Il viaggio del benessere psicologico: formazione e relazioni sane al lavoro. La striscia dell’intervista al Centro Studi e Ricerhe
Si è parlato di benessere psicologico legato alla formazione: in che modo crede che i percorsi educativi possano influire sul benessere mentale dei partecipanti?
Anzitutto è importante chiarire che il benessere psicologico, nelle organizzazioni e nei luoghi di lavoro, nasce da un ambiente di lavoro sano, equo e capace di riconoscere il valore umano delle persone. La formazione, in questo contesto, non è direttamente la fonte del benessere, ma uno degli strumenti più validi che possono sostenerlo e rafforzarlo, a condizione che sia coerente con la cultura aziendale e con i valori realmente praticati all’interno dell’impresa.
Quando l’azienda promuove relazioni basate su fiducia, ascolto e responsabilità condivisa, allora la formazione può diventare un’occasione per rinnovare motivazioni, attivare curiosità e stimolare le proprie capacità. Ma senza una base organizzativa orientata al benessere, anche i migliori percorsi formativi rischiano di restare marginali o inefficaci.
In questo senso, trovo piuttosto significativo il Disegno di legge approvato la scorsa settimana dell’Assemblea del CNEL, che ha ad oggetto le “Disposizioni per la valorizzazione della fraternità umana nei luoghi di lavoro”. Un passaggio molto importante che mette al centro il valore delle relazioni umane come elemento essenziale della vita professionale, accanto al welfare e alla produttività.

Educare alla fraternità, alla cooperazione e al rispetto reciproco è una priorità per le imprese che vogliono realmente investire nella qualità del lavoro. È da questo terreno che nasce un benessere autentico e duraturo. La formazione, quindi, trova il suo senso più profondo quando si inserisce in un progetto aziendale che mette al centro la persona e riconosce il lavoro come spazio di realizzazione umana e sociale.
Quali sono, secondo lei, gli elementi chiave che rendono un ambiente formativo realmente “sano” e inclusivo dal punto di vista psicologico?
Un ambiente formativo può dirsi sano quando riflette i valori e le pratiche di un’organizzazione che si prende realmente cura delle persone. Non è una questione tecnica, ma culturale: l’aula formativa non può essere slegata dal clima aziendale che la genera.
La formazione diventa efficace solo se è parte di un ecosistema in cui le persone si sentono accolte, rispettate e valorizzate. Questo vale per i lavoratori dipendenti, per i professionisti autonomi e per gli stessi imprenditori. La centralità della persona deve essere un principio guida e noi come Co.N.A.P.I. Nazionale lo sosteniamo da sempre.
Come ha sottolineato il Presidente di Co.N.A.P.I. Nazionale, il dott. Basilio Minichiello, l’impegno dell’organizzazione datoriale è proprio quello di aiutare le imprese a costruire percorsi formativi orientati al benessere, che tengano conto non solo delle competenze tecniche, ma anche del contesto umano e relazionale in cui esse vengono applicate.
Ha osservato cambiamenti nel modo in cui i discenti vivono la formazione dopo la pandemia? Se sì, come si riflette questo sul loro benessere?
Sì, il cambiamento è evidente. La pandemia ha modificato profondamente la percezione del lavoro, del tempo e della relazione con l’apprendimento. Oggi le persone non cercano solo aggiornamenti professionali, ma esperienze capaci di generare significato, connessione e benessere emotivo.

Molti lavoratori avvertono il bisogno di ambienti di lavoro più equilibrati, meno stressanti, più attenti alla dimensione personale e – mi sia consentito – maggiormente legato ad una dimensione “fraterna”. La formazione, se pensata in questa prospettiva, può offrire uno spazio di ascolto ovvero persino di cura.
Secondo il recente Rapporto Censis-Eudaimon, è cresciuta la domanda di tempo di qualità, di armonia tra vita privata e lavorativa, e di strumenti per affrontare in modo sostenibile le sfide quotidiane. La formazione può rispondere a questi bisogni solo se non si limita a “erogare” contenuti, ma si propone di “trasformare” le persone e i contesti in cui operano.
Nel nostro Centro Studi, abbiamo pubblicato un report su questo tema, intitolato “Formare per trasformare”, proprio per sottolineare la necessità di un approccio più profondo e integrato all’apprendimento nei contesti aziendali.
Guardando al futuro, quali competenze considera fondamentali per promuovere una formazione attenta anche al benessere psicologico?
Credo che nei prossimi anni sarà sempre più evidente che le competenze tecniche, pur fondamentali, non bastano. Le imprese dovranno puntare su competenze relazionali, emotive e sociali, che permettano alle persone di lavorare in modo sostenibile, collaborativo e consapevole.
Competenze come l’ascolto attivo, la gestione dei conflitti, l’intelligenza emotiva, la comunicazione non ostile e l’equilibrio tra vita e lavoro saranno determinanti per costruire ambienti professionali sani. E la formazione dovrà saperle valorizzare e integrare nei percorsi di crescita.

In questo quadro, figure professionali come lo psicologo del lavoro o l’esperto di dinamiche organizzative saranno sempre più centrali. Ma sono certo che ci sia spazio anche per approcci più riflessivi, come quello filosofico, capaci di aiutare le persone a interrogarsi sul senso del lavoro, sulle relazioni e sull’etica delle scelte quotidiane.
Come Centro Studi Co.N.A.P.I. sosteniamo tutto questo e, da poco, abbiamo pubblicato un questionario che ha lo scopo di a raccogliere esperienze, buone pratiche e indicatori di benessere aziendale. Lo facciamo attraverso una serie di domande rivolte alle imprese, con l’obiettivo di costruire strumenti operativi che possano migliorare la qualità organizzativa e, al tempo stesso, rafforzare il valore sociale dell’impresa.
Lei ha fatto riferimento al questionario elaborato dal Centro Studi e Ricerche. Come è possibile partecipare?
Partecipare è molto semplice e richiede solo pochi minuti. Il questionario è stato pensato per raccogliere dati e riflessioni sul benessere nei luoghi di lavoro, dando voce alle imprese che ogni giorno affrontano sfide complesse e cercano soluzioni concrete.
È uno strumento che può contribuire a migliorare le politiche aziendali e le strategie formative. E, soprattutto, è un atto di responsabilità sociale.
Il link per partecipare è il seguente:
https://forms.gle/wVKyAach5LhSJwDv8
Ogni risposta è un contributo per costruire imprese più umane, inclusive e capaci di generare valore duraturo.





