LA FRATERNITÀ COME RISORSA PER IL LAVORO E PER L’IMPRESA


Lo scorso 4 febbraio abbiamo partecipato a una giornata di studio promossa dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) sui temi della fraternità quale risorsa economica, civile e politica.

Il confronto ha rimesso al centro una domanda essenziale che interroga il nostro presente e, soprattutto, il futuro: può la fraternità tornare a essere il principio ispiratore dell’organizzazione del lavoro e della vita d’impresa, in coerenza con quell’orizzonte tracciato dalla nostra Costituzione che punta al «benessere materiale e spirituale della società»?

Non si tratta di una questione teorica o di un mero esercizio accademico. In uno scenario globale segnato da tensioni internazionali, mercati incerti, precarietà occupazionale ed esistenziale, inflazione e un uso spesso disordinato delle nuove tecnologie, il rischio di ridurre il lavoratore a una semplice funzione produttiva — un numero in un bilancio — è estremamente concreto. Di fronte a questa deriva, l’impresa è chiamata a riscoprire la propria natura originaria: quella di essere un luogo di produzione, certamente, ma prima ancora una comunità di persone legate da un destino comune. L’impresa, mi piace sottolineare, è il luogo per eccellenza dove possiamo esercitare le nostre virtù.

Tutto ciò implica la creazione di condizioni di lavoro libere e dignitose, capaci di valorizzare la persona attraverso retribuzioni proporzionate e possibilità di crescita professionale. Significa riconoscere che l’attività lavorativa è lo strumento attraverso cui l’individuo realizza sé stesso e partecipa alla costruzione del bene comune.

Giorgio La Pira, che ha ispirato il mio percorso di ricerca e che oggi guida il pensiero del Centro Studi della Co.N.A.P.I. Nazionale, ricordava che l’uomo si perfeziona proprio attraverso il suo operato. È un’affermazione che restituisce dignità e profondità a un’esperienza troppo spesso letta in chiave esclusivamente utilitaristica. Il rapporto di lavoro, pur fondato su un necessario equilibrio di diritti e doveri, non può esaurirsi nello scambio freddo tra prestazione e salario. Esso presuppone una responsabilità reciproca e vitale: l’imprenditore è chiamato perciò — in maniera visionaria — a favorire contesti che elevino le capacità di ciascuno, mentre il lavoratore è invitato a contribuire con competenza e spirito di appartenenza alla crescita comune.

In questa dinamica, la fraternità cessa di essere un sentimento privato per diventare il criterio su cui si sorreggono anche le relazioni aziendali. È proprio in tale prospettiva che si colloca il Disegno di Legge su iniziativa del CNEL, presentato lo scorso 31 luglio 2025 e rubricato “Disposizioni per la valorizzazione della fraternità nei luoghi di lavoro”. Nel testo troviamo questioni che ci stanno particolarmente a cuore e che l’Articolo 1 del provvedimento indica correttamente come pilastri di un patto sociale: la conciliazione tra vita e lavoro, lo sviluppo del welfare aziendale, la partecipazione attiva dei collaboratori e la valorizzazione dei principi di uguaglianza e inclusività, giusto per citarne alcuni.

Il disegno legislativo punta inoltre la lente d’ingrandimento anche sulla tutela dei profili più esposti e vulnerabili, sull’attenzione costante alla formazione — intesa sia come percorso iniziale che come apprendimento continuo lungo tutto l’arco della carriera — e sulla fondamentale importanza del patto intergenerazionale. Non ultimo, il testo ribadisce la necessità di garantire pari opportunità retributive e di carriera, affinché la fraternità assuma contenuti concreti, misurabili e verificabili. Si tratta di tematiche che, come Co.N.A.P.I. Nazionale e come Centro Studi, sosteniamo con particolare vigore.

Di notevole rilievo appare la previsione, all’interno dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL), di momenti di incontro e monitoraggio aziendale, anche attraverso l’istituzione di commissioni paritetiche finalizzate a verificare il miglioramento della condizione di ogni lavoratore. Per noi, che crediamo nel valore autentico della bilateralità, questo è un passaggio di straordinaria importanza, poiché introduce strumenti di responsabilità condivisa e di valutazione effettiva della qualità della vita professionale. Seppur ancora un Disegno di Legge, accogliamo, pertanto, con favore questa proposta, consapevoli che ogni norma richiede un’attuazione coraggiosa e un adattamento sapiente ai diversi contesti produttivi.

