LE MICROIMPRESE ENTRANO NEL DIBATTITO SUL BENESSERE DEI LAVORATORI



Mentre le ricerche nazionali segnalano un disagio diffuso tra i lavoratori, il Centro Studi e Ricerche di CONAPI Nazionale porta per la prima volta l’indagine nelle imprese sotto i dieci dipendenti. Oltre 250 aziende hanno già risposto e la rilevazione si chiude il 30 settembre


In questi giorni Tack TMI Italy, la società di Gi Group Holding, ha pubblicato i risultati di un’indagine condotta su 1.500 lavoratori italiani, offrendo spunti che meritano più di una lettura frettolosa. Il 38% degli intervistati dichiara di non trovare nel proprio lavoro un livello di benessere adeguato, e la quota sale al 55% tra chi ha fra i 35 e i 44 anni. Sono gli anni in cui la carriera chiede il massimo proprio mentre la famiglia, i figli e sempre più spesso i genitori, che invecchiano e perdono gradualmente la propria autonomia, reclamano tempo, presenza ed energie. Si comprende allora perché i giornali abbiano sintetizzato il fenomeno con una formula destinata a restare impressa, secondo cui quattro dimissioni volontarie su dieci sarebbero legate a uno scarso benessere lavorativo.
Questi numeri si inseriscono in un quadro che la ricerca va delineando ormai da tempo e che trova conferma nel 9° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, già descritto su questo Magazine. Dal rapporto emerge che quasi otto lavoratori su dieci non si sentono adeguatamente valorizzati e che circa due su tre sperimentano una stanchezza profonda, fisica ed emotiva, generata dal lavoro.

Lette l’una accanto all’altra, queste indagini descrivono un cambiamento silenzioso e insieme radicale, che anche il nostro Centro Studi e Ricerche ha cercato di seguire e interpretare nel corso dell’ultimo anno. Le persone non chiedono più al lavoro soltanto un salario dignitoso, ma la possibilità di viverlo senza smarrire sé stesse.

Proprio per questo, già nel 2025, abbiamo sentito il bisogno di compiere un passo ulteriore e di partire dalle imprese, per capire come questi segnali vengano percepiti da chi un’azienda la guida ogni giorno e che cosa si stia facendo, concretamente, per affrontarli. Come abbiamo osservato più volte su questo portale di informazione per le imprese, di benessere organizzativo si parla molto. Lo si fa però quasi sempre pensando alle medie e grandi imprese, talvolta alle piccole, e solo di rado, quasi di sfuggita, a quel mondo di botteghe, officine, laboratori e studi professionali in cui il titolare lavora gomito a gomito con i suoi collaboratori, ne conosce le storie e ne condivide fatiche e soddisfazioni. Eppure è proprio in queste realtà che il benessere assume il suo significato più concreto.
È da questa consapevolezza che ha preso forma l’Indagine nazionale 2026 sul benessere integrale dei lavoratori, costruita fin dall’inizio per evitare una semplificazione piuttosto diffusa, quella che tende a considerare le microimprese come un blocco omogeneo. Le abbiamo perciò distinte in due fasce, da 0 a 5 e da 6 a 9 dipendenti. Tra un’impresa in cui lavorano due persone e una in cui ne lavorano otto cambiano in modo sensibile i ritmi, gli equilibri, le competenze e perfino il modo di stare insieme, e solo tenendo conto di queste differenze si può comprendere come il benessere venga vissuto e interpretato in ciascuna di esse.
La risposta delle imprese ci ha colpito ancora prima dei numeri, perché le numerose richieste di proroga giunte nelle ultime settimane hanno mostrato quanto il tema stia a cuore a chi fa impresa. Oggi posso dire con sincera soddisfazione che abbiamo superato di gran lunga le 250 compilazioni del questionario e che, con ogni probabilità, nei prossimi giorni oltrepasseremo le 300. Oltre il 90% del campione è composto da microimprese da 1 a 5 dipendenti, accanto alle quali troviamo un gruppo più contenuto di realtà tra 6 e 9 addetti e alcune piccole imprese tra 10 e 49 dipendenti.
È ancora presto per parlare di risultati, eppure scorrendo le risposte ho avvertito una sensibilità che fino a qualche anno fa sarebbe stato difficile incontrare.

Sembra che tra gli imprenditori si stia facendo strada l’idea che la serenità di chi lavora non sia un costo da sopportare, ma il terreno stesso su cui un’impresa può crescere e durare nel tempo.
La prima rilevazione si chiuderà il 30 settembre, e in questi ultimi giorni ogni partecipazione al questionario assume un valore particolare, dal momento che i dati saranno subito elaborati per essere presentati in anteprima al Wellbeing Happiness Forum 2026, in programma il prossimo 21 e 22 ottobre al Centro Congressi Stella Polare di Fiera Milano Rho. Desidero perciò rivolgermi agli imprenditori, ai responsabili delle risorse umane e ai consulenti del lavoro, ben sapendo quanto siano dense le loro giornate. Chiedo loro di dedicare pochi minuti a questa indagine, partecipando attraverso la pagina https://benesserelavoratori.conapinazionale.it/, e di aiutarci a portare l’iniziativa là dove da soli faticheremmo ad arrivare.
Dietro ciascuna risposta c’è un artigiano o un imprenditore che accetta di raccontarsi e di condividere la propria esperienza. È da questo ascolto che vorremmo far nascere proposte capaci di aderire davvero alla vita delle micro e piccole imprese, restituendo al centro ciò che il lavoro, in qualunque dimensione si svolga, dovrebbe sempre custodire, vale a dire la persona umana e la sua dignità.

