Milano accende i riflettori sui debutti più attesi della stagione.
Questa Fashion Week ha il sapore delle rivoluzioni silenziose. Quattro maison, quattro direttori creativi pronti a ridefinire il lessico della moda italiana e internazionale. I riflettori sono puntati proprio su di loro.
Il primo a scendere in campo è stato Demna Gvasalia, ex Balenciaga, che ha presentato la sua collezione d’esordio per Gucci. Con La Famiglia, il designer georgiano ha aperto un capitolo radicale: via i contenuti passati dai social, spazio a un immaginario ironico e teatrale, in cui ogni look diventa un personaggio. Un gesto netto, che ribadisce l’intenzione di trasformare Gucci in un luogo di identità molteplici e sempre in movimento, senza rinunciare a richiami alla tradizione, come la borsa Bamboo, rielaborata con spirito contemporaneo. Il 24 settembre è toccato a Simone Bellotti per Jil Sander. Ex Bally, lo stilista brianzolo ha riportato il brand alle origini del minimalismo, ma con tocchi personali: rigore anni Novanta, linee pulite, palette neutra arricchita da lampi di colore e dettagli inattesi.

La passerella bianca, con il profilo di Palazzo Sforzesco sullo sfondo, ha amplificato l’essenzialità della proposta, consegnando al pubblico una visione che unisce rigore e sensibilità. Domani 26 settembre sarà invece il turno di Dario Vitale, nuovo volto di Versace, che ha scelto di rompere con lo show spettacolare preferendo un evento intimo e selezionato. Una presentazione riservata, che vuole onorare il passato della maison e suggerirne le direzioni future, in un momento delicato dopo l’uscita di Donatella Versace. Sabato, infine, toccherà a Louise Trotter con Bottega Veneta. La designer britannica, ex vicepresidente della linea femminile di Gap, ha dichiarato di voler mantenere l’eleganza discreta che da sempre caratterizza il marchio, rinunciando a loghi vistosi per concentrarsi su superfici, texture e costruzione sartoriale. La sua prima collezione promette di intrecciare storia e modernità, rispettando l’identità della maison ma aprendola a nuovi equilibri.
Milano, intanto, si conferma laboratorio e specchio: tra attese, debutti e colpi di scena, questa settimana della moda non racconta soltanto abiti, ma il modo in cui le maison scelgono di riscrivere se stesse, tra eredità ingombranti e nuovi orizzonti creativi.

