INSERIMENTO LAVORATIVO E TUTELA DELLE PERSONE VITTIME DI VIOLENZA: UNA MISURA CHE DIVENTA POLITICA SOCIALE


58 posti riservati per vittime di violenza: lavoro come autonomia e tutela.

La riserva di cinquantotto posti destinati a donne vittime di violenza e ai figli di vittime di femminicidio rappresenta una delle misure più significative introdotte nelle recenti politiche occupazionali. Si tratta di un intervento che unisce inclusione sociale, tutela della dignità personale e responsabilità collettiva, ponendo il lavoro al centro di un percorso di ricostruzione individuale e comunitaria.
La scelta di dedicare una quota specifica di assunzioni a persone che hanno vissuto situazioni di grave vulnerabilità nasce dalla consapevolezza che l’autonomia economica è spesso la condizione indispensabile per uscire definitivamente da contesti di violenza. Senza un reddito stabile, molte donne restano intrappolate in dinamiche di dipendenza che rendono difficile ogni forma di emancipazione. Allo stesso modo, i figli di vittime di femminicidio si trovano a dover affrontare traumi profondi e improvvisi cambiamenti di vita, per i quali un’opportunità lavorativa può rappresentare un primo passo verso una nuova stabilità.
La misura non si limita all’accesso al lavoro, ma prevede un insieme di strumenti pensati per accompagnare le persone coinvolte lungo tutto il percorso di inserimento.

Tra questi figurano programmi di tutoraggio dedicato, percorsi di formazione mirati, supporto psicologico e organizzativo, oltre a un’attenzione particolare alla collocazione territoriale, così da ridurre gli ostacoli logistici e favorire un ambiente lavorativo realmente accogliente. L’obiettivo è creare condizioni che non siano solo formali, ma effettivamente capaci di sostenere chi arriva da esperienze traumatiche.
Questa iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di rinnovamento delle politiche del lavoro, che punta a coniugare ricambio generazionale, aggiornamento delle competenze e responsabilità sociale. L’attenzione verso i profili più giovani, verso le professionalità tecniche e verso le nuove competenze digitali si affianca a un impegno concreto nel garantire opportunità a chi rischia di rimanere ai margini. In questo modo, l’inserimento lavorativo diventa non solo uno strumento economico, ma anche un atto di giustizia sociale.
La riserva dei cinquantotto posti rappresenta inoltre un modello replicabile in altri settori, soprattutto in quelli caratterizzati da una forte presenza territoriale e da una capacità di assorbimento occupazionale significativa.

È un esempio di come le politiche attive del lavoro possano essere orientate non solo all’efficienza organizzativa, ma anche alla tutela della dignità umana, trasformando il luogo di lavoro in uno spazio capace di accogliere, proteggere e restituire opportunità.
In un contesto nazionale in cui la violenza di genere continua a rappresentare una ferita aperta, misure come questa assumono un valore simbolico e pratico allo stesso tempo. Simbolico, perché affermano con chiarezza che la società non intende voltarsi dall’altra parte. Pratico, perché offrono strumenti concreti per ricostruire una vita, restituire autonomia e garantire un futuro a chi ha subito traumi profondi.
La riserva dei cinquantotto posti non è dunque solo un provvedimento amministrativo, ma un segnale culturale che richiama l’importanza di un impegno collettivo. È un invito a considerare il lavoro non solo come un fattore produttivo, ma come un diritto che può diventare leva di emancipazione, protezione e rinascita. È, soprattutto, un modo per affermare che la dignità delle persone non può essere negoziata e che ogni percorso di ricostruzione merita di essere sostenuto con strumenti adeguati, continuità e responsabilità.

