Concorrenza sleale, perdita di fatturato e danno reputazionale: le insidie di un fenomeno in crescita.
Il mercato parallelo rappresenta una delle distorsioni più insidiose per l’economia formale: sottrae fatturato alle imprese riconosciute, altera la concorrenza, indebolisce la filiera produttiva e riduce la capacità dello Stato di garantire servizi pubblici attraverso la fiscalità. La sua espansione, favorita da reti informali, piattaforme non regolamentate e distribuzione occulta, produce effetti che si manifestano in modo silenzioso ma costante, erodendo la struttura competitiva dei settori più esposti. Le aziende regolari subiscono un doppio danno: da un lato vedono diminuire la domanda dei loro prodotti, dall’altro sono costrette a sostenere costi che gli operatori irregolari evitano, come contributi, sicurezza, qualità certificata e investimenti in innovazione. Questa asimmetria genera un terreno di gioco falsato che penalizza chi opera nel rispetto delle norme e premia chi aggira controlli e responsabilità.
Il mercato parallelo incide anche sulla reputazione complessiva dei comparti coinvolti: la presenza di prodotti non conformi, privi di tracciabilità e spesso di qualità inferiore, riduce la fiducia dei consumatori e compromette l’immagine delle imprese che investono in standard elevati. A ciò si aggiunge un effetto sistemico: la riduzione delle entrate fiscali limita la capacità dello Stato di sostenere politiche industriali, infrastrutture e incentivi, creando un circolo vizioso che indebolisce ulteriormente la competitività nazionale. Le aziende riconosciute, per difendersi, sono costrette a strategie complesse: rafforzamento dei controlli interni, investimenti in tecnologie anticontraffazione, campagne di sensibilizzazione e collaborazioni con le autorità. Tuttavia, senza un quadro normativo più incisivo e un coordinamento efficace tra istituzioni, imprese e consumatori, il mercato parallelo continuerà a rappresentare una minaccia strutturale. La tutela dell’economia regolare non è solo una questione di legalità, ma un elemento essenziale per garantire sviluppo, occupazione e innovazione. Contrastare il mercato parallelo significa proteggere il valore creato dalle imprese riconosciute e preservare la sostenibilità dell’intero sistema produttivo.
Vinted ha trasformato la compravendita dell’usato in un ecosistema strutturato, regolato e sempre più vicino alle logiche imprenditoriali.
Non è più soltanto una piattaforma dove vendere ciò che non si usa: è un mercato vero e proprio, con dinamiche economiche, regole interne, strumenti di tutela e un modello di business che ha ridefinito il rapporto tra consumatori, prodotti e valore. Il funzionamento si basa su un impianto regolatorio chiaro: condizioni d’uso, sistemi di pagamento protetti, procedure di contestazione, obblighi di trasparenza nelle descrizioni e regole precise su ciò che può essere venduto. Questo insieme di norme crea un ambiente che riduce i rischi e aumenta la fiducia, rendendo la piattaforma un luogo dove la transazione non è affidata solo alla buona fede, ma a un quadro di responsabilità condivise. La tutela dell’acquirente, con pagamenti trattenuti fino alla conferma di ricezione, è uno degli elementi che ha favorito la crescita del mercato. Accanto alle regole, emerge la dimensione aziendale e imprenditoriale. Vinted ha costruito un modello scalabile, basato su volumi elevati, facilità d’uso e assenza di costi di inserzione, incentivando milioni di utenti a diventare micro-venditori. Per molti, la piattaforma è diventata una forma di attività integrativa: gestione degli annunci, cura delle foto, ottimizzazione dei prezzi, rapidità nelle spedizioni.
