LA CULTURA DELLA SICUREZZA NASCE A SCUOLA


Il Ministero ha istituito il concorso “Salute e sicurezza… insieme!” Per promuove la prevenzione nelle scuole con premi dedicati.

La costruzione di una vera cultura della prevenzione rappresenta oggi una delle priorità più urgenti per il sistema educativo e per l’intera società. Parlare di sicurezza significa affrontare un tema che non riguarda solo il rispetto delle norme, ma la tutela della vita, la responsabilità individuale e collettiva, la capacità di riconoscere i rischi e di adottare comportamenti consapevoli. È un percorso che non può iniziare quando si entra nel mondo del lavoro, perché sarebbe troppo tardi: deve radicarsi molto prima, nei luoghi in cui si formano le persone, nei contesti in cui si sviluppano le abitudini, nei momenti in cui si costruisce il senso civico. La scuola, in questo senso, è il primo presidio culturale della sicurezza, il luogo in cui si impara a osservare, a collaborare, a rispettare gli spazi e le regole, a prendersi cura di sé e degli altri.

In questo quadro si inserisce il concorso nazionale “Salute e sicurezza… insieme! La prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro si imparano a scuola”, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e in collaborazione con INAIL. L’iniziativa coinvolge gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e dei percorsi IeFP, chiamati a elaborare un progetto creativo, libero nella forma, che sappia raccontare e valorizzare il ruolo della prevenzione. La scelta di lasciare piena libertà espressiva non è casuale: permette agli istituti di costruire percorsi multidisciplinari che uniscono competenze tecniche, capacità comunicative, riflessione critica e sensibilità sociale. Attraverso video, elaborati grafici, campagne informative, prodotti multimediali o altre forme narrative, gli studenti possono esplorare il significato della sicurezza, comprenderne le implicazioni e contribuire a diffondere messaggi efficaci all’interno della comunità scolastica.

Il valore educativo di questo concorso va ben oltre la realizzazione di un elaborato. Coinvolgere gli studenti nella progettazione di un messaggio sulla sicurezza significa renderli protagonisti attivi di un processo di consapevolezza. Significa aiutarli a comprendere che la prevenzione non è un insieme di obblighi imposti dall’alto, ma un modo di guardare il mondo, un atteggiamento che si costruisce nel tempo e che richiede attenzione, responsabilità e partecipazione. Significa anche offrire loro l’opportunità di lavorare in gruppo, di confrontarsi, di analizzare situazioni reali, di immaginare soluzioni e di comunicare in modo efficace. In questo modo la sicurezza smette di essere un concetto astratto e diventa un’esperienza concreta, vissuta e interiorizzata.

Il concorso prevede inoltre un sostegno concreto alle scuole che si distingueranno per qualità, originalità e capacità di sensibilizzazione. I primi tre istituti classificati riceveranno un premio economico incrementato rispetto alle precedenti edizioni: 7.000 euro al primo posto, 5.000 al secondo e 3.000 al terzo. Come previsto dall’Addendum al bando, tali risorse dovranno essere utilizzate per l’acquisto di materiali utili a consolidare le attività formative già avviate o a svilupparne di nuove, rafforzando così la continuità dei percorsi educativi. La Commissione potrà inoltre attribuire una menzione speciale a un massimo di due ulteriori progetti che si distingueranno per qualità del messaggio, efficacia comunicativa e capacità di coinvolgere la comunità scolastica.

In un Paese in cui la sicurezza sul lavoro rappresenta ancora una sfida aperta, iniziative come questa assumono un valore strategico. Ogni anno dati e cronache ricordano quanto sia urgente diffondere una cultura della prevenzione che non si limiti alla conoscenza delle norme, ma che diventi un patrimonio condiviso, un modo di pensare e di agire. La scuola può e deve essere protagonista di questo cambiamento, perché è il luogo in cui si formano le competenze, le abitudini e i comportamenti che accompagneranno gli studenti per tutta la vita. Investire sulla sicurezza significa investire sul futuro: significa formare lavoratori più preparati, cittadini più attenti e comunità più responsabili. Significa anche riconoscere che la tutela della salute non è un tema settoriale, ma un valore che riguarda tutti, indipendentemente dall’età, dal percorso di studi o dalla professione.

