INNOVAZIONE TECNOLOGICA E NUOVE DINAMICHE: LA RIVOLUZIONE SILENTE NELLA VITIVINICOLTURA


Il mercato del vino sempre più in crescita. Innovazione e tecnologia trasformano il comparto.

Il settore vitivinicolo, pilastro dell’economia agricola italiana e simbolo di tradizione secolare, si trova al centro di una profonda trasformazione guidata da due forze trainanti: l’innovazione tecnologica e il mutamento radicale delle dinamiche di mercato e dei modelli di consumo. Le aziende che sapranno interpretare e cavalcare questi cambiamenti saranno quelle in grado di garantire la propria sostenibilità futura.
L’innovazione tecnologica non è più un optional, ma una necessità strategica. L’ingresso delle nuove tecnologie nei vigneti ha inaugurato l’era della viticoltura di precisione. Sensori basati su internet delle cose, droni e immagini satellitari raccolgono dati in tempo reale sull’umidità del terreno, lo stato di salute delle piante, le carenze nutrizionali e la pressione delle malattie. Questo flusso costante di informazioni permette agli agricoltori di prendere decisioni basate su dati oggettivi, ottimizzando l’uso delle risorse idriche e fitosanitarie. L’uso mirato dei trattamenti riduce l’impatto ambientale, un fattore sempre più richiesto dai disciplinari di certificazione e dai consumatori. In cantina, l’automazione e l’uso di software gestionali avanzati garantiscono una tracciabilità impeccabile e un controllo qualitativo in ogni fase della vinificazione.

E’ stato un tema centrale anche del recente convegno organizzato da Co.N.A.P.I. lo scorso 27 novembre. In tale occasione, la dottoressa Natalia Falcone ha focalizzato l’intervento proprio sull’innovazione e la tecnologia che sta interessando la viticoltura, delineando le opportunità per le piccole e medie imprese. Negli ultimi anni si sta assistendo a un passaggio decisivo: l’agricoltura, e la viticoltura in particolare, sta diventando una pratica sempre più tecnologica. Questa tecnologia si traduce in due macro-ambiti: il primo riguarda il campo, basato sull’agricoltura di precisione con sensori e droni; il secondo, invece, si concentra sulla cantina e sul mercato, impiegando l’intelligenza artificiale, ovvero algoritmi che analizzano dati chimici e sensoriali per prevedere la qualità, identificare difetti e ottimizzare i processi.
Parallelamente all’innovazione in campo, il mercato e i consumatori stanno riscrivendo le regole. L’emergenza pandemica ha agito da catalizzatore per la digitalizzazione del settore. La vendita diretta al consumatore, tramite piattaforme di commercio elettronico proprietarie o specializzate, ha aperto canali di commercializzazione alternativi ai tradizionali canali di vendita e grande distribuzione. Questo approccio non solo ha aumentato i margini per i produttori, ma ha permesso una relazione diretta e la fidelizzazione del cliente. Le nuove generazioni si avvicinano al vino con aspettative diverse.

Prediligono vini con una storia da raccontare (sostenibilità, territorio, produttori artigianali), sono sensibili al tema della salute e tendono a consumare meno alcol, ma di maggiore qualità. La crescente attenzione verso il benessere ha dato impulso a nuovi segmenti di mercato, come i vini biologici, naturali, a basso contenuto di solfiti o, il trend emergente, i vini senza alcol o a ridotto contenuto alcolico. Le aziende più lungimiranti stanno investendo in ricerca e sviluppo per intercettare questa domanda senza rinunciare alla qualità del prodotto.
Per le aziende vitivinicole, la sfida non consiste solo nell’acquistare l’ultima tecnologia, ma nell’integrare questi strumenti in una visione strategica d’insieme. L’innovazione tecnologica è il mezzo per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ed efficienza, mentre la comprensione delle dinamiche di mercato e dei consumi è la bussola per orientare la produzione. Solo un approccio olistico, che combini rispetto della tradizione e apertura all’innovazione, permetterà alle imprese del settore di prosperare nel panorama competitivo del ventunesimo secolo.

VITICOLTURA ED ENOTURISMO: UNA LEVA PER LO SVILUPPO DELLE AREE INTERNE


Nel corso del convegno “Viticoltura ed enoturismo: un modello imprenditoriale per lo sviluppo delle aree interne”, svoltosi giovedì 27 novembre a Taurasi, il dott. Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale, ha presentato il Rapporto nazionale sulla viticoltura sostenibile ed enoturismo.

