FERRERO SOSPENDE GLI ACQUISTI DI NOCCIOLE TURCHE: CRISI GLOBALE E CROLLO DELLA PRODUZIONE IRPINA


Nocciole in crisi per scarsa produzione. la Ferrero rinuncia alla nocciola turca

Il colosso dolciario Ferrero ha deciso di sospendere temporaneamente gli acquisti di nocciole dalla Turchia, principale fornitore mondiale, a causa di un drastico aumento dei prezzi e di una crisi produttiva che ha colpito il settore.
La decisione arriva dopo una primavera segnata da condizioni climatiche estreme e da un’epidemia di parassiti che ha devastato i raccolti turchi. Una gelata fuori stagione ha compromesso la fioritura degli alberi, mentre la diffusione della cimice asiatica ha ulteriormente aggravato la situazione, riducendo drasticamente la quantità di frutta secca disponibile. Il risultato è stato un crollo della produzione sotto le 500mila tonnellate e un conseguente raddoppio dei prezzi rispetto all’inizio dell’estate.
Ferrero, che consuma circa il 25% della produzione mondiale di nocciole per prodotti come Nutella e Rocher, ha scelto di interrompere gli acquisti dalla Turchia per tutelarsi da ulteriori rincari e speculazioni. L’azienda ha attinto alle proprie scorte e ha avviato trattative per rifornirsi da altri mercati, tra cui Cile, Stati Uniti e Cina.
Ma la crisi non riguarda solo la Turchia. Anche l’Italia, secondo produttore europeo, è alle prese con una stagione drammatica.

In Irpinia, una delle aree più vocate alla corilicoltura, la produzione ha subito un crollo stimato tra il 60% e l’80% rispetto agli anni precedenti. Le cause sono molteplici: inverni troppo miti, piogge violente in primavera, ondate di calore e siccità estiva hanno messo in ginocchio i noccioleti. Il fenomeno della cascola precoce ha colpito duramente, con frutti svuotati, secchi o danneggiati da patologie non ancora identificate.
La produzione attesa nella provincia di Avellino non supererà le 4.000 tonnellate, un dato allarmante che sta generando forti preoccupazioni tra gli agricoltori locali. Le aziende agricole irpine, molte delle quali a conduzione familiare, si trovano ora in grave difficoltà economica. I costi di produzione sono aumentati, mentre i ricavi si sono ridotti drasticamente. Alcuni produttori stanno valutando la possibilità di abbandonare la coltivazione, mentre altri chiedono interventi urgenti da parte delle istituzioni per fronteggiare la crisi.
Questa doppia emergenza, turca e italiana, evidenzia la vulnerabilità delle filiere agroalimentari di fronte ai cambiamenti climatici e alle emergenze fitosanitarie. Ferrero, da parte sua, sembra intenzionata a rafforzare la propria rete internazionale, mantenendo al contempo un occhio vigile sulla situazione turca e italiana, nella speranza di un ritorno alla normalità.

