IL FONDO CULTURA TERAPEUTICA 2026 E LA NUOVA FRONTIERA DELL’ ECONOMIA AZIENDALE NEL WELFARE


Sistema economico e sociale in evoluzione grazie al Fondo Cultura Terapeutica.

L’approvazione della Legge di Bilancio 2026 ha segnato un punto di svolta fondamentale per il sistema economico e sociale italiano attraverso l’istituzione del Fondo Cultura Terapeutica. Questa misura non rappresenta soltanto uno stanziamento di risorse finanziarie, ma sancisce un cambiamento paradigmatico nella gestione delle imprese culturali e nell’organizzazione dei servizi di pubblica utilità. Per la prima volta, la cultura viene riconosciuta normativamente come una leva strategica di benessere e cura, integrandosi formalmente nelle politiche di welfare nazionale con impatti diretti sulla salute pubblica e sulla coesione sociale. Dal punto di vista dell’economia aziendale, questa innovazione trasforma radicalmente il modello di business delle organizzazioni creative. Musei, teatri, fondazioni e centri espositivi sono chiamati a evolvere da semplici contenitori di eventi a erogatori di servizi complessi ad alto valore sociale. Questo spostamento implica una necessaria revisione delle strategie di gestione, dove l’obiettivo non è più esclusivamente la massimizzazione del ticketing o della partecipazione numerica, ma la generazione di un valore sociale misurabile. Le aziende culturali devono oggi dotarsi di nuovi strumenti di rendicontazione, come il Ritorno Sociale sull’Investimento, per dimostrare l’efficacia dei propri progetti in termini di prevenzione e riabilitazione sanitaria.

L’operatività del fondo incentiva la creazione di ecosistemi territoriali inediti, basati su partnership pubblico-privato che vedono collaborare strettamente le aziende sanitarie locali, i comuni e gli operatori del terzo settore. Tale approccio favorisce una diversificazione delle entrate per le imprese creative, che possono ora accedere a flussi di finanziamento precedentemente riservati al comparto socio-sanitario. Al contempo, emerge la necessità di nuove figure professionali ibride capaci di mediare tra il linguaggio artistico e quello terapeutico, richiedendo investimenti specifici nella formazione del capitale umano.
L’anno 2026, che vede anche L Aquila nel ruolo di Capitale Italiana della Cultura, diventa così il laboratorio ideale per testare questa nuova economia della cura. Il successo del fondo dipenderà dalla capacità dei manager culturali di integrare la sostenibilità economica con l impatto sociale, dimostrando che la bellezza e l’espressione artistica non sono beni di lusso, ma componenti essenziali di un sistema di welfare moderno, efficiente e sostenibile. In questo scenario, l’Italia si candida a diventare un modello di riferimento internazionale per una gestione aziendale che mette al centro la persona nella sua interezza.

SAPERE COSA MANCA, PRIMA CHE MANCHI


Il progetto del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale sui fabbisogni di competenze: metodologia, obiettivi e come partecipare

C’è un paradosso strutturale che chiunque operi nel campo delle politiche attive del lavoro conosce molto bene: le aziende cercano professionalità che faticano a trovare, i lavoratori inseguono occupazioni che ancora non esistono, mentre il sistema formativo si “affatica” nel rincorrere un mercato del lavoro che muta più velocemente di qualsiasi catalogo corsi. Il mismatch tra le competenze offerte e quelle effettivamente domandate non è un’anomalia congiunturale: è una “frattura” che, nell’attuale fase di doppia transizione – digitale ed ecologica, senza trascurare l’impatto generazionale – ha raggiunto una soglia critica, richiedendo risposte sistemiche e fondate sull’evidenza.

Partendo da simili presupposti, con il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale abbiamo scelto di affrontare questa sfida con il metodo che più sentiamo nostro, quello della ricerca empirica. Non semplici sondaggi d’opinione, né mere raccolte di dati preesistenti, ma un’indagine strutturata e rigorosa, capace di produrre conoscenza orientativa per le imprese, gli enti di formazione e i decisori delle politiche attive del lavoro.

Come diciamo sempre, la mission del Centro Studi è produrre conoscenza che non resti confinata nel perimetro accademico, ma che si traduca in indicazioni pratiche e concrete per chi vive il lavoro ogni giorno.

Un progetto diviso in più momenti

Il progetto “Fabbisogni Aziendali e Formativi”, avviato nei mesi scorsi, si articola in almeno due fasi consequenziali. Dopo l’individuazione dei Partner formativi e istituzionali, questo mese di marzo segna l’avvio della fase di rilevazione vera e propria, attraverso una consultazione strutturata rivolta agli operatori del sistema formativo e consulenziale.

