Conapi nazionale, sotto la guida del presidente Basilio Minichiello, continua a richiamare con fermezza l’attenzione su una delle questioni più delicate e strutturali del sistema produttivo italiano: la sicurezza degli operai nei luoghi di lavoro.
Un tema che non riguarda soltanto le statistiche, ma la vita quotidiana di migliaia di persone impegnate nei cantieri, nelle fabbriche, nei magazzini, nelle filiere agroalimentari e nei servizi essenziali. Minichiello ribadisce che la tutela dei lavoratori non può essere considerata un elemento accessorio o un capitolo da comprimere nei bilanci aziendali, ma un fondamento imprescindibile di ogni organizzazione che voglia definirsi moderna, responsabile e competitiva. Gli incidenti che continuano a verificarsi nei diversi comparti produttivi mostrano infatti quanto la sicurezza resti una sfida aperta e complessa: cadute dall’alto dovute a impalcature non adeguatamente verificate, schiacciamenti causati da manovre errate o da macchinari privi di manutenzione, malori legati a turni eccessivi o a condizioni climatiche estreme, esposizioni prolungate a sostanze nocive, errori derivanti da una formazione insufficiente o non aggiornata. Ogni episodio racconta la fragilità di un sistema che, pur dotato di normative avanzate, fatica a garantire standard omogenei e controlli realmente efficaci. La posizione di Conapi è chiara e non ammette ambiguità: la sicurezza deve essere costruita attraverso procedure rigorose, dispositivi certificati, supervisione competente e una formazione che non sia un mero adempimento burocratico, ma un investimento reale sulla consapevolezza dei lavoratori. Minichiello sottolinea che gli operai rappresentano il cuore pulsante delle filiere produttive, la base materiale su cui si regge l’intero sistema economico. Ogni incidente non è una fatalità, ma il risultato di omissioni, ritardi, sottovalutazioni o modelli organizzativi insufficienti.
Per questo richiama imprese, istituzioni, enti di controllo e reti territoriali a un impegno condiviso che trasformi la prevenzione in una pratica quotidiana, non in un obbligo da assolvere per evitare sanzioni.
La competitività, afferma, non può essere costruita sacrificando la vita o la salute di chi contribuisce alla crescita del Paese. Un sistema produttivo che tollera incidenti ricorrenti è un sistema che rinuncia alla propria credibilità e alla propria responsabilità sociale. Ogni ferito, ogni vita spezzata, ogni famiglia colpita ricorda che il lavoro non è solo produzione, ma relazione, dignità, futuro. Proteggere gli operai significa proteggere il sistema produttivo stesso, garantire continuità, qualità, stabilità. Significa affermare una cultura in cui la sicurezza diventa valore, non ostacolo; investimento, non costo; visione, non formalità. È su questo terreno che Conapi e il presidente Minichiello chiedono un salto di qualità: più formazione, più controlli, più responsabilità, più coordinamento tra imprese e istituzioni, più attenzione alle nuove tecnologie di prevenzione, più ascolto dei lavoratori che vivono ogni giorno i rischi reali dei reparti e dei cantieri. Solo così la sicurezza potrà diventare un elemento strutturale e non un tema da affrontare dopo l’ennesimo incidente.
Nella ristorazione, il tema degli allergeni non è mai un dettaglio tecnico né un’informazione accessoria: è una responsabilità che attraversa ogni gesto, ogni passaggio, ogni scelta.
Quando un cliente comunica un’allergia alimentare, anche una traccia minima diventa un elemento critico. Il concetto di “poco”, in questo contesto, perde completamente significato. Una quantità impercettibile agli occhi di chi prepara un piatto può essere sufficiente a provocare una reazione anche grave, con conseguenze che non dipendono dalla volontà dell’operatore ma dalla natura stessa dell’allergia. La briciola, quella che sembra insignificante, diventa un simbolo di quanto la sicurezza alimentare sia fatta di dettagli.
Eppure, nella pratica quotidiana, può scattare una sorta di indagine improvvisata: il cameriere chiede al collega, il collega interpella la cucina, qualcuno consulta la ricetta, un altro prova a ricordare gli ingredienti utilizzati. Una catena di domande che sembra rassicurante, ma che non ha alcun valore quando si parla di allergeni. La memoria non è uno strumento di sicurezza. L’intuito non è una procedura. La gestione corretta delle informazioni deve permettere all’operatore di sapere con certezza quali allergeni siano presenti nei piatti, senza affidarsi a ricordi frammentati o a interpretazioni personali. Il Regolamento (UE) n. 1169/2011 individua quattordici sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze e che richiedono obblighi informativi precisi. Non sono un dettaglio del menù, ma parte integrante della tutela del consumatore, un elemento essenziale della responsabilità professionale.
