Lavoro e salute mentale: un binomio sempre più centrale nel panorama italiano
In un’epoca segnata da crescenti pressioni professionali, instabilità economica e trasformazioni culturali, il tema del benessere psicologico dei lavoratori è diventato cruciale. Ne abbiamo parlato con Antonio Zizza, Direttore del Centro Studi e Ricerca della Co.N.A.P.I Nazionale, in occasione del webinar “Wellbeing aziendale. La formazione per il benessere dei lavoratori”, dove ha tenuto un intervento dal titolo “Lavoro, benessere e salute mentale: il ruolo delle imprese in Italia”.
Direttore, di recente ha partecipato al webinar “Wellbeing aziendale. La formazione per il benessere dei lavoratori”. Il suo intervento, dal titolo “Lavoro, benessere e salute mentale: il ruolo delle imprese in Italia”, si è concentrato in particolare sul rapporto tra lavoro e salute mentale.
D: Qual è la situazione attuale?
R: Provengo dalla scuola di pensiero di Giorgio La Pira, espressione del cattolicesimo sociale e del costituzionalismo del Novecento. In questa visione, il lavoro è un atto creativo che permette alla persona di esprimere i propri talenti e di realizzare pienamente la propria individualità.
Tuttavia, come Centro Studi, dobbiamo rilevare che oggi il lavoro non sempre rappresenta una fonte di realizzazione, purtroppo. In molti casi, diventa una causa di disagio, soprattutto psicologico. I dati lo confermano: secondo il Rapporto Censis-Eudaimon pubblicato lo scorso 21 febbraio 2025, quasi un quarto dei lavoratori sperimenta stress o ansia riconducibili all’attività professionale, il 31,8% riferisce sensazioni di esaurimento emotivo e sentimenti negativi verso il proprio impiego.
Il dato più preoccupante riguarda soprattutto i giovani: quasi la metà di loro manifesta forme acute di disagio psicologico. Si tratta di una generazione che vive condizioni di precarietà, isolamento e frustrazione, anche quando intraprende percorsi imprenditoriali.

D: Qual è, in questo scenario, il ruolo delle imprese?
R: Le imprese non possono restare passive. Al contrario, sono chiamate ad assumere un ruolo attivo e responsabile nella promozione del benessere. Nella visione sociale dell’impresa, queste dovrebbero essere luoghi “domestici” di creatività, capaci cioè di favorire l’espressione autentica di ogni componente della comunità lavorativa.
Mi sta particolarmente a cuore, anche per il servizio che ricopro, il tema del valore sociale dell’impresa, che si misura nella capacità concreta di prendersi cura della persona, accompagnandola nei momenti difficili e nelle scelte cruciali della vita.
Il Rapporto delle Nazioni Unite sulla situazione globale ci ricorda che oltre 690 milioni di persone vivono in condizioni di povertà estrema, mentre le crisi ambientali e sociali continuano a rendere fragili le comunità e i contesti lavorativi. Per invertire la rotta, è necessario promuovere modelli imprenditoriali virtuosi, in grado di coniugare sostenibilità economica e rispetto della dignità umana.
D:Qual è l’approccio del Centro Studi Co.N.A.P.I. rispetto a queste tematiche?
R: Come Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale, poniamo al centro la dimensione sociale dell’impresa. Il nostro motto come Confederazione è chiaro: la persona prima del capitale.
Crediamo in un modello imprenditoriale in cui ciascuno possa svolgere il proprio lavoro con responsabilità, motivazione e senso di vocazione, in un ambiente sano, partecipativo e attento ai bisogni individuali e collettivi.
In quest’ottica abbiamo recentemente promosso un questionario sulle pratiche aziendali orientate al benessere dei lavoratori. Si tratta di un’indagine semplice ma significativa, utile per raccogliere esperienze concrete e promuovere un cambiamento reale.

Chi desidera partecipare può farlo attraverso il seguente link: https://forms.gle/osweFKr3xxwxmic59.
Come indicato nella presentazione, che troverete nella sezione Centro Studi del nostro sito ufficiale, http://www.conapinazionale.it, l’indagine nazionale intende esplorare le politiche e le prassi aziendali che favoriscono il benessere integrale dei lavoratori, rafforzando al contempo il valore sociale dell’impresa. L’attenzione alla persona, la qualità delle relazioni interne, la conciliazione tra vita e lavoro e l’adozione di politiche di welfare sono pilastri fondamentali per uno sviluppo sostenibile e responsabile.
Invitiamo imprenditori, artigiani, responsabili delle risorse umane e operatori del settore a contribuire compilando il questionario, così da costruire insieme modelli organizzativi più giusti, inclusivi e orientati al bene comune.
D: Un’ultima riflessione?
R: Il confronto con gli autorevoli relatori del convegno è stato ricco di spunti di riflessione. In questo contesto, anche la formazione riveste un ruolo strategico. L’incontro ha confermato la validità del percorso intrapreso: costruire un modello d’impresa più umano, consapevole e vicino alle persone, capace di rispondere alle reali esigenze dei lavoratori.
La salute mentale non può più essere considerata una questione secondaria: è, a tutti gli effetti, il cuore di un lavoro che voglia essere realmente generativo di benessere.





