Il Messaggero ha raccontato la presentazione del Rapporto 2026 “Benessere Integrale dei lavoratori nelle micro e piccole imprese”, elaborato dal Centro Studi e Ricerche della Conapi Nazionale e presentato giovedì scorso a Milano nell’ambito del Wellbeing Happiness Forum by EFI, svoltosi il 21 e 22 ottobre 2026.
Un appuntamento che ha posto al centro del confronto un tema sempre più rilevante anche per le realtà produttive di dimensioni contenute: il benessere dei lavoratori come elemento della cultura e dell’identità aziendale.
Il Rapporto restituisce una fotografia significativa delle micro e piccole imprese e mette in evidenza come l’attenzione verso le persone sia spesso già presente, anche quando non assume la forma di programmi, procedure o iniziative formalizzate. Nelle aziende di minori dimensioni, infatti, la vicinanza tra imprenditore e collaboratori può favorire una conoscenza più diretta delle persone, delle loro esigenze e delle difficoltà che possono emergere nella quotidianità lavorativa. Una dimensione relazionale che rappresenta un patrimonio importante e che non deve essere disperso nel momento in cui si cerca di costruire un approccio più strutturato al benessere.
È proprio su questo passaggio che si concentra la riflessione del Centro Studi e Ricerche della Conapi Nazionale: riconoscere il valore della sensibilità personale dell’imprenditore e, allo stesso tempo, creare le condizioni affinché quella sensibilità possa trasformarsi progressivamente in cultura organizzativa. Perché ciò che nasce dalla disponibilità all’ascolto e dalla relazione quotidiana rappresenta un punto di partenza prezioso, ma può diventare fragile quando dipende esclusivamente dalla persona che lo interpreta e lo promuove.
La sfida, dunque, non consiste nel sostituire la relazione con la procedura, né nel trasferire automaticamente nelle micro e piccole imprese modelli organizzativi pensati per realtà più grandi. Significa piuttosto partire dalle caratteristiche che rendono peculiare la piccola impresa per costruire pratiche sostenibili, proporzionate e capaci di durare nel tempo. Strutturare il benessere vuol dire dare continuità alla cura, trasformando gradualmente l’intuizione in consapevolezza, la buona pratica in metodo e la sensibilità individuale in un patrimonio condiviso dall’intera organizzazione.

A sintetizzare questa realtà è il dottor Antonio Zizza, direttore scientifico del Centro Studi e Ricerche della Conapi Nazionale. «Il 32,4% delle micro imprese rispondenti dichiara di occuparsi del benessere attraverso pratiche informali. È un dato significativo perché ci mostra quanto la cura delle persone nasca ancora, in molti casi, dalla sensibilità del titolare e dalla relazione quotidiana con i propri collaboratori», sottolinea Zizza.
Esiste, dunque, una base importante sulla quale costruire una cultura più consapevole del benessere integrale. Ma l’indagine evidenzia anche gli ostacoli che impediscono a molte piccole realtà di compiere il passaggio da un’attenzione spontanea a una progettualità più strutturata.
«Quando si chiede perché non sia stato possibile fare di più, le risposte sono molto concrete: il 31,8% indica risorse insufficienti e il 22,5% segnala la mancanza di tempo e di capacità progettuale», osserva il dottor Antonio Zizza.
Sono numeri che spostano il punto di osservazione. Il tema non riguarda soltanto la volontà dell’imprenditore, ma le condizioni necessarie per trasformare quella volontà in un percorso capace di consolidarsi. Per le micro e piccole imprese diventa quindi fondamentale individuare strumenti e pratiche coerenti con dimensioni, risorse e caratteristiche organizzative, senza perdere il valore della prossimità che le contraddistingue.
Ed è proprio su questo equilibrio che si concentra il messaggio conclusivo del direttore scientifico del Centro Studi e Ricerche della Conapi Nazionale. «Quella sensibilità è un capitale difficile da costruire dove non c’è e va custodita. Diventa però fragile quando dipende soltanto dalla persona che la esprime. La sfida è incoraggiare una cultura aziendale del benessere integrale attraverso pratiche strutturate, capaci di trasformare in patrimonio comune ciò che oggi vive di intuizione», conclude il dottor Antonio Zizza.