Sono comportamenti che richiamano vere e proprie competenze imprenditoriali, dalla gestione del magazzino domestico alla fidelizzazione degli acquirenti. La piattaforma, dal canto suo, monetizza attraverso commissioni e servizi accessori, dimostrando come l’usato possa generare valore economico stabile. Il mercato si è ampliato in modo significativo: abbigliamento, accessori, articoli per la casa, prodotti beauty sigillati, piccoli oggetti tech. Questa varietà ha creato un ecosistema dove domanda e offerta si incontrano con rapidità, generando risparmio per gli acquirenti e opportunità per i venditori. I vantaggi sono evidenti: prezzi inferiori anche del 50–70%, tutela nelle transazioni, possibilità di trovare articoli fuori produzione, sostenibilità ambientale grazie al riuso. Gli svantaggi riguardano soprattutto la qualità variabile dei prodotti, la concorrenza crescente tra venditori, la presenza di articoli borderline che richiedono attenzione e la necessità di rispettare regole che, se ignorate, possono portare alla sospensione dell’account. Anche la gestione delle spedizioni, affidata ai singoli utenti, può generare tempi non uniformi e qualche incertezza. Vinted rappresenta quindi un nuovo equilibrio tra tutela, risparmio, regole e spirito imprenditoriale. È un mercato che cresce perché risponde alle esigenze contemporanee: convenienza, sicurezza, sostenibilità e possibilità di trasformare ciò che non si usa più in valore economico. Un modello che richiede consapevolezza, attenzione e capacità di muoversi in un contesto dove l’usato non è più un ripiego, ma una vera opportunità economica e culturale.
Nel periodo estivo il turismo costiero e crocieristico rappresenta uno dei principali motori dell’economia turistica nazionale.
Le condizioni climatiche favorevoli, la presenza di numerose località balneari e l’intensificazione degli itinerari delle navi da crociera determinano un significativo aumento dei flussi turistici lungo le coste e nei principali porti italiani. Tale incremento interessa non soltanto le tradizionali località balneari, ma anche le aree portuali, le città d’arte collegate agli itinerari crocieristici e le numerose attività economiche che operano nel settore dell’accoglienza, della ristorazione, dei trasporti e dei servizi turistici.
Durante la stagione estiva, l’afflusso di turisti nelle località costiere raggiunge livelli particolarmente elevati, con una conseguente maggiore pressione sulle infrastrutture e sui servizi presenti sul territorio. Le spiagge, i porti turistici, i terminal passeggeri, i collegamenti marittimi e le strutture ricettive risultano maggiormente interessati da un aumento delle presenze. In tale contesto assume particolare rilevanza l’attività di vigilanza e controllo finalizzata a garantire la sicurezza dei visitatori, la regolarità delle attività economiche e il rispetto delle normative vigenti.
Il settore crocieristico, in particolare, determina un significativo movimento di passeggeri e di equipaggi all’interno dei porti italiani. Le navi da crociera rappresentano vere e proprie strutture ricettive itineranti e, in occasione degli scali, possono determinare un notevole afflusso di persone nelle città portuali e nelle località limitrofe. L’arrivo simultaneo di numerosi passeggeri può generare una maggiore richiesta di servizi di trasporto, ristorazione, escursioni, visite guidate e attività commerciali. Questo incremento dei flussi rappresenta un’importante opportunità economica, ma richiede anche un’adeguata organizzazione dei servizi e un’attenta attività di controllo.
Particolare attenzione deve essere rivolta alla sicurezza dei passeggeri e dei turisti, soprattutto nelle aree portuali e negli spazi caratterizzati da un’elevata concentrazione di persone. I controlli possono riguardare il rispetto delle disposizioni in materia di sicurezza, la regolarità delle attività commerciali e ricettive, la corretta applicazione delle norme igienico‑sanitarie, nonché la tutela dei consumatori. Nel periodo di maggiore affluenza, infatti, possono aumentare i rischi legati a comportamenti irregolari, abusivismo, esercizio non autorizzato di attività turistiche e commerciali e mancato rispetto degli obblighi previsti dalla normativa.
Anche il comparto della ristorazione e delle strutture ricettive è direttamente interessato dall’aumento del turismo costiero e crocieristico. Alberghi, bed and breakfast, ristoranti, stabilimenti balneari, bar e attività di somministrazione registrano generalmente un incremento della domanda. La maggiore affluenza, tuttavia, rende necessario verificare il rispetto degli obblighi previsti per l’esercizio delle attività, con particolare riguardo alla regolarità delle autorizzazioni, alla corretta gestione dei rapporti di lavoro, alla sicurezza degli ambienti e al rispetto delle disposizioni igienico‑sanitarie.
