IMPRENDITORIA FEMMINILE E AREE INTERNE: LA FORZA DELLE DONNE CHE TRASFORMANO IL SUD


Le aziende guidate da donne nelle aree interne sono oggi un motore essenziale di sviluppo: creano lavoro, innovano e aiutano a contrastare lo spopolamento, confermando la leadership femminile come risorsa strategica per il futuro del Mezzogiorno.

Si è svolto un incontro a Mirabella Eclano che ha messo in primo piano la forza, la visione e la capacità innovativa delle donne del Mezzogiorno, protagoniste di un nuovo modello di sviluppo per le aree interne. Ottanta Sindache e Imprenditrici, provenienti da sei regioni del Sud e associate alla SVIMAR, si sono riunite per condividere esperienze, strategie e sfide quotidiane in territori che spesso vengono descritti solo attraverso le loro difficoltà. In realtà, proprio in questi luoghi sta crescendo una leadership femminile capace di trasformare fragilità storiche in opportunità concrete.
Il momento più significativo dell’evento è stato il conferimento del premio alla carriera ad Angelina Di Sisto, simbolo dell’imprenditoria femminile che ha scelto di investire nella propria terra, credendo nel potenziale dei luoghi di origine e contribuendo allo sviluppo economico e sociale della comunità. La sua storia dimostra come il coraggio, la visione e la capacità di innovare possano generare valore anche in contesti complessi, diventando un esempio per le nuove generazioni.
Accanto alle amministratrici, un ruolo decisivo è svolto dalle aziende al femminile, che nelle aree interne rappresentano un presidio di vitalità economica e sociale.

Le imprese guidate da donne stanno aprendo nuove filiere produttive, valorizzando tradizioni locali, investendo in sostenibilità, turismo responsabile, agricoltura di qualità, artigianato evoluto e servizi innovativi. Sono realtà che creano lavoro, trattengono giovani talenti, attraggono risorse e generano un impatto positivo che va ben oltre il semplice dato economico. In molti casi, queste imprenditrici hanno saputo trasformare attività familiari in imprese moderne e competitive, oppure hanno avviato start-up in territori considerati marginali, dimostrando che la periferia può diventare centro di innovazione.
Le ottanta Sindache presenti rappresentano un fronte avanzato nella battaglia contro lo spopolamento, il declino demografico, la carenza di servizi essenziali e la riduzione delle risorse economiche. Ogni giorno affrontano responsabilità elevate, spesso senza il supporto adeguato, ma con una determinazione che nasce dal profondo legame con i propri territori. La loro azione amministrativa si intreccia con un approccio imprenditoriale fatto di pragmatismo, capacità di attrarre investimenti, costruzione di reti e progettualità di lungo periodo. Sono donne che guidano comunità, ma anche donne che innovano, che sperimentano, che trasformano.

L’imprenditoria femminile nelle aree interne non è solo un fenomeno economico, ma un motore culturale. Significa sfidare stereotipi radicati, dimostrare che la leadership femminile non è un’eccezione ma una risorsa strategica per il futuro del Mezzogiorno. Significa credere che la qualità, la creatività e la resilienza possano diventare strumenti di sviluppo anche dove le condizioni sembrano più difficili.
L’incontro di Mirabella Eclano ha mostrato che le donne delle aree interne non chiedono privilegi, ma strumenti. Non cercano visibilità fine a sé stessa, ma riconoscimento del valore che generano. Sono consapevoli delle difficoltà, ma ancora più consapevoli della loro forza. Perché essere del Sud e delle aree interne significa portare con sé una storia di resistenza, creatività e identità. E ciò che qualcuno definisce “diverso” o “strano” è, in realtà, il tratto distintivo che rende queste donne capaci di trasformare i limiti in possibilità.
In un’Italia che guarda al futuro, il contributo delle imprenditrici e delle ministratrici del Mezzogiorno non è marginale: è essenziale. La loro visione, radicata nella comunità e orientata all’innovazione, rappresenta una delle strade più concrete per costruire territori più forti, più inclusivi e più competitivi. Le aree interne non sono periferie, ma laboratori di cambiamento e le donne che le guidano, nelle istituzioni e nelle imprese, ne sono l’anima più dinamica e determinata.