PRODUZIONE CASTAGNE: MONTELLA AREA PROTETTA IGP

Il lavoro presenta l’evoluzione della posizione dell’Italia nel commercio internazionale delle castagne destinate al consumo fresco. L’Italia, insieme alla Cina, è il principale esportatore mondiale di castagne. Tuttavia, le castagne italiane per varietà, proprietà organolettiche e caratteristiche estetiche si differenziano da quelle prodotte in Cina e per questo rappresentano all’estero una sorta di made in Italy. Le esportazioni rappresentano tra il 30% e il 40% della produzione e la bilancia commerciale è sempre in attivo. Tuttavia, i mutati gusti dei consumatori e la concorrenza asiatica minacciano la sua capacità di penetrazione nei mercati esteri e, di conseguenza, la sopravvivenza del settore, che garantisce un’importante fonte di reddito e la tutela ambientale e paesaggistica dei territori. La produzione mondiale di castagne si concentra in due grandi macroaree, l’Asia e l’Europa, che rappresentano rispettivamente l’80% e il 16% della produzione mondiale. Essa è pari a poco più di 1 milione di tonnellate e occupa una superficie di 367.000 ettari. La produzione mondiale di castagne è cresciuta a partire dal 1990, dopo un trentennio in cui è rimasta relativamente stabile. Tale crescita è dovuta esclusivamente alla produzione cinese che tra il 1990 e il 2008 è più che triplicata attestandosi a circa 900 mila tonnellate nel periodo 2004-2008. Il Centro Studi e Ricerca di Co.N.A.P.I .Nazional, ha messo in evidenza che il risultato della Cina è da attribuirsi sia ad una maggiore superficie investita nella coltura sia al miglioramento delle rese. Infatti, la superficie investita è quasi raddoppiata portandosi a circa 130.000 ettari nel 2008, aumentando anche la cosiddetta resa. Nello stesso periodo, la produzione italiana si è attestata tra le 50 e le 70 mila tonnellate a seconda dell’annata. La quota sulla produzione mondiale è passata dall’11% in media degli anni Novanta al 4% in media di oggi a causa dell’aumento della produzione cinese. Le principali regioni esportatrici sono Campania e Piemonte, che rappresentano, rispettivamente, il 65% e il 12% della quantità di castagne e marroni esportata dall’Italia. In particolare, le industrie di trasformazione e commercializzazione della Campania sono tra i più importanti operatori dei mercati internazionali. La filiera castanicola italiana è costituita da pochi operatori che trasformano e commercializzano il prodotto sui mercati nazionali e esteri, da un’ offerta frammentata costituita da aziende di piccole dimensioni e dalla presenza di numerosi intermediari. Tale struttura si riflette sia sul prezzo alla produzione che su quello al consumo.Nel campo delle denominazioni di origine protetta (DOP) e Indicazione geografica protetta (IGP) ci sono 8 varietà frutticole.

Tra le aree protette e a coltivazione di castagne risaltano quelle Irpine, in modo particolare quella di Montella tanto che il 7 marzo 1975 è stata fondata la Società Cooperativa Agricola CASTAGNE DI MONTELLA per volontà di un gruppo numeroso di castanicoltori dell’Areale I.G.P., il cui obiettivo è quello di accorciare la filiera produzione – mercato, avvicinando il più possibile i produttori ai consumatori. La Cooperativa basa i suoi principi sulla solidarietà fra i produttori agricoli che, unendosi, acquistano maggiore forza contrattuale sul mercato. Oltre Montella, fanno parte della filiera Cassano Irpino, Bagnoli Irpino, Laceno tanto da dar vita ad un opificio che si estende su una superficie totale di 7.500 mq. di cui circa 1.000 mq. sono coperti, dove avviene la lavorazione e manipolazione del prodotto, i restanti 6.500 mq. servono per le operazioni di carico/scarico e parte a verde.Ad oggi la Cooperativa conta un considerevole numero di soci che conducono superficie investita a castagneto da frutto per circa 165 Ettari. La produzione viene collocata, prevalentemente sul mercato nazionale, soprattutto con il marchio dell’azienda “Soc. Coop. Agricola Castagne di Montella” per quanto riguarda il prodotto fresco, mentre per il secco, esso viene venduto ad altri intermediari che collocano il prodotto con il loro marchio. I dati economici e produttivi sono consistenti. Il castagno è stato da sempre un mezzo di sussistenza economica per la comunità irpina contribuendo a segnare la tradizione rurale e lo sviluppo sociale di queste zone. Con una produzione media annua di 7-8 mila tonnellate, la “Castagna di Montella” partecipa a circa il 60% dell’intero raccolto di castagne della provincia di Avellino. Il 50% circa del prodotto viene esportato oltreoceano, il 25% viene esitato sui mercati europei e solo il restante 25% è collocato sui mercati nazionali. Pur contando su una superficie complessiva di oltre 4.000 ettari, la superficie iscritta al sistema di certificazione IGP è di 664 ettari circa, per un totale di n. 120 aziende agricole, con una notevole produzione certificata e commercializzata, inoltre sono 4 le ditte confezionatrici certificate. La “Castagna di Montella” è stato il primo ed unico caso in Italia di prodotto ortofrutticolo cui sia stata riconosciuta, da parte del Ministero dell’Agricoltura, la DOC, sostituita nove anni dopo dall’IGP. Il riconoscimento comunitario dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP) “Castagna di Montella” è avvenuto attraverso il Regolamento (CE).