Il rischio, però, non riguarda solo la ricetta. Un alimento può non contenere un determinato allergene e trovarsi comunque esposto a una contaminazione crociata durante conservazione, preparazione o servizio. È sufficiente un gesto rapido, quasi automatico: tagliare un pane contenente nocciole e utilizzare lo stesso coltello per porzionare una preparazione che non prevede frutta a guscio. In un secondo, l’allergene ha già trovato la sua strada.
Per questo leggere la ricetta non basta a raccontare tutta la storia. Taglieri, maniglie, coltelli, pinze, contenitori, superfici, mani e attrezzature possono diventare punti di trasferimento invisibili. Persino la disposizione degli ingredienti in magazzino merita attenzione, soprattutto quando confezioni aperte o prodotti manipolati possono entrare accidentalmente in contatto tra loro. L’allergene non deve essere invitato: può arrivare da solo, senza che nessuno se ne accorga.
Quando un cliente comunica un’allergia, la soluzione più immediata sembra essere rimuovere l’ingrediente incriminato. Via la mozzarella, via le nocciole, via il peperoncino. Ma il problema non si risolve così, perché dipende da ciò che è accaduto prima. Se l’ingrediente ha già toccato altri componenti della preparazione, eliminarlo non significa eliminare ciò che può aver trasferito. Lo stesso vale per superfici e utensili non adeguatamente puliti. Togliere una mandorla dal dolce non rende automaticamente sicura la fetta per chi è allergico alle mandorle: sarebbe comodo, ma l’HACCP non funziona per magia. La sicurezza non si improvvisa, si costruisce.
La cucina non è l’unico punto critico. Anche la sala può diventare un luogo di contaminazione: una pinza usata per prodotti diversi, un cucchiaio che passa da una vaschetta all’altra, briciole che finiscono nel contenitore vicino, una decorazione spostata senza cambiare utensile. Piccoli gesti che fanno una grande differenza. La gestione degli allergeni attraversa l’intero processo: acquisto delle materie prime, ricevimento, stoccaggio, preparazione, servizio e comunicazione al consumatore. Se uno solo di questi passaggi perde informazioni, anche il personale più attento può trovarsi a lavorare male. Per questo la procedura deve essere chiara prima che arrivi la domanda del cliente, non dopo. La sicurezza non nasce dalla risposta improvvisata, ma dalla prevenzione.
Anche un semplice cambio di marca può modificare la situazione. Un prodotto utilizzato questo mese può essere sostituito da uno quasi identico il mese successivo, ma non necessariamente con la stessa composizione. Una variazione del fornitore, della formulazione o della materia prima richiede una nuova verifica delle informazioni.
Affidarsi all’istinto è una pessima abitudine quando il prodotto acquistato non è più esattamente quello di prima. Le etichette vanno lette, sempre. Sembra banale finché qualcosa non cambia, finché un ingrediente non previsto compare nella lista, finché una nuova formulazione introduce un rischio che prima non c’era.
Le quattordici categorie di allergeni previste dalla normativa — cereali contenenti glutine, crostacei, uova, pesce, arachidi, soia, latte, frutta a guscio, sedano, senape, semi di sesamo, anidride solforosa e solfiti oltre i limiti previsti, lupini e molluschi — non sono una lista da memorizzare meccanicamente. Conoscerle è utile, ma saperle gestire è un’altra cosa. Un operatore formato deve collegare queste categorie alle attività quotidiane: sapere dove possono trovarsi, riconoscere i prodotti che li contengono, evitare comportamenti che favoriscano contaminazioni crociate e, soprattutto, non improvvisare una risposta quando un cliente chiede informazioni. Chi comunica un’allergia non dovrebbe essere costretto a interrogare più persone per capire se può ordinare un piatto. La comunicazione interna serve proprio a questo. Sala e cucina devono parlare la stessa lingua, le informazioni sugli allergeni devono essere disponibili secondo quanto previsto dalla normativa e dalle procedure aziendali e, davanti a un dubbio, la risposta corretta non consiste nell’inventare, ma nel verificare. Meglio dichiarare che non si è in grado di garantire una preparazione, quando effettivamente non la si può garantire, piuttosto che offrire rassicurazioni senza basi. La sicurezza alimentare comprende anche l’onestà, che è una forma di tutela.
