeso, ancora lontano dalla fama, ma già carico di tensione creativa. È a questo periodo che guarda il progetto di restauro promosso dalla Heritage of London Trust, che ha acquistato l’edificio con l’intento di restituirgli l’aspetto degli anni Sessanta.Il restauro, avviato grazie a un finanziamento iniziale di circa 500.000 sterline e ora sostenuto da una campagna di donazioni pubbliche, non punta alla celebrazione monumentale. L’obiettivo è più intimo: riportare la casa a ciò che è stata davvero. Uno degli interventi più significativi riguarda la ricostruzione della camera da letto di Bowie, lo spazio in cui il giovane artista passava ore a leggere, scrivere, ascoltare musica e immaginare altre vite possibili. Arredi, oggetti d’epoca e dettagli personali contribuiranno a ricreare quell’atmosfera domestica e silenziosa da cui tutto è iniziato.Ma Plaistow Grove non sarà solo un luogo della memoria.

Il progetto prevede anche laboratori creativi, corsi artistici e attività formative dedicate ai giovani, pensate per incoraggiare l’espressione personale e offrire uno spazio a chi sente il bisogno di creare, ma non sempre trova il contesto giusto per farlo. Una scelta che rispecchia profondamente l’eredità di Bowie, artista che ha sempre trasformato la fragilità, il dubbio e la diversità in forza creativa. Aprire questa casa al pubblico significa tornare all’origine, prima dei personaggi, prima delle maschere. Significa entrare nello spazio in cui un ragazzo ha imparato a guardarsi dentro e a immaginare il futuro. Non un santuario nostalgico, ma un luogo vivo, che continua a parlare a chi sente che l’arte può essere una via di fuga, di resistenza, di trasformazione.Perché, in fondo, anche David Bowie è cominciato così: in una stanza qualunque, con un cuore inquieto e una visione che cercava il modo di prendere forma.




