Il questionario “Formazione e fabbisogni aziendali in Italia: la prospettiva degli enti di formazione e delle società di consulenza”, che può essere consultato al seguente link https://questionario.conapinazionale.it/, si rivolge principalmente a enti di formazione, società di consulenza, professionisti delle politiche attive, agenzie per il lavoro e fondi interprofessionali. La seconda fase, partendo dalle evidenze raccolte, prevede invece l’elaborazione di un nuovo strumento di rilevazione con l’obiettivo di portare la ricerca direttamente nelle imprese, indagandone sfide e opportunità.

I risultati delle due fasi confluiranno in un Rapporto nazionale sui fabbisogni aziendali e formativi, un documento di sintesi che il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale renderà pubblicamente disponibile per chiunque voglia consultarlo.

La logica che guida l’intero percorso è ben precisa: prima di interrogare le imprese su ciò che manca, occorre comprendere cosa osservano ogni giorno coloro che le affiancano. Chi forma, chi orienta, chi accompagna le transizioni professionali possiede una conoscenza diretta e incarnata che nessuna fonte statistica riesce a restituire con la stessa profondità. Sono gli enti di formazione, i responsabili delle risorse umane, gli esperti delle politiche attivi, i formatori professionali e i consulenti i veri intermediari cognitivi del mercato del lavoro: la nostra indagine, infatti, vuole partire proprio da questa conoscenza privilegiata.

Il questionario: cosa indaga e come è costruito

Il questionario “Formazione e fabbisogni aziendali in Italia: la prospettiva degli enti di formazione e delle società di consulenza” è lo strumento operativo di questa prima fase. Il suo obiettivo è analizzare l’offerta formativa esistente e mappare i gap di competenze nel sistema produttivo, con l’ambizione di fornire basi empiriche solide per l’orientamento delle future politiche attive del lavoro.

Lo strumento di rilevazione è un questionario scientifico articolato in otto sezioni tematiche – sei delle quali costituiscono il nucleo analitico centrale – accessibile online sulla piattaforma del Centro Studi:https://questionario.conapinazionale.it/.

Le aree di indagine coprono, o quantomeno ci provano, l’intero spettro dell’agire formativo, dall’identità e dalle caratteristiche dell’ente fino alle prospettive e ai fabbisogni emergenti. Nello specifico, nel questionario si parla di:

  • Offerta e modalità di erogazione: volumi formativi, ripartizione tra presenza, FAD sincrona e asincrona, categorie di destinatari raggiunti, programmi attivi per target specifici (giovani NEET, lavoratori over 50, persone con disabilità, stranieri).
  • Contenuti e innovazione: copertura degli ambiti formativi emergenti – intelligenza artificiale, green economy, transizione digitale, soft skills – e stato di integrazione nei repertori correnti.
  • Relazione con il sistema produttivo e associativo-sindacale: intensità della collaborazione con le imprese, sinergia con associazioni di categorie ed enti bilaterali, modalità di rilevazione dei fabbisogni, esperienze di co-progettazione e academy di filiera.
  • Esiti occupazionali: tassi di inserimento lavorativo, sistemi di monitoraggio adottati, strategie di efficacia per l’occupazione giovanile.
  • Formazione finanziata e fondi interprofessionali: criticità nell’accesso, tempistiche, oneri di rendicontazione, proposta di digitalizzazione dei processi.
  • Fabbisogni emergenti e proposte di riforma: una sezione qualitativa aperta che raccoglie la visione prospettica degli operatori sui trend che il sistema ancora non intercetta.

Il risultato non sarà una semplice raccolta di percentuali, ma una lettura multidimensionale capace di restituire sfumature e priorità che i dati aggregati da soli non riescono a cogliere.

Perché partecipare: il valore strategico della ricerca

Partecipare a questa ricerca non è un atto di generosità verso il nostro Centro Studi, quanto piuttosto una scelta strategica per le politiche attive contemporanee. Gli operatori che contribuiranno con le proprie risposte otterranno accesso prioritario ai risultati, acquisendo un vantaggio concreto nella pianificazione della propria offerta formativa con un orizzonte di medio periodo.

Nel dettaglio, per essere più precisi, i partecipanti riceveranno:

  • Anticipazione dei trend. Il Rapporto di sintesi sarà reso disponibile sui canali ufficiali della Co.N.A.P.I. Nazionale e inviato a chiunque ne faccia richiesta, con una lettura strutturata dei fabbisogni emergenti prima che diventino evidenti al mercato.
  • Dati utili per la pianificazione formativa. Evidenze empiriche – non percezioni soggettive – su cui orientare la programmazione annuale dell’offerta formativa, riducendo il rischio di progettare percorsi su competenze già obsolete.
  • Riduzione del mismatch. Una fotografia reale della domanda delle imprese, aggregata per settore, territorio e dimensione organizzativa.
  • Riconoscimento istituzionale per chi è Partner. Gli enti Partner Formativi che hanno sottoscritto apposito protocollo d’intesa, infatti, saranno citati nel Rapporto Nazionale 2026 e nei materiali ufficiali della Co.N.A.P.I. Nazionale, con esplicito riconoscimento del contributo scientifico.