Il vero nemico è la meccanicità. Dopo migliaia di piatti preparati nello stesso modo, alcuni gesti diventano automatici, ed è proprio lì che bisogna mantenere un’attenzione altissima. La gestione degli allergeni vive nei dettagli: la stessa forchetta, lo stesso guanto, lo stesso tagliere. Sono questi dettagli a creare collegamenti invisibili tra alimenti che avrebbero dovuto restare separati. Non servono situazioni estreme per comprendere il problema: basta una piccola, invisibile briciola. Ed è proprio da quella briciola che nasce la differenza tra un servizio sicuro e uno rischioso, tra una procedura rispettata e una trascurata, tra una cucina che tutela e una che espone. È la briciola che conta, e riconoscerlo significa comprendere davvero il senso profondo della gestione degli allergeni e dei principi dell’HACCP.
La sicurezza sul lavoro resta uno dei pilastri fondamentali del sistema produttivo italiano, un ambito in cui si misura la qualità delle imprese e la capacità delle istituzioni di garantire tutela reale ai lavoratori.
In questo contesto, Conapi nazionale – guidata dal presidente Basilio Minichiello – continua a richiamare l’attenzione sulla necessità di un approccio strutturale, fondato su prevenzione, formazione e responsabilità condivisa. Minichiello sottolinea che la sicurezza non può essere interpretata come un obbligo formale, né come un costo da contenere, ma come un investimento strategico che incide direttamente sulla competitività delle aziende e sulla dignità delle persone. Ogni infortunio, ogni criticità nei reparti produttivi o nei cantieri rappresenta infatti il segnale di un sistema che deve rafforzare i propri presidi, migliorare la qualità dei controlli e promuovere una cultura della prevenzione più solida e diffusa. In questa direzione si collocano i protocolli d’intesa firmati negli ultimi mesi, che segnano un passo avanti nella strategia di Conapi. Le intese puntano a consolidare la collaborazione tra imprese, enti di formazione, organismi di controllo e realtà associative, con l’obiettivo di diffondere buone pratiche, migliorare la qualità dei percorsi formativi e sostenere modelli organizzativi capaci di ridurre i rischi e aumentare la consapevolezza dei lavoratori.
I protocolli prevedono attività di aggiornamento tecnico, programmi di qualificazione delle aziende virtuose, iniziative di sensibilizzazione e strumenti di supporto per le imprese che intendono investire in sicurezza, innovazione e prevenzione. Minichiello evidenzia che la sicurezza è un processo quotidiano, che richiede continuità, rigore e una visione condivisa: non può essere affrontata solo dopo un incidente, ma deve guidare ogni scelta organizzativa, dalla progettazione dei reparti alla formazione del personale. Il presidente di Conapi richiama inoltre l’importanza di un sistema di alleanze stabile tra imprese e istituzioni, capace di sostenere la crescita e di garantire standard omogenei su tutto il territorio nazionale. I protocolli d’intesa firmati rappresentano un tassello di questa strategia: costruire un modello produttivo moderno, sostenibile e rispettoso della dignità dei lavoratori, in cui la sicurezza diventa valore, non ostacolo; crescita, non costo; futuro, non formalità. È su questa linea che Conapi e Basilio Minichiello intendono proseguire, convinti che la tutela dei lavoratori sia la base su cui edificare un sistema economico più forte, competitivo e responsabile.
Nasce una nuova società del Gruppo Conapi: Conapi Formazione Srl, costituita con un capitale sociale di 100.000 euro, interamente versato.
La società offrirà servizi alle imprese e ai lavoratori, concentrando la propria attività soprattutto sulla formazione specialistica in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Un nuovo progetto imprenditoriale che rafforza la rete di servizi già consolidata all’interno dell’organizzazione e amplia il sostegno destinato agli artigiani, alle piccole imprese e all’intero sistema produttivo. Entro la fine dell’anno prenderanno inoltre il via i lavori di ristrutturazione del piano terra della sede operativa di Mirabella Eclano, che sarà interamente destinato alle attività formative. Questo investimento è il risultato di una programmazione mirata al costante miglioramento della qualità dei servizi.
Negli ultimi cinque anni abbiamo concentrato importanti risorse anche nel settore informatico, realizzando due piattaforme per la formazione a distanza, Unabit e Unabit Live, che, per innovazione tecnologica e versatilità, si collocano ai massimi livelli del settore. Parallelamente, abbiamo dedicato grande attenzione alla selezione e all’assunzione di personale specializzato, inserendo nella nostra organizzazione professionisti dotati di competenze ed esperienza di elevato valore. In una fase di forte sviluppo non potevamo che compiere un ulteriore passo in avanti, con la stessa determinazione che ha guidato le nostre scelte negli ultimi anni e con strumenti adeguati alle crescenti potenzialità della rete Conapi. Conapi Formazione Srl rappresenta un investimento concreto nelle persone, nella sicurezza e nella qualità del lavoro, perché imprese più preparate e lavoratori più consapevoli costituiscono le fondamenta di un sistema produttivo più forte, responsabile e competitivo.