IL RISORGIMENTO E IL CARO PREZZO DEL SUD: DALLA DEPREDAZIONE ALL’ORGOGLIO DEL RISCATTO

Il Risorgimento, spesso raccontato come rinascita nazionale, fu per il Sud una tragedia che distrusse un sistema economico e sociale avanzato sotto i Borbone. La conquista sabauda portò saccheggi, repressioni e l’emarginazione di chi si oppose, definito ingiustamente “brigante”. Il Sud fu spinto all’emigrazione e al sottosviluppo da scelte politiche mirate. Ma grazie alla resistenza culturale e sociale, oggi il Mezzogiorno ha superato il Nord in PIL e occupazione, riscattando con orgoglio la propria storia.

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ITALIA: RECORD NEGATIVO DI NASCITE NEL 2024 – UN ALLARME PER IL FUTURO DEL PAESE

Nel 2024, l’Italia ha registrato un record negativo di nascite, confermando una preoccupante tendenza al calo demografico. La situazione è particolarmente grave nel Sud Italia, con regioni come la Basilicata che vedono i cali più marcati, mentre alcune zone del Nord mostrano segni di resilienza. Questo fenomeno è legato a difficoltà economiche e sociali che scoraggiano le giovani coppie a formare una famiglia. Per contrastare questa crisi, è necessario un rafforzamento del welfare e politiche più efficaci a sostegno della maternità e della famiglia

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NUOVA DECONTRIBUZIONE SUD: INCENTIVI PER IL LAVORO NEL MEZZOGIORNO

La Legge di Bilancio 2025 introduce un nuovo sgravio contributivo destinato alle imprese che operano nel Mezzogiorno, valido per il periodo 2025-2029. Questa misura sostituisce l’agevolazione contributiva prevista dalla Legge di Bilancio 2021 (Legge n. 178/2020) e mira a sostenere l’occupazione stabile nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna. Il beneficio consiste in un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL. Tale misura è destinata ai datori di lavoro privati, che assumono lavoratori a tempo indeterminato, escludendo però apprendistato e lavoro domestico. Lo sgravio si applica su base progressiva, con percentuali e massimali che diminuiscono nel corso degli anni, partendo da un massimo del 25% nel 2025 fino ad arrivare al 15% nel 2029.

Il provvedimento stabilisce rigidi requisiti di accesso. Non si applica al settore agricolo e a soggetti come enti pubblici economici, istituzioni benefiche e altre entità specifiche. Inoltre, richiede la regolarità contributiva attraverso il DURC, il rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro e l’adempimento degli obblighi di assunzione previsti dalla Legge n. 68/1999 per soggetti disabili. Gli incentivi non sono cumulabili con altre agevolazioni, come quelle destinate a settori strategici, giovani, donne e ZES. Per le micro, piccole e medie imprese lo sgravio è concesso in regime “de minimis”, mentre per le imprese più grandi è necessaria l’autorizzazione della Commissione Europea.

Questa misura mira a favorire l’occupazione stabile nel Mezzogiorno, incentivando le aziende a investire e riducendo il costo del lavoro. Tuttavia, presenta alcune criticità. La progressiva riduzione degli importi massimi potrebbe scoraggiare le imprese nel lungo termine, riducendo l’efficacia complessiva del provvedimento. Inoltre, i rigidi requisiti per l’accesso potrebbero limitare il numero di aziende idonee, specialmente in contesti dove già si riscontrano difficoltà nel rispetto delle normative sul lavoro. Da un punto di vista operativo, le imprese dovranno pianificare accuratamente per dimostrare l’incremento occupazionale richiesto, il che potrebbe risultare complesso per le aziende di medie dimensioni o in settori con elevata stagionalità.
Nonostante queste sfide, la Nuova Decontribuzione Sud rappresenta un passo importante verso il rilancio economico e occupazionale delle regioni meridionali. Il successo della misura dipenderà dalla capacità delle imprese di adattarsi ai requisiti e dalla collaborazione tra istituzioni e aziende per una corretta applicazione. Criticamente, sarebbe opportuno valutare l’effetto reale degli incentivi nel medio-lungo termine, monitorando sia i benefici in termini di occupazione che i costi amministrativi e normativi per le imprese.