BENESSERE INTEGRATO NELLE MICROIMPRESE: UNA NUOVA VISIONE PER LA COMPETITIVITÀ ITALIANA


Nel sistema produttivo italiano, caratterizzato da una prevalenza di microimprese che costituiscono oltre il 94% del totale e impiegano il 42,3% della forza lavoro del settore, il tema del benessere organizzativo sta assumendo una rilevanza crescente.

La natura minuta ma capillare di queste realtà rende evidente la necessità di politiche mirate che riconoscano il wellbeing come un elemento strategico e non come un semplice complemento gestionale. In questa direzione si colloca l’indagine nazionale promossa dal Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale insieme all’associazione no profit EFI – Ecosistema Formazione Italia, pensata per analizzare in modo approfondito il benessere integrale dei lavoratori delle microimprese italiane. La raccolta dati, attiva fino al 31 agosto 2026 tramite un questionario anonimo disponibile sul portale del Centro Studi, nasce per colmare un vuoto storico: le politiche di welfare aziendale hanno infatti privilegiato le grandi organizzazioni, lasciando in secondo piano quel tessuto produttivo che rappresenta la struttura portante dell’economia nazionale, come evidenziato dal Presidente di EFI, Kevin Giorgis. Una prima rilevazione esplorativa condotta tra il 2025 e l’inizio del 2026 ha già delineato un quadro significativo. Pur trattandosi di dati preliminari, emerge con chiarezza che il welfare è considerato indispensabile dal 100% degli intervistati, ma la sua applicazione concreta risulta complessa a causa di limiti economici, organizzativi e di competenze interne. Le priorità espresse dai lavoratori confermano una trasformazione culturale ormai consolidata: la salute mentale e l’equilibrio tra vita professionale e vita privata sono indicati dal 71,4% del campione come aspetti fondamentali, mentre il 42,9% guarda con interesse a modelli flessibili e allo smart working, quando compatibili con il settore di attività. Tuttavia, la distanza tra aspirazioni e possibilità operative resta ampia: il 71,4% segnala la mancanza di risorse finanziarie come principale ostacolo, mentre il 28,6% evidenzia una carenza di competenze interne.

A ciò si aggiunge un dato che descrive con precisione il peso emotivo del lavoro nelle microimprese: un dipendente su tre porta con sé a casa le tensioni dell’ufficio, percentuale che raggiunge un preoccupante 91% tra gli imprenditori delle attività familiari. Per comprendere a fondo queste dinamiche, il nuovo questionario amplia il campo di osservazione e introduce temi oggi centrali nel dibattito sulle risorse umane: sostegno ai carichi familiari, diritto alla disconnessione, impatto dell’intelligenza artificiale sulla salute mentale, qualità della leadership, ruolo della bilateralità, benessere dei lavoratori stranieri e rischi di burnout nelle categorie più esposte. L’indagine si avvale della rete capillare di Co.N.A.P.I. Nazionale, che riunisce oltre 10.000 imprese, e della collaborazione con EFI, essenziale per costruire politiche di welfare bilaterale capaci di dimostrare che il benessere non è un costo da contenere, ma un investimento che genera valore. In questa prospettiva si inserisce la riflessione del Direttore Scientifico del Centro Studi, Antonio Zizza, che invita a ripensare l’impresa come una comunità produttiva orientata alla crescita personale del lavoratore e al bene comune, superando la visione dell’azienda come semplice unità economica finalizzata alla massimizzazione del profitto. I risultati completi dell’indagine saranno raccolti nel Rapporto Nazionale che verrà presentato il 21 e 22 ottobre 2026 a Milano, durante il Wellbeing Happiness Forum, appuntamento dedicato a trasformare l’evidenza empirica in strategie operative per imprenditori, manager e istituzioni. La direzione che emerge è chiara: formazione, innovazione organizzativa e wellbeing costituiscono ormai un asse strategico unico, indispensabile per costruire imprese più resilienti, sostenibili e capaci di attrarre talenti in un mercato sempre più competitivo.

FERRAGOSTO 2025: SPESA RECORD DA 17 MILIARDI, 16 MILIONI DI ITALIANI IN VIAGGIO – BASILIO MINICHIELLO: “IL TURISTA CERCA EMOZIONI VERE”

Ferragosto 2025 registra 16 milioni di italiani in viaggio e una spesa record di 17 miliardi di euro, trainata da ristorazione e ospitalità. Le mete preferite restano mare, montagna e città d’arte, ma cresce il desiderio di esperienze autentiche e sostenibili. Le microimprese turistiche chiedono più sostegni per affrontare costi in aumento e carenza di personale. Secondo Basilio Minichiello, il turista oggi cerca emozioni vere, contatto con la natura e tradizioni locali.

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