Si tratta di un lavoro di ricerca condotto tra novembre 2024 e maggio 2025 e concluso lo scorso ottobre, basato su un campione rappresentativo di imprese vitivinicole e cantine distribuite sul territorio nazionale. Nel suo intervento il dott. Zizza ha illustrato le motivazioni alla base dello studio e gli obiettivi perseguiti: comprendere le trasformazioni che interessano oggi il comparto vitivinicolo, valutarne la capacità innovativa, analizzare il livello di sostenibilità e mettere in luce le esigenze delle micro e piccole imprese, spesso esposte a difficoltà gestionali e strutturali. È stata presentata la struttura del Rapporto e il metodo di elaborazione dei dati, sottolineando il valore scientifico del lavoro e la necessità di costruire strumenti di supporto per il settore. Dal Rapporto emergono elementi centrali: la crescita dell’innovazione tecnologica applicata ai vigneti e ai processi produttivi, la diffusione delle pratiche sostenibili come risposta concreta ai cambiamenti climatici e la vitalità di un comparto che, pur affrontando criticità significative, dimostra una forte capacità di adattamento. Al tempo stesso sono emerse con chiarezza le fragilità delle micro e piccole imprese, che spesso non dispongono dei mezzi necessari per sostenere investimenti, accedere ai mercati internazionali e formare adeguatamente il personale. Una parte rilevante dell’intervento è stata dedicata al potenziale dell’enoturismo quale risorsa strategica per lo sviluppo delle aree interne. Il dott. Zizza ha evidenziato come l’economia enoturistica sia in grado di rafforzare l’attrattività dei territori, favorire l’accesso a nuovi posti di lavoro e attivare economie diffuse che coinvolgono ristorazione, ospitalità, artigianato, servizi culturali e ricreativi.

La viticoltura, in questo senso, può essere una vera infrastruttura sociale, capace di trattenere il valore economico prodotto e di trasformare la presenza dei visitatori in benessere condiviso.
Il convegno ha visto anche l’intervento di Paoul Burke, che ha portato una prospettiva internazionale sul tema. Burke ha sottolineato come l’enoturismo, se sostenuto da politiche di rete e da una visione condivisa, possa diventare un ponte tra territori interni e mercati globali. Ha rimarcato l’importanza di integrare innovazione e tradizione, favorendo la creazione di esperienze autentiche capaci di attrarre visitatori da tutto il mondo e di consolidare la reputazione delle aree interne italiane come luoghi di eccellenza culturale ed enogastronomica.Il filo conduttore dell’intervento ha richiamato più volte l’importanza di sviluppare sinergie e collaborazioni tra imprese, istituzioni, reti territoriali, nazionali e internazionali, come condizione imprescindibile per il rafforzamento del settore e per la costruzione di un percorso di crescita sostenibile e stabile. La ricerca conferma che solo attraverso un dialogo costante e una visione condivisa è possibile valorizzare il capitale umano, rigenerare le comunità e dare alle aree interne italiane una prospettiva di futuro.
In conclusione, il convegno ha offerto una visione chiara e scientificamente fondata sulla trasformazione del comparto vitivinicolo, indicando nell’enoturismo – specie nelle aree interne – una leva concreta per lo sviluppo locale e per la tutela della dimensione culturale e identitaria dei territori.

VITICOLTURA ED ENOTURISMO: IL CONVEGNO DI Co.N.A.P.I. NAZIONALE AREE NUOVE PROSPETTIVE PER LE AREE INTERNE.


Il convegno organizzato da Co.n.a.p.i. Nazionale presso il suggestivo Castello di Taurasi ha registrato un interesse straordinario, richiamando una platea numerosa e qualificata composta da operatori, piccoli imprenditori del settore, artigiani del gusto, viticoltori e professionisti dell’accoglienza.