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda il trasporto dei turisti e i servizi di accompagnamento. L’arrivo di grandi gruppi di passeggeri può determinare un aumento dell’utilizzo di autobus, taxi, mezzi a noleggio e altri servizi di mobilità. Diventa quindi importante verificare la regolarità dei servizi offerti, il rispetto delle autorizzazioni previste e la sicurezza dei mezzi impiegati. Analogamente, le attività di escursione e di accompagnamento turistico devono essere svolte nel rispetto delle normative di settore e da soggetti in possesso dei requisiti richiesti.
Il turismo costiero e crocieristico costituisce, pertanto, un settore strategico per l’economia del territorio, ma la sua crescita deve essere accompagnata da un sistema efficace di prevenzione e controllo. L’incremento dei flussi turistici, se adeguatamente gestito, può rappresentare un’importante occasione di sviluppo economico e occupazionale. Al contrario, la mancanza di controlli può favorire fenomeni di irregolarità, concorrenza sleale e violazioni delle norme a tutela dei consumatori e dei lavoratori.
In tale prospettiva, il periodo estivo rappresenta un momento particolarmente significativo per il monitoraggio delle attività legate al turismo. L’attività di controllo può contribuire a garantire la sicurezza dei turisti, la regolarità delle imprese e la corretta fruizione dei servizi, favorendo al contempo una maggiore tutela del territorio e degli operatori economici che operano nel rispetto delle regole. Il turismo costiero e crocieristico, infatti, può continuare a rappresentare una risorsa fondamentale solo attraverso un equilibrio tra sviluppo economico, sicurezza, legalità e qualità dei servizi offerti.
I modelli imprenditoriali digitali rappresentano oggi una delle trasformazioni più profonde del sistema economico contemporaneo: non solo nuove tecnologie, ma nuovi modi di pensare, organizzare e distribuire valore.
L’impresa digitale non è semplicemente un’azienda che utilizza strumenti online, è un’organizzazione che costruisce il proprio modello di business attorno alla rete, ai dati, alle piattaforme e alla capacità di generare connessioni. In questo scenario, l’imprenditore digitale diventa un progettista di ecosistemi, capace di integrare innovazione, scalabilità e sostenibilità economica. Il primo elemento distintivo è la centralità delle piattaforme. Modelli come marketplace, servizi on demand, abbonamenti digitali e applicazioni verticali hanno ridefinito il rapporto tra produttore e consumatore. Le piattaforme non vendono solo prodotti, ma creano ambienti dove domanda e offerta si incontrano, generando valore attraverso la facilità d’uso, la fiducia e la capacità di aggregare comunità. È il caso dei marketplace di seconda mano, dei servizi di consegna, delle piattaforme di formazione online: ecosistemi che funzionano grazie alla partecipazione degli utenti e alla gestione intelligente dei dati. Un secondo pilastro è la scalabilità. L’impresa digitale può crescere rapidamente perché il suo modello non dipende da strutture fisiche complesse, ma da processi automatizzati, infrastrutture cloud e strategie di distribuzione che permettono di raggiungere mercati globali con costi marginali ridotti. La scalabilità non è solo tecnica, ma organizzativa: team snelli, processi agili, decisioni basate su dati e capacità di adattarsi in tempo reale ai cambiamenti del mercato. La dimensione dei dati è il terzo elemento chiave. Ogni interazione genera informazioni che, se analizzate correttamente, permettono di migliorare prodotti, anticipare bisogni, personalizzare servizi e ottimizzare le strategie di vendita.