Solo al termine di questo percorso di senso arriva l’indicazione temporale: gli istituti interessati avranno tempo fino al 31 marzo 2026 per partecipare al concorso. Una scadenza che offre alle scuole l’opportunità di progettare con cura, coinvolgere gli studenti e trasformare il tema della sicurezza in un’esperienza formativa capace di lasciare un segno duraturo. In un momento storico in cui la prevenzione rappresenta una responsabilità condivisa, iniziative come questa contribuiscono a costruire un futuro in cui la tutela della salute non sia percepita come un obbligo, ma come un valore culturale da coltivare fin dall’età scolastica.

NUOVI CONTROLLI DI SICUREZZA NEI LOCALI PUBBLICI: REGOLE, VERIFICHE E FORMAZIONE OBBLIGATORIA


Controlli più severi e formazione obbligatoria per aumentare la sicurezza nei locali pubblici.

Nuovi controlli sulla sicurezza nei locali pubblici stanno entrando in vigore con l’obiettivo di innalzare gli standard di tutela per clienti e lavoratori. Bar, discoteche, ristoranti e alberghi saranno sottoposti a verifiche più frequenti e strutturate, che riguarderanno sia gli aspetti tecnici sia quelli organizzativi. Le ispezioni si concentreranno sulla gestione delle uscite di emergenza, sull’efficienza degli impianti antincendio, sulla presenza di segnaletica aggiornata, sulla manutenzione degli impianti elettrici e sulla capacità dei locali di garantire un adeguato livello di affollamento. Particolare attenzione sarà dedicata ai sistemi di controllo degli accessi, alla gestione delle code e alla prevenzione di situazioni di sovraccarico, soprattutto nelle discoteche e nei locali notturni, dove il rischio è più elevato.
I controlli non si limiteranno agli aspetti strutturali, ma riguarderanno anche le procedure interne. Le autorità verificheranno che il personale sia adeguatamente preparato nella gestione delle emergenze, nell’uso dei dispositivi di sicurezza e nelle pratiche di primo intervento.

Ogni attività dovrà disporre di un piano di evacuazione aggiornato e conosciuto da tutti i dipendenti, oltre a registri che attestino le verifiche periodiche degli impianti e delle attrezzature. Nei ristoranti e negli alberghi saranno controllati anche gli standard igienico-sanitari, la conservazione degli alimenti e la gestione degli spazi comuni, mentre nei bar sarà valutata la capacità di prevenire rischi legati all’affollamento o al consumo di alcol.
Una delle novità più rilevanti riguarda l’obbligo di formazione. Le nuove norme prevedono che titolari e dipendenti partecipino a corsi specifici su sicurezza, prevenzione incendi, gestione del pubblico e comportamento in caso di emergenza. La formazione diventa così un requisito indispensabile per ottenere e mantenere le autorizzazioni, con aggiornamenti periodici per garantire competenze sempre adeguate. L’obiettivo è creare ambienti più sicuri, ridurre i rischi e promuovere una cultura della prevenzione che coinvolga sia gli operatori del settore sia il pubblico.

SICUREZZA AZIENDALE E MODELLO CO.N.A.P.I.


La sicurezza integrata basata su coordinamento, analisi, prevenzione e intervento.