La sicurezza nei luoghi di lavoro rappresenta oggi uno dei temi più sensibili e strategici per il sistema produttivo italiano, un ambito in cui si intrecciano responsabilità d’impresa, tutela della persona e qualità dei processi.
In questo contesto, Conapi Nazionale e il Gruppo Lupi hanno scelto di rafforzare la loro collaborazione attraverso la sottoscrizione di protocolli dedicati alla prevenzione, alla formazione e al miglioramento degli standard di sicurezza nelle imprese artigiane e nelle micro e piccole realtà produttive. L’intesa nasce dalla consapevolezza che la sicurezza non può essere affrontata come un semplice adempimento normativo, ma deve diventare un elemento strutturale dell’organizzazione del lavoro. I protocolli siglati prevedono percorsi di formazione avanzata, attività di monitoraggio dei processi produttivi, strumenti di supporto alle aziende e iniziative di sensibilizzazione rivolte ai lavoratori. L’obiettivo è quello di costruire un modello di prevenzione moderno, partecipato e capace di incidere concretamente sulla riduzione dei rischi e sulla qualità del lavoro. Conapi, attraverso il proprio Centro Studi e Ricerche, porta all’interno dei protocolli un patrimonio di analisi, indagini nazionali e competenze tecniche che consentono alle imprese di interpretare correttamente le trasformazioni del mercato e le nuove esigenze in materia di sicurezza. Il contributo del Centro Studi si traduce in strumenti di lettura aggiornati, ricerche dedicate ai settori produttivi, approfondimenti sulla sicurezza e attività di divulgazione che accompagnano le aziende verso standard più elevati e consapevoli.
Il Gruppo Lupi, da parte sua, conferma una visione improntata alla responsabilità sociale e alla qualità dei processi, mettendo a disposizione esperienza operativa, capacità organizzativa e una rete di collaborazioni che consente di trasformare la prevenzione in un investimento strategico. I protocolli prevedono anche iniziative rivolte ai giovani, percorsi di educazione alla sicurezza e programmi di qualificazione delle imprese virtuose, con l’obiettivo di diffondere una cultura della prevenzione che coinvolga l’intera comunità produttiva. La collaborazione tra Conapi e Gruppo Lupi si fonda su un principio chiaro: la sicurezza è un valore che cresce solo attraverso il dialogo tra imprese, enti di formazione, organismi di controllo e realtà associative. Le intese firmate puntano a costruire una rete stabile, capace di sostenere le aziende nei processi di innovazione, nella gestione dei rischi e nella definizione di procedure operative più efficaci. Un approccio che unisce dimensione sociale, responsabilità d’impresa e attenzione alla persona, restituendo centralità ai lavoratori e alle imprese che ogni giorno contribuiscono alla crescita economica del Paese. Con la firma dei protocolli, Conapi e Gruppo Lupi confermano una visione comune: la sicurezza come fattore di sviluppo, come indicatore della maturità delle imprese e come investimento sulla dignità del lavoro. Un percorso che guarda al futuro, con la consapevolezza che la prevenzione è un valore che si costruisce nel tempo, attraverso competenza, partecipazione e responsabilità condivisa.
CONAPI Nazionale, attraverso il Centro Studi e Ricerche, ed E.LAV. avviano con la Fondazione Gruppo Lupi ETS una partnership strategica
Roma, 21 settembre 2026
Firmati oggi a Roma, presso la sede nazionale della CONAPI Nazionale, due protocolli d’intesa complementari. Il primo, sottoscritto da CONAPI Nazionale, attraverso l’operatività del proprio Centro Studi e Ricerche, e dalla Fondazione Gruppo Lupi ETS, sarà dedicato allo studio della salute, della sicurezza, delle buone pratiche e del benessere nei luoghi di lavoro, mediante attività di ricerca, informazione, formazione e proposte rivolte alle istituzioni. Il secondo, firmato dall’Ente Bilaterale dei Lavoratori E.LAV. e dalla Fondazione Gruppo Lupi ETS, consentirà di finanziare e cofinanziare iniziative concrete in favore delle aziende aderenti e delle persone che vi lavorano.
