L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLA FORMAZIONE AZIENDALE: IL PRESIDENTE DI CO.N.A.P.I. NAZIONALE BASILIO MINICHIELLO SI DICE FAVOREVOLE, MA CON SENSO DI RESPONSABILITÀ


L’IA rende la formazione aziendale richiede competenze, responsabilità e controllo umano. Per il Presidente Minichiello è un’opportunità strategica solo se accompagnata da una formazione adeguata.

L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente la formazione nelle aziende. In passato i corsi erano spesso uguali per tutti, poco personalizzati e non sempre collegati alle reali necessità dei lavoratori. Oggi, grazie alle nuove tecnologie, l’apprendimento può diventare più semplice, più utile e più vicino alle attività quotidiane.
Uno dei cambiamenti più importanti riguarda la possibilità di creare percorsi su misura. I sistemi basati sull’intelligenza artificiale analizzano le attività svolte dalle persone, le competenze richieste dal loro ruolo e gli obiettivi dell’azienda. In questo modo propongono contenuti adatti a ciascuno, evitando lezioni troppo generiche o troppo difficili. Ogni lavoratore può imparare con i propri tempi, ricevendo spiegazioni e suggerimenti che rispondono davvero ai suoi bisogni.
L’intelligenza artificiale aiuta anche chi si occupa di progettare e gestire la formazione. Può creare materiali, esercizi e simulazioni in poco tempo, permettendo ai formatori di dedicarsi alle attività più importanti: ascoltare le persone, chiarire i dubbi, guidarle e accompagnarle nel loro percorso di crescita. La tecnologia non sostituisce il formatore, ma lo sostiene e lo libera da compiti ripetitivi.
Un aspetto fondamentale riguarda la sicurezza e la responsabilità. Le nuove norme europee richiedono che chi utilizza strumenti basati sull’intelligenza artificiale sia adeguatamente preparato. Le aziende devono quindi formare i lavoratori affinché comprendano come funzionano questi sistemi, quali rischi possono comportare e come usarli in modo corretto.

È importante saper riconoscere eventuali errori, evitare discriminazioni involontarie e mantenere sempre un controllo umano sulle decisioni più delicate.
Per affrontare questa trasformazione servono nuove competenze. Non basta saper usare un programma: è necessario sviluppare capacità di analisi, spirito critico e attenzione ai valori etici. Le persone devono imparare a valutare le informazioni ricevute, a capire quando la tecnologia può essere d’aiuto e quando invece è necessario intervenire direttamente.
I vantaggi per le aziende che adottano questi strumenti sono evidenti. La formazione diventa più rapida, più efficace e più coinvolgente. I lavoratori si sentono sostenuti e valorizzati, mentre l’organizzazione può contare su competenze aggiornate e su una maggiore capacità di innovazione. Inoltre, grazie ai dati raccolti, è possibile capire quali percorsi funzionano meglio e migliorare continuamente l’offerta formativa.
Naturalmente esistono anche delle sfide. È necessario introdurre queste tecnologie con attenzione, spiegando bene il loro funzionamento e garantendo trasparenza. Occorre evitare un uso eccessivo dell’automazione e mantenere sempre un equilibrio tra tecnologia e rapporto umano. La formazione deve accompagnare le persone nel cambiamento, aiutandole a superare eventuali timori e a sviluppare fiducia.

In conclusione, l’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità per rendere la formazione aziendale più moderna, utile e vicina alle esigenze reali. Le aziende che sapranno integrarla in modo consapevole costruiranno un ambiente di lavoro più preparato, più sicuro e più capace di affrontare il futuro. La tecnologia, se usata con attenzione, può diventare un prezioso alleato per la crescita delle persone e per il miglioramento della qualità del lavoro. Per il Presidente di Co.N.A.P.I. Basilio « ogni innovazione tecnologica che produce benefici concreti per le imprese, migliora i processi e rafforza la competitività del territorio rappresenta un investimento necessario. Anche l’intelligenza artificiale, se utilizzata con responsabilità e visione, può diventare uno strumento strategico per aumentare l’efficienza aziendale, sostenere le decisioni e creare nuove opportunità di sviluppo per tutto il sistema produttivo» ed ancora per il Presidente «è altrettanto importante investire nella formazione: senza competenze adeguate, nessuna tecnologia può generare valore. Preparare imprenditori, lavoratori e giovani all’uso consapevole degli strumenti digitali significa garantire continuità, crescita e un futuro più solido per le nostre imprese.»