La sicurezza aziendale rappresenta oggi un elemento strategico per garantire continuità operativa, tutela delle persone e protezione del patrimonio informativo. In un contesto caratterizzato da rischi sempre più articolati, le imprese devono adottare modelli organizzativi capaci di integrare prevenzione, gestione del rischio e cultura della sicurezza. Il modello Co.N.A.P.I. si inserisce proprio in questa prospettiva, proponendo un approccio strutturato e partecipativo.
Il modello Co.N.A.P.I. si basa sull’idea che la sicurezza non sia un insieme di procedure isolate, ma un sistema organico che coinvolge ogni livello aziendale. La sua architettura poggia su quattro pilastri fondamentali: coordinamento, analisi, prevenzione e intervento. Il coordinamento permette di mettere in relazione funzioni diverse, creando un flusso informativo efficace e una visione condivisa degli obiettivi. L’analisi consente di individuare rischi, vulnerabilità e priorità operative attraverso una valutazione approfondita del contesto aziendale. La prevenzione si traduce in formazione, protocolli, tecnologie e comportamenti virtuosi che riducono la probabilità di incidenti. L’intervento riguarda la capacità di risposta tempestiva, la gestione delle emergenze e il ripristino delle attività.
Uno degli aspetti più rilevanti del modello Co.N.A.P.I. è l’attenzione alla dimensione umana. Le persone non sono viste come un punto debole, ma come un elemento centrale del sistema di sicurezza.

Attraverso programmi di sensibilizzazione e formazione continua, il modello promuove una cultura in cui ogni individuo diventa parte attiva del processo di protezione. Questo approccio riduce il rischio di errori comportamentali e aumenta la capacità dell’organizzazione di riconoscere e segnalare situazioni anomale.
Il modello integra anche strumenti tecnologici avanzati, come sistemi di monitoraggio, analisi predittiva e soluzioni per la protezione dei dati. Tuttavia, la tecnologia è considerata un supporto e non un sostituto delle competenze umane. La forza del modello risiede nella capacità di combinare strumenti digitali e responsabilità individuali in un quadro coerente e adattabile.
Un ulteriore elemento distintivo è la visione dinamica della sicurezza. Il modello Co.N.A.P.I. non si limita a definire procedure statiche, ma prevede un aggiornamento costante basato sull’evoluzione dei rischi, sulle normative e sulle esperienze maturate. Questo permette alle aziende di mantenere un livello di protezione adeguato anche in scenari in rapido cambiamento.
Adottare il modello Co.N.A.P.I. significa dotarsi di una strategia di sicurezza completa, capace di prevenire incidenti, proteggere persone e beni, garantire continuità operativa e rafforzare la reputazione aziendale. In un mondo in cui la sicurezza è un fattore competitivo, questo approccio rappresenta un investimento strategico per la resilienza e la crescita dell’organizzazione.

UNA NUOVA FLESSIBILITÀ PER LA FORMAZIONE NEL SETTORE DELLA RISTORAZIONE E DELL’ACCOGLIENZA


Una nuova norma in tema di ristorazione permette alle aziende del settore di completare la formazione sulla sicurezza entro 30 giorni dall’assunzione.

Nel mondo della ristorazione e dell’accoglienza turistica è stata introdotta una novità che permette alle imprese di gestire con maggiore flessibilità l’obbligo di formare i lavoratori sulla sicurezza. In un settore dove le assunzioni avvengono spesso in tempi molto rapidi, soprattutto nei periodi di alta stagione, diventa fondamentale poter inserire il personale senza ritardi e senza blocchi operativi. La nuova possibilità consente quindi di completare la formazione entro trenta giorni dall’inizio del rapporto di lavoro, offrendo alle aziende un margine temporale più ampio per organizzare i corsi e garantire comunque un livello adeguato di tutela per i lavoratori.
Questa opportunità riguarda un’ampia varietà di attività. Ne fanno parte tutti gli esercizi che si occupano di ristorazione, come ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie, birrerie e locali simili, dove si servono pasti e bevande, comprese quelle con gradazione alcolica elevata. Sono inclusi anche bar, caffè, gelaterie, pasticcerie e altri esercizi che offrono bevande, dolciumi, prodotti di gastronomia e gelateria. A questi si aggiungono i locali in cui la somministrazione di alimenti e bevande è affiancata da attività di intrattenimento e svago, come sale da ballo, sale da gioco, locali notturni e stabilimenti balneari, realtà che spesso lavorano con ritmi intensi e con un ricambio di personale particolarmente frequente. Rientrano inoltre gli esercizi che offrono bevande e prodotti alimentari ma non servono alcolici, una categoria che comprende molte attività di piccole dimensioni e a conduzione familiare.