RICERCA, INCLUSIONE E IMPRESA: FIRMATO IL PROTOCOLLO D’INTESA TRA IL CENTRO STUDI E RICERCHE DELLA Co.N.A.P.I. NAZIONALE E UP TRAINING SRL


Il Centro Studi e Ricerche della Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I. Nazionale) e UP Training Srl hanno ufficialmente siglato un Protocollo d’Intesa per l’avvio di una ricerca scientifica dedicata alla diversità, all’inclusione e al benessere organizzativo nelle imprese artigiane e nelle realtà produttive di piccola e media dimensione, con particolare attenzione al sistema lombardo e nazionale.

Lo studio, intitolato “Diversity, inclusion and enterprise: building inclusive work communities”, nasce con l’obiettivo di comprendere come le imprese possano diventare comunità di lavoro accoglienti, inclusive e capaci di valorizzare le persone, favorendo modelli organizzativi orientati alla sostenibilità sociale e al miglioramento della qualità del lavoro.

Il questionario di ricerca – già elaborato dal Centro Studi della Co.N.A.P.I. Nazionale e ora disponibile pubblicamente sui siti delle rispettive parti – rappresenta il primo strumento operativo dell’indagine e consentirà di raccogliere dati fondamentali per fotografare il livello di inclusione e partecipazione nei contesti lavorativi delle piccole e medie imprese.

Il link per partecipare è il seguente: https://forms.gle/AGub34feQvivTfJX9

L’accordo prevede, oltre alla diffusione del questionario, l’organizzazione di iniziative divulgative, webinar, incontri con le aziende e momenti di confronto con gli stakeholder territoriali per promuovere maggiore consapevolezza e coinvolgimento attivo.

Il Protocollo è stato firmato dal dott. Antonio Zizza per il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale e dal dott. Francesco Primerano per UP Training Srl, sottolineando un impegno condiviso nella diffusione di una cultura d’impresa fondata sull’etica, sulla formazione continua e sull’inclusione quali leve di competitività e innovazione.

Il Centro Studi e Ricerche ha la direzione scientifica e metodologica del progetto, mentre UP Training Srl curerà la promozione dell’indagine e il coinvolgimento delle imprese lombarde, facilitando la più ampia partecipazione possibile.

I risultati dello studio, insieme agli aggiornamenti sulle iniziative collegate, saranno pubblicati sul sito istituzionale della Co.N.A.P.I. Nazionale: http://www.conapinazionale.it

Il Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche, il dott. Antonio Zizza, ha dichiarato:
“Questa collaborazione rafforza il valore sociale dell’impresa e conferma l’importanza della ricerca quale strumento di crescita, consapevolezza e innovazione. La formazione professionale, insieme a percorsi di inclusione ben strutturati, rappresenta un elemento decisivo per costruire ambienti di lavoro equi, accoglienti e capaci di valorizzare ogni persona. È proprio investendo nella qualità delle competenze e nelle relazioni umane che le piccole e medie imprese possono rafforzare la propria competitività e contribuire allo sviluppo del territorio.”

VOLONTARIATO: LE COMPETENZE CHE FANNO CURRICULUM


Il Ministero del Lavoro ha introdotto nuove misure per valorizzare le competenze acquisite attraverso il volontariato.

Un riconoscimento che trasforma l’impegno civico in un’opportunità concreta per studenti e lavoratori.
Il volontariato non è più soltanto un gesto di generosità o un’esperienza personale da raccontare. Con una nuova iniziativa del Ministero del Lavoro, le competenze maturate durante attività di volontariato potranno essere riconosciute ufficialmente sia nel percorso scolastico che in quello professionale. Si tratta di un cambiamento significativo che punta a valorizzare l’impegno civico come strumento di crescita e qualificazione.
L’obiettivo è duplice: da un lato, promuovere il volontariato tra i giovani come esperienza formativa e arricchente; dall’altro, offrire a chi ha svolto attività di volontariato la possibilità di vedere riconosciute le competenze acquisite, rendendole spendibili in ambiti concreti come la scuola e il lavoro. Questo riconoscimento non riguarda solo le abilità tecniche, ma anche quelle trasversali: capacità organizzative, comunicative, relazionali, problem solving, gestione del tempo, lavoro in team. Tutti elementi che oggi sono sempre più richiesti e apprezzati nei contesti professionali.
Il provvedimento stabilisce criteri chiari per individuare e certificare queste competenze. Gli enti del Terzo Settore potranno collaborare con le istituzioni scolastiche e con i servizi per l’impiego per attivare percorsi di valutazione e certificazione.