In questo impegno, l’attività del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale non si limita all’analisi dei dati economici. Il nostro è un lavoro di ascolto diretto e costante delle imprese: ne misuriamo l’impatto sociale, la sostenibilità e la capacità di tradurre i valori in gesti quotidiani. Osserviamo come artigiani e imprenditori operano per rimuovere le barriere culturali, come integrano i lavoratori in percorsi di accoglienza e quanto investono nella conoscenza professionale quale leva di riscatto. Analizziamo ogni evidenza alla luce di una convinzione profonda: la qualità delle relazioni e l’attenzione all’umano incidono direttamente sulla solidità dello sviluppo e sulla capacità di resistere alle crisi.

Mi rendo conto che parlare oggi di fraternità possa risultare per alcuni una sfida complessa, innanzitutto culturale, ma come diceva don Luigi Sturzo, il primo passo è la formazione delle coscienze. Dobbiamo costruire ambienti in cui efficienza, produttività, dignità e fraternità procedano con lo stesso passo. Se sapremo tenere unite queste dimensioni, l’impresa potrà essere davvero una comunità capace di produrre utili, ma soprattutto di contribuire alla crescita umana, spirituale, civile e culturale del Paese, rendendo la fraternità non un ideale astratto, ma la dimensione concreta per realizzare il bene comune.

FRATERNITÀ NEI LUOGHI DI LAVORO: ANCHE LA CO.N.A.P.I. NAZIONALE PRESENTE ALLA GIORNATA DI STUDIO PROMOSSA DAL CNEL


Ieri, 4 febbraio 2026, presso il CNEL, in occasione della Giornata mondiale della fraternità, si è svolta la giornata di studio dal titolo “La fraternità come risorsa economica, civile e politica”, che ha rappresentato un momento di riflessione qualificata e di confronto tra istituzioni, mondo produttivo e società civile sul valore della fraternità nell’organizzazione del lavoro e dell’economia.


Nel corso dell’iniziativa è stata evidenziata la rilevanza della fraternità, un principio capace di orientare i rapporti economici e sociali, superando una visione meramente funzionale del lavoro e dell’impresa. Si è discusso, inoltre, del disegno di legge sulla fraternità nei luoghi di lavoro, come possibile strumento per promuovere relazioni lavorative fondate sul rispetto della persona, sulla cooperazione e sulla responsabilità condivisa.

La Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I. Nazionale), per mezzo del Presidente, il dott. Basilio Minichiello, e del dott. Antonio Zizza, quale Direttore del Centro Studi e Ricerche, ha preso parte con vivo interesse all’iniziativa, riconoscendo nella fraternità una risorsa essenziale per la costruzione di comunità imprenditoriali autentiche, coese e orientate al bene comune.
Per la Co.N.A.P.I. Nazionale, l’impresa non può essere ridotta a una semplice unità produttiva: essa è, prima di tutto, una comunità di persone. Promuovere la fraternità nei luoghi di lavoro significa valorizzare il lavoratore nella sua piena dignità umana e professionale, rafforzare i legami sociali e favorire uno sviluppo economico realmente sostenibile. È in questa prospettiva che si colloca il principio che guida l’azione quotidiana della Confederazione: la persona prima del capitale.

GIOVANI IMPRENDITORI CHE STANNO RIDEFINENDO IL MODO DI FARE IMPRESA


I giovani imprenditori stanno ridefinendo il modo di fare impresa in Italia con una rapidità e una lucidità che segnano una vera discontinuità rispetto alle generazioni precedenti.

Cresciuti in un contesto dominato dalla tecnologia, dalla globalizzazione e da un mercato del lavoro sempre più fluido, hanno sviluppato una visione dell’imprenditorialità che non si limita a replicare modelli esistenti, ma li trasforma in sistemi più agili, digitali e orientati all’innovazione. La loro forza non risiede soltanto nella capacità di utilizzare strumenti tecnologici avanzati, ma soprattutto nell’attitudine a leggere il cambiamento come un’opportunità e non come una minaccia.
Le nuove imprese guidate da under 35 si distinguono per l’adozione di processi digitalizzati, per l’uso strategico dei dati e per la capacità di integrare soluzioni fintech, e‑commerce e automazione in ogni fase del lavoro. Questo approccio permette loro di essere più veloci, più competitivi e più aperti ai mercati internazionali, anche quando operano in settori tradizionali.
Un altro elemento che caratterizza questa generazione è la naturale propensione alla sostenibilità. Per molti giovani imprenditori, l’impatto ambientale e sociale non è un’aggiunta, ma una parte integrante del modello di business.