Un appuntamento che ha messo al centro un tema oggi cruciale per le economie locali: l’integrazione tra viticoltura ed enoturismo come motore di sviluppo per le aree interne.
Durante i lavori, la Confederazione ha illustrato il progetto di costituire una federazione nazionale dedicata all’enoturismo, con l’obiettivo di dare voce e rappresentanza strutturata a un comparto in rapida crescita.
Tra i passaggi più rilevanti, l’attenzione è stata posta sulla necessità di un Contratto Collettivo Nazionale specifico, capace di valorizzare un settore innovativo che fonde competenze differenti: da un lato l’esperienza agricola, con tutto il bagaglio tecnico, manuale e artigianale che caratterizza le piccole aziende agricole e vitivinicole; dall’altro le professionalità del turismo e dell’accoglienza, fondamentali per costruire esperienze autentiche e strutturate.
Un incrocio inedito che richiede nuove definizioni contrattuali per supportare gli operatori e accompagnare al meglio chi vuole investire in un modello imprenditoriale contemporaneo e competitivo.
Il convegno ha evidenziato come l’enoturismo rappresenti un modello alternativo al turismo costiero, capace di riportare attenzione e risorse nelle zone interne d’Italia. Qui, piccole imprese, botteghe, aziende agricole e attività artigianali custodiscono saperi unici che possono diventare esperienze memorabili per i visitatori.
Si parla di turismo esperienziale, dove il viaggiatore non osserva soltanto, ma partecipa: alla raccolta dell’uva o di altri prodotti agricoli, alle fasi di trasformazione, ai laboratori artigiani del gusto, ai percorsi culturali dedicati alla storia rurale e ai vitigni autoctoni.

Un coinvolgimento diretto che richiede nuove figure professionali, intermedie tra operatore agricolo e personal trainer esperienziale, capaci di guidare il turista nelle attività manuali, sensoriali ed emozionali.
Questo tipo di offerta, immersiva e autentica, genera un impatto notevole sull’economia locale. Le aree interne si ritrovano così protagoniste di un percorso di diversificazione imprenditoriale che valorizza: il patrimonio paesaggistico, la biodiversità agricola, le tradizioni artigianali, la storia e la cultura dei territori.
Per le piccole imprese e gli artigiani, l’enoturismo rappresenta una forma intelligente di crescita: permette di ampliare i servizi, creare valore aggiunto e rafforzare l’identità territoriale, offrendo al visitatore un’esperienza completa che rigenera mente, corpo e spirito.
Il convegno di Taurasi ha dimostrato che l’enoturismo non è solo una tendenza, ma una vera strategia di sviluppo, capace di coniugare innovazione e tradizione. Grazie al lavoro di Co.N.A.P.I. Nazionale e alla partecipazione attiva degli operatori, il settore si prepara a un futuro fatto di collaborazione, professionalità e nuove opportunità per l’intero tessuto produttivo locale.

CO.N.A.P.I. – VITICOLTURA ED ENOTURISMO: UN MODELLO IMPRENDITORIALE PER LO SVILUPPO DELLE AREE INTERNE


Convegno a Taurasi si è discusso di viticoltura ed enoturismo

Il convegno organizzato da Co.N.A.P.I Nazionale e dal suo Centro Studi e Ricerche si è svolto regolarmente il 27 novembre 2025 alle ore 16:30 nella Sala Carlo Gesualdo del Castello Marchionale di Taurasi, gremita di pubblico e di rappresentanti istituzionali, ed è terminato con un ampio dibattito che ha coinvolto esperti, amministratori e operatori della filiera vitivinicola. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Taurasi, dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Avellino e dal Ministero della Giustizia, ha messo in evidenza come viticoltura ed enoturismo possano costituire infrastrutture economiche, sociali e culturali capaci di coniugare tradizione e innovazione, valorizzando le eccellenze locali e creando nuove opportunità di crescita. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Taurasi, Antonio Tranfaglia, del presidente nazionale di Co.N.A.P.I, Basilio Minichiello, del vicepresidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Avellino, Salvatore Moscariello, e del vicepresidente dell’Università dei Sapori, Luca Martuscelli, i lavori sono stati introdotti dal direttore scientifico del Centro Studi Co.N.A.P.I, Antonio Zizza, con la presentazione del rapporto “Viticoltura sostenibile ed enoturismo. Esiti della ricerca sulle imprese in Italia”.