Il dato diventa un asset imprenditoriale, una risorsa che consente di prendere decisioni più rapide e più precise, trasformando l’intuizione in metodo. Accanto ai vantaggi emergono anche sfide e responsabilità. I modelli digitali richiedono competenze specifiche, investimenti continui in tecnologia, attenzione alla sicurezza informatica e capacità di gestire un mercato altamente competitivo. La velocità del digitale impone aggiornamento costante, mentre la trasparenza e la tutela degli utenti diventano elementi essenziali per costruire fiducia. L’imprenditore digitale deve quindi muoversi in un equilibrio tra innovazione, regole, sostenibilità e capacità di mantenere una visione strategica. I modelli imprenditoriali digitali rappresentano dunque una nuova architettura del fare impresa: flessibile, connessa, orientata ai dati e capace di generare valore attraverso la partecipazione. È un paradigma che non riguarda solo le aziende tecnologiche, ma ogni settore che vuole interpretare il futuro con strumenti adeguati, consapevolezza e una visione capace di trasformare le opportunità in crescita reale
Le vacanze estive stanno diventando un capitolo sempre più oneroso del bilancio familiare: l’aumento dei prezzi dei trasporti, delle strutture ricettive, dei servizi stagionali e delle attività per i figli ha trasformato il periodo di riposo in un impegno economico difficile da sostenere.
Questo scenario incide direttamente sul benessere dei lavoratori, sulla loro capacità di recupero e, di conseguenza, sulla qualità della produttività aziendale. Di fronte a un’estate che pesa sempre di più sui bilanci, le imprese sono chiamate a interrogarsi su quali strumenti concreti possano adottare per sostenere i propri dipendenti, non come gesto assistenziale, ma come investimento strategico nella stabilità organizzativa. Le aziende possono intervenire attraverso politiche di welfare mirate, capaci di alleggerire il costo delle ferie e di trasformare il periodo estivo in un’opportunità di equilibrio. Una prima leva riguarda i benefit estivi: contributi per le spese di viaggio, voucher per strutture convenzionate, sostegni per attività ricreative familiari, fino a forme di rimborso parziale per servizi essenziali come trasporti o centri estivi per i figli. Questi strumenti non solo riducono il peso economico delle ferie, ma rafforzano il senso di appartenenza e la percezione di un’azienda attenta alla vita reale delle persone. Un secondo ambito riguarda la flessibilità organizzativa. In un contesto di rincari, poter modulare i periodi di ferie, distribuire le assenze, favorire il lavoro da remoto nei giorni che precedono o seguono le vacanze permette ai dipendenti di ottimizzare tempi, spese e spostamenti.
La flessibilità diventa così una forma moderna di gestione delle risorse umane che riduce tensioni e migliora la qualità del rientro. Un terzo elemento è la formazione. Le imprese possono promuovere percorsi di educazione finanziaria e gestione del tempo, aiutando i lavoratori a pianificare le ferie con maggiore consapevolezza, evitando costi imprevisti e scelte affrettate. La formazione non riguarda solo le competenze professionali, ma anche la capacità di organizzare la propria vita in modo sostenibile. Infine, le aziende possono costruire reti territoriali con operatori turistici, enti culturali, strutture sportive e servizi locali, generando convenzioni che riducono i costi e ampliano le possibilità di accesso. In territori come l’Irpinia, dove il turismo è in crescita ma ancora equilibrato nei prezzi, le imprese possono valorizzare il contesto locale, incentivando ferie di prossimità che uniscono risparmio, qualità e scoperta del territorio. In un’estate segnata da rincari, le aziende che scelgono di sostenere i propri dipendenti non compiono un gesto accessorio, ma costruiscono una cultura organizzativa fondata sulla responsabilità, sul benessere e sulla continuità produttiva. Le vacanze non sono un lusso: sono una componente essenziale dell’equilibrio umano e professionale. Renderle accessibili significa rafforzare la comunità aziendale e investire nella qualità del lavoro che verrà.
La Campania sta attraversando una fase cruciale nel riposizionamento competitivo del proprio sistema turistico verso il segmento luxury, un mercato che richiede standard elevati, continuità operativa e una visione aziendale capace di integrare ospitalità, mobilità e servizi esclusivi in un’unica esperienza coerente.
In questo scenario, la dimensione imprenditoriale diventa determinante: la qualità dell’offerta non dipende solo dalla bellezza dei luoghi, ma dalla capacità delle imprese di progettare, investire e coordinare processi complessi.