L’obiettivo della nuova disciplina è quello di trovare un equilibrio tra due esigenze fondamentali: da un lato la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, che rimane un principio irrinunciabile, e dall’altro la necessità delle imprese di operare con continuità, soprattutto nei momenti in cui la domanda cresce improvvisamente e richiede l’ingresso immediato di nuovo personale. La formazione resta obbligatoria e deve essere svolta da tutti i lavoratori, ma la possibilità di completarla entro un mese consente alle aziende di programmare meglio le attività, evitare sovraccarichi organizzativi e garantire comunque un percorso formativo completo e adeguato.
Questa scelta tiene conto delle caratteristiche peculiari del settore, che si distingue per la forte stagionalità, per la presenza di contratti brevi e per la necessità di rispondere rapidamente alle esigenze dei clienti. In molti casi, infatti, le imprese devono assumere personale con pochissimo preavviso, e l’obbligo di completare immediatamente la formazione può rappresentare un ostacolo difficile da superare. Con la nuova possibilità, invece, si permette alle aziende di inserire subito i lavoratori, affiancarli nelle prime fasi e organizzare la formazione in tempi più gestibili, senza rinunciare alla qualità e alla completezza dei contenuti.
In questo modo si favorisce un approccio più realistico e funzionale, che non riduce l’importanza della sicurezza ma la integra meglio nelle dinamiche operative quotidiane. Le imprese possono così garantire un ambiente di lavoro più sicuro e allo stesso tempo mantenere la flessibilità necessaria per affrontare i picchi di attività, le variazioni improvvise del personale e le esigenze tipiche di un settore che vive di ritmi intensi e di contatto diretto con il pubblico.

2026: L’ ANNO PER INVESTIRE NELLE COMPETENZE CHE FANNO BENE


Le aziende hanno bisogno di affrontare il nuovo anno con nuove skills

Il 2026 non sarà un anno come gli altri. Le trasformazioni del lavoro, l’accelerazione tecnologica, l’aumento dei carichi cognitivi e la crescente complessità dei mercati stanno ridisegnando le priorità delle organizzazioni. In questo scenario, un dato è ormai evidente: le imprese che prosperano sono quelle che investono nelle persone.

E non si tratta di un’affermazione astratta. I numeri, che abbiamo più volte riportato in questa nostra rubrica, parlano chiaro:

  • 1 lavoratore su 5 è a rischio burnout,
  • solo il 6% si sente realmente coinvolto nel proprio lavoro,
  • le aziende che investono in benessere e engagement registrano +30% di produttività e -50% di turnover.
    Questi dati raccontano una realtà che nessuna impresa può più permettersi di ignorare.

Il 2026, c’è da dire, segna un punto di svolta per almeno tre motivi. In primo luogo è cresciuta la pressione competitiva, le imprese si trovano a operare in mercati sempre più saturi, veloci e imprevedibili. La differenza non la fanno più solo i prodotti o i servizi, ma la qualità delle competenze interne. In secondo luogo le persone chiedono ambienti più sani: lavoro non è più solo un luogo di produzione: è un ecosistema psicologico. I talenti scelgono aziende che investono nel loro benessere, nella loro crescita e nella loro motivazione. In ultima istanza perché la trasformazione digitale richiede nuove abilità umane e paradossalmente, più la tecnologia avanza, più diventano centrali le competenze “umanistiche”: comunicazione, gestione delle emozioni, collaborazione, decision making.

Il nuovo pacchetto formativo di Co.N.A.P.I. Italia: competenze che fanno bene davvero

È per tutti questi elementi che Co.N.A.P.I. Italia, l’ente di formazione della Co.N.A.P.I. Nazionale, con il supporto di Mentifricio ETS, ha deciso di lanciare un nuovo pacchetto formativo sulle “Competenze che fanno bene”, incentrato sul potenziamento delle soft skills e, più, in generale sul benessere dei lavoratori in azienda.

Cosa offre il pacchetto formativo?