Sono intervenuti Simone Feoli, economista del settore vitivinicolo, con una riflessione sui modelli di resilienza e sviluppo per le microimprese; Lucio Palombini, consulente del lavoro e responsabile dell’Area Internazionalizzazione di Co.N.A.P.I, sul tema delle nuove opportunità per le imprese; Paul Balke, esperto di cultura enologica, che ha illustrato la dimensione internazionale dell’enoturismo come strumento di comunicazione identitaria e sostenibile; Gianluigi Addimanda, agronomo, con un approfondimento sul caso Irpino e la valorizzazione dei vitigni autoctoni; Natalia Falcone, responsabile degli Organismi Paritetici E.L.A.V., sulle opportunità offerte dalle tecnologie per la viticoltura; e Mirella Giovino, responsabile dell’Area Lavoro di Co.N.A.P.I, sul ruolo delle associazioni di categoria nella formazione professionale e nell’assistenza alle imprese. I saluti conclusivi sono stati affidati al consigliere comunale Pierluigi D’Ambrosio, delegato agli eventi e al turismo. Il convegno si è chiuso con un messaggio chiaro e condiviso: viticoltura ed enoturismo non sono soltanto settori produttivi, ma strumenti strategici per dare futuro e dignità alle comunità delle aree interne, rafforzando l’identità territoriale e creando nuove sinergie tra istituzioni, imprese e cittadini.

Co.N.A.P.I. NAZIONALE GUIDA IL RILANCIO DELLE AREE INTERNE: A TAURASI IL CONVEGNO SU VITICOLTURA ED ENOTURISMO


La Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I. Nazionale), insieme al proprio Centro Studi e Ricerche, promuove il convegno “Viticoltura ed enoturismo: un modello imprenditoriale per lo sviluppo delle aree interne”, in programma giovedì 27 novembre 2025 alle ore 16.30 presso la Sala Carlo Gesualdo del Castello Marchionale di Taurasi (Av).

Si tratta del primo appuntamento di un percorso nazionale dedicato alla valorizzazione strategica della filiera vitivinicola e del turismo del vino quale leva fondamentale per il rilancio economico e sociale dei territori interni. La scelta di Taurasi, luogo simbolo dell’identità enologica irpina, non è casuale: le aree interne sono oggi attraversate da profondi processi di trasformazione, segnati dallo spopolamento delle giovani generazioni, dalla contrazione del tessuto imprenditoriale agricolo e dalla desertificazione socio-produttiva. In tale contesto, la viticoltura e l’enoturismo si configurano come strumenti capaci di generare sviluppo sostenibile, occupazione qualificata, attrazione di investimenti e valorizzazione del patrimonio culturale e rurale. L’apertura dell’evento sarà affidata ai saluti istituzionali del Presidente della Co.N.A.P.I. Nazionale, Basilio Minichiello, seguiti dagli interventi del Sindaco di Taurasi, Antonio Tranfaglia, di Salvatore Moscariello, Vice Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Avellino, e di Luca Martuscelli, Vice Presidente dell’Università dei Sapori. Le introduzioni offriranno una riflessione condivisa sul ruolo del capitale umano, dell’innovazione e della governance territoriale nella costruzione di modelli imprenditoriali sostenibili.

La sessione scientifica sarà inaugurata da Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale, che presenterà i risultati della ricerca sulla sostenibilità della viticoltura e sulle dinamiche evolutive dell’enoturismo, delineando un quadro analitico aggiornato sulle imprese italiane del settore. Seguiranno gli interventi di Simone Feoli, Research Fellow presso l’American Association of Wine Economists, che approfondirà i modelli economici e di resilienza per le microimprese vitivinicole, e di Lucio Palombini, Responsabile Area Internazionalizzazione della Co.N.A.P.I. Nazionale, che affronterà le opportunità legate all’export, alle reti commerciali globali e ai processi di apertura internazionale del comparto. Un contributo di respiro internazionale sarà offerto da Paul Balke, esperto e giornalista internazionale, che analizzerà la dimensione identitaria e comunicativa dell’enoturismo, sottolineando il ruolo della narrazione territoriale e della sostenibilità nella competitività internazionale delle destinazioni del vino.