In questo modo, il volontariato diventa una risorsa concreta, non solo per chi lo pratica, ma anche per il sistema educativo e produttivo, che può contare su persone più consapevoli, preparate e motivate.
Per gli studenti, il volontariato potrà tradursi in crediti formativi, arricchendo il curriculum scolastico e offrendo nuove opportunità di orientamento. Per chi cerca lavoro, invece, le competenze certificate potranno rappresentare un valore aggiunto, utile per distinguersi nei processi di selezione o per accedere a percorsi di formazione professionale.
Questa iniziativa segna un passo importante verso una società che riconosce il valore dell’impegno civico e lo integra nei percorsi di crescita individuale. Il volontariato non è più relegato alla sfera del tempo libero o della beneficenza, ma viene riconosciuto come esperienza qualificante, capace di formare cittadini attivi e professionisti competenti.
In un momento storico in cui il mondo del lavoro richiede sempre più flessibilità, spirito di iniziativa e capacità di adattamento, il volontariato si rivela una palestra ideale per sviluppare queste qualità. E ora, grazie a questo riconoscimento formale, chi ha scelto di mettersi al servizio degli altri potrà vedere valorizzato il proprio impegno anche sul piano scolastico e professionale.
Il messaggio è chiaro: fare volontariato non è solo fare del bene, è anche investire su sé stessi. E da oggi, questo investimento potrà essere riconosciuto, certificato e trasformato in nuove opportunità.

ESONERO CONTRIBUTIVO PER NUOVE IMPRESE AGGREGATE: LA MISURA SPERIMENTALE 2024-2025


Nel biennio 2024-2025 è previsto un esonero contributivo per nuove imprese nate da operazioni straordinarie con almeno 1.000 dipendenti.

Il legislatore ha introdotto un esonero contributivo fino al 100% per favorire la nascita di nuove imprese derivanti da fusioni, acquisizioni o conferimenti. La misura, di carattere sperimentale, punta a sostenere processi di riorganizzazione aziendale con un forte impegno nella formazione e nella tutela occupazionale. L’esonero è riconosciuto alle imprese che, a seguito dell’operazione straordinaria, raggiungono una soglia minima di 1.000 dipendenti. Il beneficio si articola in due fasi: per i primi 24 mesi è previsto uno sgravio fino a 3.500 euro annui per ciascun lavoratore, seguito da ulteriori 12 mesi con un tetto massimo di 2.000 euro annui. Complessivamente, l’impresa può beneficiare di un esonero fino a 8.500 euro per lavoratore nell’arco di tre anni.

Per accedere all’agevolazione, è necessario rispettare precisi requisiti: ogni lavoratore deve ricevere almeno 200 ore di formazione e l’impresa deve garantire il mantenimento dei livelli occupazionali per almeno 48 mesi. Il progetto industriale presentato deve includere azioni concrete di politica attiva del lavoro. La misura è soggetta a controlli rigorosi. In caso di violazioni degli obblighi formativi o di interruzioni illegittime dei rapporti di lavoro, l’esonero viene revocato e l’impresa può essere sanzionata fino al doppio dell’importo fruito. Le modalità operative per la fruizione del beneficio sono state definite dall’INPS, con istruzioni dettagliate per la corretta esposizione nei flussi UniEmens.Questa iniziativa rappresenta un’opportunità per le imprese che intendono rafforzarsi attraverso operazioni di aggregazione, promuovendo al contempo la crescita professionale dei lavoratori e la stabilità occupazionale.