Le startup nate negli ultimi anni mostrano una forte attenzione all’economia circolare, all’efficienza energetica, alla responsabilità sociale e alla trasparenza nei confronti dei clienti. Questo orientamento non solo risponde alle richieste del mercato, ma contribuisce a costruire imprese più solide e credibili nel lungo periodo.
Anche il rapporto con il sistema finanziario sta cambiando. I giovani imprenditori chiedono strumenti più flessibili, servizi digitali immediati e consulenze personalizzate. Non cercano semplicemente credito, ma partner capaci di accompagnarli nella crescita. Questo sta spingendo banche e istituzioni a rinnovare la propria offerta, creando un ecosistema più dinamico e più vicino alle esigenze delle nuove generazioni.
Nonostante le difficoltà legate al calo demografico, all’accesso al credito e all’incertezza economica, i giovani che scelgono di fare impresa mostrano una determinazione fuori dal comune. Sono meno numerosi rispetto al passato, ma più preparati, più internazionali e più orientati alla sperimentazione. La loro capacità di innovare, collaborare e costruire reti rappresenta una risorsa fondamentale per il futuro del Paese.
In un’Italia che spesso fatica a rinnovarsi, i giovani imprenditori stanno dimostrando che un nuovo modo di fare impresa è possibile: più moderno, più sostenibile, più aperto al mondo. Una trasformazione silenziosa ma profonda, che potrebbe diventare uno dei motori principali della crescita economica dei prossimi anni.

INSERIMENTO LAVORATIVO E TUTELA DELLE PERSONE VITTIME DI VIOLENZA: UNA MISURA CHE DIVENTA POLITICA SOCIALE


58 posti riservati per vittime di violenza: lavoro come autonomia e tutela.

La riserva di cinquantotto posti destinati a donne vittime di violenza e ai figli di vittime di femminicidio rappresenta una delle misure più significative introdotte nelle recenti politiche occupazionali. Si tratta di un intervento che unisce inclusione sociale, tutela della dignità personale e responsabilità collettiva, ponendo il lavoro al centro di un percorso di ricostruzione individuale e comunitaria.
La scelta di dedicare una quota specifica di assunzioni a persone che hanno vissuto situazioni di grave vulnerabilità nasce dalla consapevolezza che l’autonomia economica è spesso la condizione indispensabile per uscire definitivamente da contesti di violenza. Senza un reddito stabile, molte donne restano intrappolate in dinamiche di dipendenza che rendono difficile ogni forma di emancipazione. Allo stesso modo, i figli di vittime di femminicidio si trovano a dover affrontare traumi profondi e improvvisi cambiamenti di vita, per i quali un’opportunità lavorativa può rappresentare un primo passo verso una nuova stabilità.
La misura non si limita all’accesso al lavoro, ma prevede un insieme di strumenti pensati per accompagnare le persone coinvolte lungo tutto il percorso di inserimento.

Tra questi figurano programmi di tutoraggio dedicato, percorsi di formazione mirati, supporto psicologico e organizzativo, oltre a un’attenzione particolare alla collocazione territoriale, così da ridurre gli ostacoli logistici e favorire un ambiente lavorativo realmente accogliente. L’obiettivo è creare condizioni che non siano solo formali, ma effettivamente capaci di sostenere chi arriva da esperienze traumatiche.
Questa iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di rinnovamento delle politiche del lavoro, che punta a coniugare ricambio generazionale, aggiornamento delle competenze e responsabilità sociale. L’attenzione verso i profili più giovani, verso le professionalità tecniche e verso le nuove competenze digitali si affianca a un impegno concreto nel garantire opportunità a chi rischia di rimanere ai margini. In questo modo, l’inserimento lavorativo diventa non solo uno strumento economico, ma anche un atto di giustizia sociale.
La riserva dei cinquantotto posti rappresenta inoltre un modello replicabile in altri settori, soprattutto in quelli caratterizzati da una forte presenza territoriale e da una capacità di assorbimento occupazionale significativa.