Sul versante territoriale e operativo, Gianluigi Addimanda, Dottore Agronomo, porterà l’esperienza dell’Irpinia, evidenziando il valore strategico dei vitigni autoctoni e delle pratiche di enoturismo esperienziale. Natalia Falcone, Responsabile Organismi Paritetici E.LAV., illustrerà le opportunità offerte dalle tecnologie emergenti tra winetech e agritech, mentre Mirella Giovino, Responsabile Area Lavoro Co.N.A.P.I. Nazionale, approfondirà il ruolo delle associazioni di categoria nella formazione professionale continua e nel sostegno operativo alle imprese agricole. La chiusura dei lavori sarà affidata a Pierluigi D’Ambrosio, Consigliere delegato a eventi e turismo del Comune di Taurasi. Il convegno rappresenta un momento di confronto costruttivo tra ricerca, istituzioni, impresa e territorio, finalizzato alla definizione di un modello imprenditoriale replicabile, sostenibile e capace di trasformare la viticoltura e l’enoturismo in motori di sviluppo integrato, orientati alla competitività, alla coesione sociale e alla rigenerazione dei territori interni. Un passo decisivo per affermare che l’Irpinia e le aree interne non sono spazi marginali, ma laboratori aperti di innovazione e futuro.

TRANSIZIONE 5.0 E PIANO 4.0: RISORSE ESAURITE E NUOVE PROSPETTIVE


Le risorse di Transizione 5.0 sono esaurite, mentre al Piano 4.0 restano 200 milioni. Il Ministero lavora a nuove misure in legge di bilancio, con comunicazioni valide fino al 31 dicembre.

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha annunciato che le risorse destinate al programma Transizione 5.0, pari a 3 miliardi di euro, sono state completamente prenotate dalle imprese, segnalando un forte interesse e un elevato gradimento per la misura. A seguito di questa comunicazione si è registrata una significativa accelerazione delle prenotazioni anche sul Piano 4.0, che disponeva di un plafond complessivo di 2,2 miliardi di euro. Alla data odierna risultano ancora disponibili 200 milioni, ma il Gestore dei Servizi Energetici – GSE S.p.A. ha chiarito che, al raggiungimento della soglia totale, verrà trasmessa una comunicazione ufficiale di esaurimento delle risorse.

Il Ministero, consapevole della centralità di questi strumenti per sostenere gli investimenti delle imprese in innovazione e sostenibilità, ha dichiarato di essere al lavoro per reperire nuove risorse e garantire continuità, anche attraverso soluzioni che saranno introdotte nella prossima legge di bilancio. Le comunicazioni trasmesse entro il 31 dicembre rimarranno comunque valide e saranno gestite in base all’ordine cronologico di invio, nel caso di reperimento di ulteriori fondi. Questa situazione conferma la grande attenzione delle imprese italiane verso le misure di supporto alla trasformazione digitale ed energetica, evidenziando la necessità di rafforzare ulteriormente gli strumenti di incentivazione per accompagnare il tessuto produttivo nazionale in un percorso di crescita e competitività.

VITICOLTURA ED ENOTURISMO: UN MODELLO IMPRENDITORIALE PER LO SVILUPPO DELLE AREE INTERNE


La viticoltura e l’enoturismo sono leve di sviluppo per le aree interne. A Taurasi si discuterà di prospettive con istituzioni ed esperti.

Il 27 novembre 2025, alle ore 16:30, presso il Castello Marchionale di Taurasi nella Sala Carlo Gesualdo, si svolgerà il convegno promosso da Co.N.A.P.I. Nazionale e dal suo Centro Studi e Ricerche, dedicato al ruolo strategico della filiera vitivinicola come infrastruttura economica, sociale e culturale delle aree interne. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Taurasi e dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Avellino, intende sottolineare come la viticoltura e l’enoturismo possano rappresentare un modello imprenditoriale capace di coniugare tradizione e innovazione, valorizzando le risorse locali e aprendo nuove prospettive di sviluppo. Il convegno offrirà un’occasione di confronto tra esperti internazionali, professionisti del settore e imprese, con la presentazione del Rapporto nazionale sulla viticoltura sostenibile, documento che raccoglie dati, analisi e buone pratiche per orientare la crescita del comparto. Saranno affrontati temi cruciali come l’innovazione tecnologica applicata alla produzione, l’internazionalizzazione dei mercati e l’enoturismo come leva di competitività territoriale. L’obiettivo è mettere in evidenza come la filiera vitivinicola non sia soltanto un settore produttivo, ma anche un’infrastruttura culturale e sociale che contribuisce a rafforzare l’identità delle comunità e a generare nuove opportunità occupazionali. La scelta del Castello Marchionale di Taurasi come sede dell’incontro non è casuale: si tratta di un luogo simbolico, legato alla storia e alla tradizione vitivinicola irpina, che ben rappresenta il connubio tra patrimonio culturale e prospettive di sviluppo. La cornice storica del castello offrirà un contesto suggestivo per discutere di futuro, con l’intento di trasformare le aree interne da territori percepiti come marginali a laboratori di innovazione e sostenibilità. Il dibattito finale, aperto alle istituzioni e alle imprese locali, sarà un momento di ascolto e partecipazione, volto a raccogliere idee e proposte concrete per rafforzare la competitività del territorio. La presenza di amministratori, operatori economici e rappresentanti delle categorie professionali garantirà un confronto ampio e inclusivo, capace di mettere in rete esperienze e competenze. Ai Dottori Agronomi e Forestali partecipanti saranno riconosciuti i Crediti Formativi ai sensi del regolamento CONAF 9/2022, a conferma della valenza scientifica e professionale dell’iniziativa. Questo riconoscimento sottolinea l’importanza di un aggiornamento continuo e di una formazione qualificata per affrontare le sfide di un settore in costante evoluzione.

