VITICOLTURA SOSTENIBILE ED ENOTURISMO: LA VISIONE DEL DOTT. ANTONIO ZIZZA


Nel quadro del Rapporto “Viticoltura sostenibile ed enoturismo. Esiti della ricerca sulle imprese in Italia”, abbiamo intervistato il dottor Antonio Zizza, protagonista del dibattito nazionale promosso da Co.N.A.P.I. e voce autorevole nel campo delle politiche agricole e dello sviluppo territoriale.

Con lui abbiamo analizzato i dati emersi dalla ricerca, le prospettive di crescita per le aree interne e il ruolo decisivo di innovazione e capitale umano nel rendere competitivo il settore vitivinicolo.
Ricerca e risultati – Quali sono i principali dati emersi dalla ricerca sulla sostenibilità della viticoltura e sulle dinamiche evolutive dell’enoturismo?

1 La ricerca, pubblicata nel nostro Rapporto “Viticoltura sostenibile ed enoturismo. Esiti della ricerca sulle imprese in Italia”, che potete leggere gratuitamente sul nostro sito ufficiale www.conapinazionale.it, evidenzia una trasformazione profonda e ormai strutturale del settore, con un’attenzione particolare all’enoturismo, costantemente in crescita su tutto il territorio nazionale.
Altresì, oltre il 91% delle imprese vitivinicole dichiarano di adottare pratiche avanzate di sostenibilità ambientale, incluse energie rinnovabili, metodi biologici e biodinamici e una consistente riduzione dell’impiego di fitofarmaci. Parallelamente, l’integrazione tra produzione e servizi enoturistici si conferma decisiva: l’87% delle aziende offre esperienze strutturate e il 95% riconosce la centralità della connessione fra vino, territorio e paesaggio quale tratto distintivo di competitività.
Questi dati indicano indubbiamente una evoluzione imprenditoriale, oltre che culturale, del settore, sempre più orientato a qualità, autenticità e sostenibilità territoriale.
Di tutto questo ne parleremo domani, giovedì 27 novembre 2025, nel corso del primo convegno nazionale promosso da Co.N.A.P.I., ospitato nel Castello Marchionale di Taurasi, in provincia di Avellino.

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2.⁠ ⁠Modello imprenditoriale – In che modo viticoltura ed enoturismo possono diventare un modello replicabile di sviluppo per le aree interne?
Come chiarito più volte, anche nel Rapporto, il binomio viticoltura–enoturismo costituisce un modello replicabile perché si fonda su risorse non delocalizzabili: paesaggio, cultura agricola, comunità e identità territoriale. In molte aree interne queste componenti danno vita ad economie diffuse collegate alla filiera dell’ospitalità, della ristorazione e dei servizi culturali, producendo valore aggiunto locale e rafforzando la coesione sociale.
Per rispondere alla sua domanda, la replicabilità dipende dalla capacità di costruire reti e governance condivise tra imprese, enti pubblici, associazioni professionali e attori sociali.
Proprio per questo, il convegno di domani intende mettere attorno allo stesso tavolo competenze e responsabilità istituzionali, nella prospettiva di definire modelli concreti e trasferibili ad altri territori.

3.⁠ ⁠Capitale umano e innovazione – Quanto contano formazione, nuove tecnologie e governance territoriale nel rendere competitivo il settore vitivinicolo?
Premetto col dirle che sono tutti elementi determinanti. La ricerca mostra una crescente diffusione di tecnologie di precisione, sistemi digitali di monitoraggio, automazione dei processi e applicativi di intelligenza artificiale. Tuttavia, emerge con forza un bisogno urgente di competenze tecniche, scientifiche e manageriali, senza le quali l’innovazione rischia di non tradursi in competitività reale.
Ugualmente centrale è la governance territoriale: senza coordinamento istituzionale e cooperazione pubblico–privato, innovazione e sviluppo restano frammentati. Il confronto interdisciplinare previsto nel nostro convegno ha proprio l’obiettivo di mettere in dialogo competenze scientifiche, imprese e istituzioni per definire una strategia comune.
In questo il sindacato, le associazioni di categoria, la ormai nascente federazione dell’enoturismo in seno alla Co.N.A.P.I. Nazionale, hanno un ruolo fondamentale. Ma di questo ne parleremo al convegno di Taurasi.

4.⁠ ⁠Prospettive future – Quali sono le sfide più urgenti che le imprese vitivinicole italiane dovranno affrontare nei prossimi anni per restare sostenibili e attrattive?
Le sfide prioritarie riguardano l’adattamento ai cambiamenti climatici, la sostenibilità economica legata alle giacenze e ai mercati internazionali, il rafforzamento delle competenze professionali e l’accesso a tecnologie e capitali. Sarà molto importante perciò investire in infrastrutture logistiche e digitali, soprattutto nelle aree interne, oltre che potenziare reti consortili e forme di sinergia commerciale per superare la frammentazione strutturale del comparto.
Competitività e sostenibilità richiedono visione strategica e capacità di sistema, temi che saranno al centro della discussione collegiale di domani.

5.⁠ ⁠Ruolo delle aree interne – Ritiene che le aree interne possano diventare laboratori di innovazione e sostenibilità?
Assolutamente sì, ne siamo convinti come Centro Studi e come Confederazione Co.N.A.P.I. Nazionale. Le aree interne rappresentano oggi contesti privilegiati per sperimentare nuovi modelli di sviluppo fondati su economia circolare, sostenibilità e radicamento territoriale. Qui viticoltura ed enoturismo possono contribuire alla rigenerazione sociale e demografica, contrastando lo spopolamento e generando condizioni di reale abitabilità, attraverso occupazione qualificata, reti imprenditoriali e servizi innovativi.
Con adeguato supporto infrastrutturale e istituzionale, le aree interne possono diventare laboratori nazionali di imprenditoria, come dimostra la scelta volontaria della Co.N.A.P.I. Nazionale di avviare proprio da Taurasi, territorio simbolico e di eccellenza, il primo appuntamento del nostro ciclo di convegni sulla viticoltura e l’enoturismo.

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