VOLONTARIATO: LE COMPETENZE CHE FANNO CURRICULUM


Il Ministero del Lavoro ha introdotto nuove misure per valorizzare le competenze acquisite attraverso il volontariato. Un riconoscimento che trasforma l’impegno civico in un’opportunità concreta per studenti e lavoratori.

Il volontariato non è più soltanto un gesto di generosità o un’esperienza personale da raccontare. Con una nuova iniziativa del Ministero del Lavoro, le competenze maturate durante attività di volontariato potranno essere riconosciute ufficialmente sia nel percorso scolastico che in quello professionale. Si tratta di un cambiamento significativo che punta a valorizzare l’impegno civico come strumento di crescita e qualificazione.
L’obiettivo è duplice: da un lato, promuovere il volontariato tra i giovani come esperienza formativa e arricchente; dall’altro, offrire a chi ha svolto attività di volontariato la possibilità di vedere riconosciute le competenze acquisite, rendendole spendibili in ambiti concreti come la scuola e il lavoro. Questo riconoscimento non riguarda solo le abilità tecniche, ma anche quelle trasversali: capacità organizzative, comunicative, relazionali, problem solving, gestione del tempo, lavoro in team. Tutti elementi che oggi sono sempre più richiesti e apprezzati nei contesti professionali.
Il provvedimento stabilisce criteri chiari per individuare e certificare queste competenze. Gli enti del Terzo Settore potranno collaborare con le istituzioni scolastiche e con i servizi per l’impiego per attivare percorsi di valutazione e certificazione. In questo modo, il volontariato diventa una risorsa concreta, non solo per chi lo pratica, ma anche per il sistema educativo e produttivo, che può contare su persone più consapevoli, preparate e motivate.
Per gli studenti, il volontariato potrà tradursi in crediti formativi, arricchendo il curriculum scolastico e offrendo nuove opportunità di orientamento.

Per chi cerca lavoro, invece, le competenze certificate potranno rappresentare un valore aggiunto, utile per distinguersi nei processi di selezione o per accedere a percorsi di formazione professionale.
Questa iniziativa segna un passo importante verso una società che riconosce il valore dell’impegno civico e lo integra nei percorsi di crescita individuale. Il volontariato non è più relegato alla sfera del tempo libero o della beneficenza, ma viene riconosciuto come esperienza qualificante, capace di formare cittadini attivi e professionisti competenti.
In un momento storico in cui il mondo del lavoro richiede sempre più flessibilità, spirito di iniziativa e capacità di adattamento, il volontariato si rivela una palestra ideale per sviluppare queste qualità. E ora, grazie a questo riconoscimento formale, chi ha scelto di mettersi al servizio degli altri potrà vedere valorizzato il proprio impegno anche sul piano scolastico e professionale.
Il messaggio è chiaro: fare volontariato non è solo fare del bene, è anche investire su sé stessi. E da oggi, questo investimento potrà essere riconosciuto, certificato e trasformato in nuove opportunità.

RAPPORTO DEL CENTRO STUDI DELLA CO.N.A.P.I. NAZIONALE SULLA VITICOLTURA SOSTENIBILE, ENOTURISMO E RIGENERAZIONE DELLE AREE INTERNE: UN MODELLO CIRCOLARE PER LO SVILUPPO TERRITORIALE


Il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha realizzato un’indagine approfondita sul ruolo strategico della viticoltura sostenibile e dell’enoturismo nel rilancio delle aree interne italiane.