Il convegno di Taurasi si propone dunque come un appuntamento di rilievo nazionale, capace di unire la dimensione locale con quella globale, e di offrire una visione integrata dello sviluppo delle aree interne attraverso la viticoltura e l’enoturismo. Un’occasione per ribadire che il vino non è soltanto un prodotto, ma un racconto di territorio, un patrimonio di cultura e un motore di crescita economica e sociale.

VITICOLTURA SOSTENIBILE ED ENOTURISMO: IL FUTURO DEL MADE IN ITALY.


Il Merano Wine Festival ha offerto al Centro Studi della Co.N.A.P.I. Nazionale un’occasione preziosa per confrontarsi con le imprese del settore vitivinicolo. In questo contesto, il Direttore Dott. Zizza riflette sull’evoluzione dell’enoturismo, sull’importanza dell’economia circolare e sui risultati del recente Rapporto dedicato alla sostenibilità.

Dott. Zizza, dopo la partecipazione della Co.N.A.P.I. Nazionale al Merano Wine Festival, quali impressioni porta con sé come Direttore del Centro Studi? Il Merano Wine Festival, giunto alla sua XXXIV edizione, è uno dei contesti più significativi per osservare da vicino l’evoluzione del comparto vitivinicolo italiano e internazionale. Non è soltanto una rassegna dedicata al vino, ma uno spazio imprenditoriale e culturale, un laboratorio di idee e un punto d’incontro tra imprese, ricercatori, operatori del settore e territori. Come Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I.) e come Centro Studi e Ricerche abbiamo colto questa opportunità per dialogare con numerose aziende, raccogliere esperienze e confrontarci sui cambiamenti in atto. Considero il Festival di Merano un momento di confronto prezioso e di studio sul campo: un’occasione per osservare direttamente la realtà produttiva e verificare, attraverso il contatto umano, i risultati emersi dalla nostra indagine nazionale con l’obbiettivo di leggere i tempi e accompagnare le imprese.
Il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha recentemente pubblicato il Rapporto sulla “Viticoltura sostenibile ed enoturismo”. Qual è l’obiettivo di questo lavoro? Il Rapporto nasce con l’intento di offrire una fotografia aggiornata e scientificamente fondata del settore vitivinicolo, analizzando i temi della sostenibilità, dell’innovazione, dell’enoturismo e della formazione professionale. Come abbiamo detto altre volte, è il risultato di un’indagine nazionale condotta su un campione rappresentativo di micro e piccole imprese provenienti da tutte le regioni italiane.