Come partecipare

Il questionario è accessibile liberamente al link indicato di seguito: https://questionario.conapinazionale.it/. La compilazione richiede circa quindici minuti, può essere interrotta e ripresa in un momento successivo, e prevede il trattamento dei dati in forma anonima e aggregata ai sensi del Reg. (UE) 2016/679.

Invitiamo a diffonderlo all’interno delle proprie reti professionali: ogni contributo aggiuntivo consolida la solidità statistica dell’analisi.

Inoltre, per chi condivide la visione che anima questo progetto, è ancora aperta la candidatura come Partner Formativo: un ruolo attivo nella costruzione della ricerca, con accesso preferenziale ai dati e partecipazione ai tavoli di restituzione. Per candidarsi basta scrivere a csr@conapinazionale.it indicando nell’oggetto “Richiesta Partnership Formativa”. In alternativa, invitiamo sempre a consultare la piattaforma digitale del progetto di ricerca: https://www.conapinazionale.it/centrostudi/index.html.

In definitiva, per concludere, partecipare al questionario “Formazione e fabbisogni aziendali in Italia: la prospettiva degli enti di formazione e delle società di consulenza”, vuol dire garantire che ogni lavoratore e ogni impresa possa contare sulle competenze necessarie per affrontare le sfide della contemporaneità. La risposta degli operatori del settore sarà la misura concreta della vitalità di un sistema produttivo – a cominciare proprio da quello dell’artigianato e della piccola impresa che con orgoglio come Co.N.A.P.I. nazionale rappresentiamo – che indica la spina dorsale produttiva del nostro Paese.

FABBISOGNI AZIENDALI E FORMAZIONE: AL VIA LA RETE NAZIONALE DEI PARTNER PER LA RICERCA DEL CENTRO STUDI E RICERCHE CO.N.A.P.I. NAZIONALE


In un contesto economico e sociale attraversato da cambiamenti profondi, comprendere i reali fabbisogni delle imprese e il ruolo strategico della formazione non è più un esercizio teorico, ma una necessità concreta per garantire competitività, coesione e sviluppo.

La transizione digitale, l’impatto dell’intelligenza artificiale, il calo demografico e l’invecchiamento della forza lavoro stanno ridisegnando il mercato del lavoro con una rapidità senza precedenti. In questo scenario, il Centro Studi e Ricerche Co.N.A.P.I. Nazionale avvia un progetto di ricerca ambizioso e innovativo, volto a costruire una rete nazionale di partner e a raccogliere dati empirici capaci di orientare le politiche formative e le strategie delle imprese, con particolare attenzione alle micro-imprese e all’artigianato, cuore pulsante del sistema produttivo italiano. Per approfondire la visione, gli obiettivi e le prospettive di questa iniziativa, abbiamo intervistato il dott. Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi Co.N.A.P.I. Nazionale, che ci accompagna dentro il significato e il valore di un progetto pensato per riportare al centro la dignità del lavoro e la centralità della persona, offrendo strumenti concreti per governare il cambiamento.Direttore, in un mercato del lavoro segnato da trasformazioni demografiche e tecnologiche senza precedenti, quale valore assume oggi questo progetto di ricerca sui “Fabbisogni aziendali e formativi”?
Il valore di questa ricerca, come dichiarato anche in una precedente intervista su questo Magazine, risiede nella necessità di ancorare la visione del futuro a basi empiriche solide. Viviamo una fase di profonda trasformazione: da un lato affrontiamo i rischi strutturali come il calo demografico, le emigrazioni giovanili o l’invecchiamento della forza lavoro, dall’altro siamo immersi nella dinamicità delle transizioni digitale e ambientale. In questo scenario, il nostro progetto di ricerca – che invito a seguire passo dopo passo sui nostri siti e canali ufficiali, richiamandone anche il link di una piattaforma creata appositamente: https://www.conapinazionale.it/centrostudi/index.html– non è un semplice esercizio statistico, ma una vera e propria social and labour mission: vogliamo riportare al centro la dignità del lavoro e della persona, fornendo alle imprese e agli enti di formazione gli strumenti necessari a governare il cambiamento, invece che a subirlo. Quello che vogliamo provare in questo studio è che la formazione non è più un accessorio, ma la chiave della trasformazione e l’unica difesa contro l’obsolescenza delle competenze e l’elevazione della dignità umana nei luoghi di lavoro.