Gli alberghi di fascia alta rappresentano il primo pilastro di questa trasformazione. Le strutture che intendono competere nel mercato luxury devono adottare strategie aziendali fondate su investimenti costanti, ristrutturazioni mirate, formazione del personale e digitalizzazione dei servizi. L’ospite di alto profilo non cerca solo comfort, ma un sistema di accoglienza che sappia anticipare i bisogni, personalizzare ogni fase del soggiorno e garantire standard internazionali. Per questo le imprese alberghiere devono sviluppare modelli organizzativi avanzati, capaci di integrare gestione operativa, customer experience e innovazione. La formazione diventa un asset strategico: competenze linguistiche, protocolli di servizio, capacità relazionali e conoscenza del territorio sono elementi che incidono direttamente sulla reputazione e sulla competitività.
Il secondo asse riguarda i voli e la mobilità premium. L’aeroporto di Capodichino registra una crescita costante, ma il turismo luxury richiede collegamenti diretti, lounge dedicate, procedure rapide e servizi di trasferimento privato che garantiscano continuità dall’arrivo alla destinazione finale. Da un punto di vista aziendale, questo implica la necessità di partnership tra compagnie aeree, operatori del territorio e imprese dell’ospitalità. La qualità del viaggio è parte integrante dell’esperienza turistica e rappresenta un fattore competitivo decisivo: un sistema di mobilità efficiente, coordinato e orientato al cliente consente di attrarre segmenti di mercato ad alto valore aggiunto e di consolidare la reputazione internazionale della regione.
Il terzo pilastro è costituito dai servizi accessori, oggi centrali nella definizione del turismo luxury. Concierge evoluti, esperienze tailor‑made, mobilità esclusiva, ristorazione stellata, percorsi culturali riservati e servizi benessere di alto livello non sono più elementi opzionali, ma componenti essenziali di un’offerta competitiva. Le imprese devono sviluppare reti, collaborazioni e modelli di servizio integrati, capaci di trasformare il soggiorno in un’esperienza identitaria e irripetibile. Anche in questo caso la formazione è decisiva: professionalità specializzate, competenze gestionali e capacità di interpretare le esigenze del cliente internazionale sono fattori che determinano la qualità del servizio e la fidelizzazione.
La sfida della Campania consiste nel coordinare questi tre ambiti in un sistema unitario, dove alberghi, mobilità e servizi dialogano attraverso strategie aziendali condivise. Il turismo luxury non si costruisce con interventi isolati, ma con una visione complessiva che valorizzi il patrimonio naturale e culturale e allo stesso tempo garantisca un’esperienza fluida, coerente e di alto livello. Per le imprese del territorio questa è un’opportunità strategica: investire in qualità, innovazione e formazione significa consolidare la competitività, attrarre nuovi segmenti di mercato e trasformare la crescita degli ultimi anni in un vantaggio stabile e duraturo.
Le alte temperature dell’estate non rappresentano solo un disagio per le persone: sono un fattore di rischio diretto per la sicurezza degli alimenti.
Il caldo accelera la moltiplicazione dei microrganismi e rende essenziale il rispetto rigoroso delle procedure di manipolazione e conservazione. Quando un alimento – in particolare pesce, carne, uova e latticini – resta troppo a lungo a temperatura ambiente, la carica batterica può raddoppiare rapidamente, aumentando il rischio di tossinfezioni alimentari. Per questo, nei mesi estivi, la catena del freddo deve essere garantita in ogni fase della filiera: trasporto, conservazione, preparazione e somministrazione. Anche una breve interruzione compromette la sicurezza del prodotto.
Lo stesso vale per le cucine professionali, dove è necessario limitare il tempo di esposizione degli alimenti fuori dal frigorifero, monitorarne costantemente la temperatura, evitare il sovraccarico delle celle che ostacola la corretta circolazione dell’aria fredda e mantenere elevati standard di igiene delle superfici e delle attrezzature. Con l’estate aumenta anche il consumo di pasti all’aperto. In questi contesti è fondamentale organizzare la conservazione degli alimenti con attrezzature idonee, sistemi refrigerati e strumenti di controllo delle temperature. Nei periodi di caldo, la sicurezza alimentare richiede un’attenzione maggiore e una responsabilità condivisa da parte di tutti gli operatori del settore. Proteggere un alimento dal calore significa proteggere la salute del consumatore: un gesto semplice, ma essenziale, che ogni professionista è chiamato a compiere ogni giorno.