È un esempio di come le politiche attive del lavoro possano essere orientate non solo all’efficienza organizzativa, ma anche alla tutela della dignità umana, trasformando il luogo di lavoro in uno spazio capace di accogliere, proteggere e restituire opportunità.
In un contesto nazionale in cui la violenza di genere continua a rappresentare una ferita aperta, misure come questa assumono un valore simbolico e pratico allo stesso tempo. Simbolico, perché affermano con chiarezza che la società non intende voltarsi dall’altra parte. Pratico, perché offrono strumenti concreti per ricostruire una vita, restituire autonomia e garantire un futuro a chi ha subito traumi profondi.
La riserva dei cinquantotto posti non è dunque solo un provvedimento amministrativo, ma un segnale culturale che richiama l’importanza di un impegno collettivo. È un invito a considerare il lavoro non solo come un fattore produttivo, ma come un diritto che può diventare leva di emancipazione, protezione e rinascita. È, soprattutto, un modo per affermare che la dignità delle persone non può essere negoziata e che ogni percorso di ricostruzione merita di essere sostenuto con strumenti adeguati, continuità e responsabilità.

L’IMPORTANZA DELLA SICUREZZA E DELLA FORMAZIONE NEI LUOGHI DI LAVORO – IL MONITO DI BASILIO MINICHIELLO ALLA LUCE DI CRANS-MONTANA


I drammi si possono evitare applicando misure necessarie con formazione per la sicurezza

La tragedia avvenuta a Crans-Montana nella notte di Capodanno, con un incendio che ha provocato numerose vittime e decine di feriti, rappresenta un monito severo per ogni azienda, ente e luogo di lavoro. Le prime ricostruzioni parlano di materiali infiammabili, vie di fuga insufficienti, un’unica uscita, personale ridotto e misure di prevenzione non adeguate a fronteggiare un imprevisto tanto rapido quanto devastante. È un evento che supera i confini geografici e riguarda tutti: riguarda la cultura della sicurezza, la responsabilità organizzativa e la consapevolezza che la tutela della vita non può mai essere considerata un adempimento formale.
La sicurezza non è un costo, ma un valore. Quando le norme vengono rispettate e applicate con rigore, incidenti di questa portata diventano estremamente improbabili. Vie di fuga libere, impianti manutentati, materiali certificati, dispositivi antincendio funzionanti e personale formato sono elementi che non si vedono, non fanno notizia, ma costituiscono la differenza tra un’emergenza gestibile e una tragedia irreversibile. Crans-Montana dimostra che basta una sola leggerezza, un singolo elemento fuori posto, per trasformare un ambiente di lavoro o di svago in un luogo di pericolo.
La formazione è il primo strumento di prevenzione. Le norme, da sole, non bastano: servono persone capaci di riconoscere un rischio, intervenire con tempestività, gestire un’evacuazione, mantenere la calma e applicare correttamente le procedure. La preparazione del personale non è un corso da archiviare, ma un processo continuo che deve accompagnare l’intera vita di un’organizzazione. Le direttive europee e nazionali insistono proprio su questo: la sicurezza è un sistema che vive attraverso le competenze delle persone.

