Rileggendo Magnifica Humanitas ho pensato subito al mondo delle micro e piccole imprese, degli artigiani, del lavoro autonomo che come CONAPI Nazionale, ormai da 20 anni, rappresentiamo.
In particolare, nei capitoli dedicati ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa, Leone XIV mostra che il cuore della questione non è la macchina, ma l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio nella sua singolare magnificenza, di qui l’espressione che accompagna l’Enciclica, Magnifica Humanitas.
Quando ricorda che oggi occorre tornare al bene comune, alla sussidiarietà, alla solidarietà, il documento di Leone XIV, ponendosi in sintonia con tutte le Encicliche cosiddette sociali a cominciare dalla Rerum Novarum di Leone XIII, indica anche una via concreta per l’impresa, che non può misurare tutto soltanto sul vantaggio immediato ovvero alla massimizzazione del profitto, lo stesso che oggi si vuole raggiungere mediante gli algoritmi.
Proprio nell’artigianato e nell’imprenditoria questa visione prende corpo in modo più evidente. Nelle botteghe, nei laboratori, nelle microaziende, i talenti di ogni persona emergono in tutta la loro unicità. Non sono numeri di organigramma, ma uomini, donne, volti, storie, capacità irripetibili che si intrecciano in un lavoro condiviso, fatto di esperienza, personalità, spiritualità e competenze.
In questo senso, la tecnologia va accolta, ma non idolatrata. Può semplificare passaggi ripetitivi, alleggerire pesi organizzativi, aprire nuovi mercati, alleggerire il carico di lavoro, ma non sostituire la creatività umana o, addirittura, deciderne il valore del lavoro umano. Nella prospettiva dell’Enciclica, la persona vale per ciò che è, non per la sola efficienza che produce. Il saper fare artigiano, ad esempio, custodisce creatività, responsabilità, relazione, sapere concreto che nessuna intelligenza artificiale può riprodurre.

Magnifica Humanitas avverte anche che tra i beni oggi decisivi rientrano dati, algoritmi, piattaforme, infrastrutture digitali. Quando tutto questo si concentra nelle mani di pochi, nascono nuove esclusioni e nuove dipendenze. È un passaggio molto importante per le PMI. Le piattaforme possono offrire opportunità, ma possono anche imporre regole opache, comprimere margini, rendere invisibile chi non si piega alla loro logica. Un’impresa sana non consegna la propria identità a un algoritmo, ma impara a governare – anche eticamente – gli strumenti digitali, senza lasciare che siano essi a governare il lavoro, i prezzi, le relazioni con clienti e fornitori.
Qui torna centrale la sussidiarietà, che l’Enciclica rilegge in modo molto attuale. Ciò che possono fare persone, famiglie, comunità, corpi intermedi, artigiani, piccole imprese non deve essere assorbito da poteri superiori, che oggi sono anche economici e tecnologici. Per questo la sfida delle imprese non è difendersi dal futuro, ma abitare l’innovazione senza perdere libertà, competenza, dignità. La solidarietà, a sua volta, invita a non lasciare nessuno indietro nella transizione digitale, a non creare lavoratori di serie B, a non ridurre il sapere manuale a residuo del passato.
La lezione per il mondo produttivo è limpida. L’intelligenza artificiale è utile quando sostiene il saper fare, non quando lo mortifica. È giusta quando amplia le possibilità delle persone, non quando seleziona, esclude, standardizza tutto. Un’impresa davvero moderna resta umana proprio mentre innova e ricorda la tradizione. Nelle mani degli artigiani e nelle piccole imprese questo messaggio trova la sua forma più credibile, perché mostra che tecnologia e lavoro possono convivere solo se al centro resta la persona, con i suoi talenti e la sua magnifica dignità.

