BENESSERE INTEGRALE NELLE MICRO‑PMI: LA NUOVA ANALISI DEL CENTRO STUDI CO.N.A.P.I. PER L’INDAGINE NAZIONALE 2026


Intervista al direttore del Centro Studi dottor Antonio Zizza

In che modo il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. ha strutturato l’analisi sul benessere integrale e quali indicatori ritiene oggi più decisivi per misurare l’impatto reale sulle persone.

Quando, nel luglio 2025, abbiamo avviato la rilevazione esplorativa sul benessere integrale dei lavoratori, l’intento era chiaro: dare misura a ciò che, nelle imprese, specie quelle di micro e piccola dimensione che come Co.N.A.P.I. seguiamo, è talvolta solo intuizione. Volevamo che vissuti, difficoltà e buone pratiche diventassero base conoscitiva e non semplice percezione. Le Micro‑PMI sono il tessuto vivo del sistema produttivo, ma su benessere organizzativo, salute mentale e conciliazione vita‑lavoro restano poco osservate. Abbiamo quindi costruito un questionario online a cui hanno partecipato 23 imprese, in gran parte micro e piccole realtà. Come abbiamo detto nel webinar, è un campione esplorativo, che non pretende di rappresentare tutto, ma offre indicazioni preziose per l’Indagine Nazionale 2026. Difatti, i risultati mostrano che il welfare è considerato essenziale o molto importante da tutte le imprese. Le attenzioni maggiori riguardano conciliazione famiglia‑lavoro e salute psicologica. Clima e senso di appartenenza sono considerati positivi, ma non mancano situazioni in cui l’equilibrio vita‑lavoro è giudicato solo sufficiente, se non inadeguato. Gli indicatori decisivi, oggi, sono quelli che raccontano la qualità concreta dell’esperienza: come si vive il tempo di lavoro, l’organizzazione, le relazioni con l’altro e il carico emotivo. È questo che intendiamo per benessere integrale: mettere al centro la persona, non soltanto l’elenco dei servizi erogati.

Quali elementi emersi dal confronto tra i relatori considera più utili per orientare le politiche interne di Co.N.A.P.I. e delle aziende aderenti, soprattutto in relazione al benessere organizzativo e alla qualità del lavoro.

Dal confronto, molto prezioso, con gli illustri relatori è emersa una distanza evidente tra intenzioni e possibilità reali. La flessibilità oraria e lo smart working cominciano ad essere praticate, ma restano rare le azioni su genitorialità, tutela dei lavoratori caregiver, supporto psicologico, adeguate pratiche comportamentali, formazione manageriale, uso responsabile dell’intelligenza artificiale e piani di welfare integrati. Le imprese non mancano di sensibilità, ma si scontrano con limiti di risorse e competenze. Nelle Micro‑PMI le funzioni HR sono spesso ridotte e il benessere rischia di restare tema dichiarato, più che progettato. Colpisce che molte realtà chiedano soprattutto strumenti e competenze condivise. Qui si colloca il ruolo delle Parti Sociali, come appunto Co.N.A.P.I. Nazionale, chiamate non solo a rappresentare, ma ad accompagnare. Promuovere una cultura d’impresa centrata sulla persona significa aiutare imprenditori e responsabili a leggere il benessere come strumento di produttività, efficienza, qualità e competitività del lavoro. In tal senso, nel progetto di ricerca 2026 sul “benessere integrale” la partnership con E.LAV., EFI, CONFISI e Mentifricio ETS permettono di trasformare i risultati della rilevazione in percorsi e supporti concreti.


Quali sviluppi immagina per il percorso avviato con questo webinar: pensa a nuove ricerche, ulteriori momenti di formazione o a un modello operativo da proporre alle imprese del territorio.