In questo quadro, uno degli obiettivi centrali del Co.N.A.P.I. è proprio quello di richiamare costantemente l’attenzione delle imprese sull’importanza della formazione e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Il presidente Basilio Minichiello ne ha fatto una questione di rispetto e di principio, convinto che la tutela della vita umana non possa mai essere subordinata a logiche economiche o a semplificazioni operative. Ogni monito, ogni iniziativa, ogni percorso formativo promosso dall’ente nasce dalla consapevolezza che la prevenzione è un dovere collettivo e che la responsabilità non può essere delegata o rimandata.
Ogni datore di lavoro ha un obbligo morale e giuridico: garantire un ambiente sicuro. Non si tratta di un’opzione, né di un favore ai dipendenti, ma di un dovere che riguarda la gestione, la manutenzione, la vigilanza e la prevenzione. Le indagini su Crans-Montana si stanno concentrando su autorizzazioni, materiali, misure antincendio, numero di persone presenti, vie di evacuazione: tutti elementi che, se trascurati, diventano responsabilità dirette. La sicurezza non è mai un dettaglio, ma un sistema complesso che richiede investimenti, controlli e aggiornamenti costanti.
La lezione che questa tragedia ci consegna è chiara: la sicurezza non è mai garantita una volta per tutte; la formazione non può essere episodica; la prevenzione non è un lusso, ma la base stessa della vita lavorativa; la responsabilità non appartiene solo ai tecnici, ma a tutta la catena organizzativa. Ogni norma esiste per guadagnare secondi preziosi, centimetri di spazio, possibilità di fuga. E quei secondi, quei centimetri, possono salvare vite.
Crans-Montana non è un fatto lontano. È un richiamo diretto a ogni azienda, a ogni amministrazione, a ogni luogo in cui persone lavorano, si incontrano e vivono. La sicurezza è un patto collettivo, la formazione è la sua garanzia, la prevenzione è l’unico modo per evitare che il dolore di oggi diventi la cronaca di domani.

TEAM BUILDING: A NATALE SI PUO’!


Durante le festività si possono organizzare attività per consolidare il gruppo di lavoro

Chi ha letto gli altri articoli di questa rubrica sull’importanza della formazione già lo sa: il team building è uno strumento di sviluppo organizzativo fondamentale per un’azienda. Oggi ne parleremo, dato il periodo, con un taglio diverso che si tinge dei colori brillanti del Natale e che fornisce spunti interessanti proprio per il periodo delle festività.
Partendo con il ricordarvi che team building è un insieme di attività progettate per rafforzare le relazioni, la collaborazione e la fiducia tra le persone che lavorano all’interno di un’azienda, andiamo ora a scoprire come e perché il periodo natalizio rappresenta per molte aziende un’occasione interessante per fermarsi, respirare e guardare al lavoro da una prospettiva diversa: quella delle relazioni.

Le attività che rinsaldano le relazioni sono un modo strategico per rafforzare coesione, fiducia e senso di appartenenza e assumono un ruolo ancora più cruciale a fine anno. Con un buon team building, infatti, si può rafforzare la comunicazione interna visto che attività condivise permettono ai team di conoscersi oltre i ruoli formali, migliorando ascolto, coordinamento e capacità di risolvere problemi insieme. Poi si può ridurre lo stress e aumentare il benessere: il periodo natalizio, d’altronde, arriva spesso dopo mesi intensi e creare spazi di leggerezza e connessione aiuta a ricaricare le energie e a chiudere l’anno con un clima positivo.

Il team building, inoltre, favorisce la cultura aziendale poiché un’esperienza condivisa, se ben progettata, diventa un simbolo raccontando i valori dell’azienda e rafforza il senso di identità collettiva. Stimola, infine, creatività e innovazione: uscire dalla routine, sperimentare attività nuove e giocose apre la strada a idee fresche e a modalità di lavoro più dinamiche.

Le attività di team building da fare nel periodo natalizio

In particolare il Natale offre un immaginario ricco e un’atmosfera perfetta per creare esperienze memorabili. Ma cosa si può creare?

Un’idea vincente può essere quella di realizzare, insieme, laboratori creativi a tema che vadano dalla decorazione di oggetti alla creazione di piccoli regali solidali. Questo perché, qualunque sia il lavoro svolto di solito in azienda, le attività manuali stimolano sempre collaborazione e pensiero laterale.
Una “sfida” molto frequentata soprattutto dalle grandi aziende nell’ultimo periodo è anche quella delle cooking class o delle gare culinarie in cui si prepara insieme un menù natalizio come esercizio di coordinamento, gestione del tempo e spirito di squadra.

Tra le proposte di rafforzamento del team anche durante il periodo festivo, ci sono poi le escape room, magari a tema holiday, che sono ritenute perfette per allenare problem solving, leadership distribuita e capacità di prendere decisioni rapide.
Non possono poi mancare, vista la loro utilità sociale, le giornate di volontariato aziendale che rappresentano davvero una grande esperienza: unire il team attraverso un gesto concreto di solidarietà rafforza empatia, responsabilità e senso di scopo.
Infine, perché no, spazio anche a quiz, giochi e tornei natalizi leggeri, inclusivi e perfetti per coinvolgere anche team ibridi o distribuiti.