L’obiettivo è duplice: da un lato evidenziare le criticità strutturali del comparto; dall’altro valorizzare le potenzialità di crescita legate a un modello d’impresa sostenibile e circolare, capace di unire competitività, cultura e dimensione sociale del lavoro. Per leggere il Rapporto, vi invito a consultare il nostro sito ufficiale: http://www.conapinazionale.it . Durante il Festival avete incontrato aziende che avevano partecipato alla vostra indagine dello scorso anno? Che riscontro avete ricevuto? Si, è stato stimolante anche perché l’incontro e il riscontro con le aziende è stato molto positivo. Molte imprese presenti al Merano Wine Festival avevano già aderito al nostro questionario e si sono riconosciute nei risultati emersi. Diversi imprenditori, infatti, ci hanno raccontato come, in un solo anno, l’enoturismo sia diventato una componente essenziale delle loro strategie aziendali. Se nel 2024 poco più della metà delle aziende dichiarava di offrire servizi di accoglienza, oggi oltre il 90% pratica forme strutturate di enoturismo. È un segnale chiaro di evoluzione culturale, maturità imprenditoriale e capacità di interpretare i nuovi orientamenti del mercato.
L’enoturismo è quindi una leva strategica per la competitività del settore? Senza dubbio. Come abbiamo rilevato nel Rapporto, l’Enoturismo rappresenta una delle espressioni più efficaci di economia circolare, perché genera valore non solo economico, ma anche sociale e culturale. Consente alle imprese di raccontare la propria storia, valorizzare i territori e proporre esperienze autentiche che coinvolgono comunità, visitatori e produttori. In questa prospettiva, il vino diventa linguaggio identitario e strumento di connessione tra persone, luoghi e culture. È inoltre un elemento decisivo per la vitalità delle aree rurali del Paese, spesso motori silenziosi di sviluppo locale che talvolta rischiano di spopolarsi.

Nel Rapporto il tema dell’economia circolare è centrale. In che modo si declina nel comparto vitivinicolo? L’economia circolare è la chiave per coniugare sostenibilità, innovazione e competitività. Significa ridurre gli sprechi, valorizzare le risorse locali, promuovere l’uso di energie rinnovabili e rafforzare le sinergie tra imprese agricole, artigiane, turistiche e culturali, in collaborazione con le autonomie locali, queste ultime ritenute fondamentali in un sistema di sviluppo circolare. Così, l’azienda vitivinicola non è più soltanto produttrice di vino, ma diventa parte di un sistema territoriale integrato, capace di generare benessere diffuso e coesione sociale. È questo il modello d’impresa che, come Centro Studi, consideriamo strategico per il futuro del Made in Italy.
Quale messaggio desidera lasciare ai lettori e agli operatori del settore? La forza della viticoltura italiana risiede nella capacità di innovare restando fedele alle proprie radici. Il Merano Wine Festival ci ricorda che il futuro del vino nasce dal dialogo tra tradizione, ricerca, innovazione e impresa. Come Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale continueremo a sostenere le aziende in questo percorso, promuovendo una visione d’impresa umana, sostenibile e circolare, in cui la crescita economica proceda di pari passo con la valorizzazione delle persone e dei territori.

GIOVANI TALENTI COME MOTORE DELL’ECONOMIA: IL CASO ANTONIO SALVATORE


Ogni giorno si mette in evidenza il valore dei giovani come risorsa strategica per la crescita economica e gli esempi concreti come Antonio Salvatore che trasforma creatività e radici culturali in impresa e innovazione.

Il mondo del lavoro, in continua evoluzione e sempre più competitivo, è costantemente alla ricerca di nuove energie e prospettive fresche. In questo scenario dinamico, i giovani talenti rappresentano una risorsa fondamentale e un motore di innovazione insostituibile. Le aziende guardano con crescente interesse a queste nuove generazioni, non solo per le loro competenze digitali native e la familiarità con le nuove tecnologie, ma anche per la loro creatività, la capacità di pensiero critico e l’approccio orientato alla sostenibilità e all’inclusione.
Investire sui giovani talenti non è solo una scelta etica, ma una strategia lungimirante che garantisce vitalità, adattabilità e crescita futura alle organizzazioni. Riconoscere e valorizzare queste nuove leve significa dar voce a chi, con passione e idee innovative, è pronto a scrivere il futuro del settore. Il quotidiano Il Mattino ha saputo riconoscere un talento giovanile e di lui scrive: Antonio Salvatore da Carife a Milano: la moda come resistenza e memoria giovani irpini che si fanno strada. Antonio Salvatore, giovane creativo originario di Carife, ha scelto di raccontare la sua terra attraverso la moda, trasformando il tessuto in narrazione e il design in atto politico. Dopo aver completato gli studi in Fashion Design presso l’Accademia IUAD di Napoli, con specializzazione in Business & Management, ha intrapreso un percorso professionale che lo ha portato a lavorare come assistente sviluppo prodotto pelletteria presso Demiurgo, brand di Solofra noto per la sua produzione artigianale in pelle.

