CONAPI NAZIONALE LANCIA “UNABIT LIVE”, LA NUOVA PIATTAFORMA DIGITALE PER LA FORMAZIONE E LA SICUREZZA SUL LAVORO


La nuova piattaforma 2.0 integra intelligenza artificiale, formazione live e gestione avanzata dei percorsi didattici per imprese e lavoratori

Si chiama Unabit Live ed è la nuova evoluzione della piattaforma dedicata alla formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e ai percorsi di aggiornamento professionale per le imprese.
Una versione 2.0 che rappresenta un importante salto di qualità nel mondo della formazione a distanza, progettata e realizzata interamente dallo staff di Conapi Nazionale.
Dopo il successo della prima versione, Unabit Live si prepara a diventare un punto di riferimento nazionale per l’erogazione della formazione sia in modalità asincrona, con contenuti fruibili in qualsiasi momento, sia in modalità sincrona, attraverso lezioni ed eventi live altamente interattivi.
La nuova piattaforma nasce con un obiettivo preciso: offrire alle imprese, ai lavoratori ed agli enti di formazione uno strumento moderno, semplice da utilizzare e perfettamente conforme alle esigenze normative e operative del mercato del lavoro contemporaneo.
Tra le principali caratteristiche di Unabit Live spiccano l’automazione avanzata dei processi formativi, la semplicità di gestione delle attività didattiche e un sistema progettato per garantire elevati standard di sicurezza, affidabilità e continuità operativa.
Elementi fondamentali per assicurare qualità ed efficienza nella formazione professionale e nella sicurezza sul lavoro.

Il risultato più significativo raggiunto dal gruppo di lavoro di Conapi Nazionale è però senza dubbio l’integrazione dell’intelligenza artificiale all’interno della piattaforma.
Un’ innovazione che consentirà di migliorare l’esperienza formativa, ottimizzare l’interazione tra utenti e contenuti e rendere ancora più efficaci i percorsi di apprendimento.
Nella giornata di oggi, presso la sede operativa di Conapi Nazionale, si è svolta la cerimonia ufficiale di presentazione della nuova piattaforma alla squadra Conapi.
Un momento di grande entusiasmo e soddisfazione condivisa, accompagnato da applausi, complimenti e dal tradizionale brindisi di fine lavoro che ha celebrato mesi di impegno, collaborazione e visione comune.
L’occasione è stata inoltre utile per completare l’aggiornamento di tutte le procedure operative e dei corsi formativi con le più recenti novità legislative in materia di sicurezza sul lavoro, confermando ancora una volta l’attenzione di Conapi Nazionale verso l’innovazione e la tutela delle imprese e dei lavoratori.
Con Unabit Live, Conapi Nazionale guarda al futuro con ancora maggiore grinta, professionalità e determinazione, rafforzando il proprio ruolo al fianco delle imprese italiane nella sfida della trasformazione digitale e della formazione continua.

PIÙ TUTELA E FORMAZIONE PER LE IMPRESE ALIMENTARI: ANNABELLA PRISCO ENTRA IN CO.N.A.P.I. NAZIONALE


La Confederazione amplia i servizi dedicati al comparto alimentare con una nuova figura specializzata in sicurezza, HACCP e formazione professionale.

La Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori continua a rafforzare la propria struttura organizzativa con l’ingresso di nuove professionalità qualificate al servizio delle imprese associate. Entra ufficialmente a far parte della famiglia di Co.N.A.P.I. Nazionale la dottoressa Annabella Prisco, biologa nutrizionista, figura altamente specializzata che rappresenterà un importante punto di riferimento per tutte le attività operanti nel settore alimentare.
L’inserimento della dottoressa Prisco nell’organigramma di Co.N.A.P.I. Nazionale conferma l’impegno della Confederazione nel garantire alle piccole imprese, agli artigiani e agli operatori del comparto alimentare servizi sempre più qualificati e vicini alle esigenze delle attività produttive presenti su tutto il territorio nazionale.
Grazie alla sua esperienza e alla sua professionalità, la dottoressa Prisco offrirà supporto tecnico e consulenziale nell’ambito della prevenzione e dell’educazione all’igiene degli alimenti, della prevenzione da contaminazioni e alterazioni alimentari e di tutte le procedure necessarie al rispetto delle normative igienico-sanitarie vigenti.
Tra le principali attività che verranno messe a disposizione delle imprese associate vi saranno l’elaborazione del documento di autocontrollo HACCP, il monitoraggio attraverso tamponi e controlli specifici, oltre alla formazione professionale rivolta agli addetti alla manipolazione e somministrazione di alimenti e bevande.