Il team building natalizio non è un semplice “evento di fine anno”: è un investimento nella qualità delle relazioni che sostengono l’azienda ogni giorno. Quando le persone si sentono parte di un gruppo coeso, lavorano meglio, comunicano meglio e affrontano le sfide con maggiore resilienza.

IL LAVORO NEL PERIODO DI NATALE


A Natale il lavoro aumenta nei settori commerciali e turistici. Le aziende devono bilanciare produttività e benessere, mantenendo motivazione e organizzazione.

Il periodo natalizio rappresenta da sempre un momento particolare per il mondo del lavoro, caratterizzato da dinamiche che si intrecciano tra esigenze produttive, aspettative dei dipendenti e trasformazioni sociali. In molte aziende, soprattutto nel settore commerciale e turistico, dicembre coincide con il picco delle attività: negozi, centri commerciali e piattaforme online registrano un aumento significativo delle vendite, richiedendo turni più intensi e una maggiore disponibilità del personale. Questo comporta spesso un incremento di straordinari e la necessità di gestire con attenzione i carichi di lavoro per evitare stress e cali di rendimento. Parallelamente, il Natale porta con sé il tema delle ferie e delle assenze programmate. Molti lavoratori desiderano trascorrere più tempo con la famiglia, e le aziende si trovano a dover bilanciare le richieste di permesso con la continuità operativa.

Nei contesti più organizzati, la pianificazione anticipata dei turni e l’adozione di strumenti digitali di gestione del personale diventano fondamentali per garantire equità e trasparenza. Non va trascurato l’aspetto emotivo e motivazionale: il clima natalizio può favorire la coesione interna, grazie a iniziative come eventi aziendali, regali simbolici o bonus di fine anno, che rafforzano il senso di appartenenza e riconoscimento. Tuttavia, laddove queste attenzioni mancano, il rischio è che il periodo venga percepito solo come un aggravio di responsabilità. Infine, il lavoro a Natale riflette anche un cambiamento culturale: se da un lato permane l’idea tradizionale di pausa e riposo, dall’altro la società dei consumi e la globalizzazione hanno reso questo periodo un’occasione di forte intensificazione delle attività. In sintesi, il lavoro nel periodo natalizio è un equilibrio delicato tra produttività e benessere, tra esigenze aziendali e diritti dei lavoratori, e la sua gestione rappresenta una sfida che richiede sensibilità, organizzazione e capacità di valorizzare il lato umano delle relazioni professionali.

TUTELA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO: LE NUOVE REGOLE


C’è bisogno sempre di più prevenzione e sicurezza.

Il recente intervento normativo rafforza la protezione dei lavoratori, con particolare attenzione alla prevenzione oncologica, alla sicurezza nelle mansioni a rischio e al sostegno alle imprese di piccole dimensioni.
Le nuove norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro introducono cambiamenti significativi. La prima novità riguarda le visite mediche: tutti gli accertamenti sanitari previsti dalla normativa e quelli richiesti dal medico competente vengono considerati a tutti gli effetti parte dell’orario di lavoro. Restano escluse soltanto le visite effettuate prima dell’assunzione. Questo comporta per le imprese l’obbligo di retribuire il tempo dedicato agli esami e di organizzarsi per gestire eventuali assenze, con particolare attenzione alle realtà più piccole.
Un altro punto importante è l’obbligo per il medico competente di informare i lavoratori sull’importanza della prevenzione oncologica. L’obiettivo è favorire la partecipazione ai programmi di screening previsti dal Servizio Sanitario Nazionale e sostenere le campagne di sensibilizzazione promosse dal Ministero della Salute. Si tratta di una misura che rafforza la collaborazione tra aziende e servizi sanitari e che ha un impatto positivo sul piano sociale.
Per quanto riguarda la sicurezza, viene introdotta la possibilità di sottoporre a visita medica i lavoratori che, impegnati in mansioni a rischio, siano sospettati di trovarsi sotto l’effetto di alcool o sostanze stupefacenti.