  • Programmi modulari e personalizzabili
  • Formazione attiva e partecipata
  • Focus su soft skills e salute mentale

– Applicazioni immediate nel lavoro quotidiano

I quattro moduli principali:

  1. Benessere psicologico
  • Gestione dello stress
  • Prevenzione del burnout
  • Mindfulness e regolazione emotiva
    Un modulo essenziale in un’epoca in cui la pressione lavorativa è una delle principali cause di assenze, turnover e calo di performance.
  1. Motivazione e mindset
  • Motivazione intrinseca
  • Autoefficacia
  • Goal setting
    Perché senza motivazione non c’è innovazione, e senza mindset non c’è cambiamento.
  1. Soft skills relazionali
  • Comunicazione assertiva
  • Team building
  • Gestione dei conflitti
    Le relazioni sono il cuore di ogni organizzazione. Saper comunicare e collaborare è oggi una competenza strategica.
  1. Soft skills performative
  • Problem solving
  • Time management sostenibile
  • Decision making
    Competenze che aumentano l’efficienza senza sacrificare il benessere.

Il nuovo anno chiede alle imprese una scelta di visione: continuare a rincorrere le emergenze oppure costruire, con consapevolezza, le basi per un futuro più solido e sostenibile. Investire nelle competenze che fanno bene non è un costo: è un vantaggio competitivo, un atto di responsabilità e un acceleratore di crescita.
Co.N.A.P.I. Italia invita le aziende a fare questo passo: costruiamo insieme le competenze che fanno bene.

L’IMPORTANZA DELLA SICUREZZA E DELLA FORMAZIONE NEI LUOGHI DI LAVORO – IL MONITO DI BASILIO MINICHIELLO ALLA LUCE DI CRANS-MONTANA


I drammi si possono evitare applicando misure necessarie con formazione per la sicurezza

La tragedia avvenuta a Crans-Montana nella notte di Capodanno, con un incendio che ha provocato numerose vittime e decine di feriti, rappresenta un monito severo per ogni azienda, ente e luogo di lavoro. Le prime ricostruzioni parlano di materiali infiammabili, vie di fuga insufficienti, un’unica uscita, personale ridotto e misure di prevenzione non adeguate a fronteggiare un imprevisto tanto rapido quanto devastante. È un evento che supera i confini geografici e riguarda tutti: riguarda la cultura della sicurezza, la responsabilità organizzativa e la consapevolezza che la tutela della vita non può mai essere considerata un adempimento formale.
La sicurezza non è un costo, ma un valore. Quando le norme vengono rispettate e applicate con rigore, incidenti di questa portata diventano estremamente improbabili. Vie di fuga libere, impianti manutentati, materiali certificati, dispositivi antincendio funzionanti e personale formato sono elementi che non si vedono, non fanno notizia, ma costituiscono la differenza tra un’emergenza gestibile e una tragedia irreversibile. Crans-Montana dimostra che basta una sola leggerezza, un singolo elemento fuori posto, per trasformare un ambiente di lavoro o di svago in un luogo di pericolo.
La formazione è il primo strumento di prevenzione. Le norme, da sole, non bastano: servono persone capaci di riconoscere un rischio, intervenire con tempestività, gestire un’evacuazione, mantenere la calma e applicare correttamente le procedure. La preparazione del personale non è un corso da archiviare, ma un processo continuo che deve accompagnare l’intera vita di un’organizzazione. Le direttive europee e nazionali insistono proprio su questo: la sicurezza è un sistema che vive attraverso le competenze delle persone.