Un servizio completo e fondamentale per garantire qualità, sicurezza e tutela sia delle imprese sia dei consumatori.
I servizi coordinati dalla dottoressa Annabella Prisco saranno erogati attraverso la rete territoriale delle sedi e degli sportelli Co.N.A.P.I. presenti in tutta Italia, con l’obiettivo di offrire un’assistenza capillare e costante alle attività del settore alimentare.
Grande soddisfazione è stata espressa dal Presidente Basilio Minichiello, che insieme a tutti i dirigenti e dipendenti della Confederazione ha voluto rivolgere un caloroso augurio di buon lavoro alla nuova professionista entrata nella squadra di Co.N.A.P.I. Nazionale.
“L’ingresso della dottoressa Annabella Prisco rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di crescita della nostra Confederazione. Siamo certi che la sua competenza e la sua professionalità saranno un valore aggiunto importante per tutte le imprese del settore alimentare che ogni giorno operano con impegno, qualità e responsabilità”, ha dichiarato il Presidente Basilio Minichiello.

NUOVO ACCORDO STATO‑REGIONI 2025: UNA RIFORMA STRUTTURALE DELLA FORMAZIONE IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO


Nuove regole, tempi più stringenti e standard più elevati: il nuovo Accordo Stato-Regioni 2025 ridisegna in profondità la formazione sulla sicurezza sul lavoro, imponendo a imprese e formatori un rapido adeguamento entro maggio 2026.

Il panorama normativo italiano in materia di salute e sicurezza sul lavoro ha conosciuto una svolta di portata strutturale con la pubblicazione, nella Gazzetta Ufficiale n. 119 del 24 maggio 2025, del nuovo Accordo Stato‑Regioni. Pur essendo formalmente entrato in vigore lo stesso giorno, il legislatore ha previsto un periodo transitorio di dodici mesi, una finestra di adeguamento che si chiuderà il 24 maggio 2026 e che rappresenta, di fatto, l’ultimo margine utile per riallineare procedure, competenze e modelli organizzativi. Da maggio di quest’anno, infatti, ogni attività formativa deve già rispecchiare i nuovi standard qualitativi e quantitativi, incidendo sulla durata dei corsi, sulla struttura dei contenuti e sulle metodologie di erogazione.

Tra le innovazioni più rilevanti emerge la ridefinizione della figura del preposto. Per questo ruolo viene definitivamente escluso l’utilizzo dell’e‑learning, imponendo la formazione in presenza o in videoconferenza sincrona. Parallelamente, l’aggiornamento diventa molto più serrato: la cadenza quinquennale lascia spazio a un obbligo biennale, segnando un cambio di passo che punta a garantire un presidio costante e non episodico delle competenze.

L’Accordo interviene con rigore anche sul fronte delle abilitazioni all’uso di attrezzature particolari, ampliando e precisando i requisiti per macchinari come carriponte, macchine raccogli‑frutta e sistemi CMM. Un’attenzione specifica è riservata agli addetti agli spazi confinati: i corsi svolti prima del maggio 2025 restano validi solo se pienamente coerenti con i nuovi standard; in caso contrario, l’intero percorso formativo dovrà essere ripetuto entro la fine del periodo transitorio.

Dal maggio 2026, inoltre, l’erogazione della formazione sarà consentita esclusivamente ai soggetti espressamente individuati dalla norma: enti istituzionali, organismi paritetici, datori di lavoro e soggetti formatori accreditati. Per la formazione di base destinata a lavoratori, preposti e dirigenti rimane centrale l’accreditamento regionale, mentre per i corsi di specializzazione e i relativi aggiornamenti la soglia si alza ulteriormente, richiedendo non solo l’accreditamento ma anche un’esperienza documentata di almeno tre anni nel settore della sicurezza.

La riforma investe anche l’architettura amministrativa dei percorsi formativi, imponendo un fascicolo completo che includa un progetto didattico dettagliato, registri di presenza tracciabili, test finali con verbali e un sistema di monitoraggio dell’efficacia. Rimane invariato il limite massimo di trenta partecipanti per aula. Qualora il datore di lavoro scelga di svolgere direttamente la formazione, dovrà rispettare integralmente questi protocolli, avvalersi di docenti qualificati ai sensi del D.I. 06/03/2013 e conservare tutta la documentazione per almeno dieci anni.