Il progetto di ricerca pone un accento particolare sulle micro-imprese e sull’artigianato. Perché questa scelta e quali sfide si incontrano?
Anzitutto per nostra natura. Siamo la confederazione che rappresenta artigiani e piccoli imprenditori. Poi, storicamente, mentre le medie e grandi imprese hanno strutture consolidate per la gestione del capitale umano, le micro-imprese e gli artigiani risultano spesso più restii a investire in formazione, per diverse ragioni, che vanno dalla carenza di tempo interno alla percezione della didattica come un costo immediato piuttosto che come un asset strategico. Tuttavia, oggi questa resistenza deve essere superata. Di fronte alla rivoluzione digitale e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa, anche la bottega o l’officina sono chiamata e investire in formazione continua e capitale umano. Il nostro progetto di ricerca nasce proprio per ascoltare queste realtà, che rappresentano il cuore pulsante del Paese, affinché i percorsi formativi non siano calati dall’alto ma rispondano ai fabbisogni reali, contrastando efficacemente il mismatch occupazionale.

A che punto si trova attualmente il progetto e quali sono i prossimi passi?
Siamo nella fase inaugurale, un momento importante dedicato all’adesione dei soggetti partner e alla costruzione di una rete di ricerca multidisciplinare. È il tempo del confronto istituzionale, in cui stiamo definendo l’impianto metodologico e raccogliendo le manifestazioni d’interesse. Questa fase preparatoria è propedeutica alla somministrazione del primo questionario strutturato, previsto per il mese di marzo 2026, che sarà rivolto specificamente agli operatori del settore formativo e della consulenza per mappare l’offerta attuale e le criticità riscontrate.

LA FRATERNITÀ COME RISORSA PER IL LAVORO E PER L’IMPRESA


Lo scorso 4 febbraio abbiamo partecipato a una giornata di studio promossa dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) sui temi della fraternità quale risorsa economica, civile e politica.

Il confronto ha rimesso al centro una domanda essenziale che interroga il nostro presente e, soprattutto, il futuro: può la fraternità tornare a essere il principio ispiratore dell’organizzazione del lavoro e della vita d’impresa, in coerenza con quell’orizzonte tracciato dalla nostra Costituzione che punta al «benessere materiale e spirituale della società»?

Non si tratta di una questione teorica o di un mero esercizio accademico. In uno scenario globale segnato da tensioni internazionali, mercati incerti, precarietà occupazionale ed esistenziale, inflazione e un uso spesso disordinato delle nuove tecnologie, il rischio di ridurre il lavoratore a una semplice funzione produttiva — un numero in un bilancio — è estremamente concreto. Di fronte a questa deriva, l’impresa è chiamata a riscoprire la propria natura originaria: quella di essere un luogo di produzione, certamente, ma prima ancora una comunità di persone legate da un destino comune. L’impresa, mi piace sottolineare, è il luogo per eccellenza dove possiamo esercitare le nostre virtù.

Tutto ciò implica la creazione di condizioni di lavoro libere e dignitose, capaci di valorizzare la persona attraverso retribuzioni proporzionate e possibilità di crescita professionale. Significa riconoscere che l’attività lavorativa è lo strumento attraverso cui l’individuo realizza sé stesso e partecipa alla costruzione del bene comune.

Giorgio La Pira, che ha ispirato il mio percorso di ricerca e che oggi guida il pensiero del Centro Studi della Co.N.A.P.I. Nazionale, ricordava che l’uomo si perfeziona proprio attraverso il suo operato. È un’affermazione che restituisce dignità e profondità a un’esperienza troppo spesso letta in chiave esclusivamente utilitaristica. Il rapporto di lavoro, pur fondato su un necessario equilibrio di diritti e doveri, non può esaurirsi nello scambio freddo tra prestazione e salario. Esso presuppone una responsabilità reciproca e vitale: l’imprenditore è chiamato perciò — in maniera visionaria — a favorire contesti che elevino le capacità di ciascuno, mentre il lavoratore è invitato a contribuire con competenza e spirito di appartenenza alla crescita comune.

In questa dinamica, la fraternità cessa di essere un sentimento privato per diventare il criterio su cui si sorreggono anche le relazioni aziendali. È proprio in tale prospettiva che si colloca il Disegno di Legge su iniziativa del CNEL, presentato lo scorso 31 luglio 2025 e rubricato “Disposizioni per la valorizzazione della fraternità nei luoghi di lavoro”. Nel testo troviamo questioni che ci stanno particolarmente a cuore e che l’Articolo 1 del provvedimento indica correttamente come pilastri di un patto sociale: la conciliazione tra vita e lavoro, lo sviluppo del welfare aziendale, la partecipazione attiva dei collaboratori e la valorizzazione dei principi di uguaglianza e inclusività, giusto per citarne alcuni.