Il webinar del 1° luglio ha messo a fuoco la fase esplorativa e aperto l’Indagine Nazionale 2026. La Survey 2026 amplia il campione e rafforza il modello di analisi, indagando non solo le opinioni, ma maturità organizzativa, pratiche in atto, ostacoli e disponibilità al cambiamento. La domanda di fondo, come abbiamo detto anche nel webinar, è la seguente: il benessere integrale è davvero una leva strategica per le Micro‑PMI italiane. Il questionario si articola in otto aree: profilo dell’impresa (con attenzione anche ai lavoratori di origine immigrata), visione strategica, pratiche e investimenti, salute mentale e rischi psicosociali, clima e leadership, innovazione, bilateralità e servizi, esperienze e suggerimenti. Ne nasce un profilo multidimensionale, utile alle imprese per confrontarsi con un quadro nazionale. Il Rapporto 2026, gratuito per chi partecipa, è pensato come strumento di benchmarking costruito sulla specificità delle Micro‑PMI. Il passo successivo, almeno nel progetto, è un osservatorio permanente che segua nel tempo evoluzione del welfare aziendale, clima interno, percezione di salute mentale e conciliazione, collegato a servizi di accompagnamento tramite la bilateralità e a percorsi formativi specifici. Non vogliamo limitarci a descrivere ma vogliamo, invece, offrire strumenti di decisione giusti, etici e lungimiranti per persone e imprese.


Come partecipare alla survey 2026 sul Benessere integrale dei Lavoratori nelle Micro, Piccole e Medie Imprese.

Partecipare, come sempre, è molto semplice. Il questionario è online, anonimo, richiede circa 10–12 minuti, resterà aperto fino al 31 agosto 2026 e i dati sono trattati in forma aggregata. Imprenditori, titolari, responsabili HR, dirigenti e figure organizzative possono partecipare collegandosi a: https://benesserelavori.conapinazionale.it/ e compilare il questionario. Ringrazio personalmente quanti lo faranno, consapevoli che la ricerca potrà crescere solo grazie al contributo di chi vive ogni giorno il lavoro nelle Micro e Piccole Imprese italiane.

Intervista al Direttore del Centro Studi e Ricerche Co.N.A.P.I. Nazionale, dott. Antonio Zizza


Direttore, il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha appena lanciato un ambizioso progetto di ricerca sui fabbisogni aziendali e formativi.

Qual è il cuore di questa iniziativa e quale sfida volete vincere?
Il cuore del progetto — che invito tutti a scoprire sul nostro sito ufficiale www.conapinazionale.it e sulla pagina dedicata https://www.conapinazionale.it/centrostudi/index.html — è affrontare con dati certi il problema del mismatch occupazionale, che oggi è una vera emergenza. Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: molte imprese faticano a trovare personale qualificato, nonostante l’offerta formativa sia ampia. Questo vale per gli artigiani e le piccole imprese, ma anche per le realtà di medie e grandi dimensioni. 
Il nostro obiettivo, come spiegato nel progetto, è ridurre questa distanza, creando una base di dati solida per orientare la formazione verso ciò che serve davvero al mercato del lavoro.

Come avete organizzato la ricerca per far sì che i risultati siano concreti e utili?
Abbiamo scelto una strada chiara, divisa in due momenti principali. Nella Fase 1 interpelliamo gli enti di formazione e i consulenti per capire cosa insegnano oggi e quali ostacoli incontrano. Questi dati ci serviranno per costruire la Fase 2, dove andremo direttamente dalle imprese per chiedere quali figure cercano e di quali competenze hanno bisogno. Incrociando queste due visioni, otterremo un Rapporto Nazionale finale con indicazioni pratiche accessibile a tutti: aziende, enti di formazione, scuole e istituzioni.

A che punto siete oggi e perché è importante per un ente o un’università diventare partner proprio ora?
Siamo nella fase decisiva del coinvolgimento dei partner. Abbiamo già a bordo diversi enti formativi e stiamo dialogando con importanti centri scientifici come Università e Fondazioni. In questo momento, cerchiamo soggetti che vogliano essere protagonisti del cambiamento. Diventare partner è un’opportunità strategica a costo zero: permette di contribuire a una ricerca scientifica d’avanguardia, accedere a dati esclusivi e qualificare la propria offerta formativa rendendola finalmente coerente con le richieste delle imprese.