In questo quadro, uno degli obiettivi centrali del Co.N.A.P.I. è proprio quello di richiamare costantemente l’attenzione delle imprese sull’importanza della formazione e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Il presidente Basilio Minichiello ne ha fatto una questione di rispetto e di principio, convinto che la tutela della vita umana non possa mai essere subordinata a logiche economiche o a semplificazioni operative. Ogni monito, ogni iniziativa, ogni percorso formativo promosso dall’ente nasce dalla consapevolezza che la prevenzione è un dovere collettivo e che la responsabilità non può essere delegata o rimandata.
Ogni datore di lavoro ha un obbligo morale e giuridico: garantire un ambiente sicuro. Non si tratta di un’opzione, né di un favore ai dipendenti, ma di un dovere che riguarda la gestione, la manutenzione, la vigilanza e la prevenzione. Le indagini su Crans-Montana si stanno concentrando su autorizzazioni, materiali, misure antincendio, numero di persone presenti, vie di evacuazione: tutti elementi che, se trascurati, diventano responsabilità dirette. La sicurezza non è mai un dettaglio, ma un sistema complesso che richiede investimenti, controlli e aggiornamenti costanti.
La lezione che questa tragedia ci consegna è chiara: la sicurezza non è mai garantita una volta per tutte; la formazione non può essere episodica; la prevenzione non è un lusso, ma la base stessa della vita lavorativa; la responsabilità non appartiene solo ai tecnici, ma a tutta la catena organizzativa. Ogni norma esiste per guadagnare secondi preziosi, centimetri di spazio, possibilità di fuga. E quei secondi, quei centimetri, possono salvare vite.
Crans-Montana non è un fatto lontano. È un richiamo diretto a ogni azienda, a ogni amministrazione, a ogni luogo in cui persone lavorano, si incontrano e vivono. La sicurezza è un patto collettivo, la formazione è la sua garanzia, la prevenzione è l’unico modo per evitare che il dolore di oggi diventi la cronaca di domani.

APPROVATO DALLA CAMERA IL DL SICUREZZA: UN PASSO AVANTI CONCRETO PER IMPRESE, ARTIGIANI E CANTIERI


Con l’approvazione alla Camera del Decreto Legge Sicurezza si apre una nuova fase per il mondo del lavoro e, in particolare, per le piccole imprese, gli artigiani e l’imprenditoria che operano quotidianamente nei cantieri e nei settori a maggiore esposizione al rischio.


Al netto delle critiche strumentali della politica, la Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I.) accoglie positivamente l’iniziativa legislativa, riconoscendone il valore e il coraggio di una proposta basata su iniziative nuove e costruttive.
È evidente che tutto sia perfettibile. C’è ancora molto da fare e, anche dal nostro punto di vista, alcuni interventi avrebbero potuto essere ulteriormente affinati. Tuttavia, è necessario essere onesti intellettualmente: quanto approvato introduce cambiamenti rilevanti e concreti nel sistema dei cantieri e nella gestione della sicurezza sul lavoro.
L’istituzione della patente a punti, l’introduzione del badge identificativo per ogni lavoratore e l’esclusione dai bonus INAIL per le aziende che hanno registrato incidenti negli ultimi due anni rappresentano segnali chiari e inequivocabili. Si tratta di misure che incidono direttamente sull’organizzazione delle imprese e che spingono il sistema produttivo verso un modello di responsabilità e virtuosismo aziendale.

Da tempo era necessario dare un messaggio forte alle aziende, soprattutto a quelle realtà artigiane e alle piccole imprese che operano correttamente e nel rispetto delle regole: non esistono mezze misure. Per poter lavorare in settori dove il rischio di incidenti è elevato, è indispensabile che l’impresa compia una scelta netta e consapevole, adottando un rispetto totale e sostanziale della normativa sulla sicurezza.
In questo senso, il DL Sicurezza rappresenta già una piccola grande rivoluzione per un ambito che, dal 2008 ad oggi, non è riuscito a ridurre in modo significativo il numero degli incidenti mortali sul lavoro. Un dato drammatico che imponeva un cambio di paradigma, soprattutto per tutelare chi lavora e per valorizzare quelle imprese sane che fanno della sicurezza un pilastro della propria attività.
Come Conapi Nazionale, riteniamo inoltre che siano preferibili iniziative coraggiose e concrete, capaci di incidere realmente sui comportamenti delle aziende, piuttosto che il semplice e sterile inasprimento delle pene. La prevenzione, la responsabilizzazione e la selezione della buona imprenditoria sono strumenti molto più efficaci per salvare vite umane e migliorare la qualità del lavoro.
Per il momento osserviamo con attenzione l’impatto di questa novità legislativa. Saranno i fatti e i risultati a dirci se la strada intrapresa è quella giusta e dove eventualmente intervenire. Le piccole imprese e gli artigiani italiani sono pronti a fare la loro parte, come sempre, con senso di responsabilità e spirito costruttivo.