La sua prima collezione, “Fate Presto”, presentata a Base Milano durante Fashion Graduate Italia, è un omaggio al brigantaggio postunitario, reinterpretato come simbolo di resistenza e identità. Antonio ha voluto riscrivere una narrazione storica deformata, restituendo dignità a figure marginalizzate dalla Storia ufficiale. Il brigante, nella sua visione, non è un fuorilegge ma un ribelle consapevole, un difensore di valori e radici. I suoi capi sono il risultato di una ricerca profonda sui materiali e sulle simbologie: denim giapponese cimosato, lana gessata vintage, lino irlandese e pelli provenienti da scarti di maison di lusso come Miu Miu. Ogni tessuto è scelto per evocare povertà e nobiltà, terra e rito, in un equilibrio che parla di autenticità. La sfilata ha coinvolto i migliori studenti delle accademie italiane e internazionali, in un’atmosfera sospesa tra realtà e memoria. Il progetto ha ricevuto il patrocinio del Comune di Milano e il sostegno della Regione Lombardia, con il contributo di partner istituzionali come Confindustria Moda, Lineapelle, Pitti Immagine, CNA Federmoda e Unicredit. Antonio ha dimostrato che la moda può essere strumento di riflessione, mezzo per dare voce a chi è stato silenziato, ponte tra passato e presente. Il suo lavoro è radicato nell’Irpinia, ma guarda al mondo con uno sguardo critico e poetico. In un panorama spesso dominato da tendenze effimere, la sua visione si distingue per profondità e coerenza. Antonio Salvatore è uno dei volti nuovi della moda italiana, capace di coniugare estetica e contenuto, stile e memoria. Il suo percorso è solo all’inizio, ma già promette di lasciare un segno duraturo. Con “Fate Presto” ha acceso un faro sulla sua terra, trasformando il passato in ispirazione e il presente in azione. La sua voce creativa è forte, autentica, necessaria.

SCIOPERO DEL 12 DICEMBRE: ANCORA UNA VOLTA A RIMETTERCI SONO LE PICCOLE IMPRESE


Lo sciopero generale del 12 dicembre colpisce soprattutto le piccole imprese: chiusure e perdite senza tutele.

Il 12 dicembre è stato proclamato uno sciopero generale da parte del segretario della CGIL Maurizio Landini. Un appuntamento che, ancora una volta, si presenta come una manifestazione di contrapposizione politica più che come un reale strumento di dialogo. Nel mirino, il Governo Meloni e la manovra economica.
Ma mentre la protesta si prepara a sfilare nelle piazze, esiste un’Italia che non può permettersi di fermarsi: quella delle botteghe artigiane, degli studi professionali, delle microimprese familiari e delle piccole aziende che rappresentano l’ossatura produttiva del Paese.
Per queste realtà, lo sciopero non è un tema di bandiere, ma di sopravvivenza.
Chi lavora con partita IVA o guida un’impresa artigiana o commerciale non dispone di ammortizzatori per le giornate perse. Se la serranda resta chiusa, non entra fatturato. Se non entra fatturato, non si coprono stipendi, fornitori, mutui, contributi. È un’economia reale, concreta, quotidiana, lontana dalle coreografie ideologiche.

La distanza culturale tra chi guida i cortei e chi solleva le saracinesche all’alba è evidente. Lo schema di riferimento di certi sindacalismi resta quello della grande fabbrica del secolo scorso, mentre oggi il tessuto produttivo italiano è fatto, per oltre il 90%, di piccole e piccolissime imprese.Il Paese produttivo non contesta il diritto allo sciopero. Ma chiede che lo si eserciti con responsabilità e con uno sguardo rivolto al presente, non al passato.
Le priorità per chi produce e rischia sono altre.
Uno sciopero generale, così com’è strutturato, finisce per creare un danno proprio a chi dovrebbe essere sostenuto: il lavoro vivo, quotidiano, quello che genera valore e non slogan.
Se si vuole difendere il lavoro, bisogna ascoltare chi il lavoro lo crea.
L’Italia delle botteghe non alza la voce: apre le porte, accende le luci del laboratorio, forma i giovani, mantiene vive tradizioni e professionalità. È un patrimonio sociale prima ancora che economico.
Per questo, oggi più che mai, serve una politica capace di dialogare con chi produce e non soltanto con chi protesta.