Il nuovo Accordo Stato‑Regioni non si limita dunque ad aggiornare un impianto tecnico, ma introduce una visione diversa della formazione: non più un adempimento formale, ma un processo continuo, verificabile e orientato alla qualità. Le aziende e i consulenti sono chiamati a utilizzare l’anno di transizione come un’occasione strategica per rivedere i propri piani formativi, riallineare procedure e responsabilità e garantire che, entro il 24 maggio 2026, la sicurezza sul lavoro sia sostenuta da competenze solide, aggiornate e realmente funzionali alla prevenzione.

GIOVANI QUALIFICATI E IMPRESE IN CERCA DI COMPETENZE: PERCHÉ IL SISTEMA NON FUNZIONA E IL FINE DEL PROGETTO DI RICERCA DEL CENTRO STUDI CO.N.A.P.I. NAZIONALE


Antonio Zizza, Direttore Centro Studi e Ricerche analizza l’importanza della formazione e dei fabbisogni aziendali

In Italia convivono due paradossi evidenti: giovani con percorsi di studio solidi, spesso arricchiti da master e dottorati, che faticano a trovare un’occupazione coerente con le loro competenze, e imprese – in particolare artigiane, micro e piccole, ma anche medie e grandi – che dichiarano di non riuscire a reperire i profili professionali di cui avrebbero bisogno. Questo scollamento strutturale tra domanda e offerta di lavoro è ciò che chiamiamo mismatch occupazionale.

Le principali analisi statistiche disponibili mostrano da tempo che il nostro Paese combina un livello relativamente basso di laureati con un utilizzo inefficiente delle competenze disponibili: da un lato, giovani altamente istruiti che restano disoccupati; dall’altro, aziende che faticano a trovare competenze tecniche, digitali e trasversali adeguate ai nuovi contesti produttivi. A questo si aggiunge un quadro demografico critico, con una progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa e un tasso di fecondità tra i più bassi in Europa.

Il risultato è un sistema che, nella pratica, non funziona come dovrebbe. Da una parte ascoltiamo storie di neolaureati brillanti che, dopo anni di studio, inviano centinaia di curriculum senza ottenere opportunità stabili e qualificanti. Dall’altra raccogliamo le preoccupazioni di imprenditori che lamentano la mancanza di candidati in grado di entrare nei processi produttivi reali, coniugando sapere teorico, competenze operative e capacità relazionali. Non è solo un problema di “posti vacanti”, ma di qualità dell’incontro tra persone, formazione e lavoro.

È in questo contesto che il Centro Studi e Ricerche della Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I. Nazionale) ha avviato il progetto di ricerca “Studio sui fabbisogni aziendali e formativi”, con un’attenzione specifica al mondo artigiano e alle micro e piccole imprese. La nostra ambizione non è sostituirci a ricerche già esistenti, spesso di grande autorevolezza, ma integrare il quadro nazionale con uno sguardo ravvicinato sui territori, sulle filiere produttive minori e sui soggetti che più soffrono il disallineamento tra formazione e lavoro.

La ricerca, come abbiamo spiegato più volte su questo Magazine, si sviluppa in due fasi. La prima, attualmente in corso, prevede un questionario preliminare rivolto a enti di formazione e società di consulenza. Chiediamo di descrivere l’offerta formativa erogata, i profili professionali maggiormente trattati, le criticità riscontrate nei percorsi di inserimento lavorativo e le evoluzioni territoriali dei fabbisogni di competenze. Questa fase ci consentirà di costruire una base empirica condivisa, su cui progettare in modo più mirato la successiva rilevazione presso le imprese.

La seconda fase, infatti, sarà dedicata direttamente alle aziende, con un questionario finalizzato a indagare le figure professionali più richieste, le competenze necessarie (tecniche e trasversali), le ragioni delle difficoltà di reperimento e i fabbisogni formativi emergenti. È prevista anche una specifica sezione dedicata ai lavoratori stranieri, per cogliere opportunità e criticità legate all’inclusione di competenze provenienti da altri Paesi.

I dati raccolti nelle due fasi confluiranno in un Rapporto nazionale finale, che offrirà non solo analisi, ma anche indicazioni operative per imprese, enti formativi e decisori istituzionali.