TUTELA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO: LE NUOVE REGOLE


C’è bisogno sempre di più prevenzione e sicurezza.

Il recente intervento normativo rafforza la protezione dei lavoratori, con particolare attenzione alla prevenzione oncologica, alla sicurezza nelle mansioni a rischio e al sostegno alle imprese di piccole dimensioni.
Le nuove norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro introducono cambiamenti significativi. La prima novità riguarda le visite mediche: tutti gli accertamenti sanitari previsti dalla normativa e quelli richiesti dal medico competente vengono considerati a tutti gli effetti parte dell’orario di lavoro. Restano escluse soltanto le visite effettuate prima dell’assunzione. Questo comporta per le imprese l’obbligo di retribuire il tempo dedicato agli esami e di organizzarsi per gestire eventuali assenze, con particolare attenzione alle realtà più piccole.
Un altro punto importante è l’obbligo per il medico competente di informare i lavoratori sull’importanza della prevenzione oncologica. L’obiettivo è favorire la partecipazione ai programmi di screening previsti dal Servizio Sanitario Nazionale e sostenere le campagne di sensibilizzazione promosse dal Ministero della Salute. Si tratta di una misura che rafforza la collaborazione tra aziende e servizi sanitari e che ha un impatto positivo sul piano sociale.
Per quanto riguarda la sicurezza, viene introdotta la possibilità di sottoporre a visita medica i lavoratori che, impegnati in mansioni a rischio, siano sospettati di trovarsi sotto l’effetto di alcool o sostanze stupefacenti.

Lo scopo è ridurre gli infortuni e garantire un ambiente di lavoro sicuro. In questi casi può emergere il problema della gestione del dipendente dichiarato non idoneo.
Se un lavoratore non è più in grado di svolgere le sue mansioni, il datore di lavoro deve ricollocarlo in attività equivalenti o, se non possibile, in mansioni diverse ma con lo stesso livello di retribuzione. È previsto anche il sostegno a percorsi di recupero. Solo quando non esistono alternative si può arrivare alla risoluzione del rapporto di lavoro.Un ulteriore elemento riguarda il ruolo degli organismi paritetici, che nelle imprese fino a dieci dipendenti possono promuovere iniziative per agevolare la sorveglianza sanitaria, anche attraverso convenzioni con le Aziende Sanitarie Locali o con medici competenti. Questa misura è pensata per aiutare i piccoli datori di lavoro a rispettare gli obblighi di legge.
Infine, la contrattazione collettiva viene invitata a promuovere iniziative per la salute nei luoghi di lavoro e a introdurre permessi retribuiti che consentano ai lavoratori di partecipare agli screening oncologici durante l’orario di lavoro.
In sintesi, le nuove regole rafforzano la tutela della salute dei lavoratori, puntano sulla prevenzione oncologica e sulla sicurezza nelle mansioni a rischio, e cercano di bilanciare la protezione dei dipendenti con le esigenze organizzative delle imprese.

GIORNATA NERA PER LE MORTI SUL LAVORO: CINQUE VITTIME IN SOLE 24 ORE. LA Co.N.A.P.I. ACCELERA SUI MODELLI ORGANIZZATIVI DI GESTIONE DELLA SICUREZZA


Cinque morti sul lavoro in 24 ore. Co.N.A.P.I. rafforza i modelli di sicurezza e valorizza il ruolo del preposto.