Per quanto riguarda le imprese e gli artigiani, quando arriverà il loro turno?
Loro sono i destinatari finali del nostro lavoro. La novità di questo studio è che coinvolgeremo gli imprenditori tra giugno e luglio 2026, ma solo dopo aver analizzato i dati degli enti di formazione. Questo metodo, che vorrei definire “a due tempi”, permette di fare domande più precise e ottenere risposte molto più affidabili. Vogliamo che ogni dato raccolto serva a costruire un dialogo reale tra chi studia e chi produce.

Per chi volesse unirsi a voi o saperne di più, dove può trovarvi?
Indubbiamente il nostro sito ufficiale www.conapinazionale.it che, per questo studio rimanda ad un hub che abbiamo costruito, con i nostri tecnici appositamente e raggiungibile al link: https://www.conapinazionale.it/centrostudi/index.htm, dove si trovano tutti i dettagli e i moduli per aderire come partner.
In alternativa, consultare il sito www.conapinazionale.it e seguirci sui nostri canali social per restare aggiornati. 
Questo studio – e chiudo – è un invito aperto a chi crede che la formazione sia la chiave per il futuro economico del Paese.

VITICOLTURA SOSTENIBILE ED ENOTURISMO: UN MODELLO ITALIANO CHE UNISCE TERRITORIO, IMPRESA E PERSONE


Intervista al dott. Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche Co.N.A.P.I. Nazionale

La viticoltura italiana è oggi un laboratorio diffuso di sostenibilità, innovazione e legame con il territorio. Questa ricerca del Centro Studi Co.N.A.P.I. Nazionale raccoglie la voce delle piccole imprese del vino, raccontando un modello che unisce impresa, cultura e comunità. Un contributo per immaginare il futuro del settore come motore di benessere, identità e sviluppo locale.

Dottor Zizza, il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha recentemente pubblicato un rapporto sulla “Viticoltura sostenibile ed enoturismo”. Da dove nasce questa ricerca?
Questa ricerca, che potete leggere dal nostro sito ufficiale http://www.conapinazionale.it/ , nasce dal desiderio di restituire una fotografia reale e contemporanea del comparto vitivinicolo italiano, partendo dal basso, cioè dalle micro e piccole imprese che costituiscono l’ossatura produttiva del Paese. Abbiamo voluto ascoltare i vignaioli, le aziende agricole e le realtà familiari che ogni giorno coniugano tradizione, innovazione e tutela del territorio. Il questionario, condotto tra novembre 2024 e maggio 2025, ha coinvolto imprese di tutte le regioni italiane, permettendoci di comprendere i nuovi bisogni, le difficoltà e soprattutto la capacità di resilienza del settore.

Quali sono i principali risultati emersi dall’indagine?
La ricerca conferma che la viticoltura italiana è oggi una sorta di laboratorio di sostenibilità diffusa. Oltre il 90% delle aziende intervistate adotta pratiche agricole a basso impatto ambientale e circa due terzi utilizza energie rinnovabili. È significativo anche l’interesse verso l’innovazione: molte imprese stanno introducendo tecniche di agricoltura di precisione, automazione e perfino strumenti di intelligenza artificiale per monitorare i vigneti, pianificare la produzione o gestire il marketing digitale.
Si tratta di un cambiamento culturale, prima ancora che tecnologico, che dimostra come la sostenibilità sia ormai percepita come una responsabilità collettiva e un valore strategico per la competitività.

Nel rapporto si parla molto di enoturismo. Quanto è importante oggi per le aziende vitivinicole?
L’enoturismo non è più un’attività accessoria, ma una leva strategica di sviluppo locale. Il 95% delle aziende riconosce il legame che definirei “indissolubile” tra vigneti, vino, territorio e cultura. Oggi i visitatori non cercano solo una buona bottiglia di vino o una degustazione, ma un’esperienza: partecipano alla vendemmia, assistono alla potatura, osservano la macinatura, ascoltano la storia dell’azienda e scoprono mestieri antichi. Attraverso queste attività si avvicinano alla vita rurale, conoscono le aziende limitrofe, il patrimonio naturalistico e spesso scelgono di soggiornare più giorni, parlando poi di quella esperienza come di un ritorno al benessere interiore.
L’enoturismo è dunque un’occasione per le persone di riscoprire la dimensione umana del lavoro e per le imprese di generare valore sociale. Sono convinto che sia un modello virtuoso di viticoltura circolare, dove la cultura del vino diventa cultura ed economia della comunità.