Il Rapporto analizza il comparto vitivinicolo non solo come settore produttivo, ma come leva di rigenerazione territoriale, coesione sociale e sviluppo economico. Attraverso dati, testimonianze e proposte concrete, il documento evidenzia come la sinergia tra imprese, istituzioni e comunità locali possa trasformare il vino in un motore di sostenibilità e identità.
Direttore, il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha recentemente pubblicato il “Rapporto sulla viticoltura sostenibile ed enoturismo”. Quali sono i principali contenuti e perché questo studio è importante anche per le aree interne del Paese? Il Rapporto nasce dall’esigenza di analizzare il comparto vitivinicolo italiano in una prospettiva più ampia, che vada oltre la dimensione produttiva e riconosca all’impresa vitivinicola un ruolo economico, sociale e culturale nel territorio. Abbiamo voluto comprendere come viticoltura sostenibile ed enoturismo possano contribuire alla rigenerazione delle aree interne, dove convivono allo stesso tempo eccellenze produttive e fragilità strutturali. Il Rapporto evidenzia come la viticoltura rappresenti un presidio economico e identitario: crea nuove opportunità di lavoro, valorizza il territorio, mantiene vive le comunità e custodisce i paesaggi, reinterpretando antichi mestieri in chiave innovativa. Quando un’azienda vitivinicola o una cantina apre le porte al turismo, genera benefici diffusi: occupazione, senso di appartenenza e un indotto che coinvolge agriturismi, botteghe artigiane, microimprese e servizi locali. In questa prospettiva, l’enoturismo diventa una forma concreta di economia circolare capace di contrastare lo spopolamento e restituire vitalità ai piccoli centri delle aree interne. Ricorda a chi ci legge che il Rapporto, basato su un ampio campione di imprese italiane, è consultabile sul sito della Co.N.A.P.I. Nazionale, http://www.conapinazionale.it/ .


Secondo lei, l’enoturismo può diventare una leva stabile di sviluppo per le aree interne italiane? Assolutamente sì. Le aree interne sono il cuore del Paese, ma da anni soffrono la carenza di opportunità e servizi essenziali. Gli ultimi dati dell’ISTAT su natalità e fecondità mostrano un quadro preoccupante, con un calo del 2,6% rispetto all’anno precedente di riferimento e un minimo storico nel numero medio di figli per donna. A ciò si sommano l’invecchiamento della popolazione e l’emigrazione giovanile, con il rischio di una progressiva desertificazione demografica e produttiva, specie nelle aree interne. In questo contesto, l’enoturismo – come abbiamo chiarito nel Rapporto – rappresenta una risposta strutturale e sostenibile: attraverso degustazioni, visite guidate e ospitalità rurale si attraggono persone, si valorizzano risorse e si creano nuove professionalità. Così si offrono prospettive concrete alle giovani generazioni, favorendo la permanenza o, addirittura, il ritorno nelle aree interne.
Nel Rapporto si parla di sinergia tra micro e piccole imprese. Perché è così importante? La sinergia tra imprese è la chiave per rendere competitivo e sostenibile il sistema produttivo italiano. Oggi, molte realtà imprenditoriali non riescono da sole a sostenere i costi di produzione, il caro energia, promozione aziendale e accoglienza dei visitatori. La collaborazione tra aziende del comparto vitivinicolo consente invece di creare reti consortili e partenariati locali, condividendo risorse e sviluppando strategie comuni. L’enoturismo può essere così un terreno ideale di collaborazione tra produttori, artigiani, operatori turistici e comunità locali: la viticoltura si trasforma così in un linguaggio identitario che unisce persone e territori. È questa la logica della viticoltura circolare: un sistema in cui ogni attore contribuisce al bene comune, rafforzando coesione sociale e competitività.

Molte aree interne soffrono la mancanza di infrastrutture e servizi. Come si può superare questo limite? È vero: la distanza da servizi essenziali come trasporti, scuole e sanità penalizza la permanenza di persone e attività produttive, comprese quelle vitivinicole ed enoturistiche. Sono diverse le micro aziende agricole aderenti alla nostra Confederazione che, per quanto “giovani” decidono di cessare la loro attività, proprio a motivo delle difficoltà strutturali nelle aree interne. Tuttavia, se progettato in modo integrato e partecipato, l’enoturismo può diventare esso stesso un fattore di sviluppo e rigenerazione. Certo, una premessa essenziale è la necessità di una collaborazione tra imprese, istituzioni locali, associazioni di categoria e fondazioni per creare nuovi modelli di sviluppo: tour guidati, collegamenti, spazi di coworking rurale, mense aziendali a km 0, percorsi formativi e residenze temporanee per professionisti. In territori particolarmente vocati, come l’Irpinia e altri distretti vitivinicoli italiani, questo modello può diventare realtà concreta: uno sviluppo che nasce dal basso, dentro le comunità e per le comunità.
Nel Rapporto il concetto di economia circolare assume un ruolo centrale. In che senso? L’economia circolare agricola è il centro di questo paradigma. Ogni esperienza enoturistica produce valore diffuso: chi visita una cantina soggiorna nei borghi, acquista prodotti locali, partecipa ad attività culturali e stimola la nascita di nuovi servizi.