Al centro di questo lavoro c’è una convinzione semplice, ma esigente: per ridurre il mismatch occupazionale non basta aumentare l’offerta di corsi o accelerare l’incontro tra domanda e offerta in chiave puramente quantitativa. Occorre ripensare la relazione tra sistema produttivo e sistema formativo in termini di corresponsabilità: portare la formazione nelle imprese e, allo stesso tempo, portare le imprese nella formazione. Significa coinvolgere attivamente imprenditori, docenti, formatori, consulenti e mondo accademico in un dialogo stabile sulla definizione delle competenze, sui linguaggi da utilizzare, sulla qualità dei percorsi e sulla centralità della persona nei processi economici e produttivi.

In questa prospettiva, la nostra ricerca vuole essere anche un esercizio di economia civile: leggere il lavoro non solo come variabile economica, ma come luogo di crescita personale, relazionale e comunitaria; considerare l’impresa come comunità di persone e non soltanto come combinazione di capitale e lavoro; riconoscere che ogni scelta formativa ha una ricaduta diretta sulla dignità e sulla realizzazione professionale delle persone.

Perché questo percorso abbia una consistenza scientifica e utilità pratica, oltre che economica e produttiva, è indispensabile una partecipazione ampia. Abbiamo già raccolto circa trenta questionari da parte di enti di formazione, ma riteniamo necessario ampliare significativamente il campione per restituire un quadro più rappresentativo.

Per questo abbiamo deciso di prorogare la compilazione del questionario preliminare fino al 15 maggio.

Invito quindi tutti gli enti di formazione e le società di consulenza interessate a contribuire a questa indagine, compilando il questionario disponibile all’indirizzo:

https://questionario.conapinazionale.it/

Le risposte, come già detto, saranno trattate esclusivamente in forma aggregata e anonima e confluiranno nel Rapporto Nazionale Co.N.A.P.I. sui fabbisogni aziendali e formativi. È un passaggio necessario se vogliamo, insieme, passare dalla denuncia del mismatch occupazionale alla costruzione di strumenti concreti per ridurlo, mettendo davvero al centro le persone, le imprese e i territori.

SALUTE, SICUREZZA E CONTRATTO SOCIALE NEL LAVORO TRA IMPRESE E LAVORATORI


La legalità e la sicurezza rappresentano i veri fondamenti su cui si fonda un lavoro responsabile

La salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro rappresentano oggi uno dei cardini fondamentali della responsabilità sociale, un terreno in cui legalità, tutela dei diritti e qualità dei contratti si intrecciano in modo indissolubile. Parlare di sicurezza non significa limitarsi al rispetto formale delle norme, ma riconoscere che ogni lavoratore porta con sé una storia, una famiglia, un insieme di affetti che dipendono dalla sua integrità fisica e psicologica. La protezione della persona diventa così un valore che supera l’ambito tecnico e si radica nella cultura collettiva di un’organizzazione. In questo scenario, la legalità non è un adempimento burocratico, ma un impegno etico che si traduce nella costruzione di ambienti di lavoro sani, trasparenti e rispettosi. I contratti, le discipline interne e le procedure operative devono essere strumenti capaci di garantire equilibrio, equità e chiarezza, evitando zone d’ombra che possano mettere a rischio la dignità dei lavoratori. Ogni clausola, ogni protocollo, ogni misura di prevenzione assume un significato concreto quando si comprende che il loro effetto ricade direttamente sulla vita delle persone.

La responsabilità sociale delle imprese, in questo senso, non è un concetto astratto, ma un patto quotidiano che coinvolge dirigenti, dipendenti, rappresentanze sindacali e istituzioni. Solo attraverso un dialogo costante e una formazione continua è possibile costruire una cultura della sicurezza che non sia percepita come un obbligo, ma come un valore condiviso. Investire nella prevenzione significa investire nella qualità del lavoro, nella competitività delle imprese e nella coesione delle comunità. Significa riconoscere che il benessere dei lavoratori non è un costo, ma una risorsa strategica. In un tempo in cui le trasformazioni economiche e tecnologiche impongono nuove sfide, la capacità di coniugare legalità, responsabilità e tutela della persona diventa il vero indicatore di maturità di un sistema produttivo. La sicurezza non è mai un punto di arrivo, ma un percorso che richiede consapevolezza, rigore e partecipazione. È il risultato di un impegno collettivo che mette al centro il valore più importante cioè la vita umana.

LA FORMAZIONE COME MOTORE STRATEGICO PER L’INNOVAZIONE E LA PRODUTTIVITA’ AZIENDALE


La Formazione come momento fondamentale in un mondo digitale.