Il disegno legislativo punta inoltre la lente d’ingrandimento anche sulla tutela dei profili più esposti e vulnerabili, sull’attenzione costante alla formazione — intesa sia come percorso iniziale che come apprendimento continuo lungo tutto l’arco della carriera — e sulla fondamentale importanza del patto intergenerazionale. Non ultimo, il testo ribadisce la necessità di garantire pari opportunità retributive e di carriera, affinché la fraternità assuma contenuti concreti, misurabili e verificabili. Si tratta di tematiche che, come Co.N.A.P.I. Nazionale e come Centro Studi, sosteniamo con particolare vigore.

Di notevole rilievo appare la previsione, all’interno dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL), di momenti di incontro e monitoraggio aziendale, anche attraverso l’istituzione di commissioni paritetiche finalizzate a verificare il miglioramento della condizione di ogni lavoratore. Per noi, che crediamo nel valore autentico della bilateralità, questo è un passaggio di straordinaria importanza, poiché introduce strumenti di responsabilità condivisa e di valutazione effettiva della qualità della vita professionale. Seppur ancora un Disegno di Legge, accogliamo, pertanto, con favore questa proposta, consapevoli che ogni norma richiede un’attuazione coraggiosa e un adattamento sapiente ai diversi contesti produttivi.

In questo impegno, l’attività del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale non si limita all’analisi dei dati economici. Il nostro è un lavoro di ascolto diretto e costante delle imprese: ne misuriamo l’impatto sociale, la sostenibilità e la capacità di tradurre i valori in gesti quotidiani. Osserviamo come artigiani e imprenditori operano per rimuovere le barriere culturali, come integrano i lavoratori in percorsi di accoglienza e quanto investono nella conoscenza professionale quale leva di riscatto. Analizziamo ogni evidenza alla luce di una convinzione profonda: la qualità delle relazioni e l’attenzione all’umano incidono direttamente sulla solidità dello sviluppo e sulla capacità di resistere alle crisi.

Mi rendo conto che parlare oggi di fraternità possa risultare per alcuni una sfida complessa, innanzitutto culturale, ma come diceva don Luigi Sturzo, il primo passo è la formazione delle coscienze. Dobbiamo costruire ambienti in cui efficienza, produttività, dignità e fraternità procedano con lo stesso passo. Se sapremo tenere unite queste dimensioni, l’impresa potrà essere davvero una comunità capace di produrre utili, ma soprattutto di contribuire alla crescita umana, spirituale, civile e culturale del Paese, rendendo la fraternità non un ideale astratto, ma la dimensione concreta per realizzare il bene comune.

FRATERNITÀ NEI LUOGHI DI LAVORO: ANCHE LA CO.N.A.P.I. NAZIONALE PRESENTE ALLA GIORNATA DI STUDIO PROMOSSA DAL CNEL


Ieri, 4 febbraio 2026, presso il CNEL, in occasione della Giornata mondiale della fraternità, si è svolta la giornata di studio dal titolo “La fraternità come risorsa economica, civile e politica”, che ha rappresentato un momento di riflessione qualificata e di confronto tra istituzioni, mondo produttivo e società civile sul valore della fraternità nell’organizzazione del lavoro e dell’economia.


Nel corso dell’iniziativa è stata evidenziata la rilevanza della fraternità, un principio capace di orientare i rapporti economici e sociali, superando una visione meramente funzionale del lavoro e dell’impresa. Si è discusso, inoltre, del disegno di legge sulla fraternità nei luoghi di lavoro, come possibile strumento per promuovere relazioni lavorative fondate sul rispetto della persona, sulla cooperazione e sulla responsabilità condivisa.

La Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I. Nazionale), per mezzo del Presidente, il dott. Basilio Minichiello, e del dott. Antonio Zizza, quale Direttore del Centro Studi e Ricerche, ha preso parte con vivo interesse all’iniziativa, riconoscendo nella fraternità una risorsa essenziale per la costruzione di comunità imprenditoriali autentiche, coese e orientate al bene comune.
Per la Co.N.A.P.I. Nazionale, l’impresa non può essere ridotta a una semplice unità produttiva: essa è, prima di tutto, una comunità di persone. Promuovere la fraternità nei luoghi di lavoro significa valorizzare il lavoratore nella sua piena dignità umana e professionale, rafforzare i legami sociali e favorire uno sviluppo economico realmente sostenibile. È in questa prospettiva che si colloca il principio che guida l’azione quotidiana della Confederazione: la persona prima del capitale.

Intervista al Direttore del Centro Studi e Ricerche Co.N.A.P.I. Nazionale, dott. Antonio Zizza


Direttore, il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha appena lanciato un ambizioso progetto di ricerca sui fabbisogni aziendali e formativi.