Si crea così un circuito virtuoso che sostiene l’intera comunità e promuove una crescita realmente sostenibile. Il Rapporto mostra che l’87% delle imprese svolge attività enoturistiche e il 95% riconosce nel vino un forte legame con il territorio. Dati che confermano come l’enoturismo non sia solo un segmento economico, ma un motore di sviluppo, dove sostenibilità ambientale, economica e sociale si intrecciano.
Qual è, in conclusione, il messaggio che il Centro Studi vuole trasmettere con questo lavoro di ricerca? Che viticoltura sostenibile ed enoturismo sono un’occasione concreta per rimettere in moto i territori, rafforzare il tessuto produttivo e ricucire quello sociale. Concetto molto importante, specie nelle aree interne. Investire perciò sull’enoturismo significa investire sulle persone, sul lavoro, sul territorio, sulla saggezza popolare e sulla cultura. L’Italia possiede le risorse, le competenze e la storia per farlo. Occorre solo crederci, costruendo alleanze solide tra imprese, istituzioni e comunità locali. Come Co.N.A.P.I. Nazionale crediamo profondamente in questa visione e la stiamo portando nei principali tavoli di confronto, per promuovere modelli imprenditoriali sostenibili, inclusivi e radicati nei territori.

INGRESSI EXTRA-UE PER LAVORO STAGIONALE NEL TURISMO: PUBBLICATA LA PROGRAMMAZIONE 2025


Il Ministero del Lavoro ha pubblicato le quote 2025 per l’ingresso di lavoratori extra-UE nel turismo.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato la nota direttoriale n. 3891 del 1° ottobre 2025, che definisce la programmazione dei flussi di ingresso legale in Italia dei lavoratori stranieri per il triennio 2023-2025. Il documento, reso pubblico il 3 ottobre, stabilisce le quote territoriali per l’anno 2025 relative al lavoro subordinato stagionale nel settore turistico-alberghiero, in attuazione dell’articolo 7 del DPCM del 27 settembre 2023.
Per il 2025 sono previste complessivamente 9.783 quote di ingresso per cittadini extra-UE, suddivise in diverse categorie. In particolare, 1.156 quote sono riservate alle lavoratrici impiegate nel lavoro subordinato stagionale nel comparto turistico-alberghiero, con l’obiettivo di promuovere l’occupazione femminile e favorire l’inclusione. A queste si aggiungono 7.919 quote destinate alle richieste di nulla osta per il lavoro stagionale nel medesimo settore, presentate da datori di lavoro operanti sul territorio nazionale.

Un’attenzione specifica è rivolta ai cittadini indiani, ai quali sono riservate 351 quote, in virtù dell’Accordo bilaterale tra Italia e India in materia di migrazione e mobilità, entrato in vigore il 1° aprile 2024. Tale accordo mira a facilitare l’ingresso regolare e la cooperazione tra i due Paesi nel campo dell’occupazione stagionale, rafforzando i legami istituzionali e promuovendo percorsi di lavoro sicuri e regolamentati. Infine, 357 quote sono assegnate alle istanze di lavoro stagionale, anche pluriennale, presentate dalle organizzazioni di datori di lavoro maggiormente rappresentative a livello nazionale nel settore turistico-alberghiero. Questa misura intende favorire una gestione strutturata e qualificata dei flussi migratori, valorizzando il ruolo delle associazioni di categoria e garantendo una maggiore coerenza tra domanda e offerta di lavoro.
La nota ministeriale rappresenta un passaggio cruciale nella pianificazione delle politiche migratorie italiane, con particolare attenzione al fabbisogno occupazionale di un comparto strategico come quello turistico. L’allocazione delle quote risponde a criteri di equità, inclusione e cooperazione internazionale, promuovendo un modello di accoglienza regolato, sostenibile e orientato alla valorizzazione delle risorse umane.