Lo scopo è ridurre gli infortuni e garantire un ambiente di lavoro sicuro. In questi casi può emergere il problema della gestione del dipendente dichiarato non idoneo.
Se un lavoratore non è più in grado di svolgere le sue mansioni, il datore di lavoro deve ricollocarlo in attività equivalenti o, se non possibile, in mansioni diverse ma con lo stesso livello di retribuzione. È previsto anche il sostegno a percorsi di recupero. Solo quando non esistono alternative si può arrivare alla risoluzione del rapporto di lavoro.Un ulteriore elemento riguarda il ruolo degli organismi paritetici, che nelle imprese fino a dieci dipendenti possono promuovere iniziative per agevolare la sorveglianza sanitaria, anche attraverso convenzioni con le Aziende Sanitarie Locali o con medici competenti. Questa misura è pensata per aiutare i piccoli datori di lavoro a rispettare gli obblighi di legge.
Infine, la contrattazione collettiva viene invitata a promuovere iniziative per la salute nei luoghi di lavoro e a introdurre permessi retribuiti che consentano ai lavoratori di partecipare agli screening oncologici durante l’orario di lavoro.
In sintesi, le nuove regole rafforzano la tutela della salute dei lavoratori, puntano sulla prevenzione oncologica e sulla sicurezza nelle mansioni a rischio, e cercano di bilanciare la protezione dei dipendenti con le esigenze organizzative delle imprese.

INCLUSIONE, LAVORO E RESPONSABILITÀ SOCIALE: LA VISIONE DEL CENTRO STUDI CO.N.A.P.I.


In occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale rilancia il valore dell’inclusione come leva strategica per il mondo produttivo. In questa intervista, il Direttore illustra il significato della ricorrenza, le indagini avviate e il ruolo centrale della persona nei modelli d’impresa sostenibili.

Direttore, oggi celebriamo la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. Qual è il significato di questa ricorrenza per il mondo produttivo nazionale?

La giornata di oggi è fondamentale per il mondo produttivo, a cominciare proprio dall’artigianato, dalla micro e piccola impresa che rappresentiamo. Ricordo come il lavoro non è solo produzione, ma anche inclusione, partecipazione e responsabilità sociale. Valorizzare le persone con disabilità significa rafforzare l’intero tessuto produttivo del Paese, promuovere equità, innovazione e coesione. Per il nostro Centro Studi, questa data rappresenta un’occasione per ribadire che la centralità della persona è alla base di un’impresa responsabile e sostenibile.

Il Centro Studi e Ricerche nell’ultimo anno ha avviato due indagini nazionali sul tema dell’inclusione e sull’attenzione alle disabilità. Può spiegarci di cosa si tratta e perché sono così importanti?

Sì, come le dicevo l’accessibilità al lavoro, l’attenzione alle persone disabili e la dimensione sociale dell’impresa sono una priorità per noi. A tal proposito, infatti, il nostro Centro Studi ha pubblicato due questionari – attualmente ancora aperti – perché riteniamo fondamentale basare le indagini studio su dati concreti. La prima indagine, Accessibilità al lavoro. La visione delle imprese sull’inserimento delle persone con disabilità, è stata avviata la scorsa estate e consente di capire come le aziende attuano concretamente l’accesso al lavoro delle persone con disabilità, evidenziando buone pratiche, ostacoli e fabbisogni.

La seconda, Diversity, inclusion and enterprise: building inclusive work communities, è stata avviata quest’anno a seguito del Protocollo d’Intesa che il nostro Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I Nazionale ha siglato con UP Training Srl e valuta come la diversità possa trasformarsi in leva di innovazione, benessere organizzativo e valore condiviso.

Entrambe le indagini ci permettono di comprendere la realtà delle imprese, orientare politiche aziendali efficaci e rafforzare la cultura dell’inclusione in tutto il sistema produttivo.

Perché avete coinvolto anche enti di formazione nelle indagini?

Perché come Confederazione Co.N.A.P.I. Nazionale crediamo molto nella formazione quale leva di sviluppo e di inclusione. Poi la formazione è essenziale: senza formazione non è possibile costruire ambienti realmente inclusivi. Coinvolgere pertanto gli enti di formazione significa promuovere competenze, consapevolezze e pratiche professionali che preparino le imprese a gestire contesti accessibili, equi e partecipativi. Non è solo un supporto operativo: è una leva strategica per diffondere, anche attraverso la formazione professionale, una cultura dell’inclusione capace di generare valore umano e sociale.

Come possono le imprese partecipare alle vostre ricerche?