Qual è il cuore di questa iniziativa e quale sfida volete vincere?
Il cuore del progetto — che invito tutti a scoprire sul nostro sito ufficiale www.conapinazionale.it e sulla pagina dedicata https://www.conapinazionale.it/centrostudi/index.html — è affrontare con dati certi il problema del mismatch occupazionale, che oggi è una vera emergenza. Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: molte imprese faticano a trovare personale qualificato, nonostante l’offerta formativa sia ampia. Questo vale per gli artigiani e le piccole imprese, ma anche per le realtà di medie e grandi dimensioni. 
Il nostro obiettivo, come spiegato nel progetto, è ridurre questa distanza, creando una base di dati solida per orientare la formazione verso ciò che serve davvero al mercato del lavoro.

Come avete organizzato la ricerca per far sì che i risultati siano concreti e utili?
Abbiamo scelto una strada chiara, divisa in due momenti principali. Nella Fase 1 interpelliamo gli enti di formazione e i consulenti per capire cosa insegnano oggi e quali ostacoli incontrano. Questi dati ci serviranno per costruire la Fase 2, dove andremo direttamente dalle imprese per chiedere quali figure cercano e di quali competenze hanno bisogno. Incrociando queste due visioni, otterremo un Rapporto Nazionale finale con indicazioni pratiche accessibile a tutti: aziende, enti di formazione, scuole e istituzioni.

A che punto siete oggi e perché è importante per un ente o un’università diventare partner proprio ora?
Siamo nella fase decisiva del coinvolgimento dei partner. Abbiamo già a bordo diversi enti formativi e stiamo dialogando con importanti centri scientifici come Università e Fondazioni. In questo momento, cerchiamo soggetti che vogliano essere protagonisti del cambiamento. Diventare partner è un’opportunità strategica a costo zero: permette di contribuire a una ricerca scientifica d’avanguardia, accedere a dati esclusivi e qualificare la propria offerta formativa rendendola finalmente coerente con le richieste delle imprese.

Per quanto riguarda le imprese e gli artigiani, quando arriverà il loro turno?
Loro sono i destinatari finali del nostro lavoro. La novità di questo studio è che coinvolgeremo gli imprenditori tra giugno e luglio 2026, ma solo dopo aver analizzato i dati degli enti di formazione. Questo metodo, che vorrei definire “a due tempi”, permette di fare domande più precise e ottenere risposte molto più affidabili. Vogliamo che ogni dato raccolto serva a costruire un dialogo reale tra chi studia e chi produce.

Per chi volesse unirsi a voi o saperne di più, dove può trovarvi?
Indubbiamente il nostro sito ufficiale www.conapinazionale.it che, per questo studio rimanda ad un hub che abbiamo costruito, con i nostri tecnici appositamente e raggiungibile al link: https://www.conapinazionale.it/centrostudi/index.htm, dove si trovano tutti i dettagli e i moduli per aderire come partner.
In alternativa, consultare il sito www.conapinazionale.it e seguirci sui nostri canali social per restare aggiornati. 
Questo studio – e chiudo – è un invito aperto a chi crede che la formazione sia la chiave per il futuro economico del Paese.

INSERIMENTO LAVORATIVO E TUTELA DELLE PERSONE VITTIME DI VIOLENZA: UNA MISURA CHE DIVENTA POLITICA SOCIALE


58 posti riservati per vittime di violenza: lavoro come autonomia e tutela.

La riserva di cinquantotto posti destinati a donne vittime di violenza e ai figli di vittime di femminicidio rappresenta una delle misure più significative introdotte nelle recenti politiche occupazionali. Si tratta di un intervento che unisce inclusione sociale, tutela della dignità personale e responsabilità collettiva, ponendo il lavoro al centro di un percorso di ricostruzione individuale e comunitaria.
La scelta di dedicare una quota specifica di assunzioni a persone che hanno vissuto situazioni di grave vulnerabilità nasce dalla consapevolezza che l’autonomia economica è spesso la condizione indispensabile per uscire definitivamente da contesti di violenza. Senza un reddito stabile, molte donne restano intrappolate in dinamiche di dipendenza che rendono difficile ogni forma di emancipazione. Allo stesso modo, i figli di vittime di femminicidio si trovano a dover affrontare traumi profondi e improvvisi cambiamenti di vita, per i quali un’opportunità lavorativa può rappresentare un primo passo verso una nuova stabilità.
La misura non si limita all’accesso al lavoro, ma prevede un insieme di strumenti pensati per accompagnare le persone coinvolte lungo tutto il percorso di inserimento.

Tra questi figurano programmi di tutoraggio dedicato, percorsi di formazione mirati, supporto psicologico e organizzativo, oltre a un’attenzione particolare alla collocazione territoriale, così da ridurre gli ostacoli logistici e favorire un ambiente lavorativo realmente accogliente. L’obiettivo è creare condizioni che non siano solo formali, ma effettivamente capaci di sostenere chi arriva da esperienze traumatiche.
Questa iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di rinnovamento delle politiche del lavoro, che punta a coniugare ricambio generazionale, aggiornamento delle competenze e responsabilità sociale. L’attenzione verso i profili più giovani, verso le professionalità tecniche e verso le nuove competenze digitali si affianca a un impegno concreto nel garantire opportunità a chi rischia di rimanere ai margini. In questo modo, l’inserimento lavorativo diventa non solo uno strumento economico, ma anche un atto di giustizia sociale.
La riserva dei cinquantotto posti rappresenta inoltre un modello replicabile in altri settori, soprattutto in quelli caratterizzati da una forte presenza territoriale e da una capacità di assorbimento occupazionale significativa.