Una giornata drammatica per il mondo del lavoro. Nelle ultime 24 ore si sono registrate altre cinque vittime sul lavoro, un bilancio che porta a numeri sempre più allarmanti dall’inizio dell’anno. Di fronte a questa emergenza, la Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I. Nazionale) ha convocato questa mattina una riunione straordinaria per accelerare l’implementazione dei modelli organizzativi di gestione della sicurezza, in collaborazione con l’Organismo Paritetico Nazionale Elav (OPN Elav).
Durante l’incontro, l’attenzione si è concentrata in particolare sulla figura del preposto, ritenuta sempre più centrale e strategica nelle politiche di prevenzione. Il preposto, infatti, rappresenta il primo presidio di controllo e di verifica delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, ma anche un vero catalizzatore nella diffusione dei modelli di gestione e della cultura della prevenzione tra i lavoratori.
La Co.N.A.P.I., insieme all’OPN Elav, sta operando in modo sinergico per promuovere e diffondere l’adozione dei modelli organizzativi di gestione e delle commissioni di asseverazione, con l’obiettivo di consolidare una sicurezza aziendale più strutturata, efficace e partecipata.
In quest’ottica, si punta anche a una rivalutazione normativa del ruolo del preposto, affinché questa figura venga adeguatamente formata, riconosciuta e valorizzata quale elemento chiave nei processi di prevenzione.

Come ha sottolineato la Presidenza della Confederazione, l’obiettivo non è sostituire le buone prassi sulla salute e sicurezza, ma integrarle attraverso un sistema di gestione che si sviluppi in tre fasi operative:
1. Programmazione – definizione delle priorità e pianificazione delle azioni, considerando i diversi livelli di rischio e le specificità delle attività produttive;
2. Attuazione – implementazione concreta delle misure di sicurezza attraverso il lavoro coordinato di RSPP e preposti;
3. Verifica – controllo e monitoraggio continuo delle misure messe in atto, grazie al contributo dei RLS e degli RLST.
Questo nuovo approccio organizzativo rappresenta una svolta culturale per la prevenzione, capace di rendere la sicurezza parte integrante della gestione aziendale quotidiana, e non un mero adempimento formale.
La Co.N.A.P.I. e l’OPN Elav sono convinti che solo attraverso l’organizzazione, la formazione e la responsabilizzazione di tutte le figure coinvolte si possa arrivare a una riduzione concreta degli infortuni, soprattutto di quelli mortali, che continuano a colpire in modo drammatico i settori ad alto rischio come l’edilizia e l’industria pesante.

SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO: LA SFIDA DELL’ACCREDITAMENTO MULTISETTORIALE PER GLI ORGANISMI PARITETICI


Co.N.A.P.I. sostiene la sicurezza con accreditamento multisettoriale.

Nel percorso verso la certificazione della formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, molte organizzazioni si trovano ancora in una fase di transizione. Attualmente, gli enti possono operare tramite organismi paritetici non ancora iscritti o direttamente con le confederazioni nazionali, in attesa che il quadro normativo e procedurale venga completato.
Il problema principale risiede nel fatto che gli organismi paritetici già iscritti sono ancora pochi e, nella maggior parte dei casi, risultano accreditati per un solo settore. La procedura di accreditamento multisettoriale, infatti, si presenta come un percorso complesso, soprattutto per quelle realtà prive di una lunga storicità o di una diffusione capillare sul territorio nazionale.
Tra i requisiti richiesti i principali sono:
• Presenza in almeno 55 province italiane;
• Contrattazione collettiva sottoscritta per tutti i settori;
• Applicazione dei contratti in misura minima pari all’1%.

È evidente che molti organismi non avranno la possibilità di operare come enti certificatori, un fatto che, se da un lato restringe il numero dei soggetti accreditati, dall’altro potrebbe contribuire a riportare ordine e coerenza in un ambito delicato come quello della verifica delle procedure di sicurezza.
In questo contesto, Conapi Nazionale si distingue per la sua solidità: negli ultimi dieci anni ha sottoscritto contratti collettivi per tutti i settori, con un’applicazione considerevole e consolidata nel tempo. L’associazione ha già predisposto l’istruttoria per la richiesta di iscrizione di due organismi paritetici nazionali, in collaborazione rispettivamente con Confintesa e Fila, con la convinzione che tali istanze verranno accolte positivamente, garantendo l’operatività su base multisettoriale.
L’auspicio è che questo processo porti a un sistema di accreditamento più chiaro, trasparente e funzionale, capace di tutelare la sicurezza dei lavoratori e di valorizzare le realtà che hanno investito con serietà e continuità nel settore.