Accedendo al nostro sito ufficiale http://www.conapinazionale.it/e partecipando ai questionari. A tal riguardo voglio rivolgere un invito diretto alle imprese che ci leggono: partecipare ai questionari. È un gesto concreto che consente di contribuire allo sviluppo di strumenti operativi, percorsi formativi e politiche aziendali inclusive ed efficaci.Accessibilità e lavoro. La visione delle imprese sull’inserimento delle persone con disabilità: https://forms.gle/APocQ1SXDcU98otf9

La risposta raccolta è preziosa: senza la voce delle imprese non potremmo analizzare i bisogni né proporre interventi concreti per rafforzare una sana e responsabile cultura dell’inclusione.

La Co.N.A.P.I. Nazionale sottolinea spesso la centralità della persona. In che modo questo principio guida le vostre azioni?

La Confederazione afferma con chiarezza che la persona viene prima del capitale. È una visione che interpreta l’impresa non come “mera macchina produttiva”, ma come una comunità di lavoro, fatta di persone. Questo principio orienta ogni scelta: dall’analisi sociale all’organizzazione aziendale, dalla formazione alla proposta di modelli inclusivi. Il ruolo del Centro è tradurre questa identità in conoscenza, strumenti e percorsi concreti, capaci di generare valore e coesione sociale.

GIORNATA NERA PER LE MORTI SUL LAVORO: CINQUE VITTIME IN SOLE 24 ORE. LA Co.N.A.P.I. ACCELERA SUI MODELLI ORGANIZZATIVI DI GESTIONE DELLA SICUREZZA


Cinque morti sul lavoro in 24 ore. Co.N.A.P.I. rafforza i modelli di sicurezza e valorizza il ruolo del preposto.

Una giornata drammatica per il mondo del lavoro. Nelle ultime 24 ore si sono registrate altre cinque vittime sul lavoro, un bilancio che porta a numeri sempre più allarmanti dall’inizio dell’anno. Di fronte a questa emergenza, la Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I. Nazionale) ha convocato questa mattina una riunione straordinaria per accelerare l’implementazione dei modelli organizzativi di gestione della sicurezza, in collaborazione con l’Organismo Paritetico Nazionale Elav (OPN Elav).
Durante l’incontro, l’attenzione si è concentrata in particolare sulla figura del preposto, ritenuta sempre più centrale e strategica nelle politiche di prevenzione. Il preposto, infatti, rappresenta il primo presidio di controllo e di verifica delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, ma anche un vero catalizzatore nella diffusione dei modelli di gestione e della cultura della prevenzione tra i lavoratori.
La Co.N.A.P.I., insieme all’OPN Elav, sta operando in modo sinergico per promuovere e diffondere l’adozione dei modelli organizzativi di gestione e delle commissioni di asseverazione, con l’obiettivo di consolidare una sicurezza aziendale più strutturata, efficace e partecipata.
In quest’ottica, si punta anche a una rivalutazione normativa del ruolo del preposto, affinché questa figura venga adeguatamente formata, riconosciuta e valorizzata quale elemento chiave nei processi di prevenzione.

Come ha sottolineato la Presidenza della Confederazione, l’obiettivo non è sostituire le buone prassi sulla salute e sicurezza, ma integrarle attraverso un sistema di gestione che si sviluppi in tre fasi operative:
1. Programmazione – definizione delle priorità e pianificazione delle azioni, considerando i diversi livelli di rischio e le specificità delle attività produttive;
2. Attuazione – implementazione concreta delle misure di sicurezza attraverso il lavoro coordinato di RSPP e preposti;
3. Verifica – controllo e monitoraggio continuo delle misure messe in atto, grazie al contributo dei RLS e degli RLST.
Questo nuovo approccio organizzativo rappresenta una svolta culturale per la prevenzione, capace di rendere la sicurezza parte integrante della gestione aziendale quotidiana, e non un mero adempimento formale.
La Co.N.A.P.I. e l’OPN Elav sono convinti che solo attraverso l’organizzazione, la formazione e la responsabilizzazione di tutte le figure coinvolte si possa arrivare a una riduzione concreta degli infortuni, soprattutto di quelli mortali, che continuano a colpire in modo drammatico i settori ad alto rischio come l’edilizia e l’industria pesante.