È un esempio di come le politiche attive del lavoro possano essere orientate non solo all’efficienza organizzativa, ma anche alla tutela della dignità umana, trasformando il luogo di lavoro in uno spazio capace di accogliere, proteggere e restituire opportunità.
In un contesto nazionale in cui la violenza di genere continua a rappresentare una ferita aperta, misure come questa assumono un valore simbolico e pratico allo stesso tempo. Simbolico, perché affermano con chiarezza che la società non intende voltarsi dall’altra parte. Pratico, perché offrono strumenti concreti per ricostruire una vita, restituire autonomia e garantire un futuro a chi ha subito traumi profondi.
La riserva dei cinquantotto posti non è dunque solo un provvedimento amministrativo, ma un segnale culturale che richiama l’importanza di un impegno collettivo. È un invito a considerare il lavoro non solo come un fattore produttivo, ma come un diritto che può diventare leva di emancipazione, protezione e rinascita. È, soprattutto, un modo per affermare che la dignità delle persone non può essere negoziata e che ogni percorso di ricostruzione merita di essere sostenuto con strumenti adeguati, continuità e responsabilità.

RICERCA, INCLUSIONE E IMPRESA: FIRMATO IL PROTOCOLLO D’INTESA TRA IL CENTRO STUDI E RICERCHE DELLA Co.N.A.P.I. NAZIONALE E UP TRAINING SRL


Il Centro Studi e Ricerche della Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I. Nazionale) e UP Training Srl hanno ufficialmente siglato un Protocollo d’Intesa per l’avvio di una ricerca scientifica dedicata alla diversità, all’inclusione e al benessere organizzativo nelle imprese artigiane e nelle realtà produttive di piccola e media dimensione, con particolare attenzione al sistema lombardo e nazionale.

Lo studio, intitolato “Diversity, inclusion and enterprise: building inclusive work communities”, nasce con l’obiettivo di comprendere come le imprese possano diventare comunità di lavoro accoglienti, inclusive e capaci di valorizzare le persone, favorendo modelli organizzativi orientati alla sostenibilità sociale e al miglioramento della qualità del lavoro.

Il questionario di ricerca – già elaborato dal Centro Studi della Co.N.A.P.I. Nazionale e ora disponibile pubblicamente sui siti delle rispettive parti – rappresenta il primo strumento operativo dell’indagine e consentirà di raccogliere dati fondamentali per fotografare il livello di inclusione e partecipazione nei contesti lavorativi delle piccole e medie imprese.

Il link per partecipare è il seguente: https://forms.gle/AGub34feQvivTfJX9

L’accordo prevede, oltre alla diffusione del questionario, l’organizzazione di iniziative divulgative, webinar, incontri con le aziende e momenti di confronto con gli stakeholder territoriali per promuovere maggiore consapevolezza e coinvolgimento attivo.

Il Protocollo è stato firmato dal dott. Antonio Zizza per il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale e dal dott. Francesco Primerano per UP Training Srl, sottolineando un impegno condiviso nella diffusione di una cultura d’impresa fondata sull’etica, sulla formazione continua e sull’inclusione quali leve di competitività e innovazione.

Il Centro Studi e Ricerche ha la direzione scientifica e metodologica del progetto, mentre UP Training Srl curerà la promozione dell’indagine e il coinvolgimento delle imprese lombarde, facilitando la più ampia partecipazione possibile.

I risultati dello studio, insieme agli aggiornamenti sulle iniziative collegate, saranno pubblicati sul sito istituzionale della Co.N.A.P.I. Nazionale: http://www.conapinazionale.it

Il Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche, il dott. Antonio Zizza, ha dichiarato:
“Questa collaborazione rafforza il valore sociale dell’impresa e conferma l’importanza della ricerca quale strumento di crescita, consapevolezza e innovazione. La formazione professionale, insieme a percorsi di inclusione ben strutturati, rappresenta un elemento decisivo per costruire ambienti di lavoro equi, accoglienti e capaci di valorizzare ogni persona. È proprio investendo nella qualità delle competenze e nelle relazioni umane che le piccole e medie imprese possono rafforzare la propria competitività e contribuire allo sviluppo del territorio.”

VOLONTARIATO: LE COMPETENZE CHE FANNO CURRICULUM


Il Ministero del Lavoro ha introdotto nuove misure per valorizzare le competenze acquisite attraverso il volontariato.