Nel primo semestre del 2026 l’INAIL ha rilevato 213.985 denunce di infortunio in occasione di lavoro, il 4,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Le denunce con esito mortale sono state 342, in calo del 4,2% rispetto alle 357 del primo semestre dell’anno precedente. A queste si aggiungono 49.166 denunce di infortunio in itinere, ossia nel tragitto tra casa e lavoro, delle quali 128 con esito mortale. A questo quadro va affiancato il monitoraggio dell’Osservatorio indipendente di Bologna, curato da Carlo Soricelli, che adotta un perimetro più ampio rispetto alle rilevazioni INAIL e include anche lavoratori non assicurati o impiegati irregolarmente. Al 16 settembre 2026 l’Osservatorio ha censito 1.002 vittime complessive connesse al lavoro, di cui 805 nei luoghi di lavoro e 197 in itinere.
Dietro questi dati vi sono persone, famiglie, imprese e comunità che affrontano conseguenze spesso irreversibili. Nel nostro Paese quasi tre famiglie al giorno ricevono una notizia capace di cambiare per sempre la loro esistenza, quella di una persona cara che non tornerà più a casa. È una realtà che, nonostante il progresso sociale e tecnologico, non può essere considerata inevitabile né accettabile.
Le statistiche consentono di misurare la frequenza degli eventi, ma non sempre riescono a restituirne le cause più profonde, né a colmare la distanza tra ciò che sappiamo e ciò che riusciamo concretamente a prevenire. Proprio in questo spazio la ricerca può svolgere una funzione essenziale, accompagnando informazione e formazione e, soprattutto, contribuendo ad affermare una cultura del lavoro che riconosca nella persona la sua centralità.
Il lavoro non è soltanto un fattore produttivo, ma il luogo attraverso il quale ciascuno mette a frutto le proprie competenze, costruisce la propria autonomia e contribuisce allo sviluppo economico, sociale e culturale del Paese. Garantire condizioni adeguate di tutela significa pertanto rispettare la dignità di chi lavora. Da questa consapevolezza prendono avvio i due protocolli firmati oggi, rivolti in particolare alle micro e piccole imprese, nelle quali l’accesso a competenze specialistiche, strumenti e risorse organizzative talvolta può risultare più complesso.
La Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (CONAPI Nazionale), che questo anno festeggia il proprio ventesimo anniversario, nasce nel 2006 come Associazione Italiana Panettieri, Pasticcieri e Affini (API), è oggi un sindacato datoriale rappresentativo di artigiani, micro, piccoli e medi imprenditori, presente sull’intero territorio nazionale con 80 sedi in 71 province e circa 10.000 realtà produttive rappresentate. Da sempre impegnata nella tutela del lavoro e nella diffusione della cultura della prevenzione, dal 2024 si avvale di un proprio Centro Studi e Ricerche, che svolge attività di analisi e approfondimento dei fenomeni economico-sociali e promuove iniziative di carattere scientifico, informativo e formativo.
La Fondazione Gruppo Lupi ETS è un Ente del Terzo Settore che opera per promuovere la sicurezza sul lavoro e l’inclusione sociale mediante progetti concreti, destinati a lavoratori, giovani, bambini, famiglie, enti pubblici e soggetti privati. L’obiettivo è formare, sensibilizzare, creare reti e diffondere buone pratiche capaci di contribuire alla riduzione degli incidenti.
Il primo protocollo d’intesa, sottoscritto tra CONAPI Nazionale, anche attraverso l’operato del proprio Centro Studi e Ricerche, e la Fondazione Gruppo Lupi ETS, nasce per comprendere con maggiore sensibilità ciò che accade nei luoghi di lavoro prima, durante e dopo un evento lesivo. L’attività di ricerca prenderà in esame gli incidenti, gli eventi mancati, i cosiddetti near miss, e i fattori di rischio, compresi quelli legati all’organizzazione del lavoro, alle relazioni professionali e al benessere psicologico delle persone.
Attraverso rilevazioni quantitative e qualitative, survey, paper, report e pubblicazioni, le Parti intendono offrire un contributo concreto al dibattito pubblico e scientifico, mettendo a disposizione delle imprese e delle istituzioni conoscenze utili per leggere i problemi, individuare i rischi e orientare decisioni più consapevoli. L’attività comune sarà inoltre finalizzata alla predisposizione di proposte di policy e di possibili interventi normativi da presentare nelle sedi istituzionali competenti.