Il fenomeno delle angurie che rimangono nei campi, pur essendo perfettamente commestibili, è uno dei segnali più evidenti delle distorsioni che attraversano l’agricoltura contemporanea. Quando il prezzo di mercato scende sotto la soglia di convenienza, l’agricoltore può trovarsi nella condizione in cui raccogliere il prodotto genera una perdita maggiore rispetto al lasciarlo in campo. È […]
Il fenomeno delle angurie che rimangono nei campi, pur essendo perfettamente commestibili, è uno dei segnali più evidenti delle distorsioni che attraversano l’agricoltura contemporanea.
Quando il prezzo di mercato scende sotto la soglia di convenienza, l’agricoltore può trovarsi nella condizione in cui raccogliere il prodotto genera una perdita maggiore rispetto al lasciarlo in campo. È una dinamica che rivela la fragilità economica del comparto e la distanza tra valore reale del lavoro agricolo e valore riconosciuto dal mercato.
La coltivazione dell’anguria richiede un ciclo produttivo complesso: preparazione del terreno, semine o trapianti, irrigazione intensiva, fertilizzanti, trattamenti fitosanitari, manodopera stagionale, gestione dei mezzi agricoli. A questi costi si aggiungono quelli della raccolta, della selezione, dell’imballaggio, del trasporto e della commercializzazione. Il prezzo finale dovrebbe coprire l’intero ciclo produttivo e garantire un margine minimo di redditività. Quando questo equilibrio si spezza, il prodotto maturo diventa economicamente “non raccoglibile”.
Il crollo dei prezzi può derivare da un eccesso di produzione, da stagioni climatiche particolarmente favorevoli, oppure dalla concorrenza internazionale, che introduce sul mercato angurie provenienti da Paesi con costi di produzione inferiori. In questi casi il produttore locale si trova a competere con prezzi che non riflettono le sue condizioni operative. La filiera distributiva amplifica la pressione sui margini, lasciando l’agricoltore nella parte più esposta della catena del valore.
Il mancato raccolto non è solo un problema economico: è uno spreco alimentare e ambientale. Le angurie lasciate nei campi rappresentano la perdita di acqua, energia, fertilizzanti, lavoro e suolo agricolo. Ogni frutto non raccolto è una risorsa sprecata, un investimento che non genera alcun beneficio alimentare. Ridurre questi sprechi è una delle sfide più urgenti per rendere il sistema alimentare più sostenibile.
Le possibili soluzioni richiedono interventi coordinati lungo tutta la filiera. Una programmazione più accurata delle produzioni può evitare surplus non assorbibili dal mercato. La collaborazione tra produttori, cooperative, distributori e trasformatori può aprire canali alternativi quando il prezzo del fresco crolla. La trasformazione del prodotto – succhi, preparazioni alimentari, prodotti derivati – può dare valore a ciò che altrimenti verrebbe perso. Anche la vendita diretta e i mercati locali possono ridurre gli intermediari e restituire al produttore una quota maggiore del valore finale.
Il problema delle angurie non raccolte dimostra quanto sia complesso il funzionamento del settore agricolo. Dietro ogni prezzo esiste una filiera lunga, fatta di costi, lavoro e scelte. Quando l’equilibrio tra produzione, domanda e valore si rompe, le conseguenze ricadono sugli agricoltori e sull’ambiente. Promuovere una filiera più collaborativa, ridurre gli sprechi e garantire prezzi equi significa costruire un sistema alimentare più sostenibile, efficiente e rispettoso delle risorse.
Per approfondire, puoi scegliere se esplorare la programmazione delle produzioni, la filiera distributiva o le strategie contro lo spreco alimentare.
Il lavoro volontario rappresenta una delle forme più alte di partecipazione civile: un gesto libero, non retribuito, che nasce dalla responsabilità personale e si traduce in un beneficio collettivo. Non è un’attività residuale né un semplice supporto alle istituzioni; è un patrimonio sociale che contribuisce alla coesione delle comunità, alla tutela dei più fragili e […]
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