ALLOGGI AGEVOLATI PER I LAVORATORI DEL TURISMO: STANZIATI 120 MILIONI DI EURO TRA IL 2025 E IL 2027


120 milioni tra il 2025 e il 2027 per alloggi agevolati ai lavoratori del turismo, tra affitti e riqualificazioni.

Il Decreto 18 settembre 2025, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 231 del 4 ottobre 2025, rappresenta un intervento strategico del Ministero del Turismo per migliorare le condizioni abitative dei lavoratori del settore turistico. Attuativo dell’articolo 14 del decreto legge n. 95/2025, convertito con modificazioni dalla legge n. 118/2025, il provvedimento disciplina le modalità di accesso ai contributi, le tipologie di costo ammissibili e i soggetti beneficiari, con l’obiettivo di garantire alloggi a condizioni agevolate per chi opera nel comparto turistico-ricettivo, inclusi gli addetti alla somministrazione di alimenti e bevande.

Per il triennio 2025-2027 sono stati stanziati complessivamente 120 milioni di euro, suddivisi in 44 milioni per il 2025 e 38 milioni per ciascuno degli anni successivi. Le risorse si articolano in due linee di intervento: la prima, dedicata agli investimenti per la creazione, riqualificazione e ammodernamento degli alloggi, con particolare attenzione all’efficientamento energetico e alla sostenibilità ambientale, prevede 22 milioni di euro nel 2025 e 16 milioni annui nel 2026 e 2027; la seconda linea, invece, sostiene i costi di locazione degli alloggi, con una dotazione di 22 milioni di euro annui per ciascun anno del triennio.

I beneficiari dei contributi sono i soggetti che gestiscono in forma imprenditoriale alloggi o residenze destinate ai lavoratori del settore turistico-ricettivo o termale, nonché i gestori di strutture ricettive e di esercizi di somministrazione di alimenti e bevande. Requisito essenziale per accedere ai fondi è la piena ed esclusiva disponibilità degli immobili destinati agli alloggi. L’erogazione dei contributi avviene nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato, mentre la copertura finanziaria è garantita ai sensi dell’articolo 20 del decreto legge n. 95/2025.

Con questa misura, il Ministero del Turismo intende favorire la stabilità occupazionale, migliorare la qualità della vita dei lavoratori del settore e promuovere investimenti sostenibili, contribuendo al tempo stesso a rendere le destinazioni turistiche italiane più attrattive e inclusive.

LA LEGGE N. 132/2025 SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: UN QUADRO NORMATIVO PER UN’INNOVAZIONE RESPONSABILE, ETICA E CENTRATA SULLA PERSONA


Promuove l’uso etico dell’IA, tutelando diritti, sicurezza e dignità nel lavoro e nella società.

La legge n. 132/2025, entrata in vigore il 10 ottobre 2025, rappresenta un passo decisivo nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale in Italia. Essa nasce con l’obiettivo di coniugare l’innovazione tecnologica con la tutela dei diritti fondamentali, ponendo al centro la persona e il lavoro. Il legislatore ha inteso promuovere l’adozione di tecnologie digitali capaci di migliorare la produttività e l’efficienza dei processi aziendali, garantendo al contempo che tali innovazioni non compromettano la dignità, la privacy e i diritti dei lavoratori.