Nel panorama economico contemporaneo caratterizzato da una trasformazione digitale accelerata e da mercati in costante evoluzione la formazione non può più essere considerata un semplice adempimento burocratico o un costo accessorio ma rappresenta il vero motore propulsore della crescita competitiva. Il legame tra l’apprendimento continuo e l’innovazione è ormai inscindibile poiché la capacità di un’azienda di generare nuove idee e soluzioni dipende direttamente dal bagaglio di competenze e dalla flessibilità cognitiva delle proprie risorse umane. Quando un’organizzazione investe in percorsi di aggiornamento strutturati non si limita a trasferire nozioni tecniche ma alimenta una cultura aziendale orientata al cambiamento e alla risoluzione creativa dei problemi.
L’impatto della formazione sulla produttività si manifesta attraverso una duplice direttrice. Da un lato il potenziamento delle competenze tecniche specifiche permette di ottimizzare i processi operativi riducendo i tempi di esecuzione e il margine di errore. Dall’altro lo sviluppo delle competenze trasversali come il pensiero critico la comunicazione efficace e la gestione del tempo favorisce un clima di lavoro collaborativo che accelera il raggiungimento degli obiettivi strategici.

Un dipendente adeguatamente formato è un lavoratore più consapevole e motivato che percepisce l’investimento dell’azienda sulla sua professionalità come un segnale di valore aumentando così il proprio senso di appartenenza e riducendo il tasso di turnover.
Inoltre l’integrazione tra formazione e sicurezza sul lavoro trasforma il concetto di prevenzione in un asset strategico. Una forza lavoro consapevole dei rischi e preparata alla gestione delle emergenze non solo garantisce la continuità operativa ma contribuisce a costruire un’immagine aziendale solida e responsabile. L’innovazione tecnologica richiede parallelamente un aggiornamento costante delle norme e delle pratiche di sicurezza rendendo la formazione l’unico strumento capace di armonizzare il progresso tecnico con la tutela del capitale umano. In conclusione le aziende che scelgono di porre l’apprendimento al centro della propria strategia sono quelle che meglio riescono ad anticipare le sfide del futuro trasformando la conoscenza in un vantaggio competitivo sostenibile e duraturo.

FORMAZIONE E FABBISOGNI AZIENDALI IN ITALIA: LA PROSPETTIVA DEGLI ENTI DI FORMAZIONE E DELLE SOCIETÀ DI CONSULENZA


La rilevazione Co.N.A.P.I. raccoglie il punto di vista degli enti di formazione sui fabbisogni di competenze delle imprese, per orientare meglio le politiche formative nazionali.

Nel contesto economico attuale, caratterizzato da trasformazioni rapide e da un crescente fabbisogno di competenze specialistiche, la rilevazione dei bisogni formativi rappresenta una leva strategica per la competitività del sistema produttivo. Il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale promuove un questionario rivolto a enti di formazione, società di consulenza e professionisti delle politiche attive del lavoro, con l’obiettivo di raccogliere il punto di vista di chi opera quotidianamente a contatto con imprese, lavoratori e percorsi di qualificazione. Gli operatori della formazione costituiscono infatti osservatori privilegiati delle dinamiche del mercato del lavoro e del mismatch di competenze che caratterizza molti settori produttivi.
La presente indagine rappresenta il presupposto metodologico e la condizione necessaria per la successiva fase di rilevazione diretta presso le imprese. Le informazioni raccolte saranno elaborate in un Report di sintesi e confluiranno nel Rapporto finale nazionale, documento che offrirà un quadro integrato dei fabbisogni formativi e delle criticità riscontrate, delineando al tempo stesso le linee guida operative per il sistema formativo, per le imprese e per i decisori istituzionali.

L’integrazione tra la prospettiva degli enti di formazione e quella delle aziende consentirà di individuare con maggiore precisione le competenze richieste, le aree di intervento prioritario e le strategie più efficaci per sostenere la crescita delle micro, piccole e medie imprese e dell’artigianato.
Attraverso questa indagine, la Co.N.A.P.I. Nazionale intende valorizzare il contributo conoscitivo degli attori che, più di altri, intercettano quotidianamente i segnali di cambiamento del mercato del lavoro. La partecipazione al questionario non rappresenta soltanto un momento di analisi, ma un passaggio fondamentale per costruire politiche formative più aderenti alla realtà produttiva e capaci di rispondere alle esigenze di competitività, innovazione e sviluppo dei territori. In un’economia che richiede competenze sempre più aggiornate e flessibili, la collaborazione tra sistema formativo, imprese e istituzioni diventa un elemento imprescindibile per sostenere la qualità del lavoro e la crescita del Paese.

