FABBISOGNI AZIENDALI E FORMAZIONE: AL VIA LA RETE NAZIONALE DEI PARTNER PER LA RICERCA DEL CENTRO STUDI E RICERCHE CO.N.A.P.I. NAZIONALE


In un contesto economico e sociale attraversato da cambiamenti profondi, comprendere i reali fabbisogni delle imprese e il ruolo strategico della formazione non è più un esercizio teorico, ma una necessità concreta per garantire competitività, coesione e sviluppo.

La transizione digitale, l’impatto dell’intelligenza artificiale, il calo demografico e l’invecchiamento della forza lavoro stanno ridisegnando il mercato del lavoro con una rapidità senza precedenti. In questo scenario, il Centro Studi e Ricerche Co.N.A.P.I. Nazionale avvia un progetto di ricerca ambizioso e innovativo, volto a costruire una rete nazionale di partner e a raccogliere dati empirici capaci di orientare le politiche formative e le strategie delle imprese, con particolare attenzione alle micro-imprese e all’artigianato, cuore pulsante del sistema produttivo italiano. Per approfondire la visione, gli obiettivi e le prospettive di questa iniziativa, abbiamo intervistato il dott. Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi Co.N.A.P.I. Nazionale, che ci accompagna dentro il significato e il valore di un progetto pensato per riportare al centro la dignità del lavoro e la centralità della persona, offrendo strumenti concreti per governare il cambiamento.Direttore, in un mercato del lavoro segnato da trasformazioni demografiche e tecnologiche senza precedenti, quale valore assume oggi questo progetto di ricerca sui “Fabbisogni aziendali e formativi”?
Il valore di questa ricerca, come dichiarato anche in una precedente intervista su questo Magazine, risiede nella necessità di ancorare la visione del futuro a basi empiriche solide. Viviamo una fase di profonda trasformazione: da un lato affrontiamo i rischi strutturali come il calo demografico, le emigrazioni giovanili o l’invecchiamento della forza lavoro, dall’altro siamo immersi nella dinamicità delle transizioni digitale e ambientale. In questo scenario, il nostro progetto di ricerca – che invito a seguire passo dopo passo sui nostri siti e canali ufficiali, richiamandone anche il link di una piattaforma creata appositamente: https://www.conapinazionale.it/centrostudi/index.html– non è un semplice esercizio statistico, ma una vera e propria social and labour mission: vogliamo riportare al centro la dignità del lavoro e della persona, fornendo alle imprese e agli enti di formazione gli strumenti necessari a governare il cambiamento, invece che a subirlo. Quello che vogliamo provare in questo studio è che la formazione non è più un accessorio, ma la chiave della trasformazione e l’unica difesa contro l’obsolescenza delle competenze e l’elevazione della dignità umana nei luoghi di lavoro.

Il progetto di ricerca pone un accento particolare sulle micro-imprese e sull’artigianato. Perché questa scelta e quali sfide si incontrano?
Anzitutto per nostra natura. Siamo la confederazione che rappresenta artigiani e piccoli imprenditori. Poi, storicamente, mentre le medie e grandi imprese hanno strutture consolidate per la gestione del capitale umano, le micro-imprese e gli artigiani risultano spesso più restii a investire in formazione, per diverse ragioni, che vanno dalla carenza di tempo interno alla percezione della didattica come un costo immediato piuttosto che come un asset strategico. Tuttavia, oggi questa resistenza deve essere superata. Di fronte alla rivoluzione digitale e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa, anche la bottega o l’officina sono chiamata e investire in formazione continua e capitale umano. Il nostro progetto di ricerca nasce proprio per ascoltare queste realtà, che rappresentano il cuore pulsante del Paese, affinché i percorsi formativi non siano calati dall’alto ma rispondano ai fabbisogni reali, contrastando efficacemente il mismatch occupazionale.

A che punto si trova attualmente il progetto e quali sono i prossimi passi?
Siamo nella fase inaugurale, un momento importante dedicato all’adesione dei soggetti partner e alla costruzione di una rete di ricerca multidisciplinare. È il tempo del confronto istituzionale, in cui stiamo definendo l’impianto metodologico e raccogliendo le manifestazioni d’interesse. Questa fase preparatoria è propedeutica alla somministrazione del primo questionario strutturato, previsto per il mese di marzo 2026, che sarà rivolto specificamente agli operatori del settore formativo e della consulenza per mappare l’offerta attuale e le criticità riscontrate.

AGRICOLTURA ITALIANA 2024: RESILIENZA E TRASFORMAZIONE DEL SETTORE


Il comparto cresce e si riorganizza, confermandosi centrale per l’economia e la coesione sociale.

L’agricoltura italiana nel 2024 conferma resilienza e crescita, con più occupazione dipendente e meno autonomi. Il settore resta vitale, ma necessita di ricambio generazionale, innovazione e formazione per garantire continuità e inclusione.
Il mondo agricolo italiano nel 2024 si presenta come un comparto capace di affrontare le sfide con determinazione e di adattarsi a un contesto in continua evoluzione. La crescita della manodopera dipendente rappresenta un segnale di vitalità, soprattutto nelle aree settentrionali e centrali del Paese, dove l’agricoltura si conferma motore di occupazione. Veneto e Lazio emergono come territori trainanti, capaci di attrarre nuova forza lavoro e consolidare il ruolo strategico del settore nella creazione di opportunità.
Accanto a questo dinamismo, si registra una fase di riorganizzazione della base produttiva, con una riduzione delle imprese attive che riflette un processo di trasformazione strutturale. La componente autonoma, composta in larga parte da coltivatori diretti, coloni e mezzadri, mostra una contrazione dovuta anche al naturale ricambio generazionale, con molti lavoratori che lasciano il settore per raggiunti limiti di età. Questo fenomeno sottolinea l’urgenza di favorire l’ingresso di nuove generazioni, capaci di portare innovazione e continuità in un comparto che rimane centrale per l’economia e la società italiana.

Un altro elemento di rilievo riguarda la partecipazione femminile, che continua a rappresentare una quota importante della forza lavoro agricola, pur con una lieve flessione rispetto all’anno precedente. La presenza delle donne nel settore è un fattore di equilibrio e di arricchimento, e la loro valorizzazione costituisce una delle sfide future per garantire inclusione e sostenibilità.
Nel complesso, l’agricoltura italiana dimostra una straordinaria capacità di resilienza, riuscendo a bilanciare nuove assunzioni con il naturale turnover della forza lavoro. Le prospettive restano positive, a condizione che vengano rafforzati gli investimenti in innovazione tecnologica, formazione e sviluppo delle competenze. Solo così sarà possibile sostenere una crescita duratura e inclusiva, capace di rispondere alle esigenze di un settore che continua a essere pilastro fondamentale della vita economica e sociale del Paese.