Tra i principi cardine della legge, spicca innanzitutto la centralità della persona. L’intelligenza artificiale deve essere al servizio dell’uomo, non sostituirlo, e deve operare in modo da rispettare la dignità umana, la libertà individuale e il principio di non discriminazione.

A questo si affianca il principio di trasparenza, che impone la tracciabilità degli algoritmi e la comprensibilità dei processi decisionali automatizzati, affinché gli utenti possano conoscere e contestare le decisioni che li riguardano.

Un altro pilastro è la cybersicurezza, intesa come protezione dei dati e dei sistemi lungo tutto il ciclo di vita dell’IA. La legge impone standard elevati di sicurezza per prevenire abusi, manipolazioni e violazioni della privacy. Inoltre, viene sancito il principio di inclusione, che promuove l’accessibilità delle tecnologie anche per le persone con disabilità e per le categorie più vulnerabili, evitando il rischio di esclusione digitale.

Nel contesto lavorativo, la legge introduce misure specifiche per tutelare i lavoratori.

L’intelligenza artificiale non può sostituire il giudice nelle decisioni giuridiche, ma può essere utilizzata come strumento di supporto per semplificare il lavoro giudiziario, gestire documenti e organizzare servizi. Viene istituito l’Osservatorio nazionale sull’IA nel lavoro, con il compito di monitorare l’impatto occupazionale, raccogliere dati, promuovere studi e orientare le politiche pubbliche. Inoltre, sono previste garanzie per la salute, la sicurezza e le condizioni di lavoro in presenza di sistemi IA.

La legge n. 132/2025 si inserisce nel quadro normativo europeo, recependo il Regolamento UE 2024/1689 e armonizzando le disposizioni nazionali con quelle comunitarie. Essa rappresenta un modello di equilibrio tra progresso tecnologico e diritti umani, delineando una visione dell’intelligenza artificiale come strumento di crescita sostenibile, equa e responsabile.

Co.N.A.P.I. NAZIONALE CONTRIBUISCE AL XXXIV RAPPORTO IMMIGRAZIONE 2025 DELLA CARITAS ITALIANA E FONDAZIONE MIGRANTES: “GIOVANI, TESTIMONI DI SPERANZA”


Co.N.A.P.I. valorizza il lavoro come strumento di inclusione nel Rapporto Immigrazione 2025.

Con grande orgoglio, la Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I. Nazionale) nella persona del direttore del centro studi Co.N.A.P.I. Nazionale dott. Antonio Zizza è lieta di aver contribuito al XXXIV Rapporto Immigrazione 2025 di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, presentato ieri a Roma e dedicato al tema «Giovani, testimoni di speranza».
L’edizione di quest’anno si distingue per l’attenzione rivolta ai giovani di origine straniera, protagonisti, insieme ai loro coetanei italiani, di una profonda trasformazione economica, sociale, politica e culturale che attraversa il Paese. Giovani che vivono l’Italia non solo come luogo di arrivo, ma come spazio di partecipazione, lavoro e crescita condivisa.

Il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale, nell’ambito del proprio contributo al Rapporto, ha approfondito il tema dell’integrazione e della formazione dei lavoratori immigrati, sottolineando come l’inclusione nel mondo del lavoro rappresenti una leva fondamentale di coesione sociale.
Attraverso la ricerca e l’analisi, Co.N.A.P.I. ha voluto ribadire il valore sociale dell’impresa e il ruolo del lavoro come strumento di partecipazione e dignità, evidenziando come l’artigianato, la micro e la piccola impresa costituiscano autentici laboratori di sviluppo umano e comunitario.
In questi contesti produttivi, infatti, si intrecciano competenze, relazioni e valori, dando vita a percorsi concreti di integrazione e formazione che rafforzano il tessuto economico e sociale del Paese.
Come Confederazione, Co.N.A.P.I. continua a credere che solo unendo impresa, solidarietà e responsabilità sociale sia possibile costruire un’Italia capace di offrire opportunità e speranza a tutti i giovani, senza distinzioni di origine o provenienza.