CO.N.A.P.I. E LA CULTURA AZIENDALE BASATA SU FORMAZIONE, SICUREZZA E AMBIENTE COLLABORATIVO


Organizzazione aziendale come crescita di un’identità forte.

La cultura aziendale è il motore invisibile che determina la qualità del lavoro, il benessere delle persone e la capacità di un’organizzazione di crescere in modo solido e duraturo. Non si tratta di un concetto astratto, ma di un insieme di valori, comportamenti e pratiche quotidiane che definiscono l’identità dell’impresa e influenzano direttamente la produttività, la motivazione e la collaborazione interna. Un ambiente di lavoro sano nasce da scelte consapevoli e da una leadership capace di trasformare i principi in realtà operative. Quando un’azienda investe nelle persone, nella loro sicurezza e nella costruzione di relazioni positive, crea le condizioni per un clima professionale stabile, sereno e orientato al miglioramento continuo.
In questo contesto, l’esperienza di Co.N.A.P.I. rappresenta un esempio concreto di come la cultura aziendale possa diventare un vero fattore di successo. Il presidente Basilio Minichiello ha impostato l’organizzazione su tre pilastri fondamentali: la formazione continua, la sicurezza come valore etico e la promozione di un ambiente collaborativo. La sua visione parte da un presupposto semplice ma decisivo: la crescita dell’azienda passa inevitabilmente attraverso la crescita delle persone. Egli sostiene che un lavoratore formato, consapevole e coinvolto sia in grado non solo di svolgere meglio il proprio ruolo, ma anche di contribuire alla creazione di un clima positivo, aperto al dialogo e orientato alla cooperazione.

La formazione, per Co.N.A.P.I., non è un obbligo da adempiere, ma un investimento strategico che permette ai lavoratori di aggiornare le proprie competenze, affrontare nuove sfide e sviluppare capacità trasversali come la comunicazione efficace, la gestione dei conflitti e il lavoro di squadra. Minichiello sottolinea spesso che una persona preparata è una persona più sicura, più autonoma e più capace di prendere decisioni responsabili. Questo approccio crea un circolo virtuoso: più competenze significano meno errori, maggiore efficienza e un clima di fiducia reciproca che rafforza l’intera struttura organizzativa.
La sicurezza rappresenta il secondo pilastro della cultura aziendale di Co.N.A.P.I. e non viene considerata come un semplice adempimento normativo. È un valore morale, un impegno verso la tutela della salute e dell’integrità di ogni lavoratore. Minichiello afferma che garantire un ambiente sicuro significa rispettare la dignità delle persone e creare le condizioni affinché possano svolgere il proprio lavoro con serenità. Un contesto sicuro riduce le tensioni, previene incidenti e permette ai dipendenti di concentrarsi sulle attività senza timori o incertezze. La sicurezza, dunque, diventa un elemento centrale del benessere organizzativo e un fattore determinante per la continuità operativa.

Il terzo pilastro, l’ambiente collaborativo, è forse quello che più caratterizza la visione di Co.N.A.P.I. Minichiello sostiene che la collaborazione non può essere imposta, ma deve essere coltivata attraverso comportamenti coerenti, ascolto attivo e rispetto reciproco. Un ambiente collaborativo nasce quando le persone si sentono valorizzate, ascoltate e parte integrante di un progetto comune. In questo clima, la condivisione delle idee diventa naturale, i conflitti si riducono e il lavoro di squadra si rafforza. La collaborazione, inoltre, favorisce l’innovazione: quando le persone si sentono libere di proporre soluzioni e di confrontarsi senza timore di giudizio, l’azienda diventa più dinamica e capace di adattarsi ai cambiamenti.
L’esperienza di Co.N.A.P.I. dimostra che una cultura aziendale basata su formazione, sicurezza e collaborazione non solo migliora il clima interno, ma rappresenta un vero vantaggio competitivo. Un ambiente sano riduce le tensioni, facilita la comunicazione e rende più fluido il lavoro quotidiano. Le persone lavorano meglio quando si sentono parte di una comunità professionale che le sostiene e le valorizza. La leadership di Basilio Minichiello evidenzia come la coerenza tra valori dichiarati e azioni concrete possa trasformare un’organizzazione in un luogo di crescita, benessere e responsabilità condivisa. In un mondo del lavoro in continua evoluzione, Co.N.A.P.I. dimostra che investire sulle persone è la scelta più efficace per costruire un futuro solido e sostenibile