LA LEGGE N. 132/2025 SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: UN QUADRO NORMATIVO PER UN’INNOVAZIONE RESPONSABILE, ETICA E CENTRATA SULLA PERSONA


Promuove l’uso etico dell’IA, tutelando diritti, sicurezza e dignità nel lavoro e nella società.

La legge n. 132/2025, entrata in vigore il 10 ottobre 2025, rappresenta un passo decisivo nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale in Italia. Essa nasce con l’obiettivo di coniugare l’innovazione tecnologica con la tutela dei diritti fondamentali, ponendo al centro la persona e il lavoro. Il legislatore ha inteso promuovere l’adozione di tecnologie digitali capaci di migliorare la produttività e l’efficienza dei processi aziendali, garantendo al contempo che tali innovazioni non compromettano la dignità, la privacy e i diritti dei lavoratori.

Tra i principi cardine della legge, spicca innanzitutto la centralità della persona. L’intelligenza artificiale deve essere al servizio dell’uomo, non sostituirlo, e deve operare in modo da rispettare la dignità umana, la libertà individuale e il principio di non discriminazione.

A questo si affianca il principio di trasparenza, che impone la tracciabilità degli algoritmi e la comprensibilità dei processi decisionali automatizzati, affinché gli utenti possano conoscere e contestare le decisioni che li riguardano.

Un altro pilastro è la cybersicurezza, intesa come protezione dei dati e dei sistemi lungo tutto il ciclo di vita dell’IA. La legge impone standard elevati di sicurezza per prevenire abusi, manipolazioni e violazioni della privacy. Inoltre, viene sancito il principio di inclusione, che promuove l’accessibilità delle tecnologie anche per le persone con disabilità e per le categorie più vulnerabili, evitando il rischio di esclusione digitale.

Nel contesto lavorativo, la legge introduce misure specifiche per tutelare i lavoratori.

L’intelligenza artificiale non può sostituire il giudice nelle decisioni giuridiche, ma può essere utilizzata come strumento di supporto per semplificare il lavoro giudiziario, gestire documenti e organizzare servizi. Viene istituito l’Osservatorio nazionale sull’IA nel lavoro, con il compito di monitorare l’impatto occupazionale, raccogliere dati, promuovere studi e orientare le politiche pubbliche. Inoltre, sono previste garanzie per la salute, la sicurezza e le condizioni di lavoro in presenza di sistemi IA.

La legge n. 132/2025 si inserisce nel quadro normativo europeo, recependo il Regolamento UE 2024/1689 e armonizzando le disposizioni nazionali con quelle comunitarie. Essa rappresenta un modello di equilibrio tra progresso tecnologico e diritti umani, delineando una visione dell’intelligenza artificiale come strumento di crescita sostenibile, equa e responsabile.

USO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NEL LAVORO


La legge tutela i diritti nel lavoro con IA, istituisce un Osservatorio e impone trasparenza ai professionisti

Il disegno di legge A.S. 1146-B introduce disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale, con particolare attenzione all’ambito lavorativo. L’intelligenza artificiale è impiegata per migliorare le condizioni di lavoro, tutelare l’integrità psicofisica dei lavoratori, accrescere la qualità delle prestazioni e la produttività, nel rispetto del diritto dell’Unione Europea. Il suo utilizzo deve essere sicuro, affidabile, trasparente e non può svolgersi in contrasto con la dignità umana né violare la riservatezza dei dati personali. Il datore di lavoro o il committente è tenuto a informare il lavoratore dell’impiego dell’intelligenza artificiale secondo quanto previsto dalla normativa vigente. L’organizzazione e la gestione del rapporto di lavoro tramite sistemi di intelligenza artificiale devono garantire il rispetto dei diritti inviolabili del lavoratore, evitando ogni forma di discriminazione basata su sesso, età, origini etniche, credo religioso, orientamento sessuale, opinioni politiche, condizioni personali, sociali ed economiche.

È istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, con il compito di definire una strategia sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, monitorare l’impatto sul mercato del lavoro e identificare i settori maggiormente interessati. L’Osservatorio promuove la formazione dei lavoratori e dei datori di lavoro in materia di intelligenza artificiale. È presieduto dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali o da un suo rappresentante. I componenti dell’Osservatorio non percepiscono compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti. L’istituzione e il funzionamento dell’Osservatorio non comportano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e sono garantiti con le risorse disponibili a legislazione vigente.
L’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali è finalizzato esclusivamente allo svolgimento di attività strumentali e di supporto, con prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione.Per garantire il rapporto fiduciario tra professionista e cliente, le informazioni relative ai sistemi di intelligenza artificiale impiegati devono essere comunicate al destinatario della prestazione con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE COME NUOVA MUSA DELLA CREATIVITA’ UMANA

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando i mondi della moda, dell’arte e del cinema, diventando una nuova musa capace di generare opere complesse e sorprendenti. Tuttavia, cresce il dibattito su chi sia oggi il vero autore: l’umano, il software o la sinergia tra i due. Le tecnologie generative non solo amplificano la creatività, ma sollevano interrogativi etici e culturali profondi. In questo scenario, la sfida non è più se l’AI possa creare, ma quanto vogliamo affidarle il compito di farlo.

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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE COME MOTORE DELLA TRASFORMAZIONE AZIENDALE

L’intelligenza artificiale sta trasformando le aziende, migliorando efficienza, riducendo costi e automatizzando processi ripetitivi. Consente analisi predittive, ottimizzazione della supply chain e personalizzazione dell’esperienza cliente. Supporta decisioni strategiche grazie alla gestione avanzata dei dati. L’AI è ormai un motore chiave per innovazione e competitività aziendale.

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TECNOLOGIA E SERVIZI: DAVVERO VIVIAMO MEGLIO?


LA TECNOLOGIA PROMETTE DI SEMPLIFICARE LA VITA, MA IN MOLTI CASI RISULTA UNA SOURCE DI FRUSTRAZIONE. L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E L’AUTOMAZIONE HANNO RIMOSSO IL CONTATTO UMANO, CREANDO OSTACOLI E ALLUNGANDO I TEMPI DI RISOLUZIONE DEI PROBLEMI.

Viviamo nell’epoca del self-service digitale, dove tutto è a portata di mano grazie alla tecnologia. Banche, utenze telefoniche, pubblica amministrazione e servizi di ogni genere ci offrono piattaforme online e assistenza virtuale per semplificare la nostra vita. Ma è davvero così? La realtà, spesso, è ben diversa.
L’intelligenza artificiale e l’automazione hanno preso il posto delle interazioni umane nei servizi di massa. I chatbot e i centralini automatici dovrebbero snellire le pratiche, ma spesso creano frustrazione e ostacoli. Le grandi aziende hanno ridotto i costi di gestione eliminando il personale umano, aumentando i profitti, ma lasciando i clienti in balia di sistemi inefficienti.
La promessa della tecnologia è quella di velocizzare e semplificare, ma nella realtà spesso complica e rallenta. Chiunque abbia avuto a che fare con un’assistenza clienti sa quanto sia difficile parlare con un operatore umano e quanto tempo si perda tra risponditori automatici, email senza risposta e procedure burocratiche incomprensibili.

Un caso emblematico è quello delle utenze telefoniche, dove il cliente non è più un soggetto da tutelare, ma un numero in un database, gestito da un algoritmo che prende decisioni basate su dati anziché sulle reali esigenze delle persone.
Un esempio concreto? Dopo 14 mesi di attesa per l’attivazione di un contratto telefonico, il cliente è ancora senza servizio, nonostante abbia pagato regolarmente le bollette. Il venditore è sparito, il sistema di assistenza è un muro invalicabile e, dopo ore al telefono, l’unico tecnico disponibile non può completare l’installazione per mancanza di codici. Chi dovrebbe fornirli? Il venditore fantasma. Chi può risolvere il problema? Nessuno.
Il problema non è la tecnologia in sé, ma come viene utilizzata. Invece di essere un mezzo per migliorare il servizio, è diventata un modo per le aziende di ridurre i costi, eliminando il contatto umano e scaricando la responsabilità sul cliente. Il risultato?