Il suo rapporto sottolinea anche la dimensione “sociale” dell’impresa agricola. In che senso?
Noi crediamo che il lavoro, a cominciare proprio da quello agricolo, sia uno strumento di “creazione” e al tempo stesso di elevazione della dignità umana. Nelle aziende che abbiamo analizzato, il ruolo dei giovani, delle donne e dei lavoratori stranieri è di fondamentale importanza. Le nuove generazioni stanno portando idee e visioni innovative, spesso dopo esperienze all’estero. Le donne, soprattutto nel Sud, guidano sempre più attività legate all’enoturismo, alla comunicazione e all’accoglienza. È un segno di evoluzione culturale e di integrazione sociale che rende il comparto più aperto, dinamico e generativo.

Formazione e innovazione sono parole ricorrenti nel documento. Cosa serve al settore per crescere ancora?
La formazione, come diciamo sempre come Co.N.A.P.I. Nazionale, è la chiave della trasformazione e – aggiungerei – del progresso. Oggi serve investire nella formazione continua. Non basta introdurre nuove tecnologie: bisogna formare persone capaci di usarle con competenza. Quasi la metà delle aziende del nostro campione dichiara di voler rafforzare la formazione dei propri dipendenti, ma manca ancora un piano strutturale.
Noi come Co.N.A.P.I. Nazionale intendiamo promuovere un modello di formazione integrata che metta insieme competenze digitali, sostenibilità, marketing territoriale e gestione dell’ospitalità, avendo chiaro che la conoscenza è la vera infrastruttura della competitività.

L’enoturismo può essere anche una forma di welfare?
Assolutamente sì. È un modo nuovo di intendere il welfare: non solo economico, ma relazionale, rigenerativo, a contatto con la natura. Immaginiamo una riunione aziendale con vista vigneto, una degustazione, un percorso enogastronomico offerto ai propri dipendenti o un periodo di smart working in un’azienda vitivinicola, immersi nella terra e nella tradizione. Sono esperienze che migliorano il benessere delle persone e rafforzano i legami professionali.
Non escluderei che, in territori particolarmente vocati — come le aree del DOCG di Taurasi o di altre eccellenze italiane — più aziende, insieme alle istituzioni locali e alle associazioni di categoria, possano immaginare spazi di coworking temporanei, con servizi di ristorazione a km 0 offerti dalle cantine stesse, percorsi di conoscenza nelle aziende e iniziative di turismo esperienziale. Si tratterebbe di un modello innovativo di welfare territoriale, capace di unire lavoro, benessere e promozione culturale.

Che futuro immagina per la viticoltura italiana nei prossimi anni?
Se sapremo unire sostenibilità, innovazione e identità territoriale, l’enoturismo italiano potrà diventare un modello virtuoso su scala internazionale. L’enoturismo è già oggi un motore di economia circolare. Ripeto, con un esempio, quando una persona soggiorna in un’azienda vinicola, partecipa alle attività, visita i borghi, acquista prodotti locali e ne parla agli amici, genera valore per l’intera comunità. È un circolo virtuoso che unisce impresa, cultura e società. Il futuro della viticoltura, a mio avviso, passa da qui: dalla capacità di creare sviluppo economico partendo dal rispetto della terra e delle persone che la abitano.

In una frase, quale messaggio vuole lasciare questo rapporto?
Che la sostenibilità non è solo una pratica ambientale, ma una visione umana e comunitaria del lavoro. La viticoltura italiana può e deve essere un esempio di impresa con un grande valore sociale: radicata nella tradizione, ma capace di innovare, garantire posti di lavoro, di accogliere e di promuovere benessere sociale per i lavoratori e per chiunque vi soggiorni.