FABBISOGNI AZIENDALI E FORMAZIONE: AL VIA LA RETE NAZIONALE DEI PARTNER PER LA RICERCA DEL CENTRO STUDI E RICERCHE CO.N.A.P.I. NAZIONALE


In un contesto economico e sociale attraversato da cambiamenti profondi, comprendere i reali fabbisogni delle imprese e il ruolo strategico della formazione non è più un esercizio teorico, ma una necessità concreta per garantire competitività, coesione e sviluppo.

La transizione digitale, l’impatto dell’intelligenza artificiale, il calo demografico e l’invecchiamento della forza lavoro stanno ridisegnando il mercato del lavoro con una rapidità senza precedenti. In questo scenario, il Centro Studi e Ricerche Co.N.A.P.I. Nazionale avvia un progetto di ricerca ambizioso e innovativo, volto a costruire una rete nazionale di partner e a raccogliere dati empirici capaci di orientare le politiche formative e le strategie delle imprese, con particolare attenzione alle micro-imprese e all’artigianato, cuore pulsante del sistema produttivo italiano. Per approfondire la visione, gli obiettivi e le prospettive di questa iniziativa, abbiamo intervistato il dott. Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi Co.N.A.P.I. Nazionale, che ci accompagna dentro il significato e il valore di un progetto pensato per riportare al centro la dignità del lavoro e la centralità della persona, offrendo strumenti concreti per governare il cambiamento.Direttore, in un mercato del lavoro segnato da trasformazioni demografiche e tecnologiche senza precedenti, quale valore assume oggi questo progetto di ricerca sui “Fabbisogni aziendali e formativi”?
Il valore di questa ricerca, come dichiarato anche in una precedente intervista su questo Magazine, risiede nella necessità di ancorare la visione del futuro a basi empiriche solide. Viviamo una fase di profonda trasformazione: da un lato affrontiamo i rischi strutturali come il calo demografico, le emigrazioni giovanili o l’invecchiamento della forza lavoro, dall’altro siamo immersi nella dinamicità delle transizioni digitale e ambientale. In questo scenario, il nostro progetto di ricerca – che invito a seguire passo dopo passo sui nostri siti e canali ufficiali, richiamandone anche il link di una piattaforma creata appositamente: https://www.conapinazionale.it/centrostudi/index.html– non è un semplice esercizio statistico, ma una vera e propria social and labour mission: vogliamo riportare al centro la dignità del lavoro e della persona, fornendo alle imprese e agli enti di formazione gli strumenti necessari a governare il cambiamento, invece che a subirlo. Quello che vogliamo provare in questo studio è che la formazione non è più un accessorio, ma la chiave della trasformazione e l’unica difesa contro l’obsolescenza delle competenze e l’elevazione della dignità umana nei luoghi di lavoro.

Il progetto di ricerca pone un accento particolare sulle micro-imprese e sull’artigianato. Perché questa scelta e quali sfide si incontrano?
Anzitutto per nostra natura. Siamo la confederazione che rappresenta artigiani e piccoli imprenditori. Poi, storicamente, mentre le medie e grandi imprese hanno strutture consolidate per la gestione del capitale umano, le micro-imprese e gli artigiani risultano spesso più restii a investire in formazione, per diverse ragioni, che vanno dalla carenza di tempo interno alla percezione della didattica come un costo immediato piuttosto che come un asset strategico. Tuttavia, oggi questa resistenza deve essere superata. Di fronte alla rivoluzione digitale e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa, anche la bottega o l’officina sono chiamata e investire in formazione continua e capitale umano. Il nostro progetto di ricerca nasce proprio per ascoltare queste realtà, che rappresentano il cuore pulsante del Paese, affinché i percorsi formativi non siano calati dall’alto ma rispondano ai fabbisogni reali, contrastando efficacemente il mismatch occupazionale.