Accanto alla ricerca saranno promossi incontri, seminari e percorsi formativi specifici, compresi quelli sul soccorso industriale sviluppati dalla Fondazione Gruppo Lupi ETS. Saranno inoltre valorizzati la Palestra della Sicurezza della Fondazione, le piattaforme Unabit e Unabit-live di CONAPI FORMAZIONE e la rete territoriale di prossimità della Confederazione, presente su tutto il territorio italiano.
Il secondo protocollo, firmato dall’Ente Bilaterale dei Lavoratori E.LAV., di cui CONAPI Nazionale è socio datoriale, e dalla Fondazione Gruppo Lupi ETS, ha invece una funzione operativa. E.LAV., organismo bilaterale di natura paritetica, persegue tra le proprie finalità, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera h), del D.Lgs. n. 276/2003, proprio lo sviluppo di azioni inerenti alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro. In attuazione dell’accordo, l’Ente Bilaterale potrà finanziare o cofinanziare percorsi formativi e informativi, seminari, strumenti di prevenzione e altre buone pratiche destinate alle aziende aderenti e ai loro dipendenti. La collaborazione con la Fondazione Gruppo Lupi ETS consentirà di rendere tali interventi più vicini alle esigenze quotidiane delle realtà produttive, sostenendo in modo concreto la diffusione della cultura della sicurezza sul territorio.
I due accordi, pur avendo funzioni diverse, rispondono a una medesima responsabilità: conoscere meglio i rischi, accompagnare le realtà produttive e sostenere chi lavora per fare in modo che la tutela della salute non resti un principio astratto, ma diventi una pratica quotidiana.
Dichiarazione del Presidente della CONAPI Nazionale ed E.LAV., dott. Basilio Minichiello
«Ho trascorso molti anni accanto ad artigiani e piccoli imprenditori e so bene che dietro ogni attività non vi sono soltanto bilanci, macchinari, ponteggi o scadenze, ma famiglie, sacrifici, progetti e persone che affidano al lavoro una parte importante della propria vita e del proprio futuro. Quando avviene un incidente non subisce un danno soltanto l’azienda. Ne vengono colpiti gli affetti, l’equilibrio di una famiglia e il tessuto stesso della comunità. Per questa ragione non possiamo considerare la prevenzione come un semplice adempimento amministrativo o come una spesa da rinviare.
In questi anni CONAPI Nazionale ha accompagnato le imprese mediante la contrattazione collettiva, l’informazione, la formazione e l’assistenza, anche oltre quanto strettamente previsto dalla normativa, nella consapevolezza che le realtà più piccole incontrano spesso maggiori difficoltà nell’affrontare da sole questioni organizzative, tecniche e formative così rilevanti.
La collaborazione con la Fondazione Gruppo Lupi ETS prende forma anche grazie al lavoro e alla sensibilità del Direttore Scientifico del nostro Centro Studi e Ricerche, che ha colto l’esigenza di costruire una risposta più completa. Attraverso il Centro Studi vogliamo infatti approfondire ciò che accade nei luoghi di lavoro, analizzare incidenti, infortuni, eventi mancati e fattori di rischio, ascoltare i bisogni reali delle imprese e tradurre l’analisi in proposte da portare nelle sedi istituzionali. Con E.LAV. intendiamo invece offrire un sostegno ancora più prossimo alle imprese, finanziando e cofinanziando attività capaci di incidere nella vita quotidiana delle aziende e di chi vi lavora.
Sono particolarmente lieto di questo percorso comune che nasce oggi, perché unisce ricerca, competenze, presenza sui territori e attenzione ad imprese e persone, dimostrando che la tutela della vita e della salute non è un costo da rimandare, ma il primo investimento sul futuro del lavoro e delle nostre comunità. CONAPI Nazionale è impegnata su questo fronte da vent’anni e continuerà a esserlo con responsabilità e convinzione»
Dichiarazione del Presidente della Fondazione Gruppo Lupi, dott. Emanuele D’Arrigo
«Ringrazio sentitamente CONAPI Nazionale ed E.LAV., nei loro rispettivi rappresentanti, per aver dato spunto a questa nuova sinergia che consentirà al mondo delle imprese di usufruire di un ventaglio di opportunità più diffuso e organizzato, volto alla costruzione di un’autentica cultura della sicurezza e del benessere nei luoghi di lavoro.
Fondazione Gruppo Lupi, sin dalla sua nascita, si impegna quotidianamente nel sensibilizzare le istituzioni, i corpi intermedi, il privato sociale, il no profit e la cittadinanza nel suo complesso sul valore della vita e dell’individuo. Il nostro obiettivo è far considerare l’essere umano come l’elemento centrale e imprescindibile del lavoro in ogni settore, da tutelare nella salute in qualsiasi forma e a ogni costo.
