NUOVE STRADE PER LA SICUREZZA: FORMAZIONE E CONSAPEVOLEZZA



La formazione alla sicurezza sta attraversando una fase di profonda trasformazione, nella quale agli strumenti tradizionali si affiancano nuove tecnologie e nuovi approcci capaci di rendere l’apprendimento più concreto, coinvolgente e vicino alle situazioni che i lavoratori possono realmente incontrare nello svolgimento delle proprie attività.

È questo il tema affrontato da Erika Losanno, che ha concentrato la propria riflessione sulla necessità di andare oltre un modello basato prevalentemente sulla trasmissione delle nozioni e sull’addestramento, senza naturalmente rinunciare al valore di questi strumenti. «Da vent’anni la formazione si fa attraverso la parola e l’addestramento, ma oggi la realtà immersiva permette di fare qualcosa in più: far vivere ai lavoratori i rischi senza farli correre davvero». È proprio nella possibilità di sperimentare che si apre una delle prospettive più interessanti per la sicurezza sul lavoro. La realtà virtuale consente infatti di riprodurre condizioni e situazioni potenzialmente pericolose all’interno di un ambiente controllato, permettendo al lavoratore di confrontarsi con il rischio e di comprendere maggiormente il peso delle proprie decisioni. «Con un visore, un lavoratore può trovarsi su un ponteggio a quindici metri d’altezza e sbagliare senza pericoli reali», ha spiegato Losanno. L’errore, che sul luogo di lavoro può avere conseguenze importanti, all’interno di una simulazione diventa così parte del processo di apprendimento e un’occasione per aumentare consapevolezza e capacità di riconoscere le situazioni di rischio. Non si tratta, del resto, di immaginare scenari appartenenti a un futuro lontano. «Non è una visione futuristica», ha sottolineato Losanno, richiamando l’esperienza dell’INAIL che, insieme a quattro università italiane, ha brevettato un esoscheletro collegato alla realtà virtuale per l’addestramento di chi lavora anche negli spazi confinati. La prospettiva che emerge è dunque quella di una formazione che può diventare sempre più esperienziale: non soltanto ascoltare e apprendere, ma trovarsi di fronte a una situazione, misurarsi con essa e successivamente comprenderla attraverso il confronto con il formatore. In questa evoluzione si inserisce anche l’intelligenza artificiale, che secondo la riflessione proposta può contribuire alla costruzione di percorsi maggiormente calibrati sulle esigenze formative. Ma proprio mentre cresce il ruolo della tecnologia diventa ancora più importante stabilirne i confini. «L’intelligenza artificiale può aiutare a creare percorsi su misura, ma resta uno strumento: serve sempre un formatore che faccia da regista e trasformi l’esperienza in consapevolezza». È un passaggio centrale perché assegna alla tecnologia una funzione di supporto e conserva alla persona il compito di interpretare e guidare il percorso. Il formatore non viene quindi sostituito dall’innovazione, ma assume il ruolo di chi deve aiutare il lavoratore a comprendere ciò che ha sperimentato e a trasferire quella esperienza nei comportamenti quotidiani. La formazione alla sicurezza, però, non può esaurirsi nella conoscenza delle procedure e delle regole. Accanto alla capacità di sapere come comportarsi esiste infatti un altro elemento determinante: la presenza mentale nel momento in cui si lavora. «La sicurezza non dipende solo dalle nozioni, ma anche da quanto si è presenti durante il lavoro, perché è nei momenti di distrazione che nascono gli errori», ha evidenziato Losanno. Il tema sposta l’attenzione dalla sola preparazione tecnica alla condizione complessiva della persona, facendo emergere il legame tra sicurezza, concentrazione e benessere. Un lavoratore può conoscere le procedure e avere ricevuto la formazione necessaria, ma attenzione e consapevolezza rimangono componenti fondamentali nella gestione delle attività quotidiane. È in questa prospettiva che assume rilevanza anche il lavoro del Centro Studi CONAPI sul benessere nelle piccole imprese, che, secondo quanto riportato nell’intervento, ha raccolto segnalazioni di episodi di burnout e cali di attenzione tra i lavoratori. Un elemento che porta a riflettere su quanto il benessere della persona possa entrare a pieno titolo nel dibattito sulla prevenzione e su come la formazione possa progressivamente aprirsi anche a strumenti finalizzati a rafforzare attenzione e consapevolezza.

Da qui nasce l’interesse di CONAPI per la mindfulness applicata alla sicurezza, indicata come un percorso per allenarsi a rimanere concentrati sul momento presente e favorire comportamenti più sicuri. Non si tratta quindi soltanto di aggiungere una nuova tecnica ai tradizionali programmi formativi, ma di allargare lo sguardo sul concetto stesso di prevenzione, mettendo al centro anche la capacità del lavoratore di riconoscere distrazioni e cali di attenzione.

Le nuove strade della formazione delineate da Erika Losanno collegano così dimensioni apparentemente diverse: la realtà immersiva permette di sperimentare il rischio in condizioni protette, l’intelligenza artificiale può contribuire alla costruzione di percorsi più mirati, il formatore conserva la responsabilità di guidare e dare significato all’esperienza e la mindfulness introduce il tema dell’attenzione e della presenza durante il lavoro. Tecnologia e dimensione umana non vengono quindi poste in contrapposizione, ma diventano elementi di uno stesso percorso orientato a rendere più efficace la prevenzione. Il punto centrale resta infatti quello di trasformare le conoscenze acquisite in comportamenti realmente consapevoli, perché una formazione efficace non dovrebbe concludersi quando termina un corso, ma accompagnare il lavoratore nel modo in cui affronta ogni giorno le proprie attività. L’innovazione può offrire nuovi strumenti, creare ambienti nei quali esercitarsi e consentire di sperimentare situazioni che sarebbe impossibile o troppo rischioso riprodurre nella realtà, ma il passaggio decisivo rimane quello che conduce dall’esperienza alla consapevolezza. Ed è proprio qui che la figura del formatore continua ad avere un ruolo centrale. La sfida indicata da Losanno è dunque costruire una cultura della sicurezza nella quale conoscenza, esperienza e attenzione possano procedere insieme, superando una formazione percepita soltanto come obbligo per farne uno strumento capace di incidere sui comportamenti. «È questa la sicurezza che vogliamo insegnare in futuro», ha concluso Erika Losanno: una sicurezza nella quale innovazione e centralità della persona si incontrano, con l’obiettivo di rendere la prevenzione sempre più concreta, consapevole e vicina alla realtà quotidiana del lavoro.