CAPODANNO, FORMAZIONE E STRATEGIA: LA SKILL DELLA PROGRAMMAZIONE


Programmare le proprie attività e quelle aziendali per una maggiore efficienza

Il passaggio da un anno all’altro è un momento simbolico, ma nel mondo del lavoro assume un valore ancora più concreto: è il tempo in cui molte organizzazioni si fermano, osservano ciò che è stato fatto e decidono come ripartire. Si tratta, a ben vedere, di un esercizio di consapevolezza che non riguarda solo i numeri o i risultati, ma soprattutto la capacità di immaginare e costruire il futuro.
In questo scenario, una competenza emerge come fondamento di ogni processo di crescita: la programmazione.

Ma che cos’è la programmazione? Di certo non si tratta di una semplice abilità operativa, né di un’attività confinata ai project manager. Programmare significa dare forma al cambiamento, trasformare le intenzioni in direzioni, i propositi in strategie, le strategie in azioni, e proprio per questo dovrebbe essere considerata una competenza chiave da coltivare nella formazione aziendale.

Programmare: la bussola che orienta

Programmare per persone e organizzazioni, in un contesto economico caratterizzato da incertezza, volatilità e trasformazioni rapide, significa infatti definire obiettivi chiari, realistici e misurabili ma anche stabilire priorità, evitando dispersioni e sovraccarichi. Programmare, poi, significa allocare risorse in modo strategico, prevedere scenari alternativi, mantenendo flessibilità, monitorare i progressi e correggere la rotta quando necessario.

Questo ci fa capire come la programmazione sia ciò che permette alle aziende di non subire il cambiamento, ma di anticiparlo.

Il Capodanno, con la sua carica simbolica, offre un’occasione preziosa per trasformare i desideri in impegni concreti.
Molte organizzazioni, in questo periodo, formulano propositi ambiziosi: innovare, crescere, migliorare il benessere interno, investire in sostenibilità, rafforzare la cultura aziendale. Ma senza una programmazione strutturata, questi propositi rischiano di restare dichiarazioni d’intenti.
La domanda chiave a questo punto diventa: come trasformare un proposito in un percorso?

La risposta passa da tre passaggi fondamentali:

  • Chiarezza: comprendere perché un obiettivo è importante e quale impatto avrà.
  • Traduzione operativa: definire attività, tempi, responsabilità.
  • Monitoraggio: costruire un sistema che permetta di verificare l’avanzamento e adattare le scelte.

In questo senso, il Capodanno non è solo un momento di bilancio, ma un vero e proprio laboratorio di strategia.
Attenzione, però. L’attitudine a una buona programmazione può non essere una competenza innata e quindi è necessario apprenderla, allenarla, affinarla.
Per questo dovrebbe essere parte integrante dei percorsi formativi aziendali, non come modulo tecnico, ma come competenza trasversale che coinvolge tutti i livelli dell’organizzazione.

Ecco alcune modalità efficaci per integrarla:

  1. Formazione sulla gestione del tempo e delle priorità: aiuta le persone a distinguere ciò che è urgente da ciò che è importante, a pianificare in modo realistico e a ridurre lo stress operativo.
  2. Laboratori di project management:
    Trasformano gli obiettivi in piani concreti, introducendo strumenti come Gantt, roadmap, canvas strategici.
  3. Workshop di visione strategica:
    Permettono ai team di collegare i propositi aziendali ai trend del settore, alle evoluzioni del mercato e alle esigenze dei clienti.
  4. Percorsi di leadership e responsabilizzazione: perché programmare significa anche saper guidare, delegare, comunicare e mantenere la rotta.
  5. Cultura del feedback e della revisione continua: la programmazione non è un documento statico, ma un processo dinamico che vive di aggiustamenti e apprendimento.

Integrare queste competenze nella formazione significa costruire un’organizzazione più consapevole, più autonoma e più capace di affrontare la complessità.

Se il Capodanno è il tempo dei buoni propositi, allora il mondo del lavoro può cogliere questa energia per fare un passo in più: trasformare la programmazione in una competenza diffusa, condivisa e strategica.

INGRESSI EXTRA-UE PER LAVORO STAGIONALE NEL TURISMO: PUBBLICATA LA PROGRAMMAZIONE 2025


Il Ministero del Lavoro ha pubblicato le quote 2025 per l’ingresso di lavoratori extra-UE nel turismo.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato la nota direttoriale n. 3891 del 1° ottobre 2025, che definisce la programmazione dei flussi di ingresso legale in Italia dei lavoratori stranieri per il triennio 2023-2025. Il documento, reso pubblico il 3 ottobre, stabilisce le quote territoriali per l’anno 2025 relative al lavoro subordinato stagionale nel settore turistico-alberghiero, in attuazione dell’articolo 7 del DPCM del 27 settembre 2023.
Per il 2025 sono previste complessivamente 9.783 quote di ingresso per cittadini extra-UE, suddivise in diverse categorie. In particolare, 1.156 quote sono riservate alle lavoratrici impiegate nel lavoro subordinato stagionale nel comparto turistico-alberghiero, con l’obiettivo di promuovere l’occupazione femminile e favorire l’inclusione. A queste si aggiungono 7.919 quote destinate alle richieste di nulla osta per il lavoro stagionale nel medesimo settore, presentate da datori di lavoro operanti sul territorio nazionale.

Un’attenzione specifica è rivolta ai cittadini indiani, ai quali sono riservate 351 quote, in virtù dell’Accordo bilaterale tra Italia e India in materia di migrazione e mobilità, entrato in vigore il 1° aprile 2024. Tale accordo mira a facilitare l’ingresso regolare e la cooperazione tra i due Paesi nel campo dell’occupazione stagionale, rafforzando i legami istituzionali e promuovendo percorsi di lavoro sicuri e regolamentati. Infine, 357 quote sono assegnate alle istanze di lavoro stagionale, anche pluriennale, presentate dalle organizzazioni di datori di lavoro maggiormente rappresentative a livello nazionale nel settore turistico-alberghiero. Questa misura intende favorire una gestione strutturata e qualificata dei flussi migratori, valorizzando il ruolo delle associazioni di categoria e garantendo una maggiore coerenza tra domanda e offerta di lavoro.
La nota ministeriale rappresenta un passaggio cruciale nella pianificazione delle politiche migratorie italiane, con particolare attenzione al fabbisogno occupazionale di un comparto strategico come quello turistico. L’allocazione delle quote risponde a criteri di equità, inclusione e cooperazione internazionale, promuovendo un modello di accoglienza regolato, sostenibile e orientato alla valorizzazione delle risorse umane.