Un riconoscimento che trasforma l’impegno civico in un’opportunità concreta per studenti e lavoratori.
Il volontariato non è più soltanto un gesto di generosità o un’esperienza personale da raccontare. Con una nuova iniziativa del Ministero del Lavoro, le competenze maturate durante attività di volontariato potranno essere riconosciute ufficialmente sia nel percorso scolastico che in quello professionale. Si tratta di un cambiamento significativo che punta a valorizzare l’impegno civico come strumento di crescita e qualificazione.
L’obiettivo è duplice: da un lato, promuovere il volontariato tra i giovani come esperienza formativa e arricchente; dall’altro, offrire a chi ha svolto attività di volontariato la possibilità di vedere riconosciute le competenze acquisite, rendendole spendibili in ambiti concreti come la scuola e il lavoro. Questo riconoscimento non riguarda solo le abilità tecniche, ma anche quelle trasversali: capacità organizzative, comunicative, relazionali, problem solving, gestione del tempo, lavoro in team. Tutti elementi che oggi sono sempre più richiesti e apprezzati nei contesti professionali.
Il provvedimento stabilisce criteri chiari per individuare e certificare queste competenze. Gli enti del Terzo Settore potranno collaborare con le istituzioni scolastiche e con i servizi per l’impiego per attivare percorsi di valutazione e certificazione.

In questo modo, il volontariato diventa una risorsa concreta, non solo per chi lo pratica, ma anche per il sistema educativo e produttivo, che può contare su persone più consapevoli, preparate e motivate.
Per gli studenti, il volontariato potrà tradursi in crediti formativi, arricchendo il curriculum scolastico e offrendo nuove opportunità di orientamento. Per chi cerca lavoro, invece, le competenze certificate potranno rappresentare un valore aggiunto, utile per distinguersi nei processi di selezione o per accedere a percorsi di formazione professionale.
Questa iniziativa segna un passo importante verso una società che riconosce il valore dell’impegno civico e lo integra nei percorsi di crescita individuale. Il volontariato non è più relegato alla sfera del tempo libero o della beneficenza, ma viene riconosciuto come esperienza qualificante, capace di formare cittadini attivi e professionisti competenti.
In un momento storico in cui il mondo del lavoro richiede sempre più flessibilità, spirito di iniziativa e capacità di adattamento, il volontariato si rivela una palestra ideale per sviluppare queste qualità. E ora, grazie a questo riconoscimento formale, chi ha scelto di mettersi al servizio degli altri potrà vedere valorizzato il proprio impegno anche sul piano scolastico e professionale.
Il messaggio è chiaro: fare volontariato non è solo fare del bene, è anche investire su sé stessi. E da oggi, questo investimento potrà essere riconosciuto, certificato e trasformato in nuove opportunità.

ESONERO CONTRIBUTIVO PER NUOVE IMPRESE AGGREGATE: LA MISURA SPERIMENTALE 2024-2025


Nel biennio 2024-2025 è previsto un esonero contributivo per nuove imprese nate da operazioni straordinarie con almeno 1.000 dipendenti.

Il legislatore ha introdotto un esonero contributivo fino al 100% per favorire la nascita di nuove imprese derivanti da fusioni, acquisizioni o conferimenti. La misura, di carattere sperimentale, punta a sostenere processi di riorganizzazione aziendale con un forte impegno nella formazione e nella tutela occupazionale. L’esonero è riconosciuto alle imprese che, a seguito dell’operazione straordinaria, raggiungono una soglia minima di 1.000 dipendenti. Il beneficio si articola in due fasi: per i primi 24 mesi è previsto uno sgravio fino a 3.500 euro annui per ciascun lavoratore, seguito da ulteriori 12 mesi con un tetto massimo di 2.000 euro annui. Complessivamente, l’impresa può beneficiare di un esonero fino a 8.500 euro per lavoratore nell’arco di tre anni.

Per accedere all’agevolazione, è necessario rispettare precisi requisiti: ogni lavoratore deve ricevere almeno 200 ore di formazione e l’impresa deve garantire il mantenimento dei livelli occupazionali per almeno 48 mesi. Il progetto industriale presentato deve includere azioni concrete di politica attiva del lavoro. La misura è soggetta a controlli rigorosi. In caso di violazioni degli obblighi formativi o di interruzioni illegittime dei rapporti di lavoro, l’esonero viene revocato e l’impresa può essere sanzionata fino al doppio dell’importo fruito. Le modalità operative per la fruizione del beneficio sono state definite dall’INPS, con istruzioni dettagliate per la corretta esposizione nei flussi UniEmens.Questa iniziativa rappresenta un’opportunità per le imprese che intendono rafforzarsi attraverso operazioni di aggregazione, promuovendo al contempo la crescita professionale dei lavoratori e la stabilità occupazionale.