Mi auguro che questo nuovo percorso di collaborazione con CONAPI Nazionale ed E.LAV., che parte oggi da qui, possa offrirci un nuovo orizzonte di pensiero e di prospettiva, contribuendo concretamente, attraverso le future azioni operative, a migliorare umanamente la galassia del lavoro e, in primis, a limitare con più forza l’esposizione dei lavoratori a possibili incidenti o malattie professionali».
La sicurezza, oggi, non è soltanto un principio organizzativo ma un indicatore concreto dello stato del Paese.
Gli ultimi dati ufficiali confermano una tendenza significativa: nel primo semestre del 2026 i reati complessivi in Italia sono diminuiti del 10%, passando da oltre 1,18 milioni a circa 1,06 milioni di delitti cronacali… +6.
Il quadro della sicurezza nazionale è influenzato anche da un rafforzamento del controllo del territorio. Le operazioni ad alto impatto condotte dalle Forze di polizia hanno coinvolto oltre 170.000 operatori, con più di 1,1 milioni di persone controllate, 2.373 arresti e 13.887 denunce nei primi sei mesi del 2026 LaPresse +4.
In questo contesto, la sicurezza non è più un concetto astratto ma un sistema integrato che combina prevenzione, tecnologia e presidio umano.
Dal 2023 sono stati investiti oltre 150 milioni di euro nel potenziamento della videosorveglianza urbana, contribuendo a rendere le città più controllate e più protette, mentre gli attacchi cyber alle infrastrutture critiche sono diminuiti del 17%, segno che la sicurezza fisica e digitale procedono ormai insieme mdconsult… +1.
Questi dati confermano che la sicurezza è un valore strategico: riduce i rischi, migliora la qualità della vita, rafforza la fiducia dei cittadini e sostiene la competitività delle filiere produttive. È un processo culturale che richiede formazione continua, responsabilità condivisa e capacità di anticipare le criticità. In un Paese che punta a modernizzare le proprie infrastrutture e a garantire standard elevati di tutela, la sicurezza deve restare al centro delle politiche pubbliche e delle scelte organizzative quotidiane.
La smielatura è il momento più delicato dell’intero ciclo produttivo apistico. La smielatura è il momento più delicato dell’intero ciclo produttivo apistico. Quando le fioriture terminano, i melari sono pieni e la consistenza del miele è stabile, l’attenzione degli apicoltori si concentra sulla raccolta, spesso trascurando l’elemento che rende possibile tutto il processo: il laboratorio […]
La gestione strategica del capitale umano è oggi il punto di convergenza tra economia aziendale e responsabilità datoriale, perché la competitività di un’impresa si costruisce sulla qualità delle persone che la compongono e sulla capacità del datore di lavoro di orientarne sviluppo, sicurezza e benessere.
In un mercato caratterizzato da trasformazioni rapide, digitalizzazione e pressione competitiva crescente, il capitale umano non è più una variabile accessoria ma un asset centrale, capace di determinare la continuità operativa, la reputazione e la capacità innovativa dell’organizzazione. Il datore di lavoro assume così un ruolo strategico che va oltre la gestione amministrativa: diventa architetto dell’ambiente di lavoro, promotore di cultura organizzativa, garante di condizioni che favoriscono motivazione, partecipazione e crescita professionale.
La formazione continua rappresenta uno dei pilastri di questo modello. Le imprese che investono in aggiornamento e sviluppo delle competenze riescono a rispondere con maggiore rapidità ai cambiamenti tecnologici, riducono i rischi operativi e aumentano la qualità dei processi. La responsabilità datoriale si esprime anche nella tutela della sicurezza, che non è solo adempimento normativo ma elemento di stabilità produttiva: ambienti sicuri riducono incidenti, assenze, costi indiretti e rafforzano la fiducia dei lavoratori. A ciò si aggiunge il benessere organizzativo, oggi riconosciuto come fattore determinante per la produttività: un clima aziendale positivo riduce il turnover, migliora la collaborazione e sostiene la resilienza nei momenti di crisi.
L’economia aziendale dimostra che la gestione del capitale umano incide direttamente sulla performance: imprese che valorizzano le persone registrano maggiore efficienza, innovazione più rapida, migliore capacità di attrarre talenti e una reputazione più solida sul mercato. La responsabilità datoriale, in questo quadro, diventa parte integrante della governance: ogni scelta relativa ai lavoratori produce effetti sulla filiera, sul territorio, sulla sostenibilità economica e sociale dell’impresa. Il datore di lavoro che integra sicurezza, formazione, partecipazione e benessere costruisce un modello di sviluppo capace di generare valore duraturo, trasformando la complessità del contesto competitivo in opportunità di crescita.