IL CENTRO STUDI E RICERCHE DELLA Co.N.A.P.I. NAZIONALE PUBBLICA UN QUESTIONARIO PER PROMUOVERE LA CRESCITA DEL SETTORE VITIVINICOLO E DELL’ENOTURISMO SOSTENIBILE

La ricerca scientifica del Centro Studi Co.N.A.P.I. Nazionale, non si arresta, questa volta ha acceso un faro sul settore vitivinicolo e dell’enoturismo sostenibile, settori che stanno subendo cambiamenti tali da influenzare il mercato del lavoro e quello occupazionale, dove le aziende richiedono specifiche competenze ed una costante formazione. A tal proposito e soprattutto per le tante sfide che le aziende si trovano ad affrontare, il Centro Studi ha realizzato un questionario attraverso il quale si vuole attingere più informazioni possibili per avere un quadro generale sui settori che hanno uno specifico ruolo nel panorama economico che sono in continua evoluzione. A parlarne è il dottor Antonio Zizza, Direttore del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. al quale abbiamo posto delle domande specifiche che ci aiutano ad avere una visione completa dell’obiettivo che si intende perseguire. Riportiamo di seguito l’intervista.
Direttore, cosa ha spinto il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale a realizzare un questionario specifico per il settore vitivinicolo ed enoturistico?
Il settore vitivinicolo, insieme all’enoturismo, sta attraversando un periodo di grande cambiamento, affrontando sfide che influenzano il mercato del lavoro e aprono nuove opportunità occupazionali. Con il “Questionario per lo sviluppo del settore vitivinicolo e dell’enoturismo sostenibile” [https://forms.gle/vLpt3uQya69tyumf9] miriamo a raccogliere informazioni attuali e precise dagli operatori: dai produttori di uve ai cantinieri ovvero alle aziende turistiche specializzate.

L’obiettivo è identificare esigenze specifiche, sfide e soprattutto opportunità di crescita e innovazione in ottica sostenibile. Vogliamo ottenere un quadro realistico che ci permetta di sviluppare strategie efficaci per promuovere il territorio e la biodiversità.


Quali temi principali vengono affrontati nel questionario?

Il questionario esplora molteplici aspetti fondamentali: dalla gestione aziendale alla sostenibilità ambientale, dall’innovazione tecnologica all’enoturismo, fino alla formazione e alle collaborazioni, sia a livello nazionale che internazionale. Abbiamo incluso anche sezioni dedicate alla diversità imprenditoriale (per età e genere), ai canali di promozione e ai modelli di commercializzazione adottati. Crediamo che per comprendere e poi sostenere appieno questo settore sia indispensabile avere un quadro dettagliato delle attività e delle sfide quotidiane degli operatori.

Perché è importante per le aziende partecipare?

La partecipazione è molto importante, almeno per due motivi. In primo luogo, consente agli imprenditori di esprimere direttamente le loro esigenze, offrendo al settore una rappresentazione autentica delle loro prospettive. In secondo luogo, i dati raccolti ci permetteranno di formulare proposte concrete e strumenti di supporto mirati. Le informazioni, raccolte in modo anonimo e con la massima riservatezza, saranno la base per progetti e iniziative di sviluppo specifiche. Proprio in questi giorni, insieme al Presidente di Co.N.A.P.I. Nazionale, dott. Basilio Minichiello, saremo presenti al Merano Wine Festival per presentare il questionario e i nostri obiettivi direttamente ad alcune delle aziende del settore.

Che messaggio vorrebbe trasmettere agli operatori?

Agli operatori del settore vogliamo dire che il loro contributo è fondamentale: solo collaborando possiamo affrontare le criticità e proporre soluzioni efficaci.
Da irpino, conosco il potenziale del nostro territorio e della sua tradizione vitivinicola, che può rappresentare un’importante leva per lo sviluppo economico e occupazionale. Il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. intende impegnarsi nel sostenere il settore, ma per farlo abbiamo bisogno di una comprensione profonda circa le esigenze operative delle aziende. Partecipare al questionario significa stringere una collaborazione per costruire un futuro più competitivo, sostenibile e innovativo per il settore vitivinicolo.

Come si può partecipare?

Partecipare è molto semplice: il questionario è disponibile online e richiede solo pochi minuti per essere completato. Gli interessati possono accedervi direttamente al link del questionario [https://forms.gle/3ojfQ2vsSFKkGs2MA] o contattandoci via email [csr@conapinazionale.it] per avere informazioni più dettagliate. Ogni risposta è preziosa e avrà un ruolo importante nelle attività che svilupperemo nei prossimi mesi.