A che punto si trova attualmente il progetto e quali sono i prossimi passi?
Siamo nella fase inaugurale, un momento importante dedicato all’adesione dei soggetti partner e alla costruzione di una rete di ricerca multidisciplinare. È il tempo del confronto istituzionale, in cui stiamo definendo l’impianto metodologico e raccogliendo le manifestazioni d’interesse. Questa fase preparatoria è propedeutica alla somministrazione del primo questionario strutturato, previsto per il mese di marzo 2026, che sarà rivolto specificamente agli operatori del settore formativo e della consulenza per mappare l’offerta attuale e le criticità riscontrate.

Il valore della formazione: la nuova sfida del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale a sostegno dell’Impresa e della persona


Il mercato del lavoro contemporaneo vive oggi un paradosso sempre più evidente: nonostante la rapida evoluzione tecnologica e la disponibilità di percorsi formativi, le imprese italiane – e in particolare quel tessuto vitale per il nostro Paese, rappresentato soprattutto da artigiani, micro e piccoli imprenditori – faticano sempre di più a reperire personale qualificato. 

Questa difficoltà nel reperimento di competenze, il cosiddetto mismatch occupazionale, non è solo un ostacolo alla produttività, ma una vera emergenza sociale, oltre che produttiva ed economica, che rischia di frenare lo sviluppo economico del Paese e costringe, talvolta, le giovani generazioni ad emigrare.

In questo scenario, la formazione professionale non può più essere un processo standardizzato o basato su intuizioni parziali; deve invece trasformarsi in un ponte solido tra il mondo della formazione e le necessità reali delle officine, dei laboratori e dei centri di consulenza.

Al cuore di questa sfida c’è il capitale umano: nell’era dell’intelligenza artificiale e dell’automazione, è proprio la persona a dover restare l’artefice centrale del processo produttivo e soprattutto creativo. Un approccio etico-umano alla formazione significa vedere nell’artigianato e nel lavoro d’impresa strumenti per il bene comune, dove il lavoratore non è un semplice ingranaggio della produzione, ma il protagonista consapevole di un’economia che valorizza la qualità e la dignità del lavoro. Ecco perché, anche per formazione personale, piuttosto che di individuo preferisco sempre parlare di persona lavoratrice, una persona fatta di mani creative, ma anche e soprattutto di pensiero, di spirito, di creatività. Quest’ultima, infatti, è una caratteristica tipicamente umana.

In merito alle esigenze del mercato del lavoro, nella valorizzazione del capitale umano, come Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale abbiamo pubblicato la scorsa settimana un progetto di ricerca ambizioso, che rappresenta una novità significativa nel panorama nazionale. Non vogliamo limitarci a ripetere analisi già esistenti di altri istituti, ma intendiamo approfondire in modo specifico il ruolo delle micro e piccole imprese, che noi come Confederazione rappresentiamo e difendiamo con orgoglio. La novità di questo studio risiede in una metodologia strutturata che mira a raccogliere dati estremamente affidabili attraverso un dialogo incrociato tra chi forma e chi produce. 

Come è possibile approfondire nella pagina dedicata al progetto (https://www.conapinazionale.it/centrostudi/index.html), la ricerca si articola in varie fasi temporali, che abbiamo raggruppato in due macro aree strategiche: una prima indagine dedicata agli enti di formazione per mappare l’offerta attuale, mentre una seconda rivolta direttamente agli imprenditori per identificare le figure e le competenze più ricercate.

Teniamo moltissimo a questo studio perché crediamo che possa orientare il futuro delle politiche occupazionali in Italia, supportando le imprese che rappresentiamo e accompagnando gli enti di formazione nella coprogettazione di percorsi specifici. 

Attualmente siamo nella fase cruciale di individuazione e consolidamento dei partner: diversi enti formativi hanno già aderito con entusiasmo e siamo in dialogo con prestigiosi partner istituzionali e scientifici per dare al progetto la massima autorevolezza accademica. 

Il coinvolgimento dei partner è, come abbiamo scritto anche nei vari abstract e sul sito ufficiale, vitale perché solo attraverso una rete coesa tra università, centri di ricerca, enti di formazione, responsabili aziendali e consulenti possiamo costruire quel dialogo stabile che serve a ridurre la distanza tra domanda e offerta di lavoro. 

L’ambizione del nostro progetto, che secondo le stime, dovrebbe esaurirsi entro l’anno solare, è molto chiara: non solo produrre un Rapporto Nazionale finale di valore scientifico, ma offrire strumenti operativi reali a chi ogni giorno fa impresa, mettendo a sistema la passione artigiana con le competenze del presente e con la consapevolezza di guardare al futuro.