In un’economia che richiede adattamento continuo, la centralità delle persone non è più un principio teorico ma una necessità operativa: solo investendo nel capitale umano l’impresa può garantire continuità, qualità e capacità di innovare. La responsabilità datoriale diventa così motore di stabilità e progresso, elemento essenziale per costruire organizzazioni solide, sostenibili e orientate al futuro.
La conservazione degli alimenti in frigorifero è spesso percepita come un gesto automatico, quasi scontato.
In realtà, rappresenta una delle prime forme di prevenzione domestica contro le contaminazioni alimentari. Non basta mantenere il cibo al freddo: è il modo in cui viene disposto, protetto e gestito a determinare la sua sicurezza. Secondo i dati del Ministero della Salute, una conservazione non corretta è responsabile di circa il 30% delle tossinfezioni alimentari domestiche, un dato che evidenzia quanto le abitudini quotidiane possano incidere sulla salute.
La regola cardine è la separazione tra alimenti crudi e alimenti cotti o pronti al consumo. Carne e pesce crudi devono essere riposti nei ripiani inferiori, in contenitori chiusi e impermeabili, così da evitare che eventuali liquidi possano entrare in contatto con altri prodotti. La contaminazione crociata è uno dei principali vettori di batteri come Salmonella, Campylobacter e Listeria monocytogenes, microrganismi che possono proliferare anche a basse temperature se l’ambiente non è correttamente gestito. L’EFSA ricorda che la Listeria, in particolare, è in grado di sopravvivere e moltiplicarsi anche a 4°C, motivo per cui la disposizione degli alimenti non è un dettaglio, ma un elemento essenziale di prevenzione.
Gli alimenti già aperti devono essere protetti con contenitori idonei o pellicole alimentari, evitando di lasciare confezioni semiaperte che favoriscono l’ossidazione e la contaminazione. Le indicazioni di conservazione riportate sulle etichette non sono un semplice suggerimento: indicano la temperatura ideale, la durata del prodotto una volta aperto e le modalità di protezione. Una gestione corretta delle scadenze può ridurre gli sprechi domestici fino al 20%, mentre in Italia lo spreco alimentare medio è di circa 27 kg per persona all’anno, spesso dovuto proprio a una cattiva rotazione dei prodotti.
Riempire troppo il frigorifero è un errore comune. L’aria fredda deve circolare liberamente per mantenere una temperatura uniforme, che dovrebbe essere compresa tra 0°C e 4°C. Oltre questa soglia, la proliferazione batterica può aumentare fino a tre volte più rapidamente.
Un frigorifero sovraccarico impedisce la corretta distribuzione del freddo, creando zone più calde che possono compromettere la conservazione di alimenti sensibili come latticini, salumi e prodotti freschi. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, una temperatura non uniforme è uno dei fattori che più frequentemente porta al deterioramento precoce degli alimenti.
La gestione delle scadenze è un altro elemento cruciale. Posizionare in primo piano i prodotti con scadenza più ravvicinata permette di consumarli tempestivamente, riducendo sprechi e rischi. La tecnica del “first in, first out” (FIFO), utilizzata anche nella ristorazione professionale, è facilmente applicabile anche in ambito domestico: ciò che entra per primo deve uscire per primo. Una semplice rotazione settimanale degli alimenti può migliorare significativamente la qualità della conservazione.
La pulizia e la sanificazione del frigorifero sono aspetti spesso sottovalutati. Le superfici interne dovrebbero essere igienizzate almeno ogni due settimane, utilizzando detergenti idonei e evitando prodotti troppo aggressivi che potrebbero lasciare residui. Le guarnizioni, spesso trascurate, sono uno dei punti in cui si accumulano più facilmente muffe e batteri. Nei mesi più caldi, la temperatura del frigorifero dovrebbe essere controllata con maggiore frequenza: gli sbalzi termici dovuti alle aperture frequenti possono compromettere la stabilità del freddo.
Un frigorifero ordinato non è solo una questione di estetica o organizzazione domestica: è un vero strumento di prevenzione. Piccole attenzioni quotidiane, applicate con costanza, possono ridurre in modo concreto il rischio di contaminazioni e garantire alimenti più sicuri. La sicurezza alimentare inizia proprio da qui, da un elettrodomestico che tutti utilizziamo ogni giorno e che, se gestito correttamente, diventa un alleato fondamentale per la salute.
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