IL COSTO DELLE GUERRE RICADE SULL’ECONOMIA REALE


Il Superbonus continua a pesare sui conti dello Stato, mentre le guerre e la crisi energetica impongono nuovi costi.

Per il 2027 l’Italia chiederà all’Europa uno scostamento pari allo 0,3% del PIL per l’energia e a un ulteriore 0,3% per la difesa e la sicurezza, con un’analoga previsione per il 2028.
Tradotto: per fronteggiare la crisi energetica e la corsa agli armamenti dovremo ricorrere ancora all’indebitamento.
Il ministro Giorgetti ha spiegato che il pesante fardello del debito pubblico potrebbe cominciare ad alleggerirsi soltanto dal 2028, quando saranno esauriti gli effetti di cassa del Superbonus.

Le nuove tensioni finanziarie hanno una radice evidente: le guerre economiche e commerciali, ma soprattutto quelle militari. Conflitti che non colpiscono soltanto l’Italia, ma l’Europa e il mondo intero. E a pagarne il prezzo più alto sono le famiglie, i lavoratori, gli artigiani e le piccole imprese, già alle prese con l’aumento dei costi dell’energia, delle materie prime e del credito.
Possiamo soltanto sperare che, una buona volta, il senso della ragione prevalga sugli interessi dei singoli Stati e su quei rancori che la storia non è mai riuscita completamente a guarire. Perché investire nella pace significa anche difendere il lavoro, l’impresa e il futuro delle nuove generazioni.