Un servizio scadente, con tempi di attesa interminabili e nessuna garanzia di risoluzione dei problemi.
Molti servizi digitalizzati non sono progettati per aiutare il cittadino, ma per ottimizzare i guadagni aziendali. L’utente viene lasciato solo davanti a un’interfaccia fredda e impersonale, senza interlocutori reali a cui affidarsi.
Perché la tecnologia sia davvero un progresso, deve essere uno strumento al servizio delle persone, non un ostacolo. Le aziende devono investire in un’assistenza clienti più umana, garantendo la possibilità di parlare con operatori reali in caso di problemi complessi. L’innovazione non deve significare disumanizzazione.
Fino a quando le aziende continueranno a vedere la tecnologia solo come un mezzo per ridurre i costi a discapito della qualità, continueremo a vivere in un mondo dove risolvere un problema diventa un’odissea. Il progresso vero è quello che semplifica, non quello che complica.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: IN ARRIVO RISORSE PER IL TERZO SETTORE PER PROGETTI RIGUARDANTI L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE. BANDI E OPPORTUNITA’


BANDI E OPPORTUNITA’

L’Intelligenza Artificiale (AI) sta rapidamente trasformando il panorama imprenditoriale e tecnologico, offrendo opportunità senza precedenti per l’innovazione e lo sviluppo economico. In questo contesto dinamico, la disponibilità di finanziamenti mirati diventa cruciale per sostenere la ricerca, lo sviluppo e l’implementazione di soluzioni AI all’avanguardia. Per promuovere un uso etico, consapevole e inclusivo dell’IA sono disponibili 2.500.000 euro per iniziative promosse da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni del Terzo settore tramite le risorse previste dal codice del Terzo settore, infatti è disponibile sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali l’Avviso 3/2024 per il finanziamento di progetti di rilevanza nazionale destinati a progetti di intelligenza artificiale. Le risorse sono destinate a iniziative di organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni del Terzo Settore regolarmente iscritte al registro unico nazionale del Terzo settore, singolarmente o in partenariato, anche attraverso le reti associative. Il fondo previsto dal codice del Terzo settore destina dunque 2.500.000 di euro per promuovere, come già detto, un uso etico, sicuro e inclusivo dell’IA, individuando gli obiettivi generali, le aree prioritarie di intervento e le linee di attività finanziabili con particolare attenzione a: salute e benessere con un uso etico delle nuove tecnologie, all’educazione di qualità con iniziative educative per giovani e famiglie sull’uso consapevole dell’IA, tenendo conto dell’uguaglianza di genere con competenze in IA per giovani donne, un importante obiettivo riguarda la crescita economica per la quale si richiedono conoscenze in IA per l’occupazione giovanile.

I progetti devono coinvolgere almeno 10 regioni e durare tra 12 e 18 mesi. Nello specifico, il finanziamento ministeriale copre tra 250.000 euro e 600.000 euro per progetto, con una quota massima dell’80% del costo totale per le organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale , e del 50% per le fondazioni. Il cofinanziamento deve essere almeno del 20% per Organizzazioni di volontariato e Associazioni promozioni sociali e del 50% per le fondazioni. Le domande devono essere presentate tramite la piattaforma online del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. I progetti saranno valutati in base a criteri di esperienza, caratteristiche del progetto, innovatività e cofinanziamento. La graduatoria finale sarà pubblicata sul sito del Ministero. Le proposte finanziate saranno soggette a monitoraggio semestrale e finale, con obbligo di rendicontazione delle spese sostenute. Per ulteriori dettagli, è possibile consultare il sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali o inviare quesiti tramite PEC. È possibile prendere della modulistica per inoltrare istanza di partecipazione mediante apposita Piattaforma già disponibile dalle ore 12.00 sino alle 16.00 del 4 marzo 2025. Il Ministero evidenzia come l’obiettivo sia quello di stimolare la definizione e realizzazione sul territorio di progetti che si propongono di contribuire alla presa di consapevolezza sul tema da parte delle comunità coinvolte, attraverso incontri, eventi, iniziative formative-informative, contest e laboratori, che trattino i temi dell’intelligenza artificiale e dei social media in una chiave di opportunità positive per la crescita personale, professionale e culturale.

L’IMPORTANZA DELLA TECNOLOGIA E DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NEL SETTORE DELLA MODA

Da anni ormai la tecnologia sta acquisendo sempre più importanza nel mondo ,diventando parte integrante delle vite di ognuno di noi. Spesso non ci rendiamo conto di quanto le nostre azioni quotidiane siano legate ad “oggetti” che semplificano il nostro stile di vita: telefoni, computer, tablet e orologi nel XXI sec. fanno ormai parte di noi. Basta dire “Hey Siri” oppure “Ok Google” per far attivare l’intelligenza artificiale e metterla a nostra disposizione completa. Un tempo la tecnologia apparteneva solo a quella parte di popolazione che per lavorare necessitava di computer; oggi la tecnologia è di tutti, dalle fasce più piccole a quelle più sviluppate.
Soffermandoci sul tema della moda, l’AI ha certamente cambiato il lavoro dei fashion designer rispetto a tanto tempo fa. Se un tempo la parte di creazione poteva essere definita come una sorta di lungo dialogo personale del fashion designer sulla base delle proprie conoscenze e della propria creatività, oggi con l’AI in breve tempo è possibile ottenere un prodotto a cui l’essere umano non sarebbe mai arrivato o a cui sarebbe arrivato non velocemente.

Fotografia creata con l’intelligenza artificiale da Federico Donelli partendo da un bozzetto di Ji Su Park, studentessa 25enne di ACM – Accademia Costume & Moda.

Ciò che necessita l’Intelligenza Artificiale è l’ispirazione generale o un semplice “schizzo” da cui partire per poi proseguire il lavoro . Ma bisogna essere coscienti del fatto che “L’’intelligenza artificiale può amplificare e facilitare il lavoro di un designer, non sostituirlo” hanno dichiarato Paula Sello e Alissa Aulbekova, fashion designer fondatrici del science-tech brand Auroboros. Il punto di vista delle due è quello di considerare l’IA “una spalla” o “aiutante” nella comprensione e nello sviluppo delle creazioni personali, stimolando input su cui lavorare in autonomia in seguito. Ed è il motivo per il quale Paula Sello e Alissa AUlbekova hanno deciso di introdurre questo strumento all’interno del centro di formazione dell’Auroboros Academy, centro basato sul Web3 e sui programmi di moda digitale. In quest’ottica la tecnologia, intesa come supporto e non come sostituzione, può giovare di ottimi risultati per il designer e per l’azienda.

Fotografia creata con l’intelligenza artificiale da Federico Donelli partendo da un bozzetto di Ji Su Park, studentessa 25enne di ACM – Accademia Costume & Moda.

L’art director Federico Donelli, con la sua agenzia ‘Ontologie’ si sofferma su come l’utilizzo delle tecnologie possa essere d’aiuto per la creazione di contenuti di alto livello per la moda e per il lifesyle. Il direttore creativo Donelli ha lavorato con le bozze dei giovani studenti dello IED- Istituto Europeo di Design , dell’Istituto Marangoni e dell’ACM- Accademia Costume & Moda e, scrivendo nel ‘prompt’ il desing, il mood, la modella e la luce che avrebbe voluto ottenere ha realizzato fotografie di moda e modelli di lavoro credibili e autentici. Neanche un occhio esperto si accorgerebbe che le fotografie non sono state scattate ad una modella con una macchina fotografica professionale e all’interno di un set. Il punto di vista del direttore creativo Donelli non è infatti quello di sostituire l’esperienza e il bagaglio dei professionisti con l’AI, ma al contrario di integrarla e utilizzarla come un plus, per ampliare le possibilità creative. Ciò che è importante è etichettare i prodotti dell’AI come tali e non scambiarli per lavori di designer e creatori, perché in questo caso si rischierebbe di confondere e non comprendere quello che è effettivamente reale e quello che non lo è. In un’epoca come la nostra è fondamentale aggiornarsi e usufruire delle nuove tecnologie senza avere di paura di utilizzarle , al contrario essere curiosi e capire come queste possano essere